domenica 7 luglio 2019

I famosi rom della casa popolare di Roma? Hanno 27 auto

I famosi rom della casa popolare di Roma? Hanno 27 auto

Imer Omerovic, il rom che aveva commosso Virginia Raggi, il Papa, tutta la cordata buonista intenta nei mesi scorsi a condannare i romani della periferia di Casal Bruciato che non volevano “gli zingari” nelle case popolari, possiede 27 autovetture.
Avete capito bene! Ventisette, frutto a suo dire, dell’attività di compravendita di autoveicoli online. Le ultime due in ordine di arrivo, come racconta Il Giornale, sono arrivate dopo la turbolenta assegnazione dell’alloggio popolare a Casal Bruciato. Si tratta di una Fiat Stilo 1.9 JTD, intestata il 22 maggio, e di una fiammante Bmw Serie 5 530D, intestata il 7 giugno.
Certo, si potrebbe dire, che avendo una regolare partita iva per il commercio di autoveicoli, non ci sia niente di strano, se non fosse che al momento non risulta chiaro queste autovetture dove siano, non esiste un deposito regolarmente dichiarato e alla Camera di Commercio non c’è ombra di alcun bilancio presentato dalla ditta di Omerovic.
Così come resta il mister del come si possa assegnare una casa popolare a chi possiede, regolarmente intestate, quasi una trentina di autovetture di ogni ordine e cilindrata. Misteri buonisti…

Ghanese uccide paziente in ospedale: tre giorni prima fu arrestato e liberato

Ghanese uccide paziente in ospedale: tre giorni prima fu arrestato e liberato
Sabato sera ha sfasciato un bar e pretendeva cento euro dal proprietario. Per non pagare una birra. I carabinieri lo hanno arrestato, ma il gip lo ha mandato libero quella sera stessa e ha deciso nei suoi confronti il solo obbligo di firma. Ma Charles Opoku Kwasi, nato nel Ghana 31 anni fa, non ha una fissa dimora e vive senza permesso in Italia da almeno quattro anni. Sul finire del 2013 gli è stata respinta la richiesta dello status di rifugiato presentata per motivi umanitari. Avrebbe dovuto essere rimpatriato, ma l'espulsione è rimasta sulla carta. Lettera morta.
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Da quel momento, gli spostamenti di Charles sono tracciabili attraverso una serie di arresti. Fermato ad Andria, in Puglia, per furto. Era il 2015. Bloccato sul Litorale Domitio per rissa, l'anno dopo. Arrestato, ancora, a Pescopagano frazione di Castel Voltuno, sabato scorso. E rimesso in libertà. Due sere fa ha perso di nuovo il controllo. Se ne andava in giro per la Domitiana a danneggiare auto in sosta. Lo hanno beccato gli agenti di polizia del reparto prevenzione crimini di Napoli che da mesi lavorano in supporto delle forze dell'ordine del posto per gestire quella polveriera ingestibile che è Castel Volturno. I poliziotti hanno dovuto chiamare un'ambulanza.Charles era fuori di sé. Urlava, si dimenava, era visibilmente sotto l'effetto di droghe. Forse scarti di crack che molti disperati vanno a fumare negli anfratti delle centinaia di case abbandonate e le rovine di hotel che ricordano di un boom turistico che, di questo passo, alla foce del Volturno non tornerà mai più.
IL RICOVERO
Charles era strafatto quando in ambulanza è arrivato in ospedale, a Sessa Aurunca. E dal Pronto soccorso l'hanno trasferito nel reparto di psichiatria. Erano le tre del mattino quando si è tranquillizzato, o così devono aver pensato gli agenti che, di fatto, sono andati via lasciandolo alle cure dei quattro infermieri di turno. Tre donne e un uomo. Mancava un quarto alle sette del mattino quando, come in preda a un incubo letale, Charles si è alzato dal letto e ha iniziato a dare di matto. In quel momento la sua strada, già segnata nonostante la giovane età, si è incrociata con quella di Luca Toscano. Settantasette anni, pensionato, qualche problema di natura senile che ha richiesto un ricovero per accertamenti. Ironia della sorte, Toscano ha lavorato per anni come infermiere al civile di Teano. Cosa sia scattato nella testa di Charles resterà per sempre un mistero.
Gli infermieri lo hanno visto avventarsi improvvisamente sul pensionato. Sferrargli sulla faccia una raffica interminabile di pugni. Hanno cercato di intervenire. Ma è stato inutile. Charles ha concluso l'opera in un piccolo corridoio adiacente il reparto. Lì si è barricato con il corpo ormai senza vita di Luca, mentre i dieci pazienti presenti in reparto e gli infermieri si chiudevano terrorizzati in una delle stanze. Poi sono arrivati i carabinieri. Ancora urla e minacce.
Ultimo aggiornamento: 6 Luglio, 14:54

sabato 6 luglio 2019

da Magli: “Una volta uccisi gli europei, non ci sarà più niente”


