domenica 9 giugno 2019

Agli avvocati degli immigrati ​vanno 100mila euro al mese

I ricorsi dei migranti fruttano ad alcuni studi legali oltre 100mila euro al mese per il patrocinio gratuito (a spese degli italiani)


Chiamatelo business. Perché in fondo dietro la macchina della gestione degli immigrati si nasconde un vero e proprio giro di soldi (dei contribuenti) che finiscono nelle tasche di quelli che si occupano di accoglienza.
Non parliamo solo delle Copp, delle Onlus e delle altre associazioni che danno un letto e un pasto agli immigrati. Ma anche della categoria degli avvocati. Molti di questi, infatti, si occupano dei ricorsi che i richiedenti asilo presentano in Tribunale contro la decisione della Commissione territoriale di non concedergli lo status di rifugiato. Come spiegato mesi fa da Giuseppe De Lorenzo su ilGiornale, infatti, a pagare le spese legali ai migranti - che si dichiarano nullatenenti - sono i cittadini italiani attraverso il patrocinio gratuito a spese dello Stato. Si parla di circa 600milioni di euro all'anno. Tanti, tantissimi.
Ma l'ultimo scandalo riguarda la gestione degli avvocati iscritti nelle liste del consiglio dell'ordine. Secondo quanto scrive Libero, infatti, spesso i migranti che devono presentarsi al ricorso finiscono negli stessi studi legali. Alcuni assistono solo 4-5 persone al mese, altri arriverebbero anche a gestire 60-100 ricorsi. Cosa significa? Che questi avvocati (che spesso userebbero tirocinanti pagati poco più di 500 euro) incasserebbero qualcosa come 100mila euro al mese. Una manna. E vale solo per il primo grado, dove ogni migrante costa al contribuente qualcosa come 1000 euro. Poi c'è l'Appello (altri 1200 euro) e la Cassazione (3.000 euro). Ovviamente non esiste una legge, scrive Libero, che imponga un tetto massimo ai ricorsi gestiti da un singolo avvocato o studio legale. E così alcuni si ingrassano. A spese di tutti.


PER LE CAUSE CONTRO I DINIEGHI DELLE COMMISSIONI
MIGRANTI, RICHIESTE DI ASILO: L’ITALIA PAGA LE SPESE LEGALI AI LORO AVVOCATI, ANCHE PER CHI POI NON HA DIRITTO
DI PAOLO PADOIN - LUNEDÌ, 14 NOVEMBRE 2016 20:24 - CRONACA, ECONOMIA, LENTE D'INGRANDIMENTO,
POLITICA

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Forse a moltissimi sfugge un aspetto particolare che moltiplica ancor più le spese enormi che affrontiamo per l’immigrazione, anche clandestina. A chi chiede asilo paghiamo pure le spese legali. L’immigrato che arriva in Italia ottiene il patrocinio a spese nostre.

Negli ultimi anni i cittadini italiani hanno pagato centinaia di milioni di euro per il mantenimento degli immigrati sbarcati nel nostro Paese. In Italia i «sedicenti profughi, la cui richiesta è respinta dall’apposita Commissione, possono presentare un ricorso al più vicino tribunale civile. A quel punto devono soltanto attendere che la giustizia italiana faccia il suo lentissimo corso. I tempi dell’attesa sono lunghi: in primo grado il tribunale dovrebbe evadere una pratica in sei mesi, ma in media ne impiega almeno otto-dieci. Poi c’è la Corte d’Appello, con altri 10-12 mesi. Infine la Cassazione. In totale, almeno tre anni. Per tutto questo tempo, i sedicenti profughi vengono trattati con i benefici el caso: assistenza sanitaria gratuita, diritto all’istruzione e all’accoglienza in una struttura convenzionata, oppure in alternativa il sussidio in denaro. Nel 2014 ha fatto ricorso il 73% dei sedicenti profughi respinti dalle Commissioni territoriali. Nel 2015 la quota è salita all’80%. Quest’anno praticamente tutti. A spanne, si tratta di oltre 8o.000 procedimenti aperti in tre anni, e i tribunali scoppiano.

Dato che la totalità dei sedicenti profughi chiede il gratuito patrocinio, cioè un avvocato d’ufficio pagato dallo Stato, e dato che solo in primo grado una parcella costa sugli 8oo euro, gli 8o.000 casi degli ultimi tre anni solo in primo grado sono costati circa 8o milioni. In appello la parcella arriva a 1.200 euro. Poi c’è la Cassazione, e il costo sale ancora. Se contiamo tutte queste fasi il costo totale potrebbe avvicinarsi ai 250.000 euro. Ma dopo un No in secondo grado, spesso il sedicente profugo scompare, ripresentandosi con un nome nuovo e una nuova richiesta d’asilo. E in futuro, con l’aumento degli arrivi e delle cause conseguenti, si presume che i costi fra primo grado, appello e Cassazione potranno moltiplicarsi ancora.

Il Governo dovrebbe riflettere anche su questo aspetto, costosissimo e non secondario. E’ vero che le cifre pagate vanno nelle tasche di avvocati e non di migranti, e che su queste cifre i professionisti ci pagano le tasse, ma non è ammissibile perpetuare un sistema di questo tipo perchè non si trova un sistema che impedisca l’arrivo dei migranti economici, che non hanno diritto all’asilo, ma lo chiedono ugualmente e ricorrono contro decisioni negative, ispirati anche dalle associazioni interessate, e provocano spese sesquipedali per l’erario e quindi per le tasche del contribuente.

Tag:asilo, avvocati, cause, migranti, spese legali

Paolo Padoin
PAOLO PADOIN

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