lunedì 14 marzo 2016

Eva Polak . Giustizia infinita! Abbine cura tu Signore!

Eva Polak
OGGI; ho saputo che è tornato il fascicolo dalla Cassazione del giudice di pace di Pistoia, Chiara Guazzelli, che mi aveva condannata al ricovero in Ospedale psichiatrico giudiziario per il reato di diffamazione. Il capo d'accusa "terribile" della sentenza confermata della Cassazione, è:
1) art. 595 c.p. offendeva la reputazione dell'Avv. Daniele Vecchi in particolare affiggendo un cartello presso la bacheca della sala avvocati presso Palazzo Mercantile in Via XXVII Aprile 14, in cui era contenuta la seguente frase;
"gli avvocati possono avvalersi della frode processuale (non è più reato, Grieco) se è nell'interesse dell'imputato nonché suggerire le risposte ai propri testimoni falsi e falsificare il contenuto delle deposizioni testimoniali e delle sentenze civili (Avv.ti Daniele Vecchi e Paola Citi)",
in Pistoia nei primi giorni di ottobre 2008.

2) art. 595 c.p. offendeva la reputazione dell'Avv. Daniele Vecchi in particolare affiggendo un cartello alla porta della sua abitazione, Galleria Nazionale 41, in cui era contenuta la seguente frase:
"Avv. Daniele Vecchi è un delinquente subdolo, mellifluto, = al suo protettore il falso "Dott." Massimo Morini",
in Pistoia in data 28/10/2008:
Quanto al primo capo d'imputazione, sarebbe colpito di nullità perché il fatto è avvenuto il 22 settembre, non in primi di ottobre.
Quanto al secondo capo di imputazione, nel momento in cui i testimoni mi avrebbero vista ad affiggere il cartello, ero alla Polizia giudiziaria di Pistoia a presentare tre quereli orali contro il Ministro della Giustizia e magistrati di Pistoia, come risulta dall'orario.
Mi hanno vietata di presentarmi al processo. Il giudice non ha fatto il dibattimento sui capi di imputazione, ma sulla mia persona.
Ho prodotto i documenti che dimostrano la falsità del capo d'imputazione, ma i magistrati dei gradi successivi non ne tenevano conto .
La Guazzelli che mi aveva dichiarata totalmente inferma di mente, con pericolosità sociale, mi aveva denunciata per diffamazione per i miei video ache dicono la verità, assieme allo psichiatra Giovanni Carlesi che aveva fatto la diagnosi sanitaria, senza visita.
A Genova, la Guazzelli aveva dichiarato che non è vero che mi aveva condannata all'O.P.G..
Posto la relazione del mio avvocato CHIARA BIMBI, del Foro di Lucca, sull'andamento anomalo del processo, stilata quando era ancora ONESTA, cioè prima di avermi VENDUTA ai magistrati


 



