lunedì 25 marzo 2019

Fermato in stato di alterazione alcolica prende a pugni e stende un poliziotto




Lecco -La scorsa notte un equipaggio della Polizia Stradale di Lecco e i colleghi delle volanti in servizio presso la locale Questura hanno arrestato un cittadino italiano di 33 anni per lesioni, resistenza, danneggiamento, minacce e guida in stato di ebbrezza, motivo che ha scatenato il tutto un controllo lungo la strada. L’episodio è raccontato da Lecco Today e si è verificato il località Barzanò, sulla provinciale 51.
Trovato dunque in stato di ebbrezza, gli agenti gli hanno dato la possibilità di reperire un parente per recuperare l’auto e far rientro presso l’abitazione. Il ragazzo, secondo la ricostruzione, si sarebbe rivolto al padre che una volta giunto, come comprensibile, avrebbe ammonito il figlio non nuovo ad episodi inerenti eccessi con l’alcool. E da qui, la ricostruzione del quotidiano Lecco Today “nonostante il suo stato di ebbrezza, era stato collaborativo, ha iniziato ad agitarsi poiché il padre gli ha contestato i precedenti episodi in cui il figlio si era trovato in situazioni simili per colpa dell’abuso di alcol. Improvvisamente e senza motivo il ragazzo, che solo pochi istanti prima si trovava seduto sulla propria autovettura con la portiera aperta, si è avvicinato a un agente e gli ha sferrato un violento pugno al volto facendolo cadere a terra. L’altro agente della pattuglia, dopo aver soccorso il collega, ha affrontato il soggetto che, in forte stato di agitazione, ha cominciato a minacciare e insultare i poliziotti, scagliandosi contro l’autovettura di servizio, danneggiando uno specchietto retrovisore e due portiere, che l’uomo ha colpito con violenti calci. Nel frangente, il poliziotto è intervenuto per bloccarlo, ma il soggetto è comunque riuscito a sferrargli un pugno al volto.“

Il Regno Unito nega l’asilo ai cristiani iraniani dicendo che il cristianesimo non è una “religione pacifica”.




Un iraniano convertito al Cristianesimo, rischiando dunque la vita per apostasia, chiede asilo al Ministero del Regno Unito dicendo che il Cristianesimo è una religione pacifica rispetto all’Islam. Il Ministero rigetta la domanda affermando che il Cristianesimo non è una religione pacifica. A riprova, porta versetti della Bibbia, compresi quelli dell’Esodo, del Levitico e del Libro dell’Apocalisse. Il caso ha sollevato rimostranze da parte della Chiesa. 
Di seguito un articolo di Charles Collins, nella mia traduzione.
Iraniane con il burqa
Iraniane con il burqa

