vi ricordate questo soggetto bella foto era quello che minacciava quella giornalista che avrebbe fatto uccidere chi parlava male dell'Islam e di Maometto
«Trasformerò la capitale in un faro dell’islam», fu il motto elettorale del socialista Ken Livingstone nel 2012. Forse non è stato completamente merito suo, ma si può dire tranquillamente che a oggi l’obiettivo è stato raggiunto con successo. La Gran Bretagna ha la terza maggior popolazione musulmana nell’Unione europea, dopo Francia e Germania. I musulmani hanno ormai superato, infatti, anche la soglia dei 4,1 milioni. Il paradigma di una tale crescita ha tre uscite: immigrazione, alto tasso di natalità e disinvoltura nella conversione all’islam. I musulmani si sono integrati nella società inglese semplicemente occupandola. Importando e imponendo costumi, usi e leggi la diffusione della sharia sembra inarrestabile. E Londra è lo specchio di questo scenario a cominciare dal suo sindaco.
L’Inghilterra è un Paese che si è rifatto il trucco per non migliorare. In viso infatti non ha semplicemente i segni del tempo, ma gli sfregi di una identità mortificata. E lo sfruttamento sessuale dei bambini britannici da parte di gang islamiche è solo una parte del problema. A prendersi la briga di spulciare le pagine di cronaca degli ultimi dodici mesi, è una nazione svilita quella che si incontra, incamminata verso il nulla che avanza.
A maggio quattro uomini sono andati a processo per aver stuprato una sedicenne colpevole di essere andata in un negozio di kebab per chiedere informazioni: in quattro, tra cui il proprietario del ristorante, l’hanno violentata a turno. E intanto si moltiplicano da Nord a Sud di Londra le famose «no-go-zone» per le donne, ora segnalate persino agli addetti della consegna postale, vista l’epidemia di «aggressioni da acido». È stato il laburista Stephen Timms a certificare che Londra vanta più sfregi da acido pro capite di qualsiasi altra città del mondo.
Nel 2016, tra ottobre e dicembre, il National Health Service, rivelava che c’erano stati 2.332 casi di mutilazione genitale femminile in Gran Bretagna. I rapporti ufficiali della sanità inglese per i mesi tra aprile e settembre 2017 ne hanno contati 4.503. La terribile pratica dell’infibulazione, che donne velate impongono alle loro figlie, con più o meno nove anni, è una realtà vivissima nell’Inghilterra multiculturale. E se da un lato la cronaca quotidianamente ha a che fare con arresti di uomini e donne che provano disperatamente a organizzare attentati terroristici, dall’altro c’è chi, come l’attore inglese Riz Ahmed, ritiene opportuno sollevare l’attenzione della sua gente avvertendo che «la mancanza di volti musulmani nella tv britannica sta alienando i giovani».
Il Dna di una nazione è stato violato e modificato, ed è così che anche le sue strade sono sempre meno visibilmente inglesi. È Londra probabilmente la capitale per eccellenza dove l’impronta islamica è più tangibile, e non solo per il sangue sui marciapiedi o considerati i distretti dove la guerriglia islamica dà meglio spettacolo. In Gran Bretagna l’islam abita i quartieri dell’alta borghesia, non le case popolari dove disoccupazione e spaccio di droga giocano la parte dei leoni. L’islam inglese veste firmato e compra attici.
Uno studio diffuso dalla Cbre azienda leader nel mondo nella gestione e commercializzazione, dai centri commerciali agli outlet, dai parchi divertimento alle location nei centri storici delle principali città ha certificato che solo nel 2015 (l’anno in cui si fermano le statistiche) il Medio Oriente ha investito 4,2 miliardi di sterline negli immobili commerciali di Londra. Per intenderci hanno comprato lo Shard London Bridge – il terzo grattacielo più alto d’Europa -, Harrod’s – il centro commerciale più glamour che c’è, il Claridge’s – l’hotel più lussuoso in città – e persino l’ex sede dell’ambasciata degli Stati Uniti. E intanto la Charity Commission, un ente di beneficenza, ha certificato che le fantomatiche «associazioni caritatevoli musulmane» hanno legami con il terrorismo islamico: 630 segnalazioni in tre anni.
Camminare per Londra, comunque, vuole dire inciampare in negozi d’abbigliamento, parrucchieri, ristoranti, farmacie, centri benessere arabi al 100%, a cominciare dall’insegna. Ma la presenza islamica è visibile anche, semplicemente, osservando come è stato deturpato il profilo di una città nelle presunte misure di sicurezza contro la violenza jihadista. Blocchi di cemento, metal detector all’ingresso di qualsiasi luogo pubblico, a cominciare dai parchi, sono un triste spettacolo. Per non parlare, poi, dei cartelli che fungono da monito, come l’ormai famoso: «Scappa, nasconditi, racconta». Il cambiamento è in atto, l’islamizzazione dell’Inghilterra continua con successo.
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