lunedì 8 luglio 2019

Diventa scafista , taglia a pezzi i tuoi fratelli e diventi ricco




Uccidevano i migranti e ne vendevano organi: la verità del pentito sulla tratta degli esseri umani –

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Uccidevano i migranti e ne vendevano organi: la verità del pentito sulla tratta degli esseri umani –

Il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello all’indomani dello sbarco di Sea Watch: “Il ministro Salvini continua a predicare che i porti italiani sono chiusi, eppure a Lampedusa in meno di un mese sono sbarcati oltre 600 migranti.  nel silenzio più assoluto 600 arrivi illegali su barchini e gommoni condotti da scafisti criminali.
Uccidevano i migranti e ne vendevano organi: la verità del pentito sulla tratta degli esseri umani
L’agghiacciante retroscena emerge dall’operazione ‘Glauco 3’ che questa mattina ha portato al fermo di 38 persone. A Roma la centrale delle operazioni finanziarie
Uno scenario raccapricciante, quello che emerge dalle carte dell’ultima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, che questa mattina ha portato al fermo di 38 persone.
L’operazione all’alba – Dalle prime ore del mattino la Polizia di Stato sta eseguendo in diverse citta’ italiane 38 fermi, emessi dalla Dda di Palermo, nei confronti di altrettanti indagati ritenuti appartenenti a un network criminale transnazionale dedito al traffico di migranti. Individuata a Roma la centrale delle transazioni finanziarie, in un esercizio commerciale dove sono stati sequestrati 526.000 euro e 25.000 dollari in contanti, oltre a un libro mastro riportante nominativi di cittadini stranieri e utenze di riferimento.
Il pentito: Chi non aveva soldi veniva ucciso, i suoi organi prelevati – Chi non aveva i soldi per affrontare il viaggio in barca per l’Italia “veniva ucciso, gli venivano prelevati gli organi che poi venivano venduti ad alcuni mercanti d’organi egiziani”. E’ l’agghiacciante retroscena che emerge dall’operazione ‘Glauco 3’ della Polizia di Stato, che all’alba di oggi ha portato al fermo di 38 persone, emesso dalla Procura di Palermo. A raccontare i particolari di questo presunto traffico di organi è un collaboratore di giustizia che già nell’operazione ‘Glauco 2’, che aveva portato all’arresto di 24 persone, aveva aiutato i magistrati di Palermo a fare luce su un traffico di esseri umani.
Nuredin Wehabrebi Atta, 32 anni, il pentito, è un trafficante eritreo arrestato nel 2015. Subito dopo l’arresto ha deciso di vuotare il sacco e di raccontare il funzionamento del traffico di esseri umani. L’indagine è coordinata dal Procuratore aggiunto Maurizio Scalia e dai pm Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Annamaria Picozzi.

Risorsa Si masturba davanti ai bimbi armato di coltello, choc in spiaggia a Rimini: l'uomo rischia il linciaggio


PORTI APERTI !!RESTIAMO UMANI!!!


