venerdì 7 giugno 2019

LETTERA A MARGHERITA CASSANO!

LETTERA A MARGHERITA
Margherita è la Dott.ssa Margherita Cassano, Presidente della Corte di Appello di Firenze.
A seguito di una molto discutibile sentenza della Dott.ssa Luciana Breggia, giudice a Firenze, che ha provocato forti polemiche per una eccessiva “benevolenza” verso il solito extracomunitario irregolare sul territorio dello Stato, che aveva ottenuto l’iscrizione anagrafica di residente, è intervenuta la Dott.ssa Margherita Cassano denunciando il “linciaggio morale” in danno della Breggia che, per i gravi attacchi subiti, vedrebbe posta in “pericolo” la sua incolumità, attesa la “risonanza mediatica e l’effetto moltiplicatore dei social”.
La pubblica difesa svolta dalla Dott.ssa Margherita Cassano ha un odore antico e stantio di difesa di categoria (quella dei giudici).
L’intervento della Dottoressa Margherita Cassano capita in un momento inopportuno che vede l’opinione pubblica sgomenta per la orribile immagine che da di sé la magistratura e il CSM, come riferiscono le cronache quotidiane.
Una prima domanda: la Dott.ssa Margherita Cassano non ha problemi di udito e stupisce dunque che ella non avverta la “risonanza mediatica” di quella lunga sequela di sentenze (non solo dei giudici del suo Distretto) che provocano obiettivo sconcerto per il manifesto “favore” nei confronti di stranieri regolarmente o irregolarmente presenti sul territorio nazionale: stranieri che aggrediscono le Forze dell’Ordine, che con inaudita ferocia aggrediscono cittadini inermi, che spacciano droga (e vengono assolti perché spacciare droga sarebbe la loro unica fonte di reddito), e che poi vengono immediatamente rimessi in libertà con grave frustrazione delle Forze dell’Ordine che inutilmente li arrestano.
Il Ministero dell’Interno ha reso nota l’intenzione di impugnare taluna di queste sentenze e di rivolgersi all’Avvocatura dello Stato. La Dott.ssa Cassano vede qualcosa di illegittimo in questo intendimento? Lo ritiene una minaccia? Un “vulnus” alla ormai poco credibile indipendenza di molti giudici?
Il Ministero dell’Interno (e il solito “fascistissimo” Ministro Matteo Salvini), ha rilevato che talune decisioni di giudici violano le nuove disposizioni in materia di pubblica sicurezza. Lo stesso Ministero avrebbe censurato il fatto che taluni magistrati avrebbero espresso pubblicamente “idee” o avuto (anche nell’attualità) “rapporti di collaborazione o vicinanza con Riviste sensibili al tema degli stranieri”; che in particolare la Dott.ssa Luciana Breggia “in alcuni dibattiti pubblici ha chiarito la sua idea di immigrazione censurando l’uso della parola clandestini e ha partecipato alla presentazione dell’Avvocato dell’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) Maurizio Veglio”. Sempre dal Ministero dell’Interno si evidenzia come proprio un altro Avvocato di tale Associazione, Noris Morandi, abbia assistito il cittadino straniero che ha ottenuto a Firenze l’iscrizione all’anagrafe dei residenti. Sempre la Dott.ssa Lucia Breggia risulterebbe “coordinatrice della ONLUS Rete per l’ospitalità nel mondo” e avrebbe partecipato “alla presentazione di un libro cui era presente anche il portavoce della ONG Mediterranea.
Altre domande alla Dott.ssa Margherita Cassano: ritiene opportuno che la Dott.ssa Breggia abbia presieduto quell’udienza? Ha svolto dovute indagini per accertare la fondatezza degli accertamenti del Ministero dell’Interno? No, la Dott.ssa Margherita Cassano si è limitata alla funzione di retroguardia di difesa della categoria.
Categoria che tramite la ANM vorrebbe l’intervento del CSM “a tutela della Collega” Breggia, e “a tutela dell’autonomia e dell’indipendenza della giurisdizione”. Non potevano scegliere momento più inopportuno e parole meno adatte per tutto quel che sta accadendo a disdoro proprio dell’autonomia e della indipendenza dei giudici, a cominciare dal CSM.
Altra domanda per la Dott.ssa Margherita Cassano: conosce la Convenzione di Roma del 4 novembre 1950 e in particolare il suo art. 6? Sto parlando di diritto positivo, non sto parlando di musica o di cose esoteriche.
Lo sa la Dott.ssa Cassano che esiste una Corte a Strasburgo che ha facoltà di sanzionare gravemente lo Stato per le violazioni commesse della Convenzione?
Lo sa la Dott.ssa Cassano che la consolidata giurisprudenza di questa Corte richiede che il giudice non solo debba essere imparziale ma deve anche apparire come tale?
Ultima domanda alla Dott.ssa Margherita Cassano: se è vero quanto evidenziato dal Ministero dell’Interno, ella ha il coraggio di dire che la Dott.ssa Luciana Breggia è un giudice che appare imparziale?
Per il resto, non tema la Dottoressa Margherita Cassano: la cura materna che ella rivolge ai giudici del suo Distretto, avrà il risultato che da questa vicenda la Dott.ssa Luciana Breggia riceverà la sua bella scorta di Polizia. Non perché corra dei rischi, al massimo potrà ricevere qualche pubblica espressione di dileggio (da quei pochi che la conoscono), ma avrà il beneficio della scorta che oggi fa tanto “status symbol”.
È proprio vero: un bel tacer non fu mai detto.
AUGUSTO SINAGRA