Ida Magli: “Una volta uccisi gli europei, non ci sarà più niente”


Schermata 2016-02-22 alle 09.22.41Roma, 22 feb – In seguito alla scomparsa dell’antropologa Ida Magli, pubblichiamo qui quella che con buona probabilità è stata la sua ultima intervista, rilasciata a Francesco Borgonovo di Libero poco tempo fa. [IPN]
Che forza ha questa donnina. Che nerbo in quelle braccia esili, e che coraggio innerva la sua voce sottile, capace d’infiammare pur senza infiammarsi. A novant’anni compiuti quest’anno, il pensiero di Ida Magli arde ancora potente. Antopologa nota a livello internazionale, è stata la prima, negli anni Novanta, a denunciare le storture e le follie dell’Unione europea. Si è opposta alla corrente impetuosa del politicamente corretto e ha denunciato l’immigrazione senza regole, il tentativo di distruggere i popoli dell’Europa, la cancellazione della cultura in Italia e nel Vecchio Continente. Prosegue a farlo anche oggi: fra pochi giorni uscirà il suo nuovo saggio Figli dell’uomo (Rizzoli) e tornerà in libreria, con una nuova edizione, il fiammeggiante pamphlet La dittatura europea. Insieme con Dopo l’Occidente e Difendere l’Italia, quel volume racchiude la sua visione del mondo, lucidissima e affilata. Anche quando dipinge un futuro nero. «Hanno fatto di tutto per uccidere gli europei», dice Ida, e quasi sussurra, accomodata sul divano della sua casa luminosa in un bell’angolo verde di Roma. «Ma nessuno può sostituirli. Una volta morti… C’è stata una volontà precisa: questa immigrazione sregolata è stata utilizzata per uccidere gli europei. Ma, dico, perché ci dobbiamo lasciare uccidere senza un tentativo di reazione? Ripristiniamo i confini! Altri mettono le reti? Facciamo anche noi una rete col filo spinato! Se non avessimo dei governanti che odiano gli italiani… Questa è la verità: non so perché, ma i nostri governanti ci odiano».
Però a quanto sembra vogliono molto bene agli immigrati.
«Questo è buonismo da quattro soldi. Le dico una cosa: nessuno ha il diritto di uccidere il proprio popolo. Un tempo si costruivano le torri per vedere se arrivavano i barbari o i turchi. Noi oggi abbiamo aerei ed elicotteri, non abbiamo nessuna difficoltà a vedere da lontano chi sta arrivando attraverso il Mediterraneo. Che bisogno abbiamo di aspettare che arrivino? Li andiamo persino a prendere… Dico fino in fondo quello che penso: gli africani non hanno saputo fare nulla a casa loro e non faranno nulla pure qui. Hanno un territorio sconfinato, foreste, fiumi, metalli preziosi e non ne hanno fatto nulla. Una volta uccisi gli europei, non ci sarà più niente. Questo è certo».
Resteranno i musulmani…
«Un tempo c’erano musulmani che producevano e pensavano, venivano per lo più dall’Egitto. Ma le civiltà muoiono. Quello che sapevano fare allora, non lo sanno più fare. I musulmani che vengono qui sono prima di tutto incapaci di pensare. L’islamismo organizza tutta la loro giornata e dunque anche la loro struttura psicologica. Anche per i cristiani del medioevo funzionava così, in gran parte. I musulmani non avrebbero alcun problema a farci fuori subito. Ma non hanno bisogno di farlo. Noi ci ammazziamo già da soli».
Potremmo anche reagire in qualche modo.
«I musulmani sono tanti, talmente tanti… Di che cosa vuole che abbiano paura? Sono in tanti e hanno un fortissimo senso di obbedienza al Corano. Credono che Allah li guardi e li protegga. Noi abbiamo perso tutto, invece. Persino il Papa…».
Qual è la sua opinione su Bergoglio?