di Charles Collins

I responsabili della Chiesa stanno fortemente criticando una lettera di un dipartimento del governo britannico che mette in discussione le credenze religiose di un cristiano iraniano richiedente asilo .
L’assistente sociale ai richedenti asilo Nathan Stevens ha pubblicato la lettera ricevuta da un cittadino iraniano – un convertito al cristianesimo dall’Islam che ha richiesto asilo in Gran Bretagna nel 2016.
Il richiedente ha detto al Ministero degli Interni – il dipartimento governativo britannico che si occupa di immigrazione e sicurezza delle frontiere – che l’unico motivo per cui si è convertito al cristianesimo era perché la religione era più pacifica dell’Islam.
Nella lettera di rifiuto dell’asilo, il Ministero degli Interni ha tratto diversi versetti dalla Bibbia, dicendo che il cristianesimo non era pacifico, compresi i versetti dell’Esodo, del Levitico e del Libro dell’Apocalisse.
“Questi esempi sono incoerenti con la tua affermazione che ti sei convertito al cristianesimo dopo aver scoperto che si tratta di una ‘religione pacifica’ in opposizione all’Islam, che conteneva violenza e rabbia”, si legge nella lettera.
Per richiedere asilo nel Regno Unito, è necessario avere una “fondata paura” di persecuzione a causa dell’etnia, della religione, delle opinioni politiche o dell’appartenenza ad un particolare gruppo sociale.
L’apostasia è un reato capitale in Iran, e coloro che lasciano l’Islam devono affrontare la pena di morte.
Un rapporto del 2016 del Gruppo Parlamentare per la libertà internazionale di religione o di credo di tutti i partiti ha criticato il Ministero degli Interni per la gestione delle richieste di asilo dei convertiti cristiani provenienti da paesi a maggioranza musulmana, e l’anno prossimo il Ministero degli Interni si è impegnato ad avviare nuove procedure di formazione per il personale.
(Come esempio di come le cose siano state cattive in quel periodo, Stevens ha detto che diversi anni fa, una lettera di rifiuto per un altro cristiano iraniano convertito diceva: “Lei ha affermato nella sua AIR che Gesù è il suo salvatore, ma poi ha affermato che Lui non sarebbe stato in grado di salvarla dal regime iraniano. Si ritiene quindi che lei non ha alcuna convinzione nella sua fede e la sua fede in Gesù è timida”).
Secondo una dichiarazione rilasciata dal Ministero degli Interni, la lettera più recente “non è in linea con il nostro approccio politico alle rivendicazioni basate sulla persecuzione religiosa”, e che il dipartimento sta lavorando per “migliorare la nostra guida politica e la formazione fornita ai responsabili delle decisioni in materia di asilo, in modo da affrontare le richieste di conversione religiosa nel modo appropriato”.
Sarah Teather, la direttrice del Jesuit Refugee Service UK (JRS), ha detto che la lettera è la prova che il Ministero degli Interni è “disposto a distorcere qualsiasi aspetto della realtà” per respingere le richieste di asilo, definendo questo caso particolare un “esempio oltraggioso dell’approccio sconsiderato e sfacciato del Ministero degli Interni nel determinare i casi di asilo per la vita e la morte”.
Il Jesuit Refugee Service UK, come in passato, si è lamentato del fatto che il Ministero degli Interni ha cercato motivi per respingere le domande di asilo, invece di dare ad ogni richiedente un’udienza imparziale.
Questa opinione è condivisa da James McKinney, vicedirettore del sito web Free Movement, che ha detto che il personale del Ministero degli Interni “trova qualsiasi ragione per rifiutare l’asilo”.
“Dal testo della lettera si può vedere che colui che l’ha scritta sta cercando di trovare delle falle nel racconto del richiedente asilo sulla sua conversione al cristianesimo e sta usando i versetti della Bibbia come strumento per farlo”, ha detto all’Independent.
Tuttavia, McKinney ha detto che non è “necessariamente un’esplosione sistemica di sentimenti anti-cristiani nel dipartimento”.
Teather ha detto che il caso “dimostra lo scioccante analfabetismo riguardo al cristianesimo” [presente] all’interno del Ministero degli Interni.
“Qui al JRS, incontriamo abitualmente casi in cui l’asilo è stato rifiutato per motivi pretestuosi. Alcuni di questi casi richiedono più conoscenze giuridiche per essere riconosciuti di questa bizzarra citazione errata della Bibbia”, ha detto.
L’arcivescovo Angaelos, l’arcivescovo copto ortodosso di Londra, ha detto che l’ultimo incidente gli ha causato “grande preoccupazione”.
“Bisogna determinare se questo è semplicemente per incomprensione o per un tentativo proattivo di influenzare negativamente la richiesta di qualcuno la cui vita può essere letteralmente a rischio. Si deve anche accertare se la discriminazione religiosa è all’opera, poiché non c’è posto per la parzialità all’interno di un governo che cerca di promuovere l’uguaglianza”, ha detto l’arcivescovo in una dichiarazione.
Angaelos ha detto che dalla pubblicazione della lettera di rifiuto di asilo del cristiano iraniano, “altri esempi sono sorti anche di simili negligenze quando si tratta di travisare la Scrittura e di respingere le richieste di asilo per questi motivi, e quindi spero che anche queste siano esaminate nella loro interezza, e non in un singolo caso isolato”.
L’arcivescovo ha aggiunto che “dobbiamo renderci conto della portata di queste azioni, e che hanno un impatto su persone di fede che sono potenzialmente vulnerabili nel loro stato di origine, e vulnerabili qui in Gran Bretagna come richiedenti asilo, e per questo dobbiamo fare molta attenzione a che tali violazioni non passino inosservate o non trattate”.
Ironia della sorte, l’atteggiamento rigido del Ministero degli Interni nei confronti dei richiedenti asilo cristiani convertiti arriva quando il Ministero degli Esteri britannico sta attirando l’attenzione sulla difficile situazione dei cristiani perseguitati in tutto il mondo.
All’inizio di quest’anno, il ministro degli esteri britannico Jeremy Hunt ha ufficialmente avviato un’indagine governativa sul problema, osservando che l’80% delle persone che soffrono per la persecuzione a causa della religione sono cristiani.
Hunt ha detto che l’ufficio estero stava avviando l’inchiesta “non solo perché la libertà di culto è un diritto umano fondamentale, ma anche perché la libertà di culto è la linea invisibile tra società aperte e società chiuse”.
“Dove la libertà di culto è ostacolata o impedita, allora di solito è un segno di molte altre cose che vanno male, e volevamo assicurarci che il Regno Unito stia facendo di tutto per difendere i valori in cui tutti noi crediamo”, ha detto il 30 gennaio.
Tuttavia, le preoccupazioni di politica interna stanno prendendo la precedenza quando i cristiani perseguitati chiedono asilo nel Regno Unito.
Nel 2010, il partito conservatore al potere si è impegnato a ridurre l’immigrazione nel Regno Unito alle “decine di migliaia”, un obiettivo che molti esperti hanno ritenuto impraticabile.
Da allora, il governo ha reso più difficile per tutti i tipi di immigrati di venire nel paese, compresi i coniugi di cittadini britannici, gli studenti e le nomine accademiche.
Nel processo, hanno anche reso più severe le procedure per i richiedenti asilo per dimostrare il loro status di rifugiato.
Teather ha detto che poiché la lettera di rifiuto al cristiano iraniano è sui media, “dobbiamo ricordare che riflette un problema sistematico e una più profonda mentalità di incredulità all’interno del Ministero degli Interni, e non è solo un’anomalia che possa essere giustificata”.

