Alfano: chiesta relazione al prefetto AHHAHHAHAHAHAH Scoppia la polemica politica
I funerali del boss Casamonica a Roma: carrozze, banda e Rolls Royce Il «Padrino»: video | «Paradise»: video Scoppia la polemica politica
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I funerali del boss Casa
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Il prefetto: non ne sapevamo nulla(Loro sono solo informati dei clandestini che devono occupare abusivamente il suolo italiano alla faccia dei cittadini italiani senza casa e senza lavoro.
«Di questa vicenda la prefettura non aveva alcuna contezza. Ne chiederemo conto, per cercare di capire, al di là dei clamori, eventuali responsabilità». Ad affermarlo è Gabrielli. È intervenuta anche Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia: «È allarmante che il funerale di un esponente del clan Casamonica, coinvolto in numerose inchieste sulla criminalità romana e su Mafia Capitale, si sia trasformato in una ostentazione di potere mafioso. Quanto avvenuto oggi a Roma non è francamente accettabile. Sarà necessario accertare se tutto questo sia accaduto con o senza le dovute autorizzazioni. Preoccupa in ogni caso il clima di consenso che ha accompagnato una simile messa in scena, che dovrebbe fugare ogni dubbio sull’esistenza della mafia nella Capitale e raddoppiare l’impegno delle istituzioni a contrastarne la forza e la capacità di inquinare ampi settori della società e della pubblica amministrazione».
Funerali Casamonica, Corte d’Appello firma la scarcerazione per figlio boss
I carabinieri consegnano il permesso
Il provvedimento trasmesso alla tenenza dei carabinieri di Ciampino 24 ore prima delle esequie. La banda musicale che ha suonato alla cerimonia diretta da ex militare Arma
di Alessandro Fulloni
Un permesso «urgentissimo» firmato dal presidente della prima sezione della Corte d’Appello Giorgio Maria Rossi e trasmesso alla tenenza dei carabinieri di Ciampino. Oggetto: consentire ad Antonio Casamonica, figlio di Vittorio, di partecipare ai funerali del padre, presso la parrocchia di San Giovanni Bosco al quartiere Cinecittà di Roma. Antonio è agli arresti domiciliari e l’istanza viene inoltrata alla Corte dal suo avvocato, Mario Giraldi, il giorno 19 agosto. Serve appunto un permesso per assistere alle esequie e alla tumulazione al Verano, scrive il legale. L’istanza viene accolta. I magistrati autorizzano «l’imputato ad allontanarsi dalla propria abitazione» dalle 10 alle 14. Il tempo di assistere alla cerimonia funebre. La notifica viene trasmessa alla tenenza di Ciampino, il comune adiacente Roma in cui dimora il figlio del capoclan. Dunque a questo punto dopo la decisione della Corte d’appello di Roma i carabinieri erano stato ufficialmente informati degli imminenti funerali.

Scarcerazione per i nipoti
Al mattino del 20, circa un’ora prima dell’avvio del corteo funebre, il presidente della sezione Rossi firma inoltre un altro permesso, questo per i coniugi Consilio e Loreta Casamonica, nipoti di Vittorio e anch’essi ai domiciliari. L’istanza viene inoltrata dall’avvocato Andrea Palmiero e viene accolta. Il permesso urgente viene inoltrato alla stazione dei carabinieri di Tor Vergata e al commissariato di zona. La coppia può così dare l’ultimo saluto al boss.
O’ sole mio» al Verano
A questo punto spostiamoci davanti al sagrato. Cerimonia funebre in corso. E medley di tutto rispetto, quello che racconta l'ultimo saluto a Vittorio. Prima le note dello Strauss ascoltate nella colonna sonora di «2001 Odissea nello spazio», quelle del «Padrino» e di «Paradise». Poi al Verano, mentre la bara veniva calata nella tomba di famiglia, «O’ Sole mio». Dirige il maestro Francesco Procopio, ex carabiniere in pensione. Quando Corriere.it lo contatta, lui chiarisce che sta raggiungendo il suo avvocato per tutelarsi da chi ha scritto che per l’esibizione la «Banda orchestrale della Regione Lazio» - questo il nome del suo gruppo, comunque non collegato all’ente di governo locale - ha ricevuto non solo un compenso, ma anche una «maggiorazione» dovuta al fatto che le esecuzioni sono state improvvisate. Richieste all'ultimo momento. Non è così sostiene Procopio, diplomato al Conservatorio, autore di una composizione dedicata ai caduti di Nassiriya; ci tiene a chiarire che la partecipazione è stata del tutto «gratuita, noi suoniamo tutti per passione». E poi «figurarsi, se avessi saputo chi era Vittorio Casamonica mai avrei acconsentito a suonare».
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«Strauss? Lo ha suonato solo la tromba»
Quanto al repertorio, il maestro spiega di essersi presentato con i libretti delle marce funebri, quelli con i brani che la banda suona nelle occasioni dei funerali. «Abbiamo attaccato con “L’addio al padre” poi ci è stato chiesto di cambiare. Volevano cose allegre, possibilmente apprezzate dal loro congiunto. Abbiamo improvvisato tutto, salvo “My Way”, uno dei miei pezzi forti. Il “Così parlo Zarathustra” di “Odissea nello spazio”? Lo conosceva solo la tromba. E lo ha suonato lui».
commenti
hahahahaahahahahah venduto e traditore!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!quando hai visto i soggetti non li hai riconosciuti stronzoooooooo!!!!!Quanto ti hanno dato???? A Nassirya ce dovevi restare te al posto di quei poveracci che sono morti da valorosi.
«Funerale Casamonica: ecco la vera storia!». È questo il titolo di una lettera pubblicata dal sito del Sulpl (Sindacato unitario lavoratori polizia locale) di Roma firmata da «uno/a che ieri c’era». Racconta dunque il/la vigile urbano: «Alle 10 circa abbiamo ricevuto una chiamata in sala radio che avvertiva di una imminente partenza e arrivo di un corteo di circa 600 macchine con annessi e connessi costituenti un corteo funebre, con tanto di carro».
