venerdì 25 ottobre 2019

L'immagine può contenere: 1 personaLe moschee non sono luoghi di culto come le sinagoghe e le chiese, ma delle roccaforti per indottrinare i fedeli, aggregare i militanti, conquistare il territorio, sottomettere le popolazioni all’islam
Cari amici, in Italia si consente la costruzione di sempre più nuove moschee nonostante l’islam non sia una religione riconosciuta dallo Stato. Così come si consente il finanziamento delle moschee da parte di Stati, come l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia, che praticano un islam radicale e promuovono l’islamizzazione dell’intera umanità facendo leva sulle moschee.
Ieri alcuni organi d’informazione hanno riproposto la notizia del finanziamento di circa 25 milioni di euro da parte del Qatar per la costruzione o l’ammodernamento di una quarantina di moschee in Italia. La notizia era stata data in un’intervista alla “Stampa” del 3 maggio 2016 da Izzedin Elzir, all’epoca Segretario nazionale dell’Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia), che disse:
“Sì. Abbiamo un grande problema di finanziamenti, abbiamo un grande bisogno di soldi. In gran parte andiamo avanti con l’autotassazione dei fedeli in Italia. Si tolgono il cibo di bocca per finanziare la moschea. In questi ultimi tre anni grazie al direttivo dell’Ucoii è stato fatto un lavoro di raccolta fondi molto valido con il Qatar che ci ha consentito di procurarci 25 milioni di euro. Sono soldi del Qatar charity, non del Qatar Foundation che invece fa investimenti per lo Stato del Qatar come quelli in Sardegna. Io ho rapporti con persone che vogliono donare, la Qatar charity garantisce trasparenza, tracciabilità tra chi dona e chi riceve”.
Successivamente Christian Chesnot e Georges Malbrunot, autori del libro-inchiesta «Qatar Charity», hanno dettagliato la destinazione di questi 25 milioni di dollari, ripartiti tra varie moschee in tutt’Italia, in particolare in Sicilia. Il libro conferma che il Qatar è il principale finanziatore dei Fratelli Musulmani, movimento estremista islamico nato in Egitto nel 1928 e a cui si rifà ideologicamente l’Ucoii in Italia.
Cari amici, nel mio nuovo libro “Stop islam” ho evidenziato che le moschee non sono luoghi di culto come le sinagoghe e le chiese ma delle roccaforti per indottrinare i fedeli, aggregare i militanti, conquistare il territorio, sottomettere le popolazioni all’islam. Nel 1988 l’attuale Presidente turco Erdogan fu imprigionato per aver decantato pubblicamente i versi del poeta Ziya Gokalp: «Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati». In Tunisia Il 27 giugno 2015 il governo ha deciso di chiudere 80 moschee perché «promuovono il terrorismo». La battaglia finale con cui l’esercito egiziano stroncò le milizie dei Fratelli Musulmani dopo l’esautoramento del Presidente Mohammad Morsi a loro affiliato, si svolse il 14 agosto 2013 all’interno della Moschea Raba’a al-Adaweyya al Cairo, trasformata in un arsenale con i miliziani armati al suo interno e i cecchini islamici che sparavano dall’alto del minareto, culminando nella strage di circa 2500 persone.
Ecco perché le moschee violano il nostro Stato di diritto sfruttando il principio della libertà di culto. Ecco perché, nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, noi abbiamo da un lato il dovere di salvaguardare la nostra civiltà della vita, dignità e libertà, dall’altro il diritto di dire la verità in libertà sull’islam come religione, di mettere fuori legge l’islam come religione perché è del tutto incompatibile con le nostre leggi laiche, con le regole della civile convivenza, con i valori che sostanziano la nostra civiltà. Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo.


I Giovani Musulmani d'Italia in collaborazione con l’Università CATTOLICA si stanno occupando di stilare un report sui discorsi d’odio di ordine islamofobico online, che verrà presentato all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali.
Per la buona riuscita del progetto chiedono di prestare attenzione ai contenuti web da ottobre 2019 a dicembre 2019, e inviare a chi si occupa del report screenshot sempre allegati al link di: siti, profili islamofobici, video, giornali islamofobi, meme, pagine FB, profili personali, politici, commenti, ecc.. dove spesso e i musulmani sono vittima di un linguaggio e una narrazione inappropriati che passano impuniti.

Questo gruppo si occupa di Islam ma posso dire con certezza che non siamo islamofobi, non siamo cioè affetti da una irrazionale e incontrollata paura degli islamici. In questo gruppo si analizzano le situazioni socio culturali nei paesi islamici, come ad esempio la libertà di parola e di culto per i cristiani, ebrei, induisti, zoroastriani o atei nei paesi islamici come Arabia Saudita o Pakistan. Noi cerchiamo di informare sulla Sharia e sugli aspetti del Corano che non sono in linea con i principi democratici, non si può infatti nascondere che l'Islam sia una Teocrazia e che nei paesi a maggioranza musulmana vi siano troppo spesso conflitti e privazioni delle libertà personali, in particolare per le donne, gli omosessuali e gli infedeli.

Detto questo invito tutti a tener conto dei tempi difficili che viviamo riguardo alla censura e che offese e improperi non servono a nulla, il racconto della realtà è già sufficiente
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