domenica 24 marzo 2019

Torino, ragazza violentata da un migrante nel parco. Si era appartata con un amico, poi le minacce







domenica 24 Marzo 2019 







La giovane era con un amico che ha dato l’allarme, preso un trentenne della Guinea. Salvini su Facebook: “Colpa mia che sono cattivo… Tolleranza zero”. Una ragazza di 18 anni è stata violentata la notte scorsa da in migrante irregolare nel parco del Valentino a Torino, ne parla il quotidiano Leggo.it. Secondo quantio riportato, la 18enne si sarebbe appartata assieme a un amico al parco poi entrambi sarebberp stati minacciati con una bottiglia da un uomo, circa 30anni, migrante irregolare.no | 24 marzo 2019


Sono le 4 circa di domenica 24 marzo, due giovani escono da una discoteca e si appartano su una panchina nel Parco del Valentino, nelle vicinanze del locale, quando un uomo, con una bottiglia di vetro in mano, si avvicina e minaccia la coppia.

Il personale addetto alla sicurezza della discoteca chiama la polizia, dopo la segnalazione e la richiesta di aiuto dell'amico della vittima, e interviene subito un equipaggio. Gli agenti nell'immediato riscontrano che la giovane, appena maggiorenne, è stata aggredita a scopo di violenza sessuale e che l’aggressore è in fuga.

Grazie all’opera di costante presidio dell’area del Parco del Valentino, disposta dal Questore di Torino, l’autore della violenza è stato subito fermato dagli agenti della squadra volante mentre cercava di rifugiarsi dietro alcuni cespugli lungo gli argini del fiume Po.