Padova, poliziotti aggrediti da un tunisino pericoloso: il giudice lo rilascia, gli agenti protestano

PADOVA. "Poliziotti sotto attacco" si intitola un documento del sindaco di polizia Sap di Padova che, dopo l'ennesimo episodio di aggressione da parte di un immigrato, accusa la magistratura di non prendere provvedimenti contro i violenti. L'aggressore in questione, infatti, è stato rimesso in libertà dal giudice.
Ecco il documento della polizia: "Sono oramai costanti le segnalazioni rispetto al crescente numero di poliziotti aggrediti in servizio a Padova. L'ultima è di ieri nel primo pomeriggio, due poliziotti della locale Questura  notano uu soggetto poi identificato di origine tunisina in evidente stato di agitazione nelle vicinanze del metrobus Bassanello. Il personaggio a torso nudo al centro della strada in evidente stato di alterazione non solo proferiva frasi sconnesse ma principalmente arrecava un serio e grave rischio all'incolumità dei cittadini presenti ed alla circolazione stradale. Si rendeva necessario l'intervento dei due poliziotti: il tunisino già ampiamente noto alle forze dell'ordine,  colpiva ripetutamente i colleghi procurando lesioni per 7 e 5 giorni. Il soggetto veniva bloccato immediatamente con l'ausilio di una volante giunta sul posto ed accompagnato in Questura, poi veniva richiesto l'intervento del personale medico del 118 e successivamente accompagnato al pronto soccorso per poi essere dimesso e riaccompagnato in Questura. Alle ore 20 circa di ieri il Magistrato di turno ne disponeva il rilascio".
La polizia continua: "L'articolo 337 del vigente Codice Penale stabilisce:  chiunque usa violenza o minaccia ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di pubblico servizio, è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni. L'articolo 582 del Codice Penale stabilisce: chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale dalla quale ne deriva una malattia, è punito con una reclusione da 6 mesi a 3 anni. Da un controllo si è accertato che il soggetto in questione era già stato fermato innumerevoli altre volte dalle forze dell'ordine per gli stessi reati, per violenza in famiglia, reati di spaccio e chi più ne ha più ne metta. Nel rispetto delle decisioni assunte in piena autonomia dalla magistratura ci chiediamo però di quali altri reati si debba ancora macchiare questo tunisino a Padova, che nonostante una sfilza di precedenti, oggi, stasera, potrà liberamente spacciare o avere comportamenti pericolosi per i cittadini. Potrà anche aggeredire una volante qualora venisse sottoposto ad un controllo di polizia, conscio che difficilmente le patrie galere potranno ospitarlo perchè anche a Padova non vige un principio che dovrebbe essere sacrosanto in un paese democratico, ci riferiamo alla certezza della pena".
E infine: "L'unica certezza è che i poliziotti continueranno a tuterlare la sicurezza dei cittadini, applicando la legge, l'auspicio è che per questi soggetti recidivi e pericolosi per la società, possano essere perseguiti puniti espulsi dall'Italia. Il SAP continua la propria battaglia rispetto alle garanzie funzionali per i poliziotti, attendiamo a Padova un numero congruo di “taser” per tutelare anche la sicurezza passiva dei nostri colleghi".