La gente era avvelenata»«A quel punto - si legge nella lettera - si è cercato in modo estemporaneo di creare meno disagio possibile al quartiere, anche perché lungo tutto il tragitto eravamo presenti solo noi. Con sei pattuglie ci siamo barcamenati nel chiudere i vari incroci presenti sul percorso delle 600 e più macchine, circondate fra l’altro di moto e scooter tutte con conducenti senza casco senza che potessimo per ovvi motivi opporci a questo. Abbiamo quindi incanalato il corteo fino a piazza Don Bosco cercando, mi ripeto, di creare il minimo disagio possibile, credo riuscendoci e credo anche evitando problemi di ordine pubblico perché vi assicuro la gente era avvelenata. Sul posto c’era solo una pattuglia di carabinieri per cinque minuti è arrivata una pattuglia della polizia. Abbiamo gestito il tutto al meglio delle possibilità e purtroppo l’elicottero non potevamo proprio bloccarlo o impedirgli di abbassarsi troppo».
«Funerale Casamonica: ecco la vera storia!». È questo il titolo di una lettera pubblicata dal sito del Sulpl (Sindacato unitario lavoratori polizia locale) di Roma firmata da «uno/a che ieri c’era». Racconta dunque il/la vigile urbano: «Alle 10 circa abbiamo ricevuto una chiamata in sala radio che avvertiva di una imminente partenza e arrivo di un corteo di circa 600 macchine con annessi e connessi costituenti un corteo funebre, con tanto di carro».
La gente era avvelenata»«A quel punto - si legge nella lettera - si è cercato in modo estemporaneo di creare meno disagio possibile al quartiere, anche perché lungo tutto il tragitto eravamo presenti solo noi. Con sei pattuglie ci siamo barcamenati nel chiudere i vari incroci presenti sul percorso delle 600 e più macchine, circondate fra l’altro di moto e scooter tutte con conducenti senza casco senza che potessimo per ovvi motivi opporci a questo. Abbiamo quindi incanalato il corteo fino a piazza Don Bosco cercando, mi ripeto, di creare il minimo disagio possibile, credo riuscendoci e credo anche evitando problemi di ordine pubblico perché vi assicuro la gente era avvelenata. Sul posto c’era solo una pattuglia di carabinieri per cinque minuti è arrivata una pattuglia della polizia. Abbiamo gestito il tutto al meglio delle possibilità e purtroppo l’elicottero non potevamo proprio bloccarlo o impedirgli di abbassarsi troppo».
La difesa del capo dei vigili
Con una nota il comandante della polizia locale di Roma Capitale, Raffaele Clemente, interviene dopo il clamore e le accuse, suscitate dai funerali di Vittorio Casamonica: «Ieri mattina alle 10 il gruppo Tuscolano ha ricevuto la comunicazione di un grande ingorgo sulla via Tuscolana, fuori dal raccordo anulare ma in direzione centro città. A quel punto la sala operativa ha inviato una pattuglia per verificare le ragioni del blocco della circolazione». Così «Gli agenti intervenuti hanno scoperto, in quel momento, che l’intralcio era dovuto alla presenza di un corteo funebre costituito da un carro con cavalli, nove furgoni con corone di fiori e almeno 250 auto. Tutte al seguito del carro - spiega Clemente -. Ciò avveniva all’altezza dello svincolo tra la via Tuscolana e il raccordo anulare. Per impedire che il blocco del traffico si estendesse anche al raccordo, i vigili hanno fatto accostare il corteo e regolato il tratto di carreggiata per far defluire la circolazione che nel frattempo si era intasata alle spalle della processione».
Commenti : certo ai cittadini onesti gli rompete il culo e voi invece difendete ladri e briganti che pagano!!!!!Casamonica, sospesa la licenza all’elicotterista. Il parroco.Quel funerale lo rifarei.
Con una nota il comandante della polizia locale di Roma Capitale, Raffaele Clemente, interviene dopo il clamore e le accuse, suscitate dai funerali di Vittorio Casamonica: «Ieri mattina alle 10 il gruppo Tuscolano ha ricevuto la comunicazione di un grande ingorgo sulla via Tuscolana, fuori dal raccordo anulare ma in direzione centro città. A quel punto la sala operativa ha inviato una pattuglia per verificare le ragioni del blocco della circolazione». Così «Gli agenti intervenuti hanno scoperto, in quel momento, che l’intralcio era dovuto alla presenza di un corteo funebre costituito da un carro con cavalli, nove furgoni con corone di fiori e almeno 250 auto. Tutte al seguito del carro - spiega Clemente -. Ciò avveniva all’altezza dello svincolo tra la via Tuscolana e il raccordo anulare. Per impedire che il blocco del traffico si estendesse anche al raccordo, i vigili hanno fatto accostare il corteo e regolato il tratto di carreggiata per far defluire la circolazione che nel frattempo si era intasata alle spalle della processione».
Commenti : certo ai cittadini onesti gli rompete il culo e voi invece difendete ladri e briganti che pagano!!!!!Casamonica, sospesa la licenza all’elicotterista. Il parroco.Quel funerale lo rifarei.