«È la prima volta che un gesuita diventa papa. L’ordine dei gesuiti è stato creato da Sant’Ignazio di Loyola per difendere il papato in un momento di crisi. Fare papa un gesuita è un po’come mettere un pretoriano al posto dell’imperatore. Hanno scelto un papa gesuita perché la Chiesa è in grave pericolo, e hanno sperato così che riprendesse forza. Ma è stato un errore».
E perché?
«Perché Bergoglio non è un europeo, non sa niente di tutte le trame tipiche dell’Europa. Per giunta è molto accomodante. I gesuiti ce l’hanno come atteggiamento, quello di venire incontro agli altri. Era la tecnica di Ignazio: venire incontro alle persone che la pensano diversamente per non creare troppo attrito. Solo che la Chiesa di oggi o la salvi con forza, con severità oppure con la misericordina non la salvi. Che ci fanno gli europei con la misericordina? La tattica di Bergoglio è fallita in partenza».
Nelle ultime settimane il Vaticano è stato sferzato da un bel po’di scandali. Prima Charamsa, il monsignore gay con tanto di compagno. Poi “Vatileaks” e l’attico di Bertone. C’è un attacco alla Chiesa? Un complotto, come sostiene qualcuno?
«Macché complotto. Non c’è nessun complotto. Bergoglio è papa da quasi tre anni. L’attico di Bertone l’avrà visto tutti i giorni. Lo abbiamo visto noi, figuriamoci lui. Quanto all’omosessualità dei preti, ormai è un fatto noto, dato per scontato da tutti. La crisi della Chiesa non è tanto una crisi dell’istituzione. Nasce dalla difficoltà di reggere il mondo di oggi. Un mondo in cui o il cristianesimo diventa la parola di Gesù senza Chiesa – cosa impossibile – oppure è costretto a venire a miti pensieri, ad accomodare, cosa che sta facendo Bergoglio».
La sensazione è che la Chiesa sia molto accomodante anche sui temi dell’immigrazione, della “accoglienza”.
«La civiltà europea sarà fatta fuori prestissimo dai musulmani, attraverso questa immigrazione che è praticamente tutta islamica. Certo, probabilmente i cattolici qualche resistenza all’islamizzazione la farebbero volentieri. Però dovrebbero essere i preti a indirizzarli, e non lo fanno. Oppure dovrebbero essere i politici, ma pure loro… Rimangono la Chiesa e il potere d’Oriente. La Russia sarà uno scoglio. Qui nessuno vuol sentirne parlare, ma se qualcuno salverà l’Europa – non intendo salvarla oggi, ma per il futuro – questo qualcuno sarà la Russia. Se qualcosa rimarrà della civiltà europea, sarà la Russia a tenerlo in piedi. Avessimo dei politici più intelligenti, ci affideremmo alla Russia. Ma ormai è troppo tardi, abbiamo fatto entrare troppi immigrati…».
Non crede che la responsabilità sia anche nostra, se la civiltà europea va scomparendo? Non difendiamo la cultura umanistica, per esempio.
«Cultura è un termine ambiguo. È stato inflazionato. Tutti lo adoperano. Nel senso tecnico dell’antropologia, la cultura è l’insieme dei costumi, delle tradizioni e delle leggi. Questo insieme – che è il termine più importante – è stato svuotato. Se si toglie il concetto di insieme alla cultura, si toglie la sua maggiore forza. I politici di oggi sono molto ignoranti anche perché sono i figli della nostra scuola. Faccio un esempio: i grillini. Io avevo molta simpatia per loro, in un primo momento. Mi dicevo: finalmente viene gente giovane che non è assetata di potere… Mi sono sbagliata! Come mi sono sbagliata! I grillini sono i figli della nostra scuola: non sanno niente! Poverini… Non sanno niente! Sono i figli di ciò che gli hanno insegnato le donne, non sanno pensare. Mi hanno fatta arrabbiare da morire, i grillini. Pochi giorni fa hanno passato la legge dello Ius Soli. Non hanno idea di che cosa sia, lo Ius Soli. Si usava tremila anni fa quando un emigrante arrivava per caso su un terreno che non era il suo. Allora non si trattava di spostamenti di milioni di persone. Come si fa a prendere una usanza di tremila anni fa e applicarla oggi? È come se mi volessi curare con le terapie dello sciamano».