Si è seduto al tavolino del bar dello stabilimento balneare di Rimini accanto a una donna e ai tre bambini che erano con lei, iniziando a masturbarsi e ad ansimare con un coltello stretto in pugno. Circondato da altri genitori, davanti a un'area giochi, l'uomo è stato strappato dal linciaggio e arrestato dai poliziotti con l'accusa di atti osceni in luogo pubblico. È successo ieri pomeriggio, intorno alle 15, le volanti 1 e 2 sono intervenute nel bagno 63, sul lungomare Di Vittorio, chiamate mentre un folto gruppo di persone già accerchiava e spintonava il maniaco accanto al bar «Stella Marina». Lo riferisce l'AdnKronos.
Portato dagli agenti in Questura Ahmed Mohamed Walid Abdelshafi, 37enne egiziano regolare in Italia, ha spinto e strattonato uno dei poliziotti prima di esser bloccato a terra e caricato nella volante. Sul suo corpo diversi gli ematomi e i graffi che, come raccontato dall'uomo, gli sarebbero stati fatti durante l'aggressione avvenuta poco prima. Era stata una donna, una 46enne russa in spiaggia con suo figlio e altri tre bambini, a rivolgersi al titolare del bar spiegandogli di essere impaurita per uno sconosciuto che le si era seduto accanto e aveva iniziato a masturbarsi stringendo con la mano sinistra un coltello da tavolo. Chiamati il bagnino e il personale addetto alla spiaggia sono corsi in direzione dell'uomo intorno al quale, anche considerata la sua vicinanza con l'area giochi affollata da bimbi, si era già riunito un gruppo numerosissimo di genitori infuriati che inveivano e aggredivano il 37enne con percosse fino all'arrivo delle volanti.
Portato al pronto soccorso di Rimini per i dolori lamentati dall'uomo, gli veniva diagnosticata una frattura costale destra con una prognosi di 10 giorni. Evidentemente infastidito dalla permanenza forzata in ospedale, ha minacciato anche i tecnici della radiologia che gli facevano le lastre urlandogli: «Vi ammazzo», mimando il gesto del coltello alla gola. «Conosco un sacco di persone, vi mando a casa delle persone che ammazzano voi e la vostra famiglia», «Quando esco vi uccido con il coltello, sono un uomo arabo» afferrando il palo in metallo delle flebo tentando di colpire con quello gli agenti. Una volta nelle camere di sicurezza ha minacciato i poliziotti dicendogli che «Domani in tribunale dico al giudice che mi avete rotto voi la costola, così me la pagate». Denunciato, quindi, oltre che per resistenza anche per minacce gravi a pubblico ufficiale.

domenica 7 luglio 2019

Risorsa accoppa carabiniere

Matteo Salvini Avendo problemi con il bancomat, Godsent Harmony, nigeriano ventenne, ieri a Frosinone ha pensato bene di aggredire gli impiegati dell’ufficio postale e di mandare all’ospedale un Carabiniere, tentando anche di colpirlo con una spranga.
Processato stamattina, è stato condannato ma subito rimesso in LIBERTÀ, e non può essere espulso perché “richiedente asilo”.
Roba da matti.
aspetta che ti rispondo Vi ha convinto a odiare prima l'Italia e il Sud. A odiare i meridionali, i calabresi, i siciliani, i pugliesi, i napoletani.
A odiare gli Italiani. A odiare la bandiera, a odiare la Festa dell'Unità, della Liberazione, della Repubblica.
A odiare la Resistenza, i partigiani, la Costituzione.
Vi ha insegnato a odiare la nazionale di calcio e a odiare Roma.
Vi ha insegnato a odiare i rom.
Vi ha insegnato a odiare l'Europa Unita e i popoli europei.
Vi ha insegnato a odiare i francesi, i tedeschi, i maltesi.
Quindi vi ha insegnato a odiare la solidarietà, a odiare gli esseri umani. A milioni.
Vi ha insegnato a odiare gli africani, i mediorientali, i credenti in altre religioni. A odiare i poveri, a odiare i migranti: anche se gli italiani sono tra i popoli che migrano di più al mondo.
Vi ha insegnato a odiare le donne, indicandovene una nuova ogni giorno contro cui lanciarvi come cani senza più raziocinio.
Vi ha insegnato a odiare Gino Strada, colpevole d'aver dedicato la sua vita a costruire ospedali in stati dove lo Stato non c'è. Vi ha insegnato a odiare Camilleri colpevole di pensiero. A odiare qualunque artista, qualunque cantante, qualunque scrittore, qualunque attore colpevole di non essere suo fan.
Vi ha insegnato a odiare il successo degli altri. Vi ha insegnato a trasformare tutta la vostra invidia e frustrazione in suoi voti.
Vi ha insegnato a odiare chi è costretto a vivere sotto scorta perché ha avuto il coraggio di combattere la mafia, ma anche il coraggio di schierarsi contro di Lui.
Vi ha ha insegnato a odiare qualunque professionista, medico, infermiere, cuoco, mediatore, traduttore, psicologo colpevole di aver lavorato nel sistema dell'accoglienza e dell'asilo previsti dalla Costituzione italiana.
Vi ha insegnato a odiare la cultura, i professori, gli intellettuali.
Vi ha insegnato a odiare i numeri, i fatti, i documenti.
Vi ha insegnato a odiare i magistrati che non tradiscono la loro professione, che non tradiscono le leggi italiane, che non piegano le loro decisioni al Suo volere, seppur consapevoli del linciaggio cui Lui li sottoporrà sguinzagliando i suoi servi.
Vi ha insegnato a odiare le ONG, a odiare chi salva vite, a marchiarli come "complici dei trafficanti", o come trafficanti.
Vi ha insegnato a odiare. Anche chi non avreste mai pensato di potere odiare, perché da sempre, da tutti, riconosciuti come coloro che fanno la cosa giusta.
E invece è arrivato lui. A lavarvi la coscienza. A dirvi che no, loro non sono migliori degli altri, migliori di voi. Anzi, sono peggiori di voi. Lo fanno solo per farvi sentire peggio. Fanno i soldi i ricconi, sotto sotto c'è qualcosa. Sono figli di papà. Tranquilli. Fidatevi. Altro che solidarietà. Criminali, sono criminali.
Voi state davanti al televisore a sbavare davanti al Grande Fratello, a negare l'altruismo, la solidarietà, la cultura. Che ci penso io a voi, a trasformare ciò che non riuscite o non vi va di fare in un vostro nemico. Da odiare.
E voi odiate. Perfino il Papa, perché colpevole di ricordarvi le parole del Cristo in cui credete. E che odiereste, come buonista e amico dei trafficanti, se fosse oggi qui.
E lui vi dice "Odiate". Perché l'odio porta voti facili al potere. L'odio trasforma i popoli in bestie senza più ragione. L'odio distrae i popoli dai soldi che intanto spariscono, dalle promesse non mantenute, dalle bugie svelate, dai fallimenti che si inseguono.
E alla fine solo uno ci guadagna. Col guinzaglio in mano. Pronto ad aizzare il popolo contro il prossimo nemico.
(Via Emilio Mola https://www.facebook.com/1491263105/posts/10219479301441796/)