L’uomo è stato arrestato per violenza sessuale. Si tratta di un 30enne della Guinea, irregolare sul Territorio Nazionale e con precedenti di polizia.
Dichiarazione dell'assessore Marco Giusta sulla vicenda


"Contrasto alla violenza di genere deve essere priorità. Tutta la Città è vicina alla ragazza che ha subito violenza. La Città di Torino assieme alla Città metropolitana sì è recentemente dotata di un piano antiviolenza che identifica come essa sia strutturale e, purtroppo, profondamente radicata nel nostro contesto sociale. Trovo che sia importante guardare al tema del contrasto alla violenza di genere come una priorità. Alcune cose sono state fatte, molte restano da fare, continueremo a lavorare con le altre istituzioni e i centri antiviolenza per costruire una società libera dalla violenza. Ringrazio infine le Forze dell'Ordine per l'impegno speso sulle indagini in queste ore".“


Appello al Centrodestra:

Appello al Centrodestra: bloccate la strategia criminale della sostituzione etnica e dell’islamizzazione della Basilicata. Diciamo “no” all’auto-invasione, “no” al velo islamico, “no” alle moschee
Vivo nel centro storico di Potenza e sono sempre più incredula, preoccupata, angosciata e arrabbiata per la presenza di sempre più donne islamiche velate e sempre più cosiddetti migranti sfaccendati, mentre ci sono sempre meno negozi aperti e sempre meno potentini che affollano via Pretoria, il principale corso del capoluogo della nostra Regione. Sto assistendo e sono vittima di un cambiamento radicale che prospetta la sostituzione etnica e l’islamizzazione della popolazione lucana.
Le donne islamiche velate sono solo la punta dell’iceberg. Quando gli islamici conquistano un territorio, la prima cosa che fanno è obbligare le donne a indossare il velo. Il velo è il simbolo emblematico del processo di islamizzazione che sfocia nella totale sottomissione all’islam.
La sinistra in Basilicata ha perpetrato dei crimini imperdonabili. Ha consentito all’Eni e alle multinazionali di sfruttare selvaggiamente il petrolio, inquinando l’ambiente e diffondendo i tumori, senza neppure avere in cambio lo sviluppo economico e la crescita del tenore di vita dei lucani che sono la popolazione più povera d’Italia dopo i molisani. Ha consentito il tracollo demografico e la fuga dei nostri giovani che abbandonano definitivamente la loro terra per ragioni di studio e soprattutto di lavoro. Più recentemente ha ufficialmente trasformato la Basilicata in un laboratorio italiano ed europeo per sperimentare la sostituzione etnica, sottoscrivendo il progetto altisonante “We are the people”, che si traduce nell’accoglienza dei cosiddetti migranti clandestini per supplire al calo della natalità dei lucani e ripopolare i paesi che si svuotano.
Guarda caso questi migranti, oltre ad essere prevalentemente giovani maschi tra i venti e i trent’anni, sono quasi tutti musulmani. A Potenza non si erano mai visti assembramenti di islamici per ostentare negli spazi pubblici la loro preghiera collettiva del venerdì e nelle loro festività. Lo fanno per lanciarci un messaggio chiaro e forte: l’islam si è insediato anche in Basilicata. E dato che i musulmani sono i più giovani e sono loro che fanno più figli, il messaggio che ci giunge è che l’islam prevarrà in Basilicata.
Ecco perché lancio un appello al Centrodestra e al suo candidato alla Presidenza della Regione Basilicata Vito Bardi: bloccate sul nascere la follia e il crimine della sinistra e dei catto-comunisti di promuovere la sostituzione etnica dei lucani e l’islamizzazione della Basilicata. Ponete fine alla scellerata strategia suicida a cui si è preferito dare un nome inglese, “We are the people”, per raggirare i cittadini ingenui che si fidano ciecamente delle istituzioni. Vietate l’esibizione del velo islamico e l’ostentazione della preghiera islamica. Chiarite che la Basilicata non è una terra di nessuno e che i lucani sono un popolo orgoglioso delle proprie radici, fede e identità cristiana. Diciamo “no” all’auto-invasione, “no” al velo islamico, “no” alle moschee. Voglio una Basilicata che proclami orgogliosamente di essere la Patria dei lucani ed un popolo cristiano.