Visto che ha citato la scuola, che cosa pensa della “Buona scuola”?
«È stata un’idea di Renzi, quella di infilare un aggettivo qualificativo nel nome di una legge. Nessuno lo aveva mai fatto prima. In virtù di questo siamo costretti a parlare di “buona scuola” anche se pensiamo che la scuola sia cattivissima. Questa “buona scuola” è un fallimento, perché è fatta per l’85% da personale di sesso femminile. Ormai la scuola, dall’asilo nido alle superiori, è fatta quasi esclusivamente da donne. Questo è gravissimo: gli allievi maschi non hanno nessuna persona di riferimento di sesso maschile. Durante l’età infantile, ma anche durante l’età puberale, avrebbero bisogno non soltanto delle qualità del pensiero maschile, ma anche di persone di riferimento. Io credo che molti giovani si rifugino nell’omosessualità per via dell’eccesso di presenze femminili nella loro vita. Non è detto che per loro l’omosessualità sia un desiderio, però permette di sentire di più l’unione fra maschi. Se dovessi fare io una riforma nella scuola metterei obbligatoria la quota di maschi».
A parte la “Buona scuola”, che cosa pensa di Matteo Renzi?
«Prima di tutto devo dire che una democrazia dove non si sono fatte le elezioni è una democrazia malata. E perché non si sono fatte? Per colpa dei partiti, che lo trovano comodo. Non è solo Renzi il dittatore: ognuno ha fatto il dittatore nel suo piccolo. Inoltre, Renzi sarà pure un dittatore, ma gliel’hanno lasciato fare. Questo premier è molto bravo. Bisognerebbe copiare da lui. Ha creato un governo di belle donne, di cui naturalmente si infischia, perché tanto fa quello che gli pare. Un governo di belle donne incapaci, inesperte, brave soltanto a camminare sui tacchi di undici centimetri. Come vuole che governino, costoro? Le pare possibile mettere come ministro della Difesa una tizia che non si sa che capacità abbia? Sono andata a vedere il suo profilo. Mi sono detta: magari avrà studiato, avrà fatto… Macché. Stava nella commissione del partito che si occupava di difesa. E la Mogherini? Sarà pure molto carina, molto madonnina, ma che competenze ha? E la Lorenzin? Perché fa il ministro della Sanità? Il risultato è che gli italiani sentono di non essere governati».
È molto dura con, le donne.
«Ho combattuto tanto, per le donne… Ma mi hanno deluso. Oggi guardo la tv e vedo donne che sanno tutto, che parlano di tutto… La nostra è una società che ha allontanato i maschi e ha preso il lato peggiore delle donne. Che sono aggressive, anche nell’eroticità. Devono sempre farti vedere il seno, le cosce. Per un maschio, oggi, forse è più attraente una donna musulmana col velo che queste qui. Il maschio la donna la deve anche un po’ conquistare, deve esserci anche un po’ di mistero, nell’erotismo. Di una donna che è subito pronta a dare tutto, il maschio non sa che farsene. Io sono una donna e posso dire cose che sono in apparenza contro le donne e cioè che la scienza, l’arte, tutta l’attività intellettuale fino ad oggi è stata fatta dei maschi. Poiché oggi i maschi si sono allontanati, la nostra società è povera intellettualmente, culturalmente. Non è una società “femminilizzata”, come dice qualcuno, ma malata, patologica. Dobbiamo immediatamente riprendere il controllo. E tocca ai maschi riprenderlo».

