Contrordine ragazzi: le scie chimiche esistono, e sono utili, anzi utilissime.
Hanno deriso per anni tutti quelli che parlavano di scie chimiche, e ora Harvard ne ammette l'esistenza?
Se si possono spruzzare scie chimiche per raffreddare il clima, chi ci
dice che non le abbiano spruzzate prima per far alzare la temperatura?
Fino allo scorso anno il progetto prevedeva il rilascio di solfati, che
assieme all’ossigeno e all’acqua presenti in sospensione nella
stratosfera, si sarebbero combinati assieme per realizzare niente meno
che acido solforico in sospensione; un vero incubo per le relazioni
pubbliche, dover spiegare che per combattere il global warming dovevamo
accettare di spargere acido solforico in atmosfera!
Così ora la
scelta di ripiego del progetto è di prevedere una prima fase esplorativa
in cui verrà rilasciato innocuo vapore acqueo, ma è già stabilito che
dal 2022 si provvederà ad irrorare Ossido d’Alluminio, cioè l’Allumina
....
Ufficializzazione della geoingegneria
All'interno nel
TG2 delle ore 13:00 del 27-03-2017 è stato mandato in onda un servizio
paradossale ma che conferma ciò che oramai tutti sanno e osservano da
tempo.
Anche se alla notizia è stata data una piega futuristica (ma
non troppo), ora possiamo asserire con assoluta certezza che queste
operazioni vanno avanti da tantissimi anni, come confermano le
innumerevoli documentazioni ufficiali e ufficiose, da noi riportate
quotidianamente, portando con loro inevitabili catastrofi climatiche,
non che inquinamento di aria acqua terra e esseri viventi, un vero e
proprio genocidio di massa, al quale noi siamo spettatori paganti.
È ORA DI SVEGLIARVI O DORMIRETE PER SEMPRE!!!
Il video stranamente non è più presente in elenco Rai,
ma noi lo abbiamo prontamente salvato:
- UFFICIALIZZAZIONE DELLA GEOINGEGNERIA NEL TG:
la notizia viene espressa più o meno in questi termini:
"Un team di ricercatori dell’università di Harvard, nel giro di poche
settimane lancerà l’esperimento di geoingegneria più vasto mai
realizzato sul Pianeta, con l’obiettivo di studiarne l’applicabilità e
le ricadute sul riscaldamento globale (che non esiste - n.d.r.). Il
progetto ha un budget di 20 milioni di dollari e prevede test con la
dispersione nella stratosfera prima di acqua e poi di particelle di
carbonato di calcio (vedi i riscontri su Tanker enemy). Ulteriori test
potrebbero prevedere l’impiego di ossido di alluminio e derivati del
carbonio (vedi riscontri su Tanker enemy).
Il team di Harvard,
inoltre, chiede che l’1% dei fondi destinati oggi alle misure di
mitigazione dei cambiamenti climatici (che sono un'invenzione) venga
stornato a vantaggio della geoingegneria. Il programma è già in corso da
una ventina di anni almeno e sono coinvolti i velivoli commerciali.
Avevamo previsto quanto ora si verifica con largo anticipo. Era
prevedibile che finisse così: non potendo oltremodo nascondere il
crimine, lo legalizzano.
fonte:
tankerenemy.com -
https://goo.gl/95xrTb
Vale la pena investigare scientificamente e scie chimiche? E se ne vale la pena, come va eseguita tale investigazione?
In questo articolo cercherò di rispondere a queste domande.
Come
forse non tutti sanno, nel corso degli ultimi anni la questione delle
scie chimiche è arrivata in Parlamento. Non solo in quello Italiano, ma
anche in quello Europeo, nel Parlamento Greco e nel Consiglio Regionale
della Sardegna [1], [2], [3].
Qualche giorno fa ho letto il testo
dell’interrogazione parlamentare sulle scie chimiche presentata dal
Senatore Nieddu il 13 giugno 2006 e la relativa risposta del Ministro
Pecoraro Scanio del 13 Novembre 2006 [4].