LA DIFFUSIONE DELL’ISLAM RADICALE NEI PAESI SCANDINAVI

La diffusione dell’Islam radicale nei Paesi scandinavi
Senza preoccuparsi delle conseguenze future, negli ultimi anni Norvegia e Danimarca hanno accolto decine di migliaia di immigrati di religione islamica provenienti da varie parti del mondo. Lo stesso ha fatto la Svezia, che attualmente si confronta con livelli di criminalità mai visti prima. I gravissimi problemi di sicurezza interessano molte città del Paese, con Stoccolma e Malmö a contendersi il triste primato della situazione più critica. Oggi in Svezia si contano almeno 55 aree urbane dette no-go areas, una sorta di copia delle tristemente note “ZUS” francesi (Zone urbaine sensible), dove persino le ambulanze, i pompieri e gli addetti alla consegna della posta possono accedere solo se scortati dalla polizia che viene accolta sempre con lancio di pietre e biglie di ferro e, non di rado, con colpi di armi da fuoco.
Di queste vere e proprie “enclave islamiche” parlano diversi rapporti di sicurezza nazionale svedese del 2014. Nei dossier si fa cenno non solo all’islam radicale, ma anche a gang di giovani criminali. A Malmö la situazione è da tempo fuori controllo nel quartiere di Rosengård, mentre a Stoccolma il quartiere più caldo è quello di Rinkeby, popolato da 16mila persone di 60 etnie differenti e dove si parlano più di 40 lingue.
Per tornare alla Norvegia, gli ultimi dati disponibili riferiti al 2015 raccontano di 3.000 norvegesi convertitisi negli ultimi anni all’Islam. Tra questi due dei più noti sono Jesse James e Aleksander Riseng. I due si vedono spesso in televisione dove fanno da spalla al famoso predicatore salafita Fahad Qureshi, ingegnere, figlio di immigrati pachistani, leader indiscusso del movimento fondato nel 2008 “Islam Net”. Famose sono le sue campagne di proselitismo e i tentativi di convertire all’islam la gente lungo le strade di Oslo e in altre città. Fahad Qureshi è notoriamente un estremista violento che infiamma i suoi sermoni inneggiando contro gli omosessuali, chiedendo la separazione dei sessi in tutte le attività pubbliche e l’adozione della Sharia in Norvegia.
La Norvegia ha una lunga e lodevole tradizione nel campo dell’aiuto ai rifugiati di guerrae nelle questioni umanitarie. In particolare, si è distinta per l’aiuto offerto ai rifugiati siriani inviando in totale 1,2 miliardi di dollari per la loro causa. Ma non solo: dal 2013 secondo la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa la Norvegia ha concesso la cittadinanza a migliaia di rifiugiati. Dal 2015 oltre 31.000 di queste persone ha fatto richiesta di asilo in Norvegia per lo più provenienti dalla Siria, dall’Afghanistan e dall’Iraq.
Nonostante la Norvegia abbia fatto molti sforzi mettendo a disposizione di queste persone il proprio generoso sistema di welfare state affinchè l’integrazione dei rifiugiati nel Paese fosse piena e compiuta, non tutto è andato come si sperava. Nel tempo sono nati gruppi di estremisti islamici che hanno giurato fedeltà ad Al Qaeda prima e all’Isis dopo. Tra questi c’è “Profetens Ummah”, fondato alla fine del 2011. Il gruppo è diventato famoso per le sue dimostrazioni pubbliche e per le dichiarazioni di sostegno al terrorismo islamico. Per lungo tempo il movimento ha potuto contare sul supporto dottrinale di Najmaddin Faraj Ahmad, meglio conosciuto come il Mullah Krekar. Tra gli animatori di “Profetens Ummah” c’erano anche Arfan Qadeer Bhatti (nella foto in apertura, in carcere in Norvegia dopo la detenzione in Pakistan tra il 2012 e il 2015 ), Ubaydullah Hussain (in carcere in Norvegia) Mohyeldeen Mohammad (espulso nel 2011 verso l’Arabia Saudita, arrestato al suo arrivo e rimandato in Norvegia ), Bastian Vasquez (morto nel 2015 in Siria), Egzon Avdyli (morto nel 2014 in Siria), Omar Cheblal (morto nel 2015 Iraq) e molti altri.
Circa 100 cittadini norvegesi, tra i quali diversi rifugiati somali, sono partiti in questi anni per andare a combattere in Siria e Iraq e il servizio di intelligence norvegese PST ritiene che, almeno fino al 2015, 40 di queste persone fossero ancora impegnate in battaglia. Da segnalare sempre in Norvegia, infine, il ruolo politico dei Fratelli Musulmani e, più in generale specie nella capitale e nelle altre grandi città, l’apparizione sempre più frequenti in luoghi pubblici di donne che indossano il burqa o il niqab nello sconcerto generale. Qualche giorno fa il parlamento norvegese ha battuto un colpo approvando una legge «che mette al bando ogni tipo di abbigliamento che copre, anche solo parzialmente, il volto, tra i quali burqa e niqab». La legge sarà applicata in tutte le scuole ed è valida sia per gli insegnanti che per gli studenti oltre ad esserlo anche nelle strutture dedicate all’accoglienza degli immigrati. Difficile credere che questa misura, da sola, basterà per fermare l’ondata di fondamentalismo che si sta abbattendo su tutta la Scandinavia.