«Rifarei il funerale di Vittorio Casamonica? Probabilmente sì, faccio il mio mestiere». Finito al centro della bufera don Giancarlo Manieri, il parroco che ha celebrato le esequie-show del boss, non arretra. «Io ho fatto il prete, non spettava a me bloccare il funerale - ribadisce ai microfoni di TgSky24 - . La chiesa può dire no a un funerale? Ecco, questo è un problema. Le scomuniche del Papa ai mafiosi? Bisogna chiederlo in alto, non a me». E il parroco ha continuato dicendo che «molti mi hanno rimproverato di non aver bloccato il funerale a un boss che ne ha combinate più che Bertoldo. Ma se era così fuori norma, perché mai era a piede libero? Hanno aspettato la sua morte sperando che lo ”arrestasse” il parroco? Mio dovere è distribuire misericordia, m’insegna Papa Francesco. Ed è quello faccio». E ha aggiunto: «Credo di aver fatto solo il mio dovere, sono un prete, non un poliziotto». E arriva anche la difesa di don Giancarlo dal Vaticano: «Se non c’è una presa di posizione contro la dottrina della Chiesa, il funerale non si può proibire». È quanto affermato a Radio Vaticana da monsignor Giuseppe Marciante, vescovo responsabile del settore di Roma Est, all’interno del quale è compresa anche la chiesa di Don Bosco. E ancora, ha aggiunto, «c’è la figura del defunto: un cattolico, un cristiano, era battezzato; era un peccatore e sappiamo dai giornali che tipo di vita ha fatto. Però, su questo, non possiamo emettere noi un giudizio, perché lo riserviamo a Dio. Certo, se noi avessimo saputo che dietro il funerale c’era questo spettacolo, avremmo suggerito di celebrare le esequie in un modo più discreto». Per quanto riguarda lo “spazio di azione” del parroco, «la Chiesa prende una posizione chiara contro la vita mafiosa, poi - spiega il vescovo -l’evolversi della vita spirituale di chi si è macchiato di questi crimini è un altro capitolo».
«Rifarei il funerale di Vittorio Casamonica? Probabilmente sì, faccio il mio mestiere». Finito al centro della bufera don Giancarlo Manieri, il parroco che ha celebrato le esequie-show del boss, non arretra. «Io ho fatto il prete, non spettava a me bloccare il funerale - ribadisce ai microfoni di TgSky24 - . La chiesa può dire no a un funerale? Ecco, questo è un problema. Le scomuniche del Papa ai mafiosi? Bisogna chiederlo in alto, non a me». E il parroco ha continuato dicendo che «molti mi hanno rimproverato di non aver bloccato il funerale a un boss che ne ha combinate più che Bertoldo. Ma se era così fuori norma, perché mai era a piede libero? Hanno aspettato la sua morte sperando che lo ”arrestasse” il parroco? Mio dovere è distribuire misericordia, m’insegna Papa Francesco. Ed è quello faccio». E ha aggiunto: «Credo di aver fatto solo il mio dovere, sono un prete, non un poliziotto». E arriva anche la difesa di don Giancarlo dal Vaticano: «Se non c’è una presa di posizione contro la dottrina della Chiesa, il funerale non si può proibire». È quanto affermato a Radio Vaticana da monsignor Giuseppe Marciante, vescovo responsabile del settore di Roma Est, all’interno del quale è compresa anche la chiesa di Don Bosco. E ancora, ha aggiunto, «c’è la figura del defunto: un cattolico, un cristiano, era battezzato; era un peccatore e sappiamo dai giornali che tipo di vita ha fatto. Però, su questo, non possiamo emettere noi un giudizio, perché lo riserviamo a Dio. Certo, se noi avessimo saputo che dietro il funerale c’era questo spettacolo, avremmo suggerito di celebrare le esequie in un modo più discreto». Per quanto riguarda lo “spazio di azione” del parroco, «la Chiesa prende una posizione chiara contro la vita mafiosa, poi - spiega il vescovo -l’evolversi della vita spirituale di chi si è macchiato di questi crimini è un altro capitolo».
«Non sapevo nulla»
E poi, prosegue sempre don Giancarlo, «l’esponente di un clan è comunque dentro la Chiesa. A me hanno fatto solo vedere un foglietto che diceva che era un cattolico praticante e che lasciava moglie e figli. Di tutto l’ambaradam che c’era fuori non sapevo nulla perché ero già preparato per la funzione. C’erano 500 persone fuori. I manifesti sui muri della chiesa? Me l’hanno detto i miei collaboratori, ma li hanno tolti subito. Quello con Vittorio Casamonica vestito da papa? Non ne sapevo nulla»commento HAHAHHAAHAHAHAHHAAHHA.
Nel mirino dell’Enac
E' di Terzigno, paese della città metropolitana di Napoli, il pilota dell’elicottero che, volando a bassa quota, ha sparso petali di rose rosse sul corteo funebre di Vittorio Casamonica. L’Enac gli ha sospeso in via cautelativa la licenza poiché, spiega, l’elicotterista non era autorizzato «al volo o al sorvolo» della Capitale né tantomeno a «spargere sostanze» da lassù. Il sindaco Ignazio Marino auspica che il 27 agosto nel Consiglio dei ministri dedicato all’inchiesta su Mafia Capitale con Angelino Alfano, il ministro dell’Interno, «parli di azioni concrete per combattere la mafia a Roma»Sul caso del funerale-show del boss Vittorio il Governo non dice ufficialmente una parola, ma secondo quanto scritto da Marco Galluzzo sul Corriere della Sera, Renzi avrebbe telefonato al sindaco Marino per chiedere chiarimenti sul caso Casamonica.
In una nota l’Enac, che ha anche informato la Questura, ricostruisce l’accaduto. «Il volo - spiega l’ente - è stato effettuato da un privato che è decollato dall’elisuperficie di Terzigno, in provincia di Napoli, con destinazione l’elisuperficie Romanina, utilizzando un elicottero monomotore R22». Nelle vicinanze della Capitale il pilota «ha chiesto alla torre controllo l’autorizzazione all’attraversamento dello spazio aereo», ma poco dopo «effettuando una deviazione non prevista né autorizzata» sulla città è sceso «a una quota inferiore alla minima», cioè sotto i «mille piedi ovvero circa 330 metri». Ma ci sono anche altre norme violate dal pilota. «Il sorvolo di Roma - spiega ancora l’Enac - è comunque vietato agli elicotteri monomotore». E «il lancio di materiale da bordo è proibito a meno di specifica autorizzazione» che in questo caso non c’era.
