sabato 23 febbraio 2019

Bullismo!15enne aggredito da un bullo rischia la vista

Un ragazzo di 15 anni rischia di perdere la vista dopo aver subito un’aggressione da parte di un bullo, suo coetaneo, che lo ha preso a pugni rompendogli gli occhiali in faccia. Il ragazzo è stato avvicinato da due suoi coetanei e a un certo punto uno dei due lo ha colpito in volto con tale violenza da lasciarlo coperto di ferite: una maschera di sangue.
Nathaniel Dryden, originario di Shelton Lock, nel Derbyshire, ha rischiato di perdere la vista dopo l’attacco subito lo scorso 6 febbraio, che gli ha lasciato addosso tante cicatrici e che ha reso necessario il suo ricovero in ospedale.

L’aggressione a scuola

Il bullo lo ha colpito in faccia rompendogli gli occhiali senza nessun motivo apparente. Il pestaggio è stato anche ripreso in un filmato girato da alcuni studenti che erano presenti al fatto, video che poi è circolato anche sui social. Il 15enne Nathaniel Dryden non aveva detto né fatto nulla per provocare la reazione dei due ragazzini prepotenti che frequentano la sua stessa scuola, la Merrill Academy a Derby.
Paul Beedle, preside alla Merrill Academy, ha dichiarato: “Posso confermare che uno studente è rimasto ferito in seguito a un incidente isolato che ha coinvolto altri studenti. Questi incidenti sono rari nella scuola e i genitori sono stati informati immediatamente”. Anche la denuncia presso la polizia del Derbyshire è stata inoltrata subito, ma non ha portato ad alcun arresto.

Il ragazzo era stato preso di mira dai bulli

I dirigenti della scuola hanno anche presentato formale denuncia alla polizia. A quanto è emerso dalle indagini preliminari, poche settimane prima il giovane era stato sottoposto ad un altro terrificante assalto quando è stato ripetutamente preso a pugni senza motivo da un altro bullo.
Il primo attacco è stato messo in atto il 23 gennaio, quando un ragazzo ha cominciato a prendere a pugni Nathaniel più volte senza motivo. L’alunno violento è stato sospeso per un breve periodo di tempo.
Poi il sei febbraio è avvenuto il secondo attacco. Stavolta i bulli hanno trovato una scusa per parlare con la vittima, chiedendogli cosa pensava della fidanzata di un altro ragazzo. Il pretesto è bastato per aggredirlo brutalmente e farlo finire in ospedale, anche se lui non aveva espresso alcun giudizio sulla coetanea.
Nathaniel Dryden,, would like to to say a massive thank you to the whole school community, for his all his cards and lovely gifts , he is feeling so much better and can't wait to get back to school. pic.twitter.com/bXPK9xZOiA

”Nessun padre vorrebbe vedere il figlio ridotto così

“Gli hanno rotto gli occhiali e questo gli ha causato gravi lesioni facciali”, ha raccontato il padre della vittima, Mick Dryden, infermiere professionista, che ha pure confessato di temere che suo figlio resti psicologicamente traumatizzato per tutta la vita.
“Ho paura che non riesca a superare l’impatto psicologico del bullismo. Ha detto: “È estremamente fortunato a non essere rimasto cieco. Ho il cuore spezzato per quello che è successo. Nessun padre vorrebbe mai vedere il figlio così. E’ stato molto traumatico. Ero senza parole. E’ stato un attacco malvagio. A mia moglie era stato anche inviato un video del primo attacco, è stato ampiamente condiviso. Penso che dovremmo iniziare a cercare una nuova scuola per far proseguire gli studi a Nathaniel”.

Degrado e bivacco a Bologna: gli immigrati vivono tra rifiuti, pecore e galline






Una trentina di migranti vivono con alcuni animali in una palazzina di Bologna in pessime condizioni igieniche e di sicurezza
Pina Francone - Ven, 22/02/2019 - 18:00
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Una trentina di immigrati africani vivono nella sporcizia con alcuni animali - tre pecore, una capra e delle galline - in uno stabile di Bologna in pessime condizioni igieniche e di sicurezza.