sabato 23 marzo 2019

Questi 2 assumono immigrati al posto italiani, premiati dall’Onu


 


Due aziende toscane, impegnate in ambiti diversi (agricoltura e lavorazione del pellame), accomunate da ieri da un riconoscimento conferito dall’Onu per avere assunto finti profughi al posto di italiani.

La Bio Colombini di Crespina e la Ferradini Bruno di Santa Croce sull’Arno hanno ricevuto due giorni fa il logo del progetto “Welcome, working for refugee integration”, conferito alle imprese italiane che si sono distinte nel favorire la sostituzione etnica in ambito lavorativo.

La Ferradini Bruno (guidata dalla figlia del fondatore, la fucecchiese Patrizia Ferradini) per aver assunto a tempo indeterminato due profughi (Mande Kanoute dal Mali e Djanfarou Thatchibara dal Togo) e la Bio Colombini per l’attivazione di tirocini formativi e di due assunzioni a tempo determinato di altrettanti richiedenti asilo della Costa d’Avorio nell’azienda che lavora circa 40 ettari di terreno nella campagna pisana, con 56 tipi di ortaggi certificati biologici.

Come sapete la guerra in furia in Costa d’Avorio, in Togo e in Mali. Quella del ’15-’18.

Il progetto sta andando avanti con l’inserimento di altri richiedenti asilo: «Abbiamo creato un’associazione – ha spiegato l’amministrazione delegato Alessandro Colombini – proprio per favorire questo processo».

Patrizia Ferradini: “Questi 2 ragazzi lavorano e sono sempre a disposizione, li ho assunti per questo motivo. Sono seri e hanno voglia di lavorare, non protestano se c’è da fare uno straordinario”. Gli schiavetti di Patrizia.

Bio Colombini e Ferradini Bruno erano nell’elenco delle 75 aziende (piccole, medie o grandi) che sono state insignite del logo del progetto Welcome, che potrà essere utilizzato nelle attività di comunicazione delle aziende in questione.

Quindi, quando vedete un’azienda con quel logo, significa che sostituisce vostri connazionali con immigrati in fuga da guerre che non ci sono, con l’unico scopo di risparmiare sul costo del lavoro