Siracusa. L’ex pm Giancarlo Longo da ieri sera rinchiuso nel carcere di Rebibbia

Questo losco individuo adesso rinchiuso in carcere non appena io denunciai un certo magistrato che si chiamava Campisi un altro che si chiamava Artino innaria un altro che si chiamava Rossi immediatamente monto' un'accusa nei miei confronti assolutamente falsa con un rinvio a giudizio più falso di lui.
Chi c'era dietro queste manovre difensive nessuno lo ha mai accertato Essendo io una piccola pedina in questo mare di corruzione.
L'accusa Era falsa ed inventata di sfruttamento della prostituzione nei confronti della mia compagna.
Non solo paradossale l'accusa Per tutti quelli che mi conoscevano ma fatta apposta per crearmi un problema morale ed interno nonché affettivo.
La donna preferì allontanarsi da Siracusa e trasferirsi dai figli in Puglia.
Non contento di ciò il prode criminale Giancarlo Longo lunga mano di altri criminali, organizza un prelievo coatto del testimone con due carabinieri di notte del figlio della convivente che trasferito di forza dalla Puglia viene portato per interrogatorio in Siracusa colla evidente disperazione della madre che temeva il peggio se non che un arresto.
Il processo è andato avanti 6 anni con continui rinvii e senza audizione di alcun testimone o esame di alcun documento a riprova che si trattava di un processo fantasma e falso.
Un bel giorno cambia il giudice penale ed interviene un nuovo giudice la dottoressa Frau che alla prima udienza chiama il procuratore in aula e gli avvocati e a voce alta al mio cospetto dice Ma scusate ma che razza di processo è questo.
Immediatamente presento un atto di rimessione del processo a Messina e mi rivolgo all'avvocato Nuccio Troya per la difesa.
All'udienza successiva il processo viene archiviato.
L’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo è stato arrestato ieri sera all’aeroporto di Fiumicino. Su di lui pendeva la condanna patteggiata a 5 anni. E’ divenuta definitiva infatti la sentenza con cui il magistrato aveva chiuso la partita con la giustizia, le dimissioni dalla magistratura e l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici: pertanto la Procura di Messina, che lo indagò e lo fece condannare, ha emesso l’ordine di carcerazione per espiazione della pena. Longo deve scontare 4 anni, un mese e 20 giorni avendo già subito un periodo in custodia cautelare in carcere.L’ex pm Longo è anche il principale accusatore dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara nell’inchiesta di Perugia sulle nomine al Csm, e di recente è stato sentito come “persona informata sui fatti” a Milano per l’inchiesta sul falso complotto Eni. Oggi sarebbe dovuto comparire a Messina come imputato nell’ultimo troncone d’inchiesta aperto a Messina per il “sistema Siracusa”. Si tratta dell’ultima indagine in ordine di tempo, quella per corruzione in atti giudiziari che nel febbraio scorso aveva portato agli arresti domiciliari il top manager Ezio Bigotti, e anche il tecnico petrolifero Massimo Gaboardi. In questa indagine della Guardia di Finanza di Messina, risulta coinvolto anche il consulente siracusano Vincenzo Ripoli, che deve rispondere di corruzione in atti giudiziari.

Risorsa . Immigrato si rifiuta di pagare la spesa: ‘Siamo in Italia,

Immigrato si rifiuta di pagare la spesa: ‘Siamo in Italia, non potete farmi niente’. Arrestato

“Sono un profugo, non pago la spesa” e ancora “siamo in Italia, non potete farmi niente”. Sono queste le frasi riportate da Il Piacenza circa un episodio, a dr poco assurdo, che ha visto come protagonista un uomo all’interno di un supermercato.
Piacenza – Saranno rimaste incredule le cassiere, sentendo queste parole. In realtà però, s’è scoperto poi, che quell’uomo non era affatto un profugo ma un senza fissa dimora con decreto di espulsione dall’Italia. Non rispettato, tanto per cambiare.
Dopo l’intervento dei Carabinieri l’uomo è stato arrestato. Dopo l’identificazione è risultato essere un 29enne gambiano con precedenti alle spalle. Per la precisione, rapina impropria e resistenza.
Il personale del supermercato avrebbe richie

Italia la fogna delle Europa !

Perdete un po’ di tempo a leggere questo articolo, ne vale la pena, questo uno stralcio: “Di questo passo il Belpaese diventerà, non più tardi di una decina di anni, il campo profughi del vecchio continente, la fogna dei burocrati di Bruxelles, la puttana del nord Africa e la bastarda meticcia di un occidente reo di stare solo a guardare senza alzare mai un dito. Addio tradizioni millenarie, arrivederci grande patria di poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, inventori, navigatori e trasmigratori.
Calpestati i diritti, le leggi, la costituzione, la sovranità, il volere di un popolo e – peggio ancora – il destino dei nostri figli. C’è estrema necessità di fermare al più presto questo scempio. L’appello, oltre che al mondo istituzionale, è indirizzato al Capo di Stato Maggiore della Difesa e a tutti i nostri vertici militari che possono e debbono necessariamente prendere in mano una situazione che rischia, a breve, di esploderci in faccia.”