  L’ingiustizia italiana è uno schiaffo in faccia dallo stato… ai cittadini e poliziotti onesti, che eseguono ogni giorno il loro dovere per pochi euro… col rischio enorme che vanno incontro dalle confusioni e disordini dei ruoli… per mancanza di serietà da chi dovrebbe nella politica italiana attuare i propri doveri e sorvegliare affinché tutto filasse secondo dignità e giustizia. Come può la giustizia funzionare se chi governa è ai vertici del potere aggregato a strutture e personaggi corrotti! Lo stato è una miniera d’oro alimentata dalla gente povera che si spreme per dare dignità al suo essere civile! E si ritrova derubata della sua onesta e dignità da gente senza orgoglio né onore! Facciamo massacrare dai poliziotti gente onesta che manifesta le ingiustizie subite e poi lasciamo i poliziotti a sua volta che vengano massacrati da gente senza scrupolo! Premiamo chi sconta pene per crimini orrendi e concediamo attenuanti generiche e dopo poco tempo li lasciamo liberi di girovagare e beffare chi subisce passivo. Tu poliziotto se vuoi essere riconosciuto delle tue azioni e dei pericoli che vai incontro… prima devi farti massacrare… dopo ti daranno merito e dignità simbolica! Si finisce così che nella babilonia confusione onesta sia non l’onesto… ma il disonesto! Ora sì, non condannare nel dubbio presunto innocente… ne mandare al rogo disgraziati mal capitati! Fare in pubblica piazza a chi è vero colpevole ciò che ha fatto… occhio per occhio dente per dente! Cosi si da l'esempio di vera giustizia. Tante volte abbiamo attribuito dei disvalori alla giustizia italiana. Tante volte l’indignazione e le non-sentenze hanno toccato il fondo. Quello che manca in Italia è un sistema giuridico e legislativo, dovuto forse all’inefficienza dei magistrati, a quella delle Commissioni o, ciliegina sulla torta, alla troppa bontà di fronte agli occhi di un reo colpevole. Parliamo oggi dell’ingiustizia nel nostro Paese. La parola “giustizia” riecheggia negli animi dei familiari delle vittime che vedono questi colpevoli spassarsela come se nulla fosse o quasi. Una cosa è certa: se volessi essere condannato severamente, dovrei scattare qualche foto o divertirmi con qualche bella donzella. Ingiustizia italiana. Ingiustizia italiana: quando coop rosse e magistrati ti sbattono in galera da innocente, vi parlo di uno dei tanti casi che vedono una malagiustizia che prende per il c....o i cittadini onesti. Come il caso accaduto al consigliere comunale di reggio emilia  Giuseppe Pagliani, 41 anni, chi di giorni di galera se n’é fatti 22. Da innocente, preventivamente, solo per avere organizzato un convegno contro le coop rosse. Non l’avesse mai fatto: questa “democrazia” funziona davvero al contrario. Lo hanno prelevato all’alba, a fine gennaio e sbattuto in cella. Senza un perché, senza che i giudici gli abbiamo dato la possibilità di parlare. “Vi giuro che non sapevo nemmeno il motivo per il quale mi avevano arrestato”,  ha raccontato al Giornale. “In quei momenti ti senti impotente.  Nel mio ruolo politico mi sono sempre occupato degli strani affari delle cooperative rosse e degli interessi della sinistra. Ho organizzato un convegno per affrontare questo tema. Forse ho alzato troppo la cresta e mi hanno voluto punire”. Pagliani, dunque, arrestato per aver osato criticare le coop. E, cosa ancora più vergognosa, è stata la complicità delle toghe rosse di Bologna, che soltanto dopo il riesame, hanno scritto nelle motivazioni che “si trattava solamente di attività politica”. Ma c’è di più, sempre nelle motivazioni Pagliani scopre anche di essere finito in galera con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, per contatti (mai avuti e mai dimostrati) con esponenti della ‘ndrangheta. Insieme a lui, per l’inchiesta “Aemilia”, finiscono in manette 117 persone. “Molte di loro non c’entravano assolutamente nulla, erano incensurati e innocenti. Addirittura hanno arrestato un signore, tale Oppido, che passava lì per caso. Lo hanno preso e sbattuto dentro. Dopo una settimana si sono accorti di aver sbagliato persona”. Storie dell’altro mondo? No, purtroppo storie di ordinaria ingiustizia che in Italia accadono spesso. Soprattutto a chi però è di destra, a chi non ha i giudici dalla propria parte, a chi magari è indifeso. Solo dal 1990 al 2012, lo Stato ha speso 580 milioni di euro per 25 mila cittadini ingiustamente detenuti. E i magistrati hanno ancora il coraggio di opporsi alla riforma della responsabilità civile. Cose dell’altro mondo dicevamo? No, sempre cose italiane. Io penso che le parole di Sant'Agostino sono giuste e veritiere " “Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?”  Oggi possiamo dire che la giustizia italiana e' una barzelletta ,oggi le parole di CHARLES BOWEN quando parlava di giustizia erano giuste egli  diceva  “Piove sul giusto e piove anche sull'ingiusto; ma sul giusto di più, perché l'ingiusto gli ruba l'ombrello.” quindi si pup' dire che la galera se la fanno i poveri cristi, mentre chi ha soldi o potere le celle del carcere non le vedranno mai. Oggi non c'è  c'è tirannia peggiore di quella esercitata all'ombra della legge e sotto il calore della giustizia.Poiché non si poteva trovare la giustizia, si è inventato il potere che viene usato dai potenti per giostrare la giustizia a proprio rendiconto. Per questo dico che nel nostro paese non manca la carità o la sensibilita' o il buonismo ma sicuramente manca la VERA GIUSTIZIA .
Domenico Marigliano Blogger.