E poi, prosegue sempre don Giancarlo, «l’esponente di un clan è comunque dentro la Chiesa. A me hanno fatto solo vedere un foglietto che diceva che era un cattolico praticante e che lasciava moglie e figli. Di tutto l’ambaradam che c’era fuori non sapevo nulla perché ero già preparato per la funzione. C’erano 500 persone fuori. I manifesti sui muri della chiesa? Me l’hanno detto i miei collaboratori, ma li hanno tolti subito. Quello con Vittorio Casamonica vestito da papa? Non ne sapevo nulla»commento HAHAHHAAHAHAHAHHAAHHA.
Nel mirino dell’Enac
E' di Terzigno, paese della città metropolitana di Napoli, il pilota dell’elicottero che, volando a bassa quota, ha sparso petali di rose rosse sul corteo funebre di Vittorio Casamonica. L’Enac gli ha sospeso in via cautelativa la licenza poiché, spiega, l’elicotterista non era autorizzato «al volo o al sorvolo» della Capitale né tantomeno a «spargere sostanze» da lassù. Il sindaco Ignazio Marino auspica che il 27 agosto nel Consiglio dei ministri dedicato all’inchiesta su Mafia Capitale con Angelino Alfano, il ministro dell’Interno, «parli di azioni concrete per combattere la mafia a Roma»Sul caso del funerale-show del boss Vittorio il Governo non dice ufficialmente una parola, ma secondo quanto scritto da Marco Galluzzo sul Corriere della Sera, Renzi avrebbe telefonato al sindaco Marino per chiedere chiarimenti sul caso Casamonica.
In una nota l’Enac, che ha anche informato la Questura, ricostruisce l’accaduto. «Il volo - spiega l’ente - è stato effettuato da un privato che è decollato dall’elisuperficie di Terzigno, in provincia di Napoli, con destinazione l’elisuperficie Romanina, utilizzando un elicottero monomotore R22». Nelle vicinanze della Capitale il pilota «ha chiesto alla torre controllo l’autorizzazione all’attraversamento dello spazio aereo», ma poco dopo «effettuando una deviazione non prevista né autorizzata» sulla città è sceso «a una quota inferiore alla minima», cioè sotto i «mille piedi ovvero circa 330 metri». Ma ci sono anche altre norme violate dal pilota. «Il sorvolo di Roma - spiega ancora l’Enac - è comunque vietato agli elicotteri monomotore». E «il lancio di materiale da bordo è proibito a meno di specifica autorizzazione» che in questo caso non c’era.
Il parroco e l’intervento del vescovo
«Rifarei il funerale di Vittorio Casamonica? Probabilmente sì, faccio il mio mestiere». Finito al centro della bufera don Giancarlo Manieri, il parroco che ha celebrato le esequie-show del boss, non arretra. «Io ho fatto il prete, non spettava a me bloccare il funerale - ribadisce ai microfoni di TgSky24 - . La chiesa può dire no a un funerale? Ecco, questo è un problema. Le scomuniche del Papa ai mafiosi? Bisogna chiederlo in alto, non a me». E il parroco ha continuato dicendo che «molti mi hanno rimproverato di non aver bloccato il funerale a un boss che ne ha combinate più che Bertoldo. Ma se era così fuori norma, perché mai era a piede libero? Hanno aspettato la sua morte sperando che lo ”arrestasse” il parroco? Mio dovere è distribuire misericordia, m’insegna Papa Francesco. Ed è quello faccio». E ha aggiunto: «Credo di aver fatto solo il mio dovere, sono un prete, non un poliziotto». E arriva anche la difesa di don Giancarlo dal Vaticano: «Se non c’è una presa di posizione contro la dottrina della Chiesa, il funerale non si può proibire». È quanto affermato a Radio Vaticana da monsignor Giuseppe Marciante, vescovo responsabile del settore di Roma Est, all’interno del quale è compresa anche la chiesa di Don Bosco. E ancora, ha aggiunto, «c’è la figura del defunto: un cattolico, un cristiano, era battezzato; era un peccatore e sappiamo dai giornali che tipo di vita ha fatto. Però, su questo, non possiamo emettere noi un giudizio, perché lo riserviamo a Dio. Certo, se noi avessimo saputo che dietro il funerale c’era questo spettacolo, avremmo suggerito di celebrare le esequie in un modo più discreto». Per quanto riguarda lo “spazio di azione” del parroco, «la Chiesa prende una posizione chiara contro la vita mafiosa, poi - spiega il vescovo -l’evolversi della vita spirituale di chi si è macchiato di questi crimini è un altro capitolo».
«Non sapevo nulla»
E poi, prosegue sempre don Giancarlo, «l’esponente di un clan è comunque dentro la Chiesa. A me hanno fatto solo vedere un foglietto che diceva che era un cattolico praticante e che lasciava moglie e figli. Di tutto l’ambaradam che c’era fuori non sapevo nulla perché ero già preparato per la funzione. C’erano 500 persone fuori. I manifesti sui muri della chiesa? Me l’hanno detto i miei collaboratori, ma li hanno tolti subito. Quello con Vittorio Casamonica vestito da papa? Non ne sapevo nulla»
Il prefetto
Non fa giri di parole il prefetto di Roma, Franco Gabrielli: «È accaduta una cosa grave. Stigmatizzabile. Non doveva accadere». Parole dure pronunciate poco dopo aver chiesto chiarimenti formali, per lettera, alla Questura, ai carabinieri, ai vigili urbani e al Campidoglio. Una volta raccolti gli elementi sull’accaduto Gabrielli invierà una relazione al ministro dell’Interno Alfano. Anche perché, rilevano in prefettura, anche in altre parti d’Italia (in particolare in Sicilia, ndr) funerali simili sono stati vietati.
