domenica 9 giugno 2019

Australia: giudice condanna la jihadista a 42 anni di prigione.

Australia: giudice condanna la jihadista a 42 anni di prigione.
Momena Shoma è stata la prima persona in Australia giudicata colpevole di jihad violento per aver tentato di uccidere il suo ospite nella sua casa suburbana di Melbourne con un coltello da cucina che aveva portato dal Bangladesh... Ha pugnalato Roger Singaravelu al collo, con l'intenzione di ucciderlo, mentre prendeva un sonnellino pomeridiano con la figlia di cinque anni nella loro tavernetta.
Il giudice Lesley Ann Taylor definiva Shoma "una insignificante criminale", non una martire in ali verdi "sulla via del paradiso islamico."
Il giudice Taylor ha anche giustamente osservato: "Le tue azioni e parole ... hanno inviato orrore attraverso la comunità australiana. "

È l'intento dei jihadisti di gettare il terrore nel cuore dei miscredenti.
(Corano 47: 4)
Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine. Questo è [l'ordine di Allah]. Se Allah avesse voluto, li avrebbe sconfitti, ma ha voluto mettervi alla prova, gli uni contro gli altri. E farà sì che non vadano perdute le opere di coloro che saranno stati uccisi sulla via di Allah:
Dopo che sono riusciti a lanciare il terrore come comandato, il loro jihadista furtivo fa la controparte degli scritatori di verità.
Shoma con il suo "orgoglio" di supremazia islamica "ha rifiutato di stare sul banco degli imputati, ammanettata e con lo sguardo fisso davanti alla fessura del suo niqab nero", in accordo con il suo status inferiore di donna...
(Corano 24:31)
E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi, sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare.
https://www.news.com.au/…/…/2550c1fe50c1ec5bc7fe721242e2f372
Informazioni su questo sito web
news.com.au
A judge has launched a scathing put-down of tiny terrorist Momena…

Clandestino accoltella un ragazzo, poi attacca gli agenti

Lo straniero, in evidente stato di alterazione psico-fisica, pretendeva una sigaretta, ed ha reagito in malo modo al diniego seguito alla sua richiesta. Ferito alla mano uno degli avventori del bar, aggrediti i poliziotti intervenuti sul posto


Prima l'aggressione all'esterno di un bar di Modena, poi quella nei confronti degli agenti di polizia chiamati ad intervenire sul posto, per questo motivo un nordafricano è stato tratto in arresto durante la scorsa notte.
L'episodio si è verificato intorno alle 3 dinanzi allo "Juta Cafè", in pieno centro storico, quando tre avventori sono stati avvicinati da uno straniero in precarie condizioni psicofisiche, dovute probabilmente al consumo di droghe ed alcolici. L'uomo voleva una sigaretta dai ragazzi, ma ha reagito in malo modo a causa del diniego seguito alla sua richiesta. Uno dei tre, un 30enne, è stato quindi afferrato per il collo dal magrebino, cosa che ha poi portato ad una colluttazione tra i presenti, interrotta nel momento in cui lo straniero ha estratto un coltello dalla tasca. Il 31enne africano ha quindi usato l'arma, riuscendo a ferire alla mano uno dei ragazzi.

Pubblica sul tuo sito
Fortunatamente nel frattempo qualcuno aveva già contattato le forze dell'ordine, che in breve hanno raggiunto via Taglio. Gli uomini della squadra volante di Modena sono stati a loro volta aggrediti dal facinoroso tunisino, bloccato e quindi ammanettato non senza fatica qualche minuto più tardi. Lo straniero è finito in questura con l'accusa di lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale.
Durante le operazioni di identificazione è emerso il suo stato di clandestinità sul territorio nazionale italiano, nonché una lunga lista di precedetni per i quali almeno dal 2014 era ben noto alle forze dell'ordine. Oltre alle sopra citate incriminazioni, il magrebino, ora dietro le sbarre del carcere in attesa di giudizio, è stato denunciato per il porto del coltello e per aver violato il daspo urbano a cui da tempo era stato condannato.

