I
trentasei fuoriusciti del Movimento 5 Stelle non meritano la qualifica
di " dissidenti " ma quella di traditori dei propri elettori e dei
propri colleghi che si battono tutti i
giorni in parlamento per rappresentare degnamente i nove milioni di
elettori del Movimento, e per difendere la democrazia nel nostro paese.
Se questi fuoriusciti fossero davvero dei dissidenti che hanno
abbandonato il 5 Stelle perchè non ne condividevano più le idee, i
programmi o la strategia politica, si sarebbero dimessi, avrebbero
abbandonato il parlamento e sarebbero tornati a casa a svolgere le loro
attività precedenti alla nomina a parlamentari, lasciando così ad altri
la possibilità di subentrare e di portare avanti gli impegni presi con
elettorato che loro invece non si sono sentiti di continuare a
sostenere. Invece rimanendo in parlamento manifestano tutta la loro
malafede, e cioè, che la loro decisione non è motivata da dissenso
politico ma da questioni di mero carrierismo personale e da motivazioni
finanziarie: evidentemente non gli andava di dimezzarsi lo stipendio di
parlamentari. Pertanto mi dissocio e prendo totalmente le distanze da
tutti coloro che simpatizzano per questi traditori o che cercano di
trovare anche una minima giustificazione al loro operato.


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