Quel clan con mille affiliati che nessuno riesce a fermare Solo Carminati li controllava. Li chiamano «i nullatenenti»: sconosciuti al Fisco, con i soldi a Montecarlo.
Protetti da un pregiudizio. «So’ zingari, menano e fanno casino...», sbuffavano i coatti di batteria nella vecchia Roma criminale. Stupido, come tutti i pregiudizi. Sottovalutati dai boss e da troppi investigatori per quarant’anni, questi cavallari sinti immigrati dall’Abruzzo all’ombra della Magliana, poi alleati con ‘ndrangheta e camorra, sono cresciuti. Sono diventati «I Casamonica», che adesso all’estero suona un po’ come «I Soprano», nell’anno in cui Mafia Capitale ha tagliato le unghie a Massimo Carminati, che tutti controllava, anche loro.
Casamonica, simboli e sfarzo dell?impero del clan
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Vittorio, lo «zio Vittorio» che la famiglia ha voluto salutare l’altro ieri con esequie da «re di Roma» scatenando un putiferio mondiale, era il più sveglio, sapeva giocarci con gli stupidi pregiudizi: «Sono uno zingaro, vendo macchine», disse con understatement nel 2004, sospettato di mafiosità dalla Dia: «Macché mafia e mafia! Non nego qualche reato in passato, ma di mafia, usura e droga non voglio neppure sentire parlare». Nella casa da satrapo, i detective di Vittorio Tomasone avevano trovato reperti archeologici rari, quelle chicche che portano i tombaroli e riempiono da sempre le ville dei Casamonica, nella loro enclave alla Romanina, primo fortino con tanto di vedette, tra via Devers e vicolo Barzilai. Ora, lì davanti, la sua gente dice «la mafia è la politica, non noi»: il ritornello populista ha attecchito persino qui. «Zio Vittorio non era mafioso». «Zio Vittorio» raccontava che suo padre aveva «guadagnato coi cavalli, questi soldi li abbiamo fatti fruttare. Io mi occupo di automobili». Era fissato con le Ferrari: «Ho comprato anche quelle del grande maestro Trovajoli e di Claudio Villa».
A ogni blitz, sequestri di case, macchine, conti. Nel 2013 viene confiscata perfino una discoteca al Testaccio, ventitré ville. Il patrimonio vale cento milioni di euro; mille gli affiliati divisi in 43 famiglie, secondo l’antimafia. Quando dieci anni prima li scoprono, affrancati dagli anni cupi di Enrico Nicoletti, il cassiere della Magliana, i rotocalchi vanno a nozze con le foto di questi zingari rintanati in una piega della periferia romana, tra piscine hollywoodiane e water d’oro zecchino. «Il clan dei nullatenenti», li chiamano, perché nessuno risulta al Fisco, i soldi vengono investiti in Lussemburgo o a Montecarlo, zingari sì ma mica scemi. Invece, ammettiamolo, è un po’ da scemi la sceneggiata dell’altro ieri alla chiesa Don Bosco. Una fonte giura che sono stati loro, i Casamonica, ad avvisare tv e fotografi: l’impatto mediatico era voluto. Perché? banda della Magliana
Ora, lì davanti, la sua gente dice «la mafia è la politica, non noi»: il ritornello populista ha attecchito persino qui. «Zio Vittorio non era mafioso». «Zio Vittorio» raccontava che suo padre aveva «guadagnato coi cavalli, questi soldi li abbiamo fatti fruttare. Io mi occupo di automobili». Era fissato con le Ferrari: «Ho comprato anche quelle del grande maestro Trovajoli e di Claudio Villa».
A ogni blitz, sequestri di case, macchine, conti. Nel 2013 viene confiscata perfino una discoteca al Testaccio, ventitré ville. Il patrimonio vale cento milioni di euro; mille gli affiliati divisi in 43 famiglie, secondo l’antimafia. Quando dieci anni prima li scoprono, affrancati dagli anni cupi di Enrico Nicoletti, il cassiere della Magliana, i rotocalchi vanno a nozze con le foto di questi zingari rintanati in una piega della periferia romana, tra piscine hollywoodiane e water d’oro zecchino. «Il clan dei nullatenenti», li chiamano, perché nessuno risulta al Fisco, i soldi vengono investiti in Lussemburgo o a Montecarlo, zingari sì ma mica scemi. Invece, ammettiamolo, è un po’ da scemi la sceneggiata dell’altro ieri alla chiesa Don Bosco. Una fonte giura che sono stati loro, i Casamonica, ad avvisare tv e fotografi: l’impatto mediatico era voluto. Perché?
A ogni blitz, sequestri di case, macchine, conti. Nel 2013 viene confiscata perfino una discoteca al Testaccio, ventitré ville. Il patrimonio vale cento milioni di euro; mille gli affiliati divisi in 43 famiglie, secondo l’antimafia. Quando dieci anni prima li scoprono, affrancati dagli anni cupi di Enrico Nicoletti, il cassiere della Magliana, i rotocalchi vanno a nozze con le foto di questi zingari rintanati in una piega della periferia romana, tra piscine hollywoodiane e water d’oro zecchino. «Il clan dei nullatenenti», li chiamano, perché nessuno risulta al Fisco, i soldi vengono investiti in Lussemburgo o a Montecarlo, zingari sì ma mica scemi. Invece, ammettiamolo, è un po’ da scemi la sceneggiata dell’altro ieri alla chiesa Don Bosco. Una fonte giura che sono stati loro, i Casamonica, ad avvisare tv e fotografi: l’impatto mediatico era voluto. Perché?