In tale interrogazione
il senatore Nieddu dice, riassumendo, che sui cieli della Sardegna sono
state notate da parte della popolazione residente, creando una forte
preoccupazione, scie conseguenti ad un intenso traffico di aerei non
identificati i quali percorrono rotte non convenzionali. Queste scie,
ricorda il senatore, generano una sorta di reticolati, che non si
dissipano subito ma che si allargano e lentamente si espandono formando
un manto nuvoloso.
Come ha risposto il Ministro Pecoraro Scanio a
tale interrogazione? il Ministro dice, in sintesi, che dall’esame della
letteratura specifica e dal contenuto dei siti specializzati non è
possibile dimostrare l’esistenza delle scie chimiche. Il ministro
ricorda che tali siti in particolare risultano carenti da un punto di
vista scientifico. L’interpretazione più plausibile del fenomeno,
conclude, e che i presunti episodi di scie chimiche siano in realtà
comuni scie di condensazione che sono durate più a lungo ed hanno
assunto forma peculiare per effetto delle condizioni metrologiche.*
Vediamo di discutere questa risposta.
Il
concetto di fondo di tale risposta è che l’esistenza delle scie
chimiche non può essere dimostrata in base all’esame della letteratura
di riferimento.
Per comprendere tale
concetto, dobbiamo avere chiaro come si fa a dimostrare un fenomeno in
ambito scientifico. Un fenomeno dimostrato scientificamente e' un
fenomeno descritto da uno o più ricercatori, la cui descrizione è stata
esaminata e ritenuta corretta da altri ricercatori esperti della
materia. Di norma tale processo avviene con la pubblicazione dei
risultati della ricerca su un giornale scientifico. Un ricercatore
raccoglie dei dati e li riassume in un articolo che propone a una
rivista scientifica. L’editor della rivista valuta in primo luogo se
l’articolo è idoneo per quella rivista. Se lo ritiene idoneo, lo invia a
2 o 3 esperti della materia che, anonimamente (in certi casi solo se lo
desiderano) e senza essere pagati, giudicano il lavoro. Questi esperti,
o referee, evidenziano errori, incongruenze ed esprimono alla fine un
giudizio di idoneità o meno per la pubblicazione, suggerendo talvolta
ulteriori esperimenti o prove da fare per validare il risultato proposto
dal ricercatore.
Un ricercatore, tuttavia, può
decidere di pubblicare i propri risultati o le proprie teorie su un
libro o anche su un sito internet, senza passare per una rivista
scientifica. Se le teorie del ricercatore risultano fondate, forti e
inconfutabili, la comunità scientifica le accetterà. Si veda il caso del
matematico russo Grigory Perelman che ignorando le più prestigiose
riviste del settore, aveva preferito presentare su Internet la sua
soluzione alla congettura di Poincarè, uno dei problemi matematici più
difficili che da cent’anni resisteva a qualsiasi tentativo di soluzione
[5].
D'altro canto, un articolo pubblicato su una
rivista con referaggio non implica che esso sia un dogma. E' successo
che un articolo sia stato “ritirato” dopo la pubblicazione su una
prestigiosa rivista scientifica perché un lettore attento si era accorto
di incongruenze nella ricerca.
Ad ogni modo, una pubblicazione su una rivista scientifica con referaggio ha il suo indiscutibile peso.
Quindi,
riguardo alla carenza scientifica, intesa come assenza di pubblicazioni
con articoli sottoposti a referaggio, il Ministro ha ragione: gli
articoli pubblicati sui siti specializzati in scie chimiche non
subiscono il processo di referaggio anonimo testé descritto, e nelle
riviste scientifiche dove gli articoli sono invece sottoposti a tale
referaggio, non troviamo lavori che descrivono il fenomeno delle scie
chimiche. Se ad esempio mettiamo la parola chemtrails (scie chimiche in
lingua inglese) nel motore di ricerca della banca dati scientifica
PubMed [6] non troviamo nessuna entry, a differenza della parola
contrails (scie di condensa) che riporta tre articoli sull'argomento. Se
ripetiamo la stessa ricerca nella banca dati Web Of Science [7]
troviamo una entry per la parola chemtrails, un articolo dal titolo
“Chemtrails conspiracy” [8], e 206 entries per contrails.
