venerdì 23 dicembre 2016

Terrorista Servito su un Piatto d'oro, senza documenti ...

Profugo terrorista: in Italia si lamentava del cibo, 6 carceri in quattro anni.
Emergono nuovi particolari sulla permanenza del profugo terrorista tunisino in Italia. Una protesta per ottenere lo status di rifugiato politico in quel di Lampedusa, con la distruzione del centro. Poi un altro per la qualità del cibo, ritenuta troppo scarsa nel centro di accoglienza Giovanna Romeo Sava di Belpasso, in provincia di Catania. È per questo motivo che Anis Amri, il tunisino, l’attentatore dello scorso lunedì a Berlino, è stato arrestato cinque anni fa dalle forze dell’ordine di Catania. In quell’occasione – era la notte tra il 22 e il 23 ottobre 2011 – il fancazzisti assieme a quattro connazionali picchia il custode e dà fuoco ad alcuni materassi della struttura, causando un incendio domato solo alcune ore dopo dai vigili del fuoco. Arrivava da Lampedusa, dove era sbarcato assieme a centinaia di altri giovani connazionali dopo la primavera araba. Lì aveva partecipato all’altra ‘rivolta’ di cui sopra.
Poi le esigenze religiose rispetto al cibo. Quando – a febbraio 2011 – è arrivato a Lampedusa, si è finto minorenne. Per questo motivo è stato trasferito nella struttura del Catanese dove ha passato alcuni mesi e ha iniziato un percorso scolastico. Interrotto dalla sommossa di quei giorni. Il centro di accoglienza di Belpasso è da questa mattina chiuso in silenzio stampa: a chi chiede informazioni, consigliano di mandare un fax.
Dall’hinterland etneo in poi, una serie di trasferimenti nei vari penitenziari isolani: prima il carcere catanese di piazza Lanza, per poco più di sei mesi, poi il trasferimento al Bodenza di Enna e, l’11 dicembre 2012, nel carcere di Sciacca. In base alla storia carceraria del tunisino, citata dall’agenzia giornalistica Ansa, resta lì per più di un anno. E viene accusato – il 28 maggio 2013 – di non trovarsi nel posto che gli era stato assegnato dall’amministrazione carceraria. Il 29 giugno, viene segnalato per intimidazione e sopraffazione dei compagni, il 17 ottobre per atteggiamenti offensivi. Il 31 gennaio 2014 arriva nel carcere di Agrigento: sarebbe stato segnalato – il 31 marzo e il 15 aprile – per disordini e sommosse, e poi – il 28 agosto – per intimidazioni. Quindi viene spostato – il 9 settembre – al carcere Pagliarelli di Palermo: qui sarebbe arrivata una ulteriore segnalazione, il 24 novembre, per inosservanza degli ordini. Resta al Pagliarelli per quattro mesi e il 10 gennaio 2015 è all’Ucciardone: il 16 gennaio e il 9 aprile viene accusato di atteggiamenti molesti nei confronti dei compagni.
La scarcerazione dall’Ucciardone arriva il 18 maggio 2015. Dopo quattro anni di carcere viene affidato all’ufficio immigrazione della questura di Palermo. A questo punto un altro trasferimento, l’ennesimo, stavolta nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Pian del lago, a Caltanissetta. Ma il meccanismo di rimpatrio s’inceppa. Alfano non lo espelle. Dalla Tunisia non arrivano i documenti, Anis Amri non viene rispedito a casa e di lui si perdono le tracce. Riappare in Germania mesi dopo. E poi uccide.


Milano, "ucciso l'attentatore di Berlino dopo una sparatoria con la polizia"

Milano, "ucciso l'attentatore di Berlino dopo una sparatoria con la polizia"
L'incubo del terrorismo islamico piomba sul nostro Paese: l'attentatore di Berlino era a Milano ed è stato ucciso dopo aver sparato a un agente di polizia durante un controllo. L'uomo ucciso dagli agenti, conferma il ministero degli Interni, è appunto il super-ricercato tunisino Anis Amri che con un tir ha ucciso dodici persone nel mercatino di Natale della capitale tedesca.
La sparatoria - La sparatoria è avvenuta intorno alle 3 di notte in piazza I Maggio, vicino alla stazione di Sesto San Giovanni. Secondo la prima ricostruzione della questura l'uomo, un magrebino che camminava a piedi, alla richiesta di mostrare i documenti ha estratto una pistola calibro 22 dallo zaino e ha sparato a due agenti di una volante che lo avevano fermato per un controllo, colpendone uno alla spalla. L'uomo ha urlato "Allah Akbar". I poliziotti hanno risposto al fuoco, uccidendolo. Il poliziotto colpito alla spalla, invece, non è grave ed è stato portato all'ospedale di Monza.
L'attentato e la fuga - La sera stessa dell'attentato, lunedì 19 dicembre, la polizia ferma un uomo che si rivelerà quello sbagliato, ma solo il giorno dopo. È un pakistano, identificato da un testimone. Vengono così perse 24 ore, preziosissime, durante le quali non viene detto che il vero sospettato è in fuga. I documenti che conducono a Amri vengono trovati martedì pomeriggio nel tir e solo mercoledì pomeriggio viene emesso un mandato di cattura valido per tutta l'area Schengen e sono resi noti il nome e cognome del tunisino, l'età e una sua fotografia.
Sotto osservazione - Il tunisino era sotto osservazione della polizia da marzo scorso. Erano noti i suoi contatti con il predicatore iracheno Ahmad Abdulaziz Abdullah A., un religioso arrestato lo scorso novembre con l'accusa di reclutamento a scopi terroristici. Amri stesso era sospettato di aver progettato una rapina: gli servivano soldi per comprare armi automatiche e "probabilmente compiere un attacco". Le autorità smettono di tenerlo sotto controllo a settembre scorso. "Non vi erano indizi che potessero giustificare un arresto", ha detto una fonte investigativa a Bild,  sebbene Amri utilizzasse diverse identità per viaggiare da uno Stato all'altro nella Germania federale.
La frase - L'uomo aveva anche pronunciato, conversando con il religioso, una frase che avrebbe potuto far sospettare un imminente attentato ma secondo gli 007 tedeschi che lo intercettavano le parole erano troppo oscure per poter dar loro un senso. Per sorvegliarlo era necessaria una ventina di agenti, a rotazione, e non è chiaro, oggi, se le falle dipendano dall'esiguità dell'apparato di polizia o da incompetenza. I servizi di sicurezza tedeschi tengono d'occhio 540 estremisti islamici nel Paese.

Servito su un Piatto d'oro, senza documenti in quanto lasciati nel Tir dell'attentato in Germania (stesso metodo a Nizza, lasciano i documenti di chi?)...con lo spiegamento di forze tedesche lo si trova in Italia è si fa beccare da un banale posto di blocco?? Non solo è un pseudo terrorista che non ha nulla da perdere mentre i due poliziotti italiano Si?? E poi stiamo parlando di un terrorista super addestrato fatto fregare da due nostri agenti di cui uno è Novellino?? Per me è tutta una presa per il culo....... ma non solo.... se fosse tutto vero, perché non tenere nascoste l'identità dei due poliziotti invece di divulgare le.loro immagini con i dati anagrafici...perché servono due Agnelli Sacrificali per creare una leva per atti terroristici al fine di giustificare l'entrata operativa dell'Eurogendarmer Force??? Una polizia Europa composta da 6000 agenti dislocati a Vicenza pronto a tutto senza ordine del Magistrato ...possono intervenire autonomamente... VOGLIONO INTRODURRE UNA DITTATURA MASCHERATA DA DEMOCRAZIA FASULLA.

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