A Stoccolma vige la Shari’a. Scoop del Tg2 !






di Antonello Caporale | 26 Maggio 2019
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Più informazioni su: Matteo Salvini, Svezia, TG2

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Stoccolma confina ad est con Addis Abeba, a nord con Tripoli, a sud con Il Cairo e a ovest con Baghdad. A Stoccolma, dove fa caldo anche a gennaio, se vi avventurate in un quartiere che si chiama Mogadiscio, perché occupato dai vicini eritrei, e vi comportate da europeo, magari vi vestite anche con abiti di foggia occidentale e, per soprammercato, mostrate al collo una croce, e magari vi fate accompagnare da una donna con gonna troppo sopra al ginocchio, rischiate di incorrere nella dura legge della Shari’a. Potrete ricevere scudisciate in pubblico, tanto che le adultere svedesi e i colleghi maschi, se amici dell’alcol, si tengono lontani da quel quartiere e da tanti altri della periferia della Capitale svedese, oramai completamente islamizzati.

Lo dice il Tg2, il telegiornale della tv di Stato italiana. E il ministro dell’Interno della Repubblica italiana, rilanciando sui social network il video, comunica a noi connazionali: “Vogliamo fare la fine della Svezia? Vogliamo realizzare l’Eurabia?”. Giammai! Allora votate come sapete. L’ambasciata della Svezia ha purtroppo dovuto rettificare il servizio spiegando al direttore del Tg2 e alla sua giornalista che ha curato il reportage, che in Svezia la legge vale per tutti. Magari qui da noi non è così, ma da loro sì. Che la polizia va ovunque, che i quartieri a rischio esistono, come esistono in tutte le metropoli di tutto il mondo occidentale e orientale.


Siamo dunque giunti al punto di guardare alla Svezia, una delle nazioni più ricche e civili, dove le condizioni di vita sono altissime e il welfare è tra i più avanzati, come un territorio invaso dagli islamici e sottoposto alle crudeli leggi dell’occhio per occhio. Lo dobbiamo all’imbarbarimento dell’informazione e anche al fatto che siamo molto ignoranti e troppo tolleranti. Se non fossimo ignoranti e tolleranti, e massimamente collusi, non avremmo mai potuto permettere che fosse chiamato a dirigere quel Tg un giornalista, Gennaro Sangiuliano, che dopo appena due giorni dal voto del 4 marzo 2018 posta su Facebook una foto di lui con Salvini. Stretti stretti e sorridentissimi. E infatti dopo un po’ la nomina, il premio. Ma, collega!, complimentsissimi.

Invece quella foto, quella semplice foto, avrebbe dovuto far scattare un divieto assoluto a qualunque salto di carriera e far gridare allo scandalo tutto il Parlamento (grillini inclusi, oh yes). Ma siamo collusi, prevalentemente collusi, e perciò nessuno ha gridato, nessuno ha protestato, tranne flebili e isolate voci. Purtroppo siamo anche ignoranti, e perciò Salvini si è potuto permettere quel: “Vogliamo fare la fine della Svezia?”. Lui è consapevole che molti dei suoi elettori non sanno dove sia la Svezia, non ne conoscono il benessere economico, il grado di civiltà, lo stile di vita. Contando sull’ignoranza, rilancia quella che viene comunemente definita una fake news.