Tuttavia,
il fatto che un fenomeno non sia ancora stato descritto in un giornale
scientifico non significa assolutamente che quel fenomeno non sia reale.
Può essere che nessuno abbia tentato di dimostrarlo o può essere che
qualcuno lo abbia dimostrato ma non abbia presentato tale dimostrazione
ad alcun giornale (vedi il caso del matematico russo).
Di
conseguenza, la mancanza di pubblicazioni scientifiche sulle scie
chimiche non implica affatto che esse non esistano. A conferma di ciò,
il Ministro dice che l'esistenza delle scie non può essere dimostrata,
non che esse non esistano.
Risulta quindi chiaro che nella
questione scie chimiche il problema di fondo è quello di dimostrare
scientificamente che le scie chimiche esistono. Produrre cioè delle
prove che vengano accettate dalla comunità scientifica.
Nella
risposta del Ministro, comunque, non si considera la possibilità che lo
Stato si prenda l'onere di dimostrare se le scie chimiche esistano o
meno.
Come mai? Da cosa dipende questa scelta?
Il
decidere se investigare scientificamente o meno sul fenomeno scie
chimiche dipende essenzialmente, come per ogni scelta, da una
valutazione del rapporto rischi/benefici che tale scelta comporta.
Nel
caso delle scie chimiche, l'effettuare ricerche scientifiche vuol dire
rischiare di spendere soldi e tempo per niente nel caso si dimostri che
le scie chimiche non esistano, ma vuol dire anche “salvare” popolazione e
pianeta nel caso le scie chimiche esistano. Se vogliamo, possiamo
considerare anche un altro elemento da aggiungere ai rischi che
l'investigazione comporta: investigare su un argomento come le scie
chimiche vuole dire andare incontro a scherno e derisione, e a possibile
perdita di credibilità e di status, visto lo scenario da fantascienza,
difficilmente accettabile, che la teoria delle scie chimiche prospetta.
Non
effettuare ricerche scientifiche sulle scie chimiche vuole dire invece
rischiare di non fare nulla per bloccare il lento avvelenamento della
popolazione e lo sconvolgimento climatico prospettati dalla teoria delle
scie chimiche, nel caso in cui le scie chimiche esistano davvero, ma
vuol dire anche non “buttare via” soldi e tempo ed evitare di fare una
pessima figura nel caso che le scie chimiche non esistano.
La relazione rischi-benefici/investigazione-non investigazione è riassunta nella seguente figura.
Ora,
il rischio di non fare niente per tutelare la salute del pianeta e
della popolazione è ovviamente un rischio terribile. Il rapporto rischio
beneficio è quindi molto più alto nella scelta di non effettuare
indagini scientifiche.
Tuttavia tale rischio non ha pesato nella scelta del Ministero** . Perché?
Evidentemente
perché la possibilità che le scie chimiche esistano è stata ritenuta
una non-possibilità o una eventualità remotissima. Se escludiamo che le
scie chimiche possano esistere, azzeriamo istantaneamente il rischio
principale, e così la scelta è presto fatta.
Ma tale assunzione è giusta? Siamo sicuri che le scie chimiche non esistano?
Al
momento quello che sappiamo è che nessuno ha pubblicato su giornali
scientifici prove della loro esistenza, che è altra cosa. Quindi, a mio
avviso, non possiamo escludere la possibilità che le scie chimiche
esistano. E se non possiamo escludere tale possibilità, decidendo di non
investigare sulle scie chimiche ci assumiamo un rischio molto alto.
In base a queste considerazioni, la cosa a mio avviso più giusta da fare è quindi investigare.
Per
questo motivo, molte persone nel mondo hanno deciso di investire un po'
del loro tempo libero e qualche soldino per verificare se c'è qualcosa
di vero nella teoria delle scie chimiche.
Vediamo ora di discutere come andrebbe effettuata la ricerca scientifica sulle scie chimiche.
E'
già stato raccolto molto materiale che proverebbe l'esistenza delle
scie chimiche e altro ne può essere raccolto se il fenomeno continuerà.
Come dovrebbe essere utilizzato tale materiale?