Violenza sessuale su 17enne, marocchino assolto perché troppo ubriaco



Si chiude con un’assoluzione con formula dubitativa il processo di primo grado per violenza sessuale a carico di A. D., il 26enne marocchino accusato di aver violentato, il 3 novembre 2017, una ragazza bolognese, all’epoca 17enne, in un vagone abbandonato della stazione ferroviaria del capoluogo emiliano.
Lo ha deciso il collegio del Tribunale di Bologna presieduto dal giudice Valentina Tecilla, che ha quindi accolto la richiesta del legale di Dhabi, Alessandro Cristofori, e rigettato quella del pm Roberto Ceroni, che al termine della sua requisitoria aveva chiesto per l’imputato una condanna a sei anni di carcere. Non ha quindi convinto i giudici la ricostruzione della Procura di quanto avvenuto quella sera, quando la giovane fu avvicinata in piazza Aldrovandi, assieme a due suoi amici, da tre ragazzi maghrebini, tra i quali l’imputato.


Secondo la tesi accusatoria, Dhabi avrebbe sottratto il cellulare alla ragazza, raccontandole che a rubarlo era stato uno degli altri due nordafricani del gruppo, offrendosi poi di aiutarla a ritrovarlo, dicendole di sapere dove si trovava il ladro. Con questo stratagemma avrebbe quindi convinto la giovane, che per sua stessa ammissione aveva bevuto molto e aveva assunto droghe e farmaci e quindi non si rendeva conto di quello che faceva, a seguirlo fino al vagone abbandonato, dove poi avrebbe abusato di lei approfittando delle sue precarie condizioni psico-fisiche.
Secondo Cristofori, invece, Dhabi, che “proviene da un humus culturale scadente, ha pensato di trovarsi davanti una ragazza ‘facile’, visto l’atteggiamento della giovane” (e da quando le legge autorizza o sminuisce la violenza sessuale sulle ragazze facili?, ndr), ma in ogni caso “era talmente alterato da alcol e droghe che, come lui stesso ha detto, non era in grado di avere un rapporto sessuale
Alla fine, i giudici hanno assolto l’imputato dall’accusa di violenza sessuale, condannandolo a quattro mesi e a 120 euro di multa per il furto del cellulare della ragazza. Per capire con esattezza su quali elementi si fondi la sentenza di assoluzione bisognera’ pero’ attendere le motivazioni, che dovrebbero essere depositate nel giro di 90 giorni. (Agenzia Ama/ Dire)