Salvini nel mirino di ong, mafie e lobby internazionali. Italia sotto assedio
Scenari da guerra nel Mediterraneo. Dopo la Sea Watch 3, che ha creato il precedente che tutti i trafficanti di essere umani attendevano, ora è il turno di altre imbarcazioni piene zeppe di migranti. Tirano dritto i comandanti non risparmiandosi accuse, sberleffi e toni da circo mediatico all’indirizzo del nostro Governo sovrano. Sulla scia di Carola si accodano il veliero “Alex” di Mediterranea, la spagnola Open Arms e la tedesca Alan Kurdi. Una corsa a chi arriva primo. Stiamo rasentando l’assurdo. “I nostri porti sono in Italia”, gridano i capitani. Evidentemente altre opzioni (quali Malta, Tunisi o Valencia) non sono di loro gradimento. Salvini non molla, ma il problema si fa molto serio. L’Europa tace perché complice, l’Onu presta il fianco a questa vergognosa e illegittima invasione, il Vaticano si schiera con la parte avversa e le sinistre di tutto il mondo plaudono al malsano “coraggio” di questi scafisti senza scrupoli. Nel mirino c’è lui, il Ministro dell’Interno. Non potendolo ammazzare alla Kennedy (perché consapevoli di una sicura e incontenibile rivolta) e non riuscendo a mettere freno alla sua straordinaria avanzata politica, questa non è altro che una tattica subdola e meschina per sfiancarlo, svigorirlo, fiaccarlo, farlo cedere e per snervare un esecutivo composto da una maggioranza di gruppi parlamentari democraticamente eletti.
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La Signorina Rakete, non solo viene rilasciata grazie alle scelte discutibili di un Gip poco attento ma – paradossalmente – ha anche denunciato per diffamazione il Vicepresidente del Consiglio. Proviamo solo a pensare di: forzare un blocco con un peschereccio al porto di Marsiglia, non fermarci di fronte ad una paletta alzata a Berlino con un auto, oltrepassare la zona pedonale a Francoforte con una due ruote o scavalcare con la moglie incinta il valico di Bardonecchia. Altro che riconoscimenti internazionali, si va al “gabbio” per un periodo molto lungo, dopo una bella scarica di bastonate “frangiossa”.
Di questo passo il Belpaese diventerà, non più tardi di una decina di anni, il campo profughi del vecchio continente, la fogna dei burocrati di Bruxelles, la puttana del nord Africa e la bastarda meticcia di un occidente reo di stare solo a guardare senza alzare mai un dito. Addio tradizioni millenarie, arrivederci grande patria di poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, inventori, navigatori e trasmigratori.
Calpestati i diritti, le leggi, la costituzione, la sovranità, il volere di un popolo e – peggio ancora – il destino dei nostri figli. C’è estrema necessità di fermare al più presto questo scempio. L’appello, oltre che al mondo istituzionale, è indirizzato al Capo di Stato Maggiore della Difesa e a tutti i nostri vertici militari che possono e debbono necessariamente prendere in mano una situazione che rischia, a breve, di esploderci in faccia.
L’Italia deve dimostrare il proprio valore, quello che la contraddistingue da secoli, che l’ha resa “grande bellezza” del mondo antico. Un Paese virtuoso, che ha raggiunto il vertice della sua magnificenza quando le altre nazioni dovevano ancora nascere. Se siamo uomini e non caporali, oggi più che mai, va fatto quadrato assennato su Palazzo Chigi e i nostri leader. Se siamo Eroi, come la storia insegna, Conte, Salvini e Di Maio, non debbono in alcun modo essere abbandonati in siffatto stato di Guerra. Se siamo veramente degni dei nostri illustri antenati allora stringiamoci a “coorte” prima che questa splendida terra di straordinari valori - che fu casa natia dei più grandi del passato - diventi, irrimediabilmente, Patria dell’oblio, alla mercé di squallidi scippatori, feroci criminali, boriosi capimafia e spietate lobby franco-tedesco-lussemburghesi. Le lancette scorrono, inesorabili!