La novità, drammatica e desolante, è che le notizie manipolate non sono costruite solo nei sottoscala dei social network ma hanno fior di giornalisti professionisti, e anche lautamente retribuiti, perfino dalla tv di Stato. Non ci resta che la vergogna.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
I giornalisti raccontano spesso realtà scomode: il servizio sulla Svezia è stato realizzato sul posto con interviste ad Imam, professori esperti di Islam e di terrorismo, il capo della Comunità ebraica, analisti geopolitici, rappresentanti di ogni parte politica, colleghi e gente comune. L’emergenza migrazione è innegabile come conferma la retromarcia della politica costretta a prolungare fino a novembre gli stretti controlli alle frontiere. Che per alcune controversie venga utilizzata la Sharia ci è stato confermato e, abbiamo le testimonianze dirette di islamici che vivono da molto tempo in Svezia e che l’ hanno utilizzata loro stessi. Noi abbiamo il dovere di raccontate quello che accade non solo in Svezia. Si chiama libertà di stampa e va difesa da tutti. L’uso del temine “no go zones”, proprio perché considerato controverso in Svezia, non è stato utilizzato ma, che esistano aree dove la polizia non ha pieno controllo ci è stato confermato dagli abitanti dei quartieri, i primi ad essere preoccupati della situazione. Girando per queste zone non abbiamo mai incontrato le forze dell’ordine, alle quali abbiamo chiesto un’intervista che non ci è stata concessa. Purtroppo non abbiamo avuto tempo di inserire nei nostri reportage alcune denunce raccolte che ci raccontano di un sistema “mafioso”, gestito dalle diverse etnie nei vari quartieri definiti “vulnerabili”. Sul numero degli stupri, avendo la Svezia fatto la scelta di raccogliere sotto un’unica voce tutte le sfumature di violenza nei confronti delle donne, non si può chiedere ad un giornalista di fare la differenza. Quello che raccontano i reporter sul campo non sempre coincide con quello che i paesi credono o fingono di credere di loro stessi.
Manuela Moreno, giornalista Tg2 e autrice del servizio

La Sodomia è condannata!



Informo tutti i cittadini di Avellino e provincia e di tutta la Campania e zone limitrofe che il giorno 15 giugno dalle ore 9.30 alle ore 13.30 il sottoscritto Gianluca Martone, giornalista del “Mezzogiorno Quotidiano”, stazionerò davanti all’ingresso della parrocchia di Sant'Ippolito Martire di Atripalda, parrocchia principale della cittadina irpina, per riparare alla manifestazione del Gay Pride avellinese "Abellinum pride" con la recita del Santo Rosario, in quanto essa rappresenta un’iniziativa che offende gravemente i Cuori Sacratissimi di Nostro Signore Gesu’ Cristo e della sua Santissima Madre. Invito pertanto tutti gli uomini e le donne di buona volontà a parteciparvi, per difendere la vita fin dal concepimento. Sant’Agostino disse:“I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand'anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di loro stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venire violata” San Giovanni Crisostomo sottolineò:” Le passioni sono tutte disonorevoli, perché l'anima viene più danneggiata e degradata dai peccati di quanto il corpo lo venga dalle malattie; ma la peggiore fra tutte le passioni è la bramosia fra maschi [...]. I peccati contro natura sono più difficili e meno remunerativi, tanto che non si può nemmeno affermare che essi procurino piacere, perché il vero piacere è solo quello che si accorda con la natura. Ma quando Dio ha abbandonato qualcuno, tutto è invertito! Perciò non solo le loro (degli omosessuali; N.d.R.) passioni sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche [...]. Perciò io ti dico che costoro sono anche peggiori degli omicidi, e che sarebbe meglio morire che vivere disonorati in questo modo. L'omicida separa solo l'anima dal corpo, mentre costoro distruggono l'anima all'interno del corpo. Qualsiasi peccato tu nomini, non ne nominerai nessuno che sia uguale a questo, e se quelli che lo patiscono si accorgessero veramente di quello che sta loro accadendo, preferirebbero morire mille volte piuttosto che sottostarvi. Non c'è nulla, assolutamente nulla di più folle o dannoso di questa perversità”.