Le suore che cacciano i cattolici che recitano il Rosario in riparazione al Gay pride







 















Oltre agli elettori, che li schifano a ogni urna aperta, anche le suore non vogliono Forza Nuova. Ieri alcuni esponenti del partito che insieme a Casapound miete ogni anno gradevolissimi insuccessi elettorali hanno organizzato un presidio all’ingresso del monastero delle Monache Sacramentine a Monza per protestare contro il Brianza Pride. Ma le cose non sono andate bene.
Le suore che cacciano quelli di Forza Nuova

Mentre il gruppetto iniziava la recita del rosario, una suora è uscita dal convento invitandoli a lasciare il sagrato e spostarsi più in là. il neocostituito comitato Teodolinda (“fervente cattolica”, ricordano gli aderenti) che mette assieme Forza Nuova, Militia Christi, Famiglie numerose cattoliche, il comitato Viva Cristo re e altre realtà dell’estrema destra e degli ultracattolici.
   
Un testimone scrive su Facebook: “Monza ore 19 e 10 o poco più. Forza Nuova recita il rosario con altre associazioni di ultra cattolici. Una sorta di riparazione per il gay pride di domani. Una strumentalizzazione politica dell’ultradestra. Il luogo non e scelto a caso. Il piazzale della chiesa delle suore Sacramentine. All’improvviso si apre il portone. Esce una suora di clausura e con cipiglio deciso allontana gli astanti dal sagrato. Alla combriccola non rimane che spostare striscioni e preghiere poco più in là. Nemmeno le suore li ascoltano”. Loro sulla loro pagina Facebook scrivono: “Ringraziamo tutti i partecipanti al Rosario di ieri sera, sono stati momenti molto belli. Purtroppo ci sono persone che hanno ricamato su ipotetiche strumentalizzazioni, e così probabilmente è stato percepito anche da chi ci ha invitato ad uscire dal Sagrato. Come potete vedere nessuno slogan e nessun simbolo di partito è stato esposto, se non ci credete potete chiederlo anche a quelle ragazze che sono state tutto il tempo davanti a noi con la loro protesta oppure al ragazzo che fugacemente ci ha lasciato un messaggio. Noi abbiamo recitato un Rosario”.

La storia di un’intera famiglia che si suicidó nel 1996 per atroci accuse di abusi su due bambini e con le perizie dei soliti nomi


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Se c’è un “caso zero” che lega il centro Hansel e Gretel e i casi di “Veleno” e oggi Bibbiano è questo: il caso Sagliano, provincia di Biella. Il primo, il più dimenticato. La storia di un’intera famiglia che si suicidó nel 1996 per atroci accuse di abusi su due bambini e con le perizie dei soliti nomi (Foti/Roccia del centro Hansel e Gretel e la Giolito del caso Veleno). E con quell’Alessandro Chionna, il pm che decise l’arresto di Gigi Sabani. Un caso così dimenticato, nonostante il clamore dell’epoca, che per avere una foto di queste 4 persone che non hanno mai avuto giustizia, sono andata io stessa al cimitero di Sagliano a fotografare le loro tombe.
Ne scrivo oggi su Il Fatto.
Leggete questa orribile storia, è importante. E condividete il più possibile.


Il 5 giugno del 1996, a Sagliano Micca, provincia di Biella, si suicidarono quattro persone. Insieme, dopo aver lasciato delle lettere d’addio, scesero nel garage di casa, entrarono in una Fiat Uno verde, mandarono giù qualche pasticca di sonnifero e respirarono il gas di scarico fino a morire. Erano Alba Rigolone (66 anni), suo marito Attilio Ferraro (68 anni), i loro due figli Maria Cristina Ferraro (insegnante di 39 anni) e Guido Ferraro (commesso di 36 anni). Tutti accusati di aver sottoposto alle più raccapricciati pratiche sessuali due bambini, i figli di Guido e Maria Cristina, quel giorno erano attesi in tribunale per l’udienza del processo appena iniziato.
Un processo in cui l’impianto accusatorio si fondava principalmente sulle perizie di due consulenti: Cristina Roccia, una delle psicologhe coinvolte nella vicenda “Veleno” e colui che all’epoca era suo marito, ovvero quel Claudio Foti del Centro Studi di Moncalieri Hansel e Gretel, oggi agli arresti domiciliari per la vicenda di Reggio Emilia.