Agli avvocati degli immigrati ​vanno 100mila euro al mese

I ricorsi dei migranti fruttano ad alcuni studi legali oltre 100mila euro al mese per il patrocinio gratuito (a spese degli italiani)


Chiamatelo business. Perché in fondo dietro la macchina della gestione degli immigrati si nasconde un vero e proprio giro di soldi (dei contribuenti) che finiscono nelle tasche di quelli che si occupano di accoglienza.
Non parliamo solo delle Copp, delle Onlus e delle altre associazioni che danno un letto e un pasto agli immigrati. Ma anche della categoria degli avvocati. Molti di questi, infatti, si occupano dei ricorsi che i richiedenti asilo presentano in Tribunale contro la decisione della Commissione territoriale di non concedergli lo status di rifugiato. Come spiegato mesi fa da Giuseppe De Lorenzo su ilGiornale, infatti, a pagare le spese legali ai migranti - che si dichiarano nullatenenti - sono i cittadini italiani attraverso il patrocinio gratuito a spese dello Stato. Si parla di circa 600milioni di euro all'anno. Tanti, tantissimi.
Ma l'ultimo scandalo riguarda la gestione degli avvocati iscritti nelle liste del consiglio dell'ordine. Secondo quanto scrive Libero, infatti, spesso i migranti che devono presentarsi al ricorso finiscono negli stessi studi legali. Alcuni assistono solo 4-5 persone al mese, altri arriverebbero anche a gestire 60-100 ricorsi. Cosa significa? Che questi avvocati (che spesso userebbero tirocinanti pagati poco più di 500 euro) incasserebbero qualcosa come 100mila euro al mese. Una manna. E vale solo per il primo grado, dove ogni migrante costa al contribuente qualcosa come 1000 euro. Poi c'è l'Appello (altri 1200 euro) e la Cassazione (3.000 euro). Ovviamente non esiste una legge, scrive Libero, che imponga un tetto massimo ai ricorsi gestiti da un singolo avvocato o studio legale. E così alcuni si ingrassano. A spese di tutti.


PER LE CAUSE CONTRO I DINIEGHI DELLE COMMISSIONI
MIGRANTI, RICHIESTE DI ASILO: L’ITALIA PAGA LE SPESE LEGALI AI LORO AVVOCATI, ANCHE PER CHI POI NON HA DIRITTO
DI PAOLO PADOIN - LUNEDÌ, 14 NOVEMBRE 2016 20:24 - CRONACA, ECONOMIA, LENTE D'INGRANDIMENTO,
POLITICA

Stampa Stampa

migranti-600x300

Forse a moltissimi sfugge un aspetto particolare che moltiplica ancor più le spese enormi che affrontiamo per l’immigrazione, anche clandestina. A chi chiede asilo paghiamo pure le spese legali. L’immigrato che arriva in Italia ottiene il patrocinio a spese nostre.

Negli ultimi anni i cittadini italiani hanno pagato centinaia di milioni di euro per il mantenimento degli immigrati sbarcati nel nostro Paese. In Italia i «sedicenti profughi, la cui richiesta è respinta dall’apposita Commissione, possono presentare un ricorso al più vicino tribunale civile. A quel punto devono soltanto attendere che la giustizia italiana faccia il suo lentissimo corso. I tempi dell’attesa sono lunghi: in primo grado il tribunale dovrebbe evadere una pratica in sei mesi, ma in media ne impiega almeno otto-dieci. Poi c’è la Corte d’Appello, con altri 10-12 mesi. Infine la Cassazione. In totale, almeno tre anni. Per tutto questo tempo, i sedicenti profughi vengono trattati con i benefici el caso: assistenza sanitaria gratuita, diritto all’istruzione e all’accoglienza in una struttura convenzionata, oppure in alternativa il sussidio in denaro. Nel 2014 ha fatto ricorso il 73% dei sedicenti profughi respinti dalle Commissioni territoriali. Nel 2015 la quota è salita all’80%. Quest’anno praticamente tutti. A spanne, si tratta di oltre 8o.000 procedimenti aperti in tre anni, e i tribunali scoppiano.