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giovedì 6 giugno 2019

Immigrato pesta due poliziotti. Il giudice lo libera subito, lui ripete lo show


Corre a petto nudo tra le auto in strada e viene arrestato: due poliziotti feriti. Ma viene subito rilasciato e il giorno dopo dà in escandescenze a bordo di un tram

Le immagini parlano da sole. Siamo a Padova, nel primo pomeriggio di martedì.
Un tunisino a petto nudo "in evidente stato di agitazione" cerca di fuggire agli agenti che tentano di braccarlo. Si fa largo tra le auto in strada, corre. I poliziotti a fatica lo fermano e lui li "colpisce ripetutamente procurando lesioni con prognosi di 7 e 5 giorni". Direte: uno dei tanti casi di cui, purtroppo, la cronaca è piena. Forse. Ma a far scattare l'ira dei poliziotti non sono le ferite né l'aggessione. Dopo l'arresto, infatti, il 37enne è stato denunciato (lesioni e resistenza a pubblico ufficiale) e processato per direttissima. Il giudice, però, alle 20 "ne ha disposto il rilascio". E il giorno dopo è tornato alla carica, in un'altra zona della città, manifestando intemperanze a bordo di un tram.
La vicenda ha mandato su tutte le furie i sindacati di polizia. Anche perché il 37enne è più che noto alle forze dell'ordine. Secondo quanto scrive il Gazzettino, infatti, oltre alle denunce di martedì e mercoledì ha collezionato anche quella "per aver aggredito, all'inizio di maggio, il titolare cinese di un bar". Senza contare che "nel 2009 era stato accusato di tentato omicidio". In una piazza di Padova, il tunisino "accoltellò un connazionale 26enne perché ritenuto un informatore della polizia". A dire il vero, scrive il quotidiano locale, il giudice "lo assolse". Ma poi il 37enne avrebbe continuato a collezionare crimini. Il Gazzettino parla di furto, spaccio, rissa, violenza.
Il sindacato di Polizia Sap non ci sta. E va all'attacco e mette nel mirino i giudici. "Da un controllo si è accertato che il soggetto in questione era già stato fermato innumerevoli altre volte dalle forze dell'ordine per gli stessi reati, per violenza in famiglia, reati di spaccio e chi più ne ha più ne metta - si legge nella nota - Nel rispetto delle decisioni assunte in piena autonomia dalla magistratura ci chiediamo però di quali altri reati si debba ancora macchiare questo tunisino a Padova, che nonostante una sfilza di precedenti è già tornato in libertà".
Duro anche il commento del sottosegretario, Massimo Bitonci: "Nel quartiere bassanello, un immigrato di nazionalità tunisina, pluripregiudicato, e già noto alle forze dell'ordine, ha creato scompiglio e panico, mettendo a repentaglio la sicurezza di passanti ed automobilisti, e causando delle lesioni ai due agenti della polizia di stato intervenuti sul posto. Dopo l'ausilio di una seconda pattuglia delle volanti, il delinquente è stato arrestato, ma il giorno dopo, a seguito del processo per direttissima, è stato rimesso in libertà, vanificando cosi il duro e rischioso lavoro degli operatori della sicurezza. Auguri di pronta guarigione ai due agenti rimasti feriti".

Amici e protettori dei pedofili??

FIRENZE, 6 GIU – “Ritengo doveroso, quale presidente della Corte di Appello, intervenire in ordine al linciaggio morale cui è ingiustamente sottoposta la dottoressa Luciana Breggia, esposta per i gravi attacchi subiti a pericolo per la sua incolumità, attesa la risonanza mediatica e l’effetto moltiplicatore della galassia dei social”.
Così la presidente della Corte di Appello di Firenze, Margherita Cassano, parlando ai giornalisti in merito alle critiche del ministro dell’Interno Matteo Salvini sull’operato dei magistrati di Firenze.  ANSA


Pakistano che ha violentato due bambine aveva ottenuto protezione dichiarandosi gay



Il pachistano finito in manette stamane a Viterbo con l’accusa di violenza sessuale su due ragazzine di 11 e 13 anni era regolare sul territorio nazionale per decisione del tribunale di Firenze. Lo straniero, infatti, aveva ottenuto la protezione dichiarando di essere omosessuale. L’ordinanza a favore dell’extracomunitario è del 5 aprile 2017. Nel primo semestre di quell’anno, secondo fonti del Viminale, il tribunale toscano aveva accolto l’87,5% dei ricorsi di chi non vuole lasciare l’Italia.
È proprio in questo tribunale che, ad agosto 2017, è stata istituita la sezione specializzata sull’immigrazione presieduta dalla dottoressa Luciana Breggia, relatrice della sentenza che ha escluso il Ministero dell’Interno dal giudizio sull’iscrizione anagrafica di un immigrato.