Una grave situazione di assoluto degrado scoperta dai carabinieri felsinei in seguito a un blitz in una struttura in via Stalingrado, periferia nord del capoluogo emiliano.

Nel corso dell'operazione, 32enne originario del Gambia è stato arrestato dai militari impegnati sul campo: l'extracomunitario era già destinatario di un ordine di carcerazione emesso dall'ufficio esecuzioni penali per reati legati allo spaccio di droga. Inoltre, gli uomini dell'Arma hanno individuato anche un 28enne senegalese poi denunciato per non aver ottemperato ad un ordine di espulsione firmato dal Questore di Bologna.

I carabinieri hanno poi riscontrato che il cortile è pieno zeppo di rifiuti, oltre a copertoni, auto e furgoni in disuso, lavatrici, altri elettrodomestici e anche bidoni in ferro arrugginiti. In una stanza, però, un televisore da 55 pollici di ultimissima generazione, un impianto stereo e anche numerosi altri dispositivi elettronici.

Sempre nel cortile sono state trovate diverse biciclette dalla provenienza sospetta e alcune vecchie cabine che, con ogni probabilità, vengono utilizzate come latrine, visto che i servizi igienici sono inesistenti nell'edificio.

Rockefeller aveva un’idea molto personale sull’educazione dei figli


Mario Haussmann

L’imbroglione “Bill” Rockefeller aveva un’idea molto personale sull’educazione dei figli e sul modo per formarli alla vita. Egli una volta dichiarò: «Io imbroglio i miei figli dove e come posso. Io faccio affari con i ragazzi, li frego e li picchio ogni volta che ne ho l’occasione». Egli giocava con i figli, invitandoli a lanciarsi dall’alto e raccogliendoli tra le sue forti braccia. Una volta, giocando questo gioco con il piccolo John Davison egli improvvisamente si scansò, lasciando cadere il figlio rovinosamente a terra. Quando il piccolo, in lacrime, gli chiese perché lo avesse fatto, egli rispose: «Per insegnarti una cosa importante, figlio mio! Così impari a non fidarti di nessuno, nemmeno di tuo padre».


John D. Rockefeller (1839-1937) divenne il rampollo più scaltro di suo padre. Assieme a suo fratello William e ad alcuni altri soci fondò nel 1870 una compagnia petrolifera, la famigerata Standard Oil, che nel 1873 produceva già un milione di barili l’anno. Essa si distingueva dalle altre poiché integrava in sé tutto l’indotto relativo al petrolio, occupandosi dell’estrazione, del trasporto, della raffinazione e della commercializzazione. Con metodi da far invidia ai mafiosi più incalliti, la compagnia ben presto si sbarazzò della concorrenza, assorbendola o distruggendola. A Cleveland, nell’Ohio, Rockefeller comperò in sole 6 settimane 22 raffinerie su 26 esistenti, estromettendone completamente i vecchi proprietari. Velocemente ebbe il monopolio sui prodotti petroliferi e la compagnia divenne così la base del successivo impero finanziario.
John D. Rockefeller utilizzò conseguentemente i sistemi di management e le strategie d’affari adottate dai Rothschild da decenni, il cui tratto saliente è la segretezza. Egli non cambiava il nome alle aziende acquisite, negando che appartenessero al suo impero. Utilizzò conti segreti e fondi neri, nomi fittizi e marchi di facciata, accordi segreti e politici corrotti per celare i maneggi della Standard Oil. Aggirare le leggi divenne per quest’impresa la prassi normale. Ben presto Rockefeller venne chiamato “la piovra del petrolio” e all’età di 39 anni egli possedeva già tutto il mercato petrolifero americano.
Gli accordi segreti con i trasportatori e la sua pratica sistematica di corru-zione gli procurarono il vantaggio necessario per eliminare la concorrenza. Questi suoi complotti rovinarono non solo i petrolieri e i raffinatori, ma anche vari settori del trasporto, comprese intere linee ferroviarie. I licenziamenti in massa e gli abbassamenti dei salari conseguenti provocarono uno sciopero generale del settore, che sfociò in varie sommosse durante le quali furono incendiati vagoni, locomotive ed edifici. Rockefeller fece terminare lo sciopero facendo intervenire l’esercito che uccise decine di scioperanti. Egli, intanto, approfittò dell’improvviso calo del valore delle azioni ferro-viarie per acquisire il controllo delle ferrovie stesse, comperandole.