I PRIMI 100 ANNI


All’ora del Vespro di 100 anni fa a Piazza San Sepolcro a Milano si adunarono reduci combattenti, arditi e futuristi, nazionalisti e socialisti, poeti e sindacalisti rivoluzionari, ebrei, cristiani e agnostici, operai e borghesi. Si unirono a “fascio” e nacquero i Fasci Italiani di Combattimento. Nacque il Fascismo; nacque quella che fu e rimane l’idea più audace, più moderna, più mediterranea e più europea che fosse mai stata prima concepita.
E fu Rivoluzione che si concluse vittoriosamente il 28 ottobre 1922 con la Marcia su Roma.
Fu anche violenza? Si, fu anche violenza in risposta a più grave, altrui violenza. Né le rivoluzioni si fanno chiedendo permesso ed esse si legittimano per il loro esito positivo.
Nacque lo spirito nazionale che significa consapevolezza di sé e rispetto per l’estraneo. Fu senso della solidarietà e di appartenenza e sforzo comune per il bene collettivo. Fu esaltato il lavoro in tutte le sue manifestazioni.
Fu costruito lo Stato sociale con una imponente e poderosa legislazione sociale, dalla Carta del Lavoro, alla previdenza obbligatoria, all’assistenza sanitaria, all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, e si potrebbe continuare a lungo.
Fu il trionfo del lavoro e il superamento della lotta di classe contro il capitalismo e il collettivismo. Era la “terza via”. Alle vacue enunciazioni delle libertà civili e politiche fu anteposta la concreta realizzazione dei diritti sociali ed economici che danno senso e contenuto ai primi. Alla libertà individuale fu anteposta la libertà del Popolo senza la quale non esistono libertà individuali.
Furono difesi i legittimi interessi nazionali, furono difese le idee e la religione, e fu guerra di Spagna. Fu redenzione dei miseri contro la schiavitù millenaria, e fu guerra in Abissinia. Altri Popoli furono accomunati in un comune destino nel nome del Fascio Littorio.
Fu difesa l’integrità territoriale, l’indipendenza politica e la sovranità monetaria ed economica dello Stato.
Furono commessi errori anche gravi come l’inutile infamia delle leggi di discriminazione razziale, ma gli ebrei furono difesi in Italia e all’estero dagli stessi Comandi militari e civili fascisti. Ancora oggi lo testimoniano gli storici israeliani come per esempio Leon Poliakov o Selah Menachem.
Poi fu guerra mondiale provocata e voluta dalle cosiddette demomassoplutocrazie occidentali per distruggere il modello economico e sociale fascista e la sua sovranità monetaria. Con la vergognosa resa incondizionata (non armistizio) sembrò essere la fine della Patria ma uomini in piedi la difendono ancora.
Il Fascismo fu sconfitto sul campo di battaglia e la vittoria fu del nemico esterno e dei nemici interni che tradirono volgarmente. Fino alla oscenità di Piazzale Loreto.
La sconfitta sul campo di battaglia non è però la sconfitta delle idee e sono 100 anni che si parla di Fascismo e se ne parlerà sempre proprio per le idee che esso propugna.
Facciamo paura? Si, facciamo paura ai traditori, agli speculatori, al capitalismo di rapina, ai cosiddetti globalisti di oggi, agli sfruttatori del lavoro altrui, ai nemici dei poveri. Facciamo paura a chi ci vuole servi e asserviti. Facciamo paura ai centri non più occulti della finanza internazionale. Facciamo paura ai mondialisti, a coloro che vorrebbero distruggere la nostra identità e la nostra dignità. Facciamo paura a chi vorrebbe privarci del nostro passato e del nostro futuro.
Facciamo paura alla destra reazionaria e a quella borghesia che antepone i suoi egoistici interessi agli interessi nazionali e alle ragioni del lavoro, creando ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Facciamo paura a coloro che in esecuzione di un perverso disegno criminoso vorrebbero, attraverso l’importazione di masse di clandestini, distruggere definitivamente ogni minimo criterio di socialità, di identità e di sicurezza, sostituendo al lavoro la schiavitù.
Siamo pochi o siamo tanti? Non importa. Quel che importa sono le idee e ciò che attraverso di esse si vuole realizzare. E il filo riconduce a Piazza San Sepolcro all’ora del Vespro.
Il futuro ci appartiene. Veniamo da lontano e andremo lontano.
Noi abbiamo ancora una Bandiera da spiegare al vento e una canzone da cantare al sole, e il Crocefisso precederà sempre i Labari delle nostre legioni.
AUGUSTO SINAGRA