Dato che la totalità dei sedicenti profughi chiede il gratuito patrocinio, cioè un avvocato d’ufficio pagato dallo Stato, e dato che solo in primo grado una parcella costa sugli 8oo euro, gli 8o.000 casi degli ultimi tre anni solo in primo grado sono costati circa 8o milioni. In appello la parcella arriva a 1.200 euro. Poi c’è la Cassazione, e il costo sale ancora. Se contiamo tutte queste fasi il costo totale potrebbe avvicinarsi ai 250.000 euro. Ma dopo un No in secondo grado, spesso il sedicente profugo scompare, ripresentandosi con un nome nuovo e una nuova richiesta d’asilo. E in futuro, con l’aumento degli arrivi e delle cause conseguenti, si presume che i costi fra primo grado, appello e Cassazione potranno moltiplicarsi ancora.

Il Governo dovrebbe riflettere anche su questo aspetto, costosissimo e non secondario. E’ vero che le cifre pagate vanno nelle tasche di avvocati e non di migranti, e che su queste cifre i professionisti ci pagano le tasse, ma non è ammissibile perpetuare un sistema di questo tipo perchè non si trova un sistema che impedisca l’arrivo dei migranti economici, che non hanno diritto all’asilo, ma lo chiedono ugualmente e ricorrono contro decisioni negative, ispirati anche dalle associazioni interessate, e provocano spese sesquipedali per l’erario e quindi per le tasche del contribuente.

Tag:asilo, avvocati, cause, migranti, spese legali

Paolo Padoin
PAOLO PADOIN

sabato 8 giugno 2019

139 Paesi musulmani sottoscrivono la ‘Dichiarazione di La Mecca’: “no all’islamofobia”



La Mecca  – 139 Paesi a maggioranza musulmana hanno ratificato la nuova “dichiarazione della Mecca”, definita nei giorni scorsi sotto la direzione del Mufti dell’Arabia Saudita a conclusione della XIV sessione ordinaria della Organizzazione della Cooperazione islamica (OIC), tenutasi a la Mecca venerdì 31 maggio.
Il documento, tra le altre cose, invita tutti i Paesi firmatari a fare fronte comune contro il diffondersi dell’islamofobia, deplora le ingerenze degli Stati nelle vicende interne di altre nazioni abitate in maggioranza da musulmani. Nella dichiarazione si prendono le distanze anche dalle politiche che usano la religione per fomentare conflitti, si riafferma il necessario rispetto delle differenze culturali e religiose e si indica anche il dialogo interreligioso tra gli strumenti utili a contrastare discorsi e comportamenti islamofobici.


Nel testo, si sottolinea, tra l’altro l’importanza di “stare al fianco di quei musulmani che nei Paesi non islamici soffrono persecuzione, ingiustizia, coercizione e aggressioni”, insieme all’urgenza di “sostenerli e farsi carico della loro causa nei forum internazionale, per tutelare il loro pieno esercizio dei diritti politici e sociali nei loro Paesi, e sviluppare programmi e meccanismi che garantiscano la loro piena integrazione nelle loro società, lontano da ogni discriminazione”. (GV) (Agenzia Fides 4/6/2019)

Sempre Risorse :Bari, risse e provocazioni ai passanti: migranti ubriachi seminano il panico in piazza Moro e Umberto


In questi mesi si è cercato di far credere che il degrado di alcune piazze di Bari – per esempio Moro e Umberto – fosse stato risolto con l’installazione di qualche lampada a led. Evidentemente le cose stanno diversamente. Risse e provocazioni gratuite ormai non si contano più, nonostante quelle aree siano continuamente presidiate dalle forze dell’ordine.

Nelle ultime 48 ore si sono registrati altri due episodi. Due giorni fa un migrante visibilmente in stato alterato, forse per via dell’assunzione di alcol, ha prima proferito frasi senza senso, poi ha iniziato ad assumere un atteggiamento violento e infine si è buttato a terra ed è stato vegliato a lungo dagli uomini dell’Esercito e della Polizia Locale di Bari.


Ieri, invece, un italiano e un cittadino nigeriano se le sono date di santa ragione sotto gli occhi di numerosi testimoni. Minacce, calci e pugni.

Determinante l’intervento dei Carabinieri, riusciti non senza difficoltà a riportare la situazione nella norma, salvo poi caricare nell’auto di servizio il migrate, lasciando piazza Moro a sirene spiegate per raggiungere la caserma.