La dottoressa Breggia è il magistrato che ha partecipato a dibattiti con le Ong, presentato un libro contro i respingimenti e i porti chiusi e in un dibattito sul tema “Migranti alla frontiera dei diritti. Una questione storica-giuridica-culturale” dell’8 aprile 2019 ha sostenuto che “nessuno è clandestino sulla terra”. La Breggia, inoltre, viaggio in Italia per denunciare quello che per lei è la “deumanizzazione delle migrazioni”. […]
Per quanto riguarda la situazione del pachistano arrestato stamane a Viterbo, la commissione territoriale aveva respinto la richiesta di asilo dell’extracomunitario ma l’immigrato aveva fatto ricorso. Tenuto conto della gravità dei fatti, grazie al Decreto Sicurezza, verrà richiesta alla Commissione nazionale la revoca del permesso che comunque scade il 24 luglio 2019. E così, fatte salve le esigenze cautelari, il pachistano potrà essere espulso dall’Italia.
All’attacco della sentenza del tribunale di Firenze che ha dato protezione al pachistano è andato anche il senatore Roberto Calderoli, vice presidente del Senato. “La terribile vicenda di Viterbo, dove un immigrato pakistano ha violentato due 14enni, è ancora più ripugnante pensando al fatto che questo individuo era stato accolto in Italia in quanto si era dichiarato omosessuale e per questo a rischio nel caso fosse rimandato in Pakistan. Ora in Pakistan tornerà subito perché verrà espulso e a questo punto affari suoi se correrà rischi o meno, la cosa non ci riguarda. Ma resta il dramma di queste sue bambine violentate e la preoccupazione pensando che altre migliaia di immigrati avranno ottenuto la medesima protezione semplicemente dichiarando di essere omosessuali. Adesso però auspico che la sezione del Tribunale di Firenze che nell’aprile 2017 ha concesso la protezione a questo individuo, e che nel primo semestre del 2017 ha accolto l’87,5% delle domande di protezione, rifletta sulle conseguenze tragiche delle loro scelte, di cui sono responsabili”.

ITALIA: LETTERA DAL 2050







Caro italiano del passato,

ti sto scrivendo dall’anno 2050. Sono seduto sulla panchina di un parco, con il mio vecchio tablet in mano, illuminato dal sole di Dicembre. L’aria è fresca, il cielo terso, si sta un incanto.


Davanti a me, un gruppo di bambini gioca a pallone: le loro grida divertite risuonano fino ai palazzi del quartiere, dove qualcuno sta già preparando il pranzo. Uno di loro ha calciato la palla facendola rotolare fino ai miei piedi. Ho alzato lo sguardo dallo schermo e mi sono chinato a raccoglierla. Quando ho rialzato la testa, ho incontrato gli occhi di un bambino impaziente ma educato.

“Grazie, signore!”

Un sorriso, un saluto affrettato e in pochi istanti la palla era di nuovo contesa in mezzo al prato. In quel momento, guardando quei bambini spensierati, ho pensato a te. E ho pensato a me, quando avevo la tua età. Per questo, ho deciso di raccontarti il mio mondo.

Vivo in un’Italia molto diversa dalla tua. Certo, alcune cose sono rimaste immutate. Ma credimi, sono quelle che io e te non avremmo mai voluto cambiare. Il resto, tutto il resto, ciò che ci impediva di stare bene, è scomparso. Dissolto.

Tu vivi in un paese dove povertà e disoccupazione tengono incatenate milioni di persone. Qui, invece, non è più così. Abbiamo dato vita a politiche di piena occupazione e di sostegno agli indigenti. Il lavoro è tornato ad essere un diritto, non un privilegio o una generosa concessione al prezzo della dignità di un uomo. E con esso la casa: nessuno è lasciato a dormire sotto i ponti, nessuno è costretto ad occupare abitazioni e lottare per un tetto.