Con Carminati, l’ultimo padrone, spicciano ancora le faccende. Luciano Casamonica prendeva 20 mila euro al mese dal Cecato e dal «compagno Buzzi», gli teneva buoni i nomadi del campo di Castel Romano su cui la gang s’arricchiva. Faceva da «mediatore culturale», Salvatore Buzzi aveva senso dell’ironia: «Questo parla la stessa lingua tua, ve capite... è un grande mediatore, e me lo so’ portato, ah ah ah». Diventerà famoso, Luciano, per una sciaguratissima foto con Alemanno sindaco, una sera alla cooperativa Baobab in cui c’era pure Giuliano Poletti, allora presidente della Lega Coop. Buzzi rampognò il democratico Patané per «l’uso di quella foto». Patané si mise sull’attenti: «Caro Salvatore, io né come consigliere né come segretario del Pd di Roma mi sono mai permesso di fare alcun commento! Sai quanto sono sensibile a questi temi, spero avrai apprezzato». Questa era la Roma pasticciona e trasversale prima che Pignatone passasse con l’aspirapolvere.
In quella Roma, i Casamonica pigliavano ancora i crediti al 50%, sicuri di farseli rimborsare. Non era moral suasion , avevano una famiglia di boxeur: il più celebre è Romolo, campione italiano dei welter, poi arrestato per rapina, estorsione e usura. «Al matrimonio cattolico preferisco quello zingaro, si rapisce la ragazza e poi si sistema tutto: le unioni durano», disse a un’udienza papalina per celebrare un santo zingaro.
In quella Roma, i Casamonica pigliavano ancora i crediti al 50%, sicuri di farseli rimborsare. Non era moral suasion , avevano una famiglia di boxeur: il più celebre è Romolo, campione italiano dei welter, poi arrestato per rapina, estorsione e usura. «Al matrimonio cattolico preferisco quello zingaro, si rapisce la ragazza e poi si sistema tutto: le unioni durano», disse a un’udienza papalina per celebrare un santo zingaro.
Tutto si mischia. L’ibridazione tra le radici slave e la cultura dei malacarne romani produce una creatura nuova, mafia dalle mille teste e dai tanti capi, dove le donne riciclano i soldi, dove è difficile trovare il bandolo. Blitz nel 2003, 2004, 2012, ogni volta dati per finiti, sempre risorti in mille forme, più forti di prima. Mai nessuno li ha capiti. Loro mostrano di avere capito noi. Un pm che li inquisisce ha il vizio delle donne: lo rovinano mettendogli tra le braccia l’amante di uno di loro. La giudice D’Alessandro li inchioda all’associazione a delinquere, che però cade in appello. Forti e invisibili. Ma allora perché uscire allo scoperto? Perché tirarsi addosso tutti gli «sbirri» d’Italia con il funerale-show?
Forse lo spiega in un’intercettazione proprio Carminati, quando si ritrova descritto sull’ Espresso come padrone della città: «Questo sul lavoro nostro so’ pure cose buone... so’ più pronti». Già, si deve sapere chi comanda. Ora comandano loro, i Casamonica? Di certo provocano un sia pur malato effetto marketing, da nuovi boss. L’agenzia funebre ingaggiata per «zio Vittorio» sostiene addirittura che il carro sia lo stesso usato per le esequie di Totò. E la morte sarà pure una livella, ma perdinci qui si esagera.
I funerali del boss Casamonica a Roma: carrozze, banda e Rolls Royce Il «Padrino»: video | «Paradise»: video Scoppia la polemica politica
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Marino: «Il 27 agosto Alfano dica come combattere la mafia»
«Il 27 agosto il Consiglio dei ministri riceverà la relazione del ministro Angelino Alfano e quella sarà l’occasione non solo per fare il punto su un eventuale inquinamento mafioso del Campidoglio - sul quale non mi pronuncio - ma ritengo anche per stabilire quali azioni ulteriori intraprendere perché a Roma vinca la legalità, patrimonio della stragrande maggioranza dei romani e degli italiani». Così sul suo sito il sindaco di Roma Ignazio Marino in un post che commenta i funerali show dei Casamonica. «Oggi, lo straordinario impegno del prefetto Franco Gabrielli, il lavoro determinato e insensibile alle minacce ricevute che stiamo compiendo ad Ostia, e la nuova consapevolezza della presenza di questo cancro metastatico nella nostra comunità, stanno spingendo tutte le forze democratiche ad unirsi per contrastare questi fenomeni, che sono chiaramente mafiosi. La mia voce oggi è meno isolata», sottolineando che «la mafia a Roma esiste, come in Italia e in molti altri Paesi».
Il costo del funerale? 2.500 euro
Mentre impazza la polemica sul funerale, c’è chi cerca di farsi pubblicità, come le due agenzie di pompe funebri che, con una certa ingenuità, si sono palesate per fornire ulteriori dettagli sul corteo funebre che ha sfilato per le strade di Roma giovedì: «Abbiamo fornito noi alla famiglia Casamonica la Rolls Royce, il feretro, il copribara e quattro uomini» hanno comunicato dall’agenzia Azeta, della famiglia Toffa i cui titolari sono stati arrestati a fine luglio nell’ambito dell’inchiesta su un giro d’affari criminale che ha coinvolto l’ospedale romano Sant’Andrea.