Proclama immigrazionista a Messa, preti laziali coscritti

I vescovi del Lazio hanno deciso che per la Pentecoste - che si celebra domani - venga letta in tutte le chiese, durante le varie Messe del giorno, una lettera ai fedeli delle diocesi laziali sui migranti. Politicamente strumentale e quindi illegittima. Molti preti si interrogano se disubbidire a una violazione del genere: «Ho dato la vita per Cristo, non per un partito». 
I vescovi del Lazio hanno deciso che per la Pentecoste – che si celebra domani - venga letta in tutte le chiese, durante le varie messe del giorno, una lettera ai fedeli delle diocesi laziali. Ve ne offriamo alcuni stralci, quelli più significativi. E poi cercheremo di commentare questo documento veramente singolare, che sembra collocarsi a metà strada fra una forma di autolesionismo e l’ingerenza partitica.
Carissimi fedeli delle diocesi del Lazio, - questo è l’incipit - desideriamo offrirvi alcune riflessioni in occasione della solennità di Pentecoste che ci mostra l'icona dell'annunzio a Gerusalemme ascoltato in molte lingue: pensiamolo come il segno del pacifico e gioioso incontro fra i popoli che attualizza l'invito del Risorto ad annunciare la vita e l'amore. Purtroppo nei mesi trascorsi le tensioni sociali all'interno dei nostri territori, legate alla crescita preoccupante della povertà e delle diseguaglianze, hanno raggiunto livelli preoccupanti. Desideriamo essere accanto a tutti coloro che vivono in condizioni di povertà: giovani, anziani, famiglie, diversamente abili, disagiati psichici, disoccupati e lavoratori precari, vittime delle tante dipendenze dei nostri tempi”.
Ora le tensioni sociali a cui probabilmente i presuli fanno riferimento sono le proteste avvenute in alcuni quartieri di Roma per il collocamento di gruppi di Rom, e per l’attribuzione ad altre persone, sempre di quell’etnia, di case popolari. Non a caso nelle elezioni europee quei quartieri, che avevano storicamente votato PD o 5 Stelle, hanno visto una notevole crescita di Lega e Fratelli d’Italia (ma non di Casa Pound, che era stata accusata dai media di regime di capitalizzare la protesta).
“Sappiamo bene – continuano i vescovi - che in tutte queste dimensioni di sofferenza non c'è alcuna differenza: italiani o stranieri, tutti soffrono allo stesso modo. È proprio a costoro che va l'attenzione del cuore dei credenti e – vogliate crederlo – dell'opzione di fondo delle nostre preoccupazioni pastorali…Da certe affermazioni che appaiono essere "di moda" potrebbero nascere germi di intolleranza e di razzismo che, in quanto discepoli del Risorto, dobbiamo poter respingere con forza”. 
Incitando a praticare l’accoglienza, la lettera esorta i fedeli: “Proviamo a vivere così la sfida dell'integrazione che l'ineluttabile fenomeno migratorio pone dinanzi al nostro cuore: non lasciamo che ci sovrasti una "paura che fa impazzire" come ha detto Papa Francesco, una paura che non coglie la realtà; riconosciamo che il male che attenta alla nostra sicurezza proviene di fatto da ogni parte e va combattuto attraverso la collaborazione di tutte le forze buone della società, sia italiane che straniere”. “Ineluttabile fenomeno migratorio”; è esattamente il contrario di quello che i vescovi africani hanno detto e scritto ancora di recente, in un messaggio collettivo alle loro comunità, e di cui evidentemente né i media cattolici, né la Santa Sede, né tanto meno i vescovi vogliono prendere atto. Perché? Ha ragione chi sospetta, e afferma, che ci siano interessi concreti anche da parte della Chiesa italiana, in questo afflato di accoglienza?