Lo so, ti starai chiedendo: con quali soldi? Con quali “coperture”?

Sorrido. Sono domande legate ad un’epoca che, fortunatamente, è solo un ricordo. Un brutto ricordo.

Da noi si imparano sin da piccoli i fondamenti dell’economia. Tutti sappiamo come funziona la moneta, quali sono i poteri dello stato, cos’è il debito pubblico. Sappiamo il ruolo delle banche, delle agenzie di rating (quelle poche che sono rimaste), dei fondi, dei prestiti. E conosciamo i nostri diritti e i fondamenti della nostra Costituzione, il primo libro che i nostri figli leggono sui banchi di scuola. Tutte cose che, nell’Italia del tuo tempo, sono volutamente dipinte come astruse, quando non totalmente celate.

Sapessi come riderebbe un nostro studente del liceo se gli dicessi “non possiamo spendere perché c’è lo Spread” o “se facciamo deficit i nostri figli pagheranno il debito”. A ben pensarci, persino ad un bimbo dei miei giorni scapperebbe un sorriso. Sono menzogne che hanno giustificato vergogne terribili, tragedie sociali che ti sono continuamente raccontate come sacrosante e inevitabili.

L’Italia ha di nuovo una sua moneta: la Lira. L’epoca dell’Euro è descritta nei nostri libri di Storia come “il Blackout della ragione”. Un ventennio di follia economica, politica e sociale. È un po’ come quando si studiano i processi alle streghe del ‘600 e si guardano le illustrazioni di giovani, innocenti donne condannate al rogo. Tutti si domandano, oggi, come sia stato possibile. Per non dimenticare, su ogni nostra banconota e moneta è stato inciso:

LA SOVRANITÀ APPARTIENE AL POPOLO

Un concetto semplice e allo stesso tempo vitale per tutti noi. E per voi, se solo lo capiste. Ma dovrà accadere ancora tanto, dovrete soffrire ancora, prima del grande risveglio. Io lo so, perché c’ero. Conosco le tue paure irrazionali, erano anche le mie. Saprei elencare una ad una le tue domande, conosco quanto brucia la rabbia di chi non può concepire un’alternativa a ciò che sta vivendo.

Purtroppo la tv, le radio e i giornali della tua epoca non potrebbero mai aiutarti a prendere coscienza del tuo tempo. A proposito, la tv è quasi estinta. La stragrande maggioranza dell’informazione vive su internet, libera dalla censura che, proprio nei tuoi anni, si cerca di imporre alla rete. Visionare le vecchie puntate di Piazza Pulita o Ottoemezzo ci fa lo stesso effetto dei cinegiornali dell’Istituto Luce, durante il fascismo: una tragicomica montagna di propaganda!

La mia Italia è rinata. Le nostre imprese sono leader in tantissimi campi. Siamo un’economia in ottima forma: esportiamo in tutto il mondo senza dover svalutare il costo del lavoro. Il Made in Italy è il marchio più forte che esista e lo difendiamo a spada tratta. L’artigianato e le nuove tecnologie hanno trovato un’armonia incredibile. Cibi secolari e macchinari all’avanguardia, vini e microchip, manifattura e robotica: stiamo vivendo un nuovo Rinascimento.

Passato e futuro camminano a braccetto. Ci siamo liberati dell’orrenda ideologia globalista che avvelena il tuo tempo. L’amore verso la propria terra e le proprie radici non è più demonizzato, anzi, oggi sappiamo che senza di esso non può essere costruito l’avvenire. I nostri studenti imparano a rispettare il territorio in cui nascono, le tradizioni, l’identità e i costumi del loro paese. E quando viaggiano non lo fanno da insipidi e indottrinati “cittadini del mondo”, ma da consapevoli cittadini italiani, fieri di ciò che sono e pronti ad apprendere nuove idee per migliorare l’Italia e aiutare gli altri popoli in difficoltà. Partono e tornano. Altro che quella minestra incolore della generazione Erasmus, loro sono davvero il nostro vanto più grande.

Le università e le scuole italiane sono state rimesse in sesto. Gli investimenti nell’istruzione hanno risollevato le fucine dei cittadini del domani. Non solo dal punto di vista finanziario ed organizzativo, persino da quello strutturale ed edilizio.