Il caso Sagliano, nella sinistra catena che lega l’associazione Hansel e Gretel ad alcune delle storie più inquietanti e controverse di abusi su minori, può essere considerato il “caso zero”. E forse anche il più dimenticato, nonostante il suicidio, nonostante il clamore che suscitò all’epoca, tra videocassette sulla storia allegate a quotidiani, l’accorata difesa degli imputati di Vittorio Sgarbi e i pareri di noti opinionisti dell’epoca.
Un’intera famiglia si tolse la vita lasciando un biglietto sul cruscotto: “Quattro innocenti sono costretti ad uccidersi perché il tribunale di Biella non ha dato la possibilità di dimostrare la loro innocenza”. Forse, oggi, alla luce di quello che sta emergendo, è possibile restituire dignità a quei morti la cui vicenda processuale fu ricostruita nel 2007, con appassionato rigore, dallo scrittore ed ex assessore di Biella Diego Siragusa in un libro, “La botola sotto il letto”, che poi fu presto ritirato per minacce di querele.

La vicenda inizia nel 1995, quando Guido e sua moglie Daniela si stanno separando tra rancori e recriminazioni. In particolare, Daniela nutre un profondo astio nei confronti della famiglia dell’ex marito. Detesta soprattutto sua suocera Alba e della bella sorella del marito Maria Cristina. A un mese dall’udienza di separazione Daniela porta il loro bambino Angelo, di 9 anni, presso il Servizio di Neuropsichiatria Infantile di Vercelli che a sua volta fa una segnalazione al Tribunale dei minori di Torino. Il bambino accusa suo padre Guido, sua nonna paterna Alba e sua zia paterna Maria Cristina di avere rapporti incestuosi in sua presenza e di abusare di lui oltre che della sua cuginetta Linda, figlia di Maria Cristina. Il Tribunale sospende immediatamente gli incontri tra Guido e suo figlio Angelo.
Successivamente Daniela presenta una querela dettagliata contro il marito e la sua famiglia in cui racconta fatti raccapriccianti.

Da quando ha circa tre anni, a casa dei nonni, Angelo assiste a scene di sesso esplicito e incestuoso:
Maria Cristina lecca il pisellone al fratello Guido in salotto finché lui non le fa pipì sulla mano, sua nonna Alba, 66 anni, fa lo stesso sempre col pisellone di suo figlio Guido ma in camera. Maria Cristina, la piccola Linda e sua nonna Alba leccano tutte insieme Guido e vanno a letto nudi. La nonna nuda chiede a lui, Angelo, di toccarla ma il bambino si rifiuta. Un’altra volta Guido sbatte il pisellone sulla patata della piccola Linda oppure Guido lecca il deretano della madre anziana o suo padre prova a infilargli nel sederino il suo pisello ma lui scappa e gli altri dicono “Devi farlo!” Ti prego!”. Insomma, Sodoma. Un famiglia di persone apparentemente rispettabili, nasconde un simile orrore. La bambina viene prelevata mentre è a scuola e tolta alla madre per finire in un centro per minori, il pm Alessandro Chionna della procura di Biella dà il via alle indagini con perquisizioni a tappeto a casa di nonna Alba e nonno Attilio (che non è ancora stato accusato) e di Maria Cristina. Cercano materiale pornografico, videocassette, prove degli abusi. Non trovano nulla. La nonna non ha neppure un videoregistratore.