Bibbiano e Forteto , bambini ...è ancora più grave di quel che sembra





Ciò che rivela l’inchiesta denominata Angeli e demoni in Val d’Enza e nel comune di Bibbiano, 10.000 abitanti, in quel di Reggio Emilia, è semplicemente orrendo; ma tutto lascia pensare che la realtà sia ancor più orribile di quel che finora è apparso, o si è intravisto. Non è solo un giro di favori illeciti, di conflitti d’interesse, di corruzione, di bustarelle, di quattrini. E non è solo una storia di convergenza e oscure complicità fra il mondo della politica, e cioè il Partito Democratico che, da quelle parti, è quasi un feudo, ed elementi deviati della pubblica amministrazione, oltretutto in un ambito così delicato come quello dei bambini in difficoltà. E non è neanche solo una turpe storia di violenza morale su bambini e contro le loro famiglie naturali, perpetrati da uomini e donne delle istituzioni e in nome di esse, con l’aggravante d’aver abusato di una legittimità medica e scientifica che era invece il frutto delle più riprovevoli falsificazioni e delle più aberranti violenze, mentali e psicologiche, sui piccoli indifesi. Tutto ciò sarebbe già abbastanza disgustoso, ignobile, intollerabile; ce ne sarebbe già a sufficienza per chieder l’istituzione d’una commissione d’inchiesta parlamentare, anche per verificare se esistono altre Bibbiano e altri sindaci distratti o compiacenti che permettono o che favoriscono pratiche analoghe nei loro comuni: atroce sospetto reso purtroppo legittimo dal fatto che nei comuni della Val d’Enza i bambini dati in affido erano zero nel 2015, 104 nel 2016, 110 nel 2017 e ben 92 solo nei primi sei mesi del 2018. Come i funghi nel bosco dopo la pioggia, verrebbe da dire, se si avesse la benché minima voglia di scherzare. No, non c’è solamente questo, nella fogna scoperchiata dagli inquirenti emiliani, i quali si erano insospettiti per l’esplodere improvviso del fenomeno degli affidi minorili in un’area così ristretta, e dalla sua costante, inarrestabile progressione. Nelle carte della procura di Reggio Emilia si legge un’altra cosa ancora, oltre al fatto che il sindaco indagato era pienamente consapevole della totale illiceità del sistema di assistenza sociale che produceva tutte quelle pratiche di affido a persone che erano in rapporti di amicizia, o di intimità o d’interesse privato, con gli esperti del comune, comprese persone militanti in movimenti lgbt e che favorivano anche coppie omosessuali affidatarie o strutture di recupero nelle quali lavoravano anche i detti esperti. E quest’altra cosa, che sta scritta nero su bianco in quelle carte, è un ben preciso fattore ideologico.



La storia di Hansel e Gretel diventa realtà, e gli orchi ci speculano sopra, nel silenzio generale!

In altre parole: quel che succedeva in Val d’Enza non era semplicemente malaffare, abuso di funzione pubblica e violenza sui minori; era ancor peggio: era il frutto di una ideologia mirante a delegittimare la famiglia formata da uomo e donna, per favorire le famiglie “alternative” e, in ogni caso, per favorire gli affidatari che erano legati, in un modo o nell’altro, all’ambiente della cultura lgbt, con tutte le sue pretese di lottare contro l’omofobia e di costruire una società più inclusiva, più giusta e più armoniosa. Quella galassia di attivisti, di piccole case editrici, di “volontari” che si recano nelle scuole a fare educazione sessuale, o nelle librerie a tenere pubbliche letture di favole nelle quali si inneggia all’inversione sessuale, tutti impegnati nella sacrosanta crociata contro l’intolleranza e egli stereotipi di genere. Quel mondo che da alcuni anni gode della viva simpatia di vasti settori della chiesa in uscita del signor Bergoglio, di monsignor Paglia e di monsignor Galantino, e nella quale spadroneggiano personaggi come il gesuita James Martin, schierati a tutto campo per la piena e gloriosa legittimazione della sodomia e del lesbismo nella santa romana Chiesa. Quel mondo che gode di vastissime e impalpabili protezioni, capaci d’innalzare un muro di gomma contro i pochi che, accorgendosi di qualcosa che non va, provano a denunciare gli abusi o a far presenti i loro fondati sospetti. Ora si viene a sapere, per esempio, che una certa psicologa si era insospettita per il modo di procedere di una struttura di accoglienza per bambini provenienti da famiglie difficili; che aveva fatto numerosi esposti e che non aveva mai ricevuto alcuna risposta; al contrario era stata oggetto di intimidazioni e minacce, fino a subire un tracollo psicofisico e cadere in depressione, lasciata sola da tutti.



Ormai due genitori non sono più sicuri di nulla: questo silenzio, questa capacità di addomesticare tutti i media, questa scarsa reattività dell’opinione pubblica, che avrebbe dovuto indignarsi e scendere in strada coi forconi, sono un sinistro segnale dello stato di salute di tutta la nostra società!