Tutta la storia dell’ascesa di John D. Rockefeller a magnate dell’alta finanza e della costruzione del suo impero economico e politico è contrassegnata dalla disonestà, dalla segretezza, dai metodi infami e dalla violenza.
Emblematico è un fatto avvenuto nel 1914. Rockefeller era divenuto proprietario delle grandi miniere di carbone del Colorado. Nell’era dello sviluppo delle industrie il carbone era la forma di energia più utilizzata. In queste miniere le condizioni di lavoro erano pessime, la sicurezza inesistente e il tasso di mortalità sul lavoro nelle miniere di Rockefeller era il doppio della media nazionale. Nel 1913 i minatori scioperarono. In conseguenza allo sciopero molte famiglie di minatori vennero sloggiate dalle case in cui abitavano, di proprietà della compagnia mineraria. Lo sciopero durò molti mesi e i minatori privi di casa si accamparono con le loro famiglie su un terreno che non era di proprietà della compagnia. Il 20 aprile 1914 un commando di guardie private, assoldate da Rockefeller, circondò l’accampamento e gli diede fuoco sparando all’impazzata. Morirono decine di persone, soprattutto donne e bambini. Nei giorni seguenti i leader dello sciopero furono sequestrati e assassinati.
Per la cronaca, ciò pose fine allo sciopero, e Rockefeller poté dedicarsi di nuovo indisturbato ai suoi business. Per quello che divenne famoso come il “massacro di Ludlow” nessuno venne mai punito.

Legnano, Gang Di Immigrati Massacra Ragazzino Italiano: Notizia Censurata



Legnano, gang di immigrati massacra
Ragazzino italiano: notizia censurata

Lo hanno costretto a scendere dal bus, poi lo hanno trascinato in un boschetto, dove lo hanno massacrato di botte: in tre, forse in quattro, contro uno.
Lo hanno costretto a spogliarsi della felpa di marca e delle scarpe griffate, lasciandolo solo con i pantaloni, all’interno del quale il ragazzino 14enne, vittima della gang di extracomunitari, aveva nascosto per sua fortuna il telefonino, con il quale ha chiamato il padre.


E’ accaduto nel quartiere Mazzafame, a Lecco, dove lo studente è stato costretto a scendere dal gruppo di immigrati.
Gli inquirenti “stanno scandagliando una dopo l’altra le telecamere di videosorveglianza della zona dove sarebbe avvenuto il fatto, alla ricerca di frame che possano metterli sulle tracce dei malviventi rapinatori e al ragazzo per ora non sono state mostrate foto segnaletiche del branco, formato da tre ragazzi di colore, probabilmente extracomunitari, e da un italiano”.

Ecco come riducono le città. Il Migrante impazzisce, atti osceni e poi l’attacco alle Donne








Ancora degrado a Roma.
Un migrante si è masturbato così liberamente e senza troppi problemi per strada.


A Roma un 19enne, originario del Mali, si è masturbato all’aperto davanti a una ragazza e ha picchiato il suo fidanzato. Poco prima aveva molestato un’altra donna. Questo l’esito tremendo di questa giornata.

Su il Giornale leggiamo che:

Qualche giorno fa un africano di 19 anni, originario del Mali e senza fissa dimora, ha molestato, nel quartiere Prati, due ragazze nel giro di pochi minuti. Verso le 21 una coppia di fidanzati parcheggia l’auto in viale Angelico e arriva con l’auto e, quando la ragazza scende per rientrare a casa, il maliano arriva all’improvviso alle sue spalle masturbandosi.