Già, perché se vedessi ciò che ho intorno io, proprio ora, faticheresti a riconoscere il luogo in cui mi trovo. Eppure è quello in cui sei nato e cresciuto tu, assieme a me. Solo che la tua è una squallida e anonima periferia, mentre la mia è una città rifiorita, riqualificata e riprogettata tenendo in considerazione lo stile e il retaggio della zona. Gli orrendi edifici post-bellici che avevano massacrato il paesaggio italiano sono stati buttati giù e ricostruiti secondo canoni tradizionali, coniugando il tutto agli ultimi ritrovati nel campo dell’energia, dello smaltimento dei rifiuti, delle comunicazioni. L’Italia è il paese più bello del mondo da Nord a Sud, dal centro delle città fino alle ultime abitazioni. Sapessi quanti artisti, quanti architetti, quanti ingegneri sono stati chiamati a dare una mano in questa immensa rinascita edilizia!

E mentre il nostro paese fioriva come non mai, tanti italiani sono tornati in Patria.

Patria. So che nella tua Italia questa parola è osteggiata, derisa, censurata. Nella nostra Italia, invece, è usata nel suo significato più nobile: la terra dei padri. Per continuare a sentirci legati a chi ci ha preceduto e responsabili di ciò che lasceremo ai nostri figli.

Sì, gli italiani sono tornati a far figli. Non solo grazie a politiche di aiuto alle famiglie, ma anche grazie ad una nuova narrazione. La famiglia non è più dipinta come un peso, un’impedimento alla realizzazione personale ed egoistica dell’individuo. Essa è la colonna portante della nostra società: un dono di cui lo Stato deve tener conto.

A te, invece, viene ripetuto in continuazione che per risolvere la bassa natalità è necessario aprire le frontiere ad un’immigrazione di massa incontrollata. Bene, sappi che quella vergogna storica, oggi, è finita. Ed è stata proprio l’Italia a farsi promotrice della battaglia ai trafficanti di esseri umani. Abbiamo aiutato gli stati africani a liberarsi del giogo del Franco Africano francese e svilupparsi, interrompendo l’emorragia di forza lavoro. Abbiamo processato ed incarcerato tanti farabutti che lucravano sulla tratta dei migranti, molti dei quali siedono e pontificano impunemente negli studi televisivi che conosci bene. I negrieri delle ONG sono spariti dal Mediterraneo: la triste tomba d’acqua è tornata ad essere il centro del mondo, un paradiso di scambi commerciali e stile di vita salutare.

E l’Europa? L’Unione Europea non esiste più, è crollata miseramente sotto il peso della sua stessa natura antidemocratica. Gli stati europei sono tornati sovrani, legati da accordi commerciali equi, liberi dagli strozzini dell’alta finanza. Germania e Francia hanno perso il loro primato e sono costrette ad accettare un’Italia prospera. Liberi da vincoli insensati e dotati di una nostra moneta, stiamo vivendo un boom economico degno del trentennio glorioso. Con una differenza: stavolta nessuno potrà tradirci, convincendoci a perdere il controllo sulla nostra Banca Centrale o a firmare trattati suicidi. D’altronde, i partiti, i simboli e le sigle del grande tradimento ai danni degli italiani appaiono solo nei documentari sul passato.

Avrei ancora tanto da raccontarti. Ma voglio fermarmi qui.

Inspiro profondamente e torno a guardare i bambini che giocano. Vorrei che quella felicità e quella leggerezza ti raggiungesse attraverso il tempo e lo spazio. Non accadrà. Nemmeno questa lettera ti arriverà, lo so bene. Tuttavia, scriverti mi ha liberato di un peso. Volevo solamente dirti di avere fiducia e coltivare la speranza, di tenere duro e non lasciarti andare allo scoramento. Le cose miglioreranno, cambieranno e si trasformeranno nel mondo che tutti noi meritiamo di vivere. E che tu ci creda oppure no, sarà proprio grazie a quelli come te.

La mia Italia è stupenda, credimi. Vale la pena viverci ed esserne orgogliosi.

Ti aspetto qui.