“MI FACCIA CONTROLLARE LA GRANA”: ECCO COME A ROMA VENIVANO AGGIUSTATE LE SENTENZE DAI GIUDICI

GIUDICI CORROTTI

“MI FACCIA CONTROLLARE LA GRANA”: ECCO COME A ROMA VENIVANO AGGIUSTATE LE SENTENZE DAI GIUDICI

TOGHE SPORCHE – LE INTERCETTAZIONI DEI GIUDICI DELLA TRIBUTARIA DI ROMA ARRESTATI PER AVER “AGGIUSTATO” LE SENTENZE IN CAMBIO DI MAZZETTE: “MI FACCIA CONTROLLARE LA GRANA. QUESTE COSE È MEGLIO COTTE, MAGNATE E CUCINATE”. COINVOLTI AVVOCATI, COMMERCIALISTI, FUNZIONARI DEL FISCO E FINANZIERI –
Il giudice Luigi De Gregori attirava le “prede” in trappola contattando gli avvocati dei contribuenti: “Stavo istruendo il ricorso… non riesco a uscirne. Potrebbe darmi dei chiarimenti?”. E poi arrivava la richiesta di mazzetta.
 «Queste cose è meglio cotte, magnate e cucinate». Come polli da spennare ai danni dello Stato, Luigi De Gregori, il giudice della Commissione tributaria provinciale di Roma arrestato due giorni fa, individuava le sue prede e non lasciava scampo.
Le telefonate ai ricorrenti da cui intende incassare le tangenti per “ammorbidire” i contenziosi, seguono sempre lo stesso canovaccio: «Stavo istruendo il ricorso… non riesco a uscirne. Potrebbe darmi dei chiarimenti?», si propone a un avvocato. «Ma perbacco…» risponde il professionista, incredulo di avere al telefono il giudice che dovrà decidere la sua causa da cinque milioni di euro.
I due s’incontrano. Discutono dell’impostazione del ricorso. Poi De Gregori, nel modo «grossolano e artigianale» riconosciuto dal gip, arriva al dunque. «Lei faccia le controdeduzioni, ma non più di tre pagine però. Io accolgo tutto, e le do le spese… queste cose è meglio cotte, magnate e cucinate».
“CONTROLLIAMO LA GRANA”
È lo stesso giudice ad ammettere, nelle intercettazioni dell’indagine dei pm romani Stefano Rocco Fava e Giuseppe Deodato, l’esistenza di un sistema che va avanti da molti anni. Lo spiega all’avvocato di un’azienda della ristorazione, quando i due s’incontrano. Parlano del criterio con cui vengono assegnate le cause.
«Imparziale dovrebbe essere — dice De Gregori — Ormai in 36 anni, se c’è possibilità d’intervenire… Mò questi novi, meglio non toccarli. Per me non c’hai problemi… se capitava a persone amiche… se pò fà».
«Dottoressa — dice alla legale di una immobiliare — lei mi fa queste due pagine.. una cosa piccola.. quanto tempo c’è vò! Lei capisce, stiamo parlando tra due persone adulte e vaccinate, che conoscono l’andazzo». La donna assicura che riferirà la proposta al cliente. Pochi giorni dopo consegna la chiavetta usb con la sentenza scritta da lei. Di Gregorio prende la chiavetta.
E il resto: «Mi faccia controllare la grana», dice. Per il gip, il magistrato è « dominus indiscusso della decisione, capace di accogliere o rigettare i ricorsi, addirittura condannare l’amministrazione alle spese di giudizio». E dominus della giustizia tributaria è anche Filippo Impallomeni, il presidente dell’ottava sezione della Commissione tributaria di Catania, arrestato a febbraio.
Capace di riprendersi una sentenza già depositata per modificarla dopo aver ottenuto il denaro. «Se non l’hanno caricata, ci dici “bloccala, mettigliela da parte” — dice al cancelliere — Ci dici “ce n’era una sbagliata, il dottor Impallomeni mi ha detto di tenerla ferma che la deve sistemare…”. Io gliela facevo di condanna, che mi interessava, alla fine se li possono pagare quattro lire…».
Se le condotte di De Gregori sono «fatte contattando senza alcun pudore i professionisti », il sistema si fa «vero e proprio sodalizio criminale» con l’altro giudice arrestato a Roma, Onofrio D’Onghia Di Paola. E coinvolge, oltre ai giudici, avvocati, commercialisti, funzionari dell’Agenzia delle Entrate, uomini della Finanza.
Per scrivere le sentenze, D’Onghia Di Paola utilizza la ex moglie, che si lamenta di essere pagata solo 30 euro a documento. E rivela il grande numero di decisioni viziate. «Senti, poi ti volevo parlare dei soldi — dice — io le sentenze le ho contate, avevi ragione, sono 55. Più quella famosa — replica la donna — insisto, che quella non costa 30 euro ».
FONTE: DAGOSPIA
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1 commento:

  1. http://www.grognards2011.it/2016/03/appello-di-un-vero-eroe-antimafia/

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