Il fidanzato interviene per bloccare l’aggressore che, prima di fuggire. lo colpisce al volto con un pugno. La coppia viene soccorsa da una volante del commissariato Trevi Campo Marzio che, poco dopo, ferma il giovane maliano che stava scappando.

Pochi dopo, si legge su Romatoday, un’altra ragazza si è avvicinata alla volante, raccontando quell’africano aveva molestato anche lei solo pochi minuti prima, mostrandole i genitali ed urlando frasi volgari. Le ragazze e il fidanzato di una delle due hanno sporto denuncia in commissariato e il 19enne è stato arrestato.

Davvero una violenza senza fine.

venerdì 22 febbraio 2019

Risorsa : Tira sassi alle gente !

4 h

ORE 06,55 GIARDINI DI ALESSANDRIA. ACCOMPAGNO MIA FIGLIA A PRENDERE IL TRAM PER VALENZA. ALLA FERMATA UN AFRICANO GRIDAVA E BATTEVA SULLA FERMATA CON UN SASSO DI DIMENSIONI DI UN POMPELMO. MI SONO AVVICINATO PER DISTRARLO DAI RAGAZZI CHE PRENDONO LA CORRIERA. PRENDE ALTRI DUE PIETRE E MI TIRA A DOSSO.

Risorsa: Piromane somalo!

Arrestato il piromane dei boschi. Ancora con l’accendino in mano. Non ci bastavano macellai con trolley, spacciatori, stupratori , rapinatori... ora anche piromani!!!!!

E’ un somalo. «Guardava le fiamme, rideva e diceva di non preoccuparsi»
I boschi dell’alta Val Chisone sono tornati a prendere fuoco dopo il tremendo autunno del 2017. Stavolta però i carabinieri hanno trovato la mano che ha scatenato le fiamme, perché hanno arrestato un somalo di 24 anni che si trovava nei pressi del punto di innesco. Le fiamme si sono sviluppate mercoledì sera, attorno alle 22, in località Gorge, nel Comune di Usseaux, poco dopo il bivio del Laux, sulla sinistra idrografica rispetto al corso del torrente Chisone, in una zona fortunatamente lontana dalle abitazioni. La superficie interessata dalle fiamme è stata di circa 2 ettari, con un fronte che si aggira sui 200 metri.
La striscia ardente non è passata inosservata, ad accorgersene è stata una ragazza che passava di lì per caso, come un volontario degli Aib che è arrivato poco dopo. Sono stati subito chiamati i soccorsi e i vigili del fuoco di Fenestrelle e le squadre Aib di Pragealto, Roure e Pinasca si sono messi prontamente all’opera, e hanno chiuso l’intervento verso le 2,30 di notte. Il vento ha spinto le fiamme a propagarsi velocemente, ma il fatto che il fondo fosse secco solo in superficie, mentre la terra fosse bagnata in profondità, ha evitato problemi peggiori e facilitato le operazioni di spegnimento.
Sul luogo sono intervenuti anche i carabinieri delle stazioni di Fenestrelle e Perosa Argentina che hanno arrestato un uomo di 24 anni: un clandestino senza fissa dimora, di nazionalità somala, identificato come autore del gesto. Il presunto piromane era già stato notato dalla ragazza sul luogo dell’incendio, mentre rideva e diceva di non preoccuparsi per quanto stava accadendo.
I carabinieri l’hanno trovato in possesso di un accendino privo del classico coperchio di sicurezza in acciaio e perciò l’hanno sottoposto a fermo di indiziato per il reato di incendio boschivo e accompagnato al carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino. Ma proseguono gli accertamenti da parte degli inquirenti.
Restano ancora da chiarire diversi aspetti, su tutti, cosa ci facesse il 24enne lì a quell’ora, senza un mezzo di trasporto. Pare che, da testimonianze di abitanti della Vallata, l’uomo stesse risalendo la strada a piedi. Nel pomeriggio, per esempio, c’è chi l’avrebbe visto camminare, lungo la strada, a Balma di Roure.