Il 3 giugno Alessandro Chionna li fa arrestare tutti e tre con tanto di sirene e manette con un’accusa precisa e devastante: abusi sessuali su minori. Breve parentesi: il pm Chionna fu anche il grande accusatore di Gigi Sabani e Valerio Merola nel famoso caso “Varietopoli” che portò all’arresto di Gigi Sabani nel 1996, proprio dopo due settimane dal suicidio della famiglia Ferraro, con le accuse di truffa a fini sessuali e induzione alla prostituzione. Lo aveva accusato una minorenne. Chionna fu poi rimosso dall’incarico perché si innamorò della ex fidanzata di Gigi Sabani (con cui poi convolò a nozze), che conobbe durante l’inchiesta (poi archiviata). Gigi Sabani rimase marchiato da questa vicenda e nel 2007 morì di infarto. Tornando a Sagliano, i detenuti vengono interrogati da Chionna e dal Gip Paolo Bernardini. Guido afferma che la sua ex moglie aveva detto spesso che gliel’avrebbe fatta pagare, che era gelosa di sua sorella Maria Cristina, che dal ’94 in poi aveva proibito a nonna Alba e a nonno Attilio di vedere il nipote, convinta che la nonna volesse avvelenare Angelo con lo sciroppo. Nonna Alba dice di aver sempre trattato i nipoti con amore, Maria Cristina conferma l’odio della cognata per lei e la sua famiglia. Nonno Attilio, l’unico rimasto libero, spiega di non avere rapporti sessuali con la moglie da 10 anni, altro che sesso e promiscuità in quella casa.

Il 5 giugno del 1995 Chionna e il maresciallo Santimone interrogano il piccolo accusatore Angelo. Il bambino conferma la versione orgiastica della storia, ma poi, quando gli si fa notare che il racconto è inverosimile, cambia completamente rotta e ritratta tutto. Sarà la prima di una lunga serie di ritrattazioni. “Tutto quello che ho raccontato è frutto della mia fantasia. Io ho voluto in questo modo far andare in prigione mio padre, i miei nonni, mia zia perché hanno trattato male me e mia madre. E’ stata una mia montatura in quanto vedo film in cui fanno porcate”, dice. A quel punto il bambino va via con la madre, ma dopo un po’ i due tornano in Tribunale. Angelo si era solo spaventato, vuole confermare gli abusi, dice la madre. E invece Angelo ribadisce di essersi inventato tutto. Successivamente dirà anche che nella casa degli abusi ci sono botole sotto il letto dei nonni e passaggi segreti. Si è inventato tutto di nuovo. Il 7 giugno il gip Paolo Bernardini ordina la scarcerazione dei tre indagati e in un’ordinanza molto prudente ma rigorosa, afferma che la situazione è poco chiara, che la querelante manifesta ostilità nei confronti della famiglia Ferraro, che ai bambini sono state fatte domande suggestive, che Angelo ha dei disturbi psichici mai approfonditi.

Chionna, a questo punto, nomina come consulente tecnico Cristina Roccia del Centro Hansel e Gretel, la stessa che interrogherà alcuni bambini di Massa Finalese (il caso Veleno) un paio d’anni dopo. La consulente deve stabilire se Angelo e Linda sono attendibili. Linda sarà sottoposta a un vero interrogatorio, ma parlerà sempre con amore della mamma e della nonna con cui fa il gioco della principessa e dei gioielli. Nega ogni abuso, piange, le manca sua madre. Angelo, nonostante le proteste dei legali di Guido che non può più vedere suo figlio, invece continua a vivere con Daniela (se fosse stato vero che la madre lo manipolava, poteva continuare a farlo liberamente). Guido invia lettere strazianti al figlio che ormai non vede più da tempo, scrivendogli “Vorrei tanto poterti far avere dei doni ma non so come fare, ho ancora l’uovo di Pasqua che non mi hanno lasciato consegnarti!”.

Il 6 giugno Chionna chiede al consulente tecnico Maria Rosa Giolito (che risulta aver collaborato con Foti di Hansel e Gretel anche nella stesura di un libro, è anche lei coinvolta nelle perizie mediche della vicenda Veleno) di verificare se la bimba abbia subito abusi. “L’imene con bordi sottili è compatibile con la penetrazione di un dito di una persona adulta, non posso escludere né provare la penetrazione col pene”, sarà l’esito. Che in sostanza non vuol dire nulla, tanto più che il perito della difesa parlerà di normale conformazione dell’imene. La visita della Giolito al bambino Angelo darà esito negativo, tuttavia la dottoressa specificherà “I segni ritrovati non sono specifici per abuso sessuale pur essendo compatibili con tale diagnosi, va considerato però che un oggetto delle dimensioni di un dito può essere introdotto nell’ano senza troppo disagio”.
Insomma, l’esito è negativo, ma si lascia una finestra aperta. Peccato che in seguito Angelo dirà chiaramente di essere stato penetrato dal padre e che quella perizia lo smentisca. La perizia tecnica di Cristina Roccia, per la cronaca, costerà al tribunale la non modica cifra di 6.417.450 lire.