Alla
luce di quanto detto sin'ora, risulta chiaro che pubblicare indagini
scientifiche senza che esse siano sottoposte a referaggio, anche se
serie e ben fondate, non produrrà risultati utilizzabili in sede di
confronto politico. Come abbiamo visto, in sede governativa contano le
pubblicazioni scientifiche.
Bisogna anche considerare
che una indagine pubblicata su una rivista scientifica non deve più
essere dimostrata. Ha già superato questo passaggio, che spesso non è un
passaggio indolore. Una indagine senza referaggio deve invece essere
necessariamente giudicata, e non sappiamo quale sarà il giudizio.
Utilizzare quindi in un ipotetico confronto sull'esistenza delle scie
chimiche una prova che potrebbe essere ritenuta non valida, è un
rischio.
Infine, proporre una ricerca ai referee
presenta ulteriori vantaggi: permette di riconoscere eventuali errori di
cui non si era tenuto conto e di ricevere importanti consigli.
Quindi,
se riteniamo di avere prove che dimostrino la veridicità della teoria
delle scie chimiche e vogliamo che la questione sia presa in
considerazione a livello politico, è necessario che le nostre ricerche
vengano pubblicate in riviste scientifiche sottoposte a referaggio
anonimo. In questo modo esse assumeranno un aspetto che le renderà
ancora più forti: l'ufficialità.
Tali ricerche dovranno
presentare dati relativi ad osservazioni di fenomeni anomali nelle
scie, aerei, nuvole, acqua piovane, terreni, ed essere condotte con
metodo (osservazioni ripetute, controlli positivi e negativi, analisi
della letteratura del settore). Alcune riviste a cui inviare manoscritti
relativi a prove della esistenza delle scie chimiche potrebbero essere
ad esempio: Journal of Aircraft, The international Journal of
Meteorology, Journal of Climate, Journal of the Atmospheric Sciences.
Un'impresa impossibile? Forse, ma bisogna tentare.
Vediamo infine a cosa può portare questa investigazione scientifica.
Le
ricerche potrebbero anche non portare a niente. Potrebbe risultare
impossibile dimostrare scientificamente l'esistenza delle scie chimiche e
si rimarrebbe nel dubbio per sempre.
Oppure,
potrebbe venir dimostrato che ci sono aerei che passano sulle città
spargendo porcherie di tipo chimico-biologico. Immagino che a quel punto
verrebbero presentate nuove interrogazioni parlamentari, questa volta
ricche di pubblicazioni scientifiche referate. Lo Stato si renderebbe
conto dell'operazione di irrorazione in atto e, ovviamente, la
bloccherebbe, impedendo con ogni mezzo agli aerei chimici di sorvolare
le irrorare e città. Immagino che verrebbero anche tirate le orecchie a
spruzzatori e mandanti.
Se
invece venisse dimostrato che le scie chimiche non esistono, non
succederebbe proprio niente di male. Anzi, per quel che mi riguarda,
durante le ricerche sulle scie chimiche ho imparato tante cose
interessanti su argomenti complessi e affascinanti come nuvole, aerei,
fenomeni atmosferici, per cui se anche si dimostrasse la non esistenza
delle scie, io avrei comunque guadagnato qualcosa in termini di nuove
conoscenze.
Per
concludere, è importante, per il bene di tutti, investigare
scientificamente sulle scie chimiche allo scopo di verificare se esse
esistono. Se verrà dimostrato che le scie chimiche esistono, i risultati
delle ricerche andranno pubblicati su riviste scientifiche sottoposte a
referaggio, affinché tali risultati possano essere utilizzati in sede
politica come prove degli avvenuti sorvoli chimici .
Un’interrogazione
parlamentare che riporti dati di anomalie nei cieli pubblicati su
riviste scientifiche nazionali o internazionali sottoposte a referaggio
anonimo non potrebbe, necessariamente, ricevere la stessa risposta che
ha avuto la lodevole interrogazione del senatore Nieddu.
*Il
Comitato regionale di sensibilizzazione sulle scie chimiche di Nuoro
(http://www.sciesardegna.it/) ha pubblicato una replica alla risposta
del Ministro (http://www.sciesardegna.it/docs/061124rispcom.pdf).