Orfini: «Oggi iniziamo un presidio nella piazza sfregiata»
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Marino: «Il 27 agosto Alfano dica come combattere la mafia»
«Il 27 agosto il Consiglio dei ministri riceverà la relazione del ministro Angelino Alfano e quella sarà l’occasione non solo per fare il punto su un eventuale inquinamento mafioso del Campidoglio - sul quale non mi pronuncio - ma ritengo anche per stabilire quali azioni ulteriori intraprendere perché a Roma vinca la legalità, patrimonio della stragrande maggioranza dei romani e degli italiani». Così sul suo sito il sindaco di Roma Ignazio Marino in un post che commenta i funerali show dei Casamonica. «Oggi, lo straordinario impegno del prefetto Franco Gabrielli, il lavoro determinato e insensibile alle minacce ricevute che stiamo compiendo ad Ostia, e la nuova consapevolezza della presenza di questo cancro metastatico nella nostra comunità, stanno spingendo tutte le forze democratiche ad unirsi per contrastare questi fenomeni, che sono chiaramente mafiosi. La mia voce oggi è meno isolata», sottolineando che «la mafia a Roma esiste, come in Italia e in molti altri Paesi».«Giovedì è successa una cosa che non sarebbe mai dovuta accadere ma che almeno serve a far comprendere di cosa stiamo parlando da mesi. Quella del funerale stile Padrino è una provocazione, una sfida. Alla città, alle istituzioni, ai romani». Lo scrive su Facebook il presidente del Pd romano (e commissario straordinario) Matteo Orfini. «Quando divenni commissario dissi che se a Roma c’era Mafia Capitale, il Pd sarebbe dovuto diventare Antimafia Capitale. A Roma non ci sono re. I mafiosi non conquisteranno mai questa città. Questa consapevolezza dovrebbe unire la politica e invece ancora una volta non mancano le stridule grida di sciacalli senza scrupoli. A loro suggerisco di volare altrove, che il cielo di Roma merita di meglio. A chi invece vuole combattere davvero per la legalità dico ancora una volta che il nostro partito c’è e ci sarà. Venerdì iniziamo un presidio nella piazza sfregiata giovedì. E il 3 settembre ci ritroveremo lì con chi vorrà dire ai criminali che Roma non è e non sarà mai la loro città».
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Marino: «Il 27 agosto Alfano dica come combattere la mafia»
«Il 27 agosto il Consiglio dei ministri riceverà la relazione del ministro Angelino Alfano e quella sarà l’occasione non solo per fare il punto su un eventuale inquinamento mafioso del Campidoglio - sul quale non mi pronuncio - ma ritengo anche per stabilire quali azioni ulteriori intraprendere perché a Roma vinca la legalità, patrimonio della stragrande maggioranza dei romani e degli italiani». Così sul suo sito il sindaco di Roma Ignazio Marino in un post che commenta i funerali show dei Casamonica. «Oggi, lo straordinario impegno del prefetto Franco Gabrielli, il lavoro determinato e insensibile alle minacce ricevute che stiamo compiendo ad Ostia, e la nuova consapevolezza della presenza di questo cancro metastatico nella nostra comunità, stanno spingendo tutte le forze democratiche ad unirsi per contrastare questi fenomeni, che sono chiaramente mafiosi. La mia voce oggi è meno isolata», sottolineando che «la mafia a Roma esiste, come in Italia e in molti altri Paesi».
Il costo del funerale? 2.500 euro
Mentre impazza la polemica sul funerale, c’è chi cerca di farsi pubblicità, come le due agenzie di pompe funebri che, con una certa ingenuità, si sono palesate per fornire ulteriori dettagli sul corteo funebre che ha sfilato per le strade di Roma giovedì: «Abbiamo fornito noi alla famiglia Casamonica la Rolls Royce, il feretro, il copribara e quattro uomini» hanno comunicato dall’agenzia Azeta, della famiglia Toffa i cui titolari sono stati arrestati a fine luglio nell’ambito dell’inchiesta su un giro d’affari criminale che ha coinvolto l’ospedale romano Sant’Andrea.
Quel clan con mille affiliati
che nessuno riesce a fermare
Solo Carminati li controllava
Li chiamano «i nullatenenti»: sconosciuti al Fisco, con i soldi a Montecarlo
di Goffredo Buccini
Protetti da un pregiudizio. «So’ zingari, menano e fanno casino...», sbuffavano i coatti di batteria nella vecchia Roma criminale. Stupido, come tutti i pregiudizi. Sottovalutati dai boss e da troppi investigatori per quarant’anni, questi cavallari sinti immigrati dall’Abruzzo all’ombra della Magliana, poi alleati con ‘ndrangheta e camorra, sono cresciuti. Sono diventati «I Casamonica», che adesso all’estero suona un po’ come «I Soprano», nell’anno in cui Mafia Capitale ha tagliato le unghie a Massimo Carminati, che tutti controllava, anche loro.
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Casamonica, simboli e sfarzo dell’impero del clan
Casamonica, simboli e sfarzo dell?impero del clan
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Vittorio, lo «zio Vittorio» che la famiglia ha voluto salutare l’altro ieri con esequie da «re di Roma» scatenando un putiferio mondiale, era il più sveglio, sapeva giocarci con gli stupidi pregiudizi: «Sono uno zingaro, vendo macchine», disse con understatement nel 2004, sospettato di mafiosità dalla Dia: «Macché mafia e mafia! Non nego qualche reato in passato, ma di mafia, usura e droga non voglio neppure sentire parlare». Nella casa da satrapo, i detective di Vittorio Tomasone avevano trovato reperti archeologici rari, quelle chicche che portano i tombaroli e riempiono da sempre le ville dei Casamonica, nella loro enclave alla Romanina, primo fortino con tanto di vedette, tra via Devers e vicolo Barzilai.
Casamonica, trash, boxe e Ferrari Il clan tra sport, usura e politica
Vicini alla banda della Magliana
Ora, lì davanti, la sua gente dice «la mafia è la politica, non noi»: il ritornello populista ha attecchito persino qui. «Zio Vittorio non era mafioso». «Zio Vittorio» raccontava che suo padre aveva «guadagnato coi cavalli, questi soldi li abbiamo fatti fruttare. Io mi occupo di automobili». Era fissato con le Ferrari: «Ho comprato anche quelle del grande maestro Trovajoli e di Claudio Villa».