Quando ormai la scadenza delle indagini è imminente Chionna affida una nuova audizione del bambino Angelo a Claudio Foti. Aveva ritrattato troppe volte, l’accusa era molto indebolita. Con Foti accanto, il bambino afferma di aver ritrattato gli abusi perché minacciato dal maresciallo e conferma le violenze. Non solo. Accusa per la prima volta anche suo nonno Attilio e anticipa l’inizio delle violenze a quando aveva un anno (la cuginetta non era neppure nata!). Come potesse ricordarsi di violenze subite a un anno non è chiaro. Non solo. Aggiunge che la cuginetta non ha il coraggio di dire la verità, quindi se dovesse essere risentita lui vorrebbe essere presente, “così la aiuta a parlare”.
Chionna chiede il rinvio a giudizio, il gip Bernardini fissa il giudizio immediato, ma estromette le consulenze tecniche-psicologiche affermando che non si limitano a fornire un apporto scientifico, ma esprimono dei giudizi sulla veridicità di quanto affermato dai bambini. Chionna, che senza quelle perizie ha pochi elementi, non si arrende. Chiede al Tribunale un’audizione protetta per i due bambini che, come richiesto da Angelo, saranno sentiti insieme dalla psicologa Paola Piola, già teste dell'accusa.

Alba, Attilio, Maria Cristina e Guido capiscono che se la bambina confermerà le accuse sono spacciati. E così sarà. La mattina del 5 giugno 1996, fuori dal tribunale, la sorella di Alba, Maria Rigolone e gli avvocati della difesa, attendono i Ferraro per un po’, poi allarmati dalla loro assenza chiamano i carabinieri. In casa furono trovati alcuni biglietti di addio. In uno, firmato da tutti e quattro, indirizzato al senatore Claudio Regis che li aveva sempre sostenuti c’era scritto “Violando il codice, dei bambini sono stati ascoltati come pretendeva il pm Chionna, dalla stessa psicologa chiamata dall’accusa come teste che da un anno prepara Angelo a condannare il padre e tutta la sua famiglia. La sentenza che ci aspetta è ovvia, siamo innocenti, non vale la pena continuare ad esistere”.
Maria Cristina aveva scritto un’altra lettera in cui si augurava di incontrare di nuovo sua figlia nell’aldilà.
Nonna Alba aveva lasciato un biglietto: “Non ho mai fatto porcherie con i figli e i nipoti che adoravo. Ho insegnato loro le cose belle e giuste della vita, chiedo perdono ai miei cari”. E poi quel biglietto sul cruscotto: “Siamo innocenti”.

Morirono insieme, respirando monossido, nella Fiat Uno verde di Maria Cristina. Ai funerali parteciparono più di 1000 persone, a Sagliano in tanti credettero alla loro innocenza fino alla fine. La sentenza di improcedibilità mise fine alla vicenda. Chionna disse di aver lavorato con correttezza, Paolo Crepet sentenziò che “il suicidio è un’ammissione di colpa”, il senatore Claudio Regis affermò “Queste persone sono state uccise per un patto scellerato fra procura e tribunale dei minori”. (e per questa dichiarazione fu processato e condannato). “Ora il dolore è solo mio”, dichiarò Daniela, la grande accusatrice, ai giornali.

Ma a rimbombare ancora, dopo 23 anni dalla tragedia, sono le parole della psicologa Paola Piola, una delle grandi sostenitrici dell’accusa: “In fondo le vittime sono ancora i bambini. Ora sono anche senza genitori. La vicenda giudiziaria è stata archiviata col decesso degli imputati, e forse è meglio così”.
Quattro morti, una verità mai accertata e ombre antiche, che dopo 23 anni, spuntano fuori da una vecchia botola. L’unica che è davvero esistita, in questa orribile vicenda. No, non è stato meglio così.