E in effetti forse qualche problemino c’è, se i vescovi scrivono, bontà loro, che “Non intendiamo certo nascondere la presenza di molte problematiche legate al tema dell'accoglienza dei migranti, così come sappiamo di alcune istituzioni che pensavamo si occupassero di accoglienza, e che invece non hanno dato la testimonianza che ci si poteva aspettare”. Ma la colpa, naturalmente, viene subito scaricata non su chi ha promosso e favorito un’immigrazione senza controlli (leggi i governi precedenti, appoggiati tacitamente dalla Chiesa) ma su un esecutivo che tenta d porre un po’ d’ordine in una situazione resa disastrosa proprio da certe “anime belle”: “Desideriamo, tuttavia, ricordare che quando le norme diventano più rigide e restrittive e il riconoscimento dei diritti della persona è reso più complesso, aumentano esponenzialmente le situazioni difficili, la presenza dei clandestini, le persone allo sbando e si configura il rischio dell'aumento di situazioni illegali e di insicurezza sociale”. Capito il messaggio? Se la delinquenza praticata da una percentuale straordinaria di immigrati è alta, la colpa è di Salvini.
Il pistolotto finale è ai limiti dell’incredibile, in un Paese in cui il numero di poveri – indigeni, etnicamente italiani, locali è aumentato in maniera esponenziale. “Pertanto, carissime sorelle e carissimi fratelli, sentiamo il dovere di rivolgere a tutti voi un appello accorato affinché nelle nostre comunità non abbia alcun diritto la cultura dello scarto e del rifiuto, ma si affermi una cultura "nuova" fatta di incontro, di ricerca solidale del bene comune, di custodia dei beni della terra, di lotta condivisa alla povertà. Invochiamo per tutti noi il dono incessante dello Spirito, che converta i nostri cuori per renderli solleciti nel testimoniare un'accoglienza profondamente evangelica e la gioia della fraternità, frutto concreto della Pentecoste”.
Sembra che molti parroci – come peraltro sento – abbiano il buon senso di non leggere questo manifesto pro PD nel corso della messa. Anche perché correrebbero il rischio di avere dei fedeli che si alzano in piedi e ricordano loro che in chiesa non si fa politica, e non si leggono documenti partitici. Ci sono poi quelli che ricordano l’“ordo amoris” di agostiniana memoria; cioè una giusta e ragionevole gerarchia nell’amore verso il prossimo e nella carità. Sbaglia un padre che toglie il necessario ai figli per darlo ad estranei. Come aveva detto, con altre parole, il Ministro della Famiglia e delle disabilità, Lorenzo Fontana
“Migranti? Ci dicono che siamo cattivi cristiani. Però bisognerebbe anche guardare un po’ il Catechismo. C’è un passaggio da tener conto: «ama il prossimo tuo» cioè quello in tua prossimità. Quindi, prima di tutto cerchiamo di far star bene le nostre comunità”.
E ha continuato: “Se io amo le persone che arrivano dall’altra parte del mondo, però poi mi dimentico del disabile o della persona in difficoltà o del vicino di casa, sono un ipocrita. Quindi, come ha detto sempre Salvini, vanno aiutate le persone che effettivamente scappano dalla guerra, in particolar modo le donne e i bambini. Per quelle persone, grazie anche alle associazioni umanitarie, massima accoglienza e massimo aiuto. Ma quelli che vengono usati nella tratta degli schiavi vanno aiutati in un solo modo: bloccare la tratta degli schiavi e aiutarli sui loro territori”.
Pare che la lettera sia stata approvata “oralmente” dal Pontefice regnante. Un amico e collega ha ricevuto qualche commento da sacerdoti romani, che dimostrano, sembra, più buon senso e meno furore ideologico-partitico dei loro presuli. “In quanto sacerdote in cura d’anime mi trovo in forte difficoltà a diffonderlo, perché è un documento di contenuto politico ed io, leggendolo davanti ai fedeli riuniti per la Santa Messa, mi troverei a servizio di uno schieramento politico, mentre ho dato la vita per il Signore, non per un partito”. E un altro: “Da anni siamo inondati da messaggi papali ed episcopali per varie Giornate nazionali e internazionali, a somiglianza di quelle proposte da Onu e affini. Ora che si riduca anche la Pentecoste a occasione di tal genere mi sembra inammissibile, tanto più che il messaggio dei vescovi del Lazio è politicamente strumentale e quindi illegittimo”. Ci sembra che sia molto difficile dare loro torto.

IN NOME DEL POPOLO AFRICANO!!

IN NOME DEL POPOLO AFRICANO!!
Matteo Salvini, ecco le tre donne giudice pro migranti e contro Viminale: nomi e carriere