A ogni blitz, sequestri di case, macchine, conti. Nel 2013 viene confiscata perfino una discoteca al Testaccio, ventitré ville. Il patrimonio vale cento milioni di euro; mille gli affiliati divisi in 43 famiglie, secondo l’antimafia. Quando dieci anni prima li scoprono, affrancati dagli anni cupi di Enrico Nicoletti, il cassiere della Magliana, i rotocalchi vanno a nozze con le foto di questi zingari rintanati in una piega della periferia romana, tra piscine hollywoodiane e water d’oro zecchino. «Il clan dei nullatenenti», li chiamano, perché nessuno risulta al Fisco, i soldi vengono investiti in Lussemburgo o a Montecarlo, zingari sì ma mica scemi. Invece, ammettiamolo, è un po’ da scemi la sceneggiata dell’altro ieri alla chiesa Don Bosco. Una fonte giura che sono stati loro, i Casamonica, ad avvisare tv e fotografi: l’impatto mediatico era voluto. Perché?
A ogni blitz, sequestri di case, macchine, conti. Nel 2013 viene confiscata perfino una discoteca al Testaccio, ventitré ville. Il patrimonio vale cento milioni di euro; mille gli affiliati divisi in 43 famiglie, secondo l’antimafia. Quando dieci anni prima li scoprono, affrancati dagli anni cupi di Enrico Nicoletti, il cassiere della Magliana, i rotocalchi vanno a nozze con le foto di questi zingari rintanati in una piega della periferia romana, tra piscine hollywoodiane e water d’oro zecchino. «Il clan dei nullatenenti», li chiamano, perché nessuno risulta al Fisco, i soldi vengono investiti in Lussemburgo o a Montecarlo, zingari sì ma mica scemi. Invece, ammettiamolo, è un po’ da scemi la sceneggiata dell’altro ieri alla chiesa Don Bosco. Una fonte giura che sono stati loro, i Casamonica, ad avvisare tv e fotografi: l’impatto mediatico era voluto. Perché?
Con Carminati, l’ultimo padrone, spicciano ancora le faccende. Luciano Casamonica prendeva 20 mila euro al mese dal Cecato e dal «compagno Buzzi», gli teneva buoni i nomadi del campo di Castel Romano su cui la gang s’arricchiva. Faceva da «mediatore culturale», Salvatore Buzzi aveva senso dell’ironia: «Questo parla la stessa lingua tua, ve capite... è un grande mediatore, e me lo so’ portato, ah ah ah». Diventerà famoso, Luciano, per una sciaguratissima foto con Alemanno sindaco, una sera alla cooperativa Baobab in cui c’era pure Giuliano Poletti, allora presidente della Lega Coop. Buzzi rampognò il democratico Patané per «l’uso di quella foto». Patané si mise sull’attenti: «Caro Salvatore, io né come consigliere né come segretario del Pd di Roma mi sono mai permesso di fare alcun commento! Sai quanto sono sensibile a questi temi, spero avrai apprezzato». Questa era la Roma pasticciona e trasversale prima che Pignatone passasse con l’aspirapolvere.
In quella Roma, i Casamonica pigliavano ancora i crediti al 50%, sicuri di farseli rimborsare. Non era moral suasion , avevano una famiglia di boxeur: il più celebre è Romolo, campione italiano dei welter, poi arrestato per rapina, estorsione e usura. «Al matrimonio cattolico preferisco quello zingaro, si rapisce la ragazza e poi si sistema tutto: le unioni durano», disse a un’udienza papalina per celebrare un santo zingaro.
In quella Roma, i Casamonica pigliavano ancora i crediti al 50%, sicuri di farseli rimborsare. Non era moral suasion , avevano una famiglia di boxeur: il più celebre è Romolo, campione italiano dei welter, poi arrestato per rapina, estorsione e usura. «Al matrimonio cattolico preferisco quello zingaro, si rapisce la ragazza e poi si sistema tutto: le unioni durano», disse a un’udienza papalina per celebrare un santo zingaro.
Tutto si mischia. L’ibridazione tra le radici slave e la cultura dei malacarne romani produce una creatura nuova, mafia dalle mille teste e dai tanti capi, dove le donne riciclano i soldi, dove è difficile trovare il bandolo. Blitz nel 2003, 2004, 2012, ogni volta dati per finiti, sempre risorti in mille forme, più forti di prima. Mai nessuno li ha capiti. Loro mostrano di avere capito noi. Un pm che li inquisisce ha il vizio delle donne: lo rovinano mettendogli tra le braccia l’amante di uno di loro. La giudice D’Alessandro li inchioda all’associazione a delinquere, che però cade in appello. Forti e invisibili. Ma allora perché uscire allo scoperto? Perché tirarsi addosso tutti gli «sbirri» d’Italia con il funerale-show?
Forse lo spiega in un’intercettazione proprio Carminati, quando si ritrova descritto sull’ Espresso come padrone della città: «Questo sul lavoro nostro so’ pure cose buone... so’ più pronti». Già, si deve sapere chi comanda. Ora comandano loro, i Casamonica? Di certo provocano un sia pur malato effetto marketing, da nuovi boss. L’agenzia funebre ingaggiata per «zio Vittorio» sostiene addirittura che il carro sia lo stesso usato per le esequie di Totò. E la morte sarà pure una livella, ma perdinci qui si esagera.
I funerali del boss Casamonica: carrozze, banda e Rolls Royce
«Il Padrino»: video|«Paradise»: Scoppia la polemica politica
Le esequie del 65enne Vittorio alla chiesa di Don Bosco con le musiche de «Il padrino». Marino: intollerabile, mandati messaggi mafiosi. Alfano chiede una relazione al prefetto
di Redazione Roma Online
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Ti sarai fatto una bella confessione, ma l'assoluzione del prete non ti servirà a nulla perchè secondo la Bibbia per essere perdonati bisogna restituire 4 volte quello che si è preso da altri. Tu lo hai fatto???? Dio non fa distinzioni e non scende a compromessi , certo non vorrei essere nei tuoi panni e neanche in quelli di chi ha permesso tutto questo. L 'estremo passso arriva per tutti e per alcuni , "pianto e stridor di denti".
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