**Anche
la risposta della Commissione Europea all'interrogazione scritta di
Erik Meijer (GUE/NGL) non prevede interventi per verificare se le scie
chimiche esistono [2].
Bibliografia[1]
Perché tanti interventi istituzionali, politici e mediatici, italiani ed
europei sulle Scie Chimiche
aeree?[2]http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2007-2455+0+DOC+XML+V0//IT[3]
http://sciechimiche-zret.blogspot.com/2007/08/unione-europea-interrogazione.html[4]
http://www.sciesardegna.it/docs/060613iparl.pdf[5]
http://www2.polito.it/didattica/polymath/htmlS/info/NOTIZIE/Perelman/Perelman.htm[6]
http://www.pubmed.org/[7] http://scientific.thomson.com/products/wos[8]
Hanson D. Chemtrails conspiracy (2005). Chemical & Engineering
News. 83 (15), 64-64 . N.B. Questo articolo non risulta presente nel
database della rivista Chemical & Engineering News. Nella rivista, a
firma Hanson D, sono presenti vari articoli ma non l'articolo citato da
Web Of Science.
Fonte: http://sciemilano.blogspot.com/
I terremoti artificiali secondo l’ingegner Pierre Grésillaud
Iterremoti artificiali
Nell’
articolo “Armes sismiques, l’hypothese de codas”, pubblicato
sull’edizione francese di Nexus, l’ingegnere Pierre Grésillaud si chiede
se l’uomo sia capace di causare dei terremoti su bersagli precisi. Pur
non addivenendo a conclusioni apodittiche, l’autore ritiene che alquanti
sismi di questi ultimi decenni possano essere di matrice artificiale.
Grésillaud
scrive: ” Già nel 1988, gli Armeni si interrogarono sulle cause del
terribile sommovimento tellurico che devastò Erevan, capitale
dell’Armenia, allorché quel paese, che apparteneva ancora all’U.R.S.S.
conobbe delle tensioni con Mosca, in un periodo in cui i Sovietici
compivano operazioni militari.
Terremoti Artificiali –
Tutti ricordano anche il catastrofico evento tettonico di Sumatra del 26
dicembre 2004: l’energia sprigionatasi generò un enorme tsunami; anche
allora si sospettò una genesi non naturale. Infatti un precedente
terremoto di magnitudo Richter pari ad 8, occorse sull’altro lato della
faglia appartenente alla placca neo-zelandese, non distante dalle Isole
Macquerie, il 23 dicembre 2004. Stranamente, il fenomeno passò
inosservato agli occhi dei sismologhi che lo considerarono una mera
coincidenza temporale. L’anno precedente, il 26 dicembre 2003, si era
verificato il distruttivo sisma di Bam, in Iran, di magnitudo, 6,5, il
cui ipocentro ebbe la malvagia idea di trovarsi 3 km sotto la città.
Bisogna
rammentare anche la terribile scossa che devastò una parte della
provincia cinese del Sichuan il 12 maggio 2008. Di magnitudo 8, causò
80.000 morti e stravolse totalmente i luoghi colpiti.
Indizi di un sisma artificiale sono i seguenti:
Vicinanza dell’epicentro a zone che non erano state mai interessate da sommovimenti di notevole magnitudo
Centri di ricerca sotterranei a qualche decina di chilometri (come a L’Aquila, n.d.t.)
Fenomeni atmosferici prima del sisma
Distribuzione asimmetrica delle repliche (scosse di assestamento) attorno all’epicentro e lungo la faglia principale
Anomalie rilevabili nei sistemi di misurazione relativi alla magnetometria ionosferica di H.A.A.R.P.
Il
sisma che colpì il Cile il 27 febbraio 2010, di magnitudo 8,8, era
stato preceduto da un terremoto 7,7 con epicentro a sud del Giappone,
nelle Isole Ryukyu, arcipelago dove è ubicata la base statunitense di
Okinawa”.
Fonte: Pierre Grésillaud, “Armes sismiques,
l’hypothese des codas”, in Nexus n.68, mai-juine, 2010 – Si ringrazia il
gentilissimo Dottor Gianni Ginatta per la segnalazione.