Pertanto, è difficile dire se colpiscano di più il cinismo, l’arroganza e la brutalità degli orchi che rapivano con dei pretesti legali i bambini alle loro famiglie, che li seviziavano con scosse elettriche al cervello, che li sottoponevano a lugubri rituali per indurli a odiare e calunniare i loro genitori, e poi li affidavano a coppie di amici loro, anche omosessuali, anche di instabili, oppure la tonalità ideologica che s’intravede sotto la superficie melmosa: un disegno aberrante di delegittimazione e distruzione della famiglia per rimpiazzarla con l’ideologia dell’inversione sessuale eretta a sistema, con il ricatto ai genitori naturali (se critichi la coppia lesbica non rivedrai mai tuo figlio, prima dobbiamo rieducarti dall’omofobia: rassegnati, questo è l’indirizzo della magistratura ai nostri giorni), il disegno del rancore e dell’odio verso la normalità per esaltare l’anormalità, sulle orme di André Gide, il noto scrittore sodomita, Premio Nobel per la letteratura nel 1947, che esclamava istericamente: Famiglie, io vi odio, vi odio! Sono lo stesso risentimento, lo stesso odio e la stessa volontà di offendere i sentimenti e i valori altrui che colpiscono nelle ormai abituali sfilate dei Gay Pride, sovvenzionate dalle pubbliche amministrazioni e da molte università (evidentemente, quali impagabili eventi culturali) e ormai certe della benevola neutralità della chiesa in uscita di Bergoglio, se non, molto spesso, qualche cosa di più: l’aperta condanna di quelle misere espressioni di ottusità e di chiusura che sono le preghiere di riparazione di certi cattolici rimasti indietro col calendario. Ecco: la rete di malaffare e connivenza gay che traspare dalla terribile vicenda di Bibbiano, e che ricorda fin troppo la vicenda del Forteto, a sua volta erede morale della gloriosa Barbiana di un certo don Milani, offre scoraggianti spunti di riflessione a chi la consideri non come un caso isolato ed eccezionale, ma come la più coerente punta avanzata di una certa contro-cultura oggi avanzante a passo trionfale, ossequiata e riverita dalla cultura ufficiale, dalla politica e dalla chiesa. Il tutto nel silenzio fragoroso di chi dovrebbe parlare, e mentre i mass-media già si danno da fare per minimizzare, banalizzare, ovattare e far scordare al più preso l’intera vicenda, magari spostando i riflettori, in maniera plateale e ossessiva, sulla vicenda di una banale figlia di miliardari tedeschi che, per placare i suoi sensi di colpa e la sua noia esistenziale, se va su e giù per il Mediterraneo a imbarcare carne umana e trasbordarla dall’Africa in Italia, anche disprezzando la sovranità del nostro Stato e speronando intenzionalmente una unità della Guardia di Finanza (ma con l’assoluzione e la benedizione della solita magistrata progressista che la proscioglie dalle accuse, riconoscendole il diritto/dovere di aver agito per salvare la vita dei naufraghi (quali naufraghi? e quale pericolo di vita, in nome di Dio?).



E' difficile dire se colpiscano di più il cinismo, l’arroganza e la brutalità degli orchi che rapivano con dei pretesti legali i bambini alle loro famiglie, che li seviziavano con scosse elettriche al cervello, che li sottoponevano a lugubri rituali per indurli a odiare e calunniare i loro genitori, e poi li affidavano a coppie di amici loro, anche omosessuali, oppure la tonalità ideologica che s’intravede sotto la superficie melmosa: un disegno aberrante di delegittimazione e distruzione della famiglia per rimpiazzarla con l’ideologia dell’inversione sessuale eretta a sistema!

Questo silenzio, questa capacità di addomesticare tutti i media, questa scarsa reattività dell’opinione pubblica, che avrebbe dovuto indignarsi e scendere in strada coi forconi, visto che ormai due genitori non sono più sicuri di nulla, neanche di vedere lo Stato che si prende i loro figli e se li porta via per sempre, dopo averli accusati dei comportamenti più infamanti, sono un sinistro segnale per lo stato di salute di tutta la nostra società. Indicano che tutti gli organi dello Stato sono soggetti a un potere occulto e terribile, o pesantemente infiltrati da esso; e che tutti i settori della società civile si stanno scollando, stanno perdendo ogni sana funzione di vigilanza e di controllo sulle possibili deviazioni istituzionali. I partiti, i sindacati, la chiesa (la famosa chiesa in uscita, che qui brilla per la sua assenza e il suo tombale silenzio), la scuola, le forze dell’ordine, i genitori in quanto categoria, dov’erano, cosa hanno fatto in questi ultimi anni? Se in un consorzio di piccoli comuni può accadere che, di colpo, centinaia di bambini vengano sottratti alle loro famiglie e dati in affido (a pagamento, si badi bene), e dati in affido nelle modalità più strane e alle persone più strane, perfino a coppie che già si erano segnalate per instabilità genitoriale, senza che nessuno noti la cosa, senza che nessuno o quasi nessuno s’insospettisca, senza che il sindaco si faccia due domande, senza che il prete raccolga qualche confidenza e ne parli ai carabinieri, o almeno al suo vescovo: ebbene, ciò vuol dire che siamo davvero maturi per il crollo. Altro che calo demografico e crollo delle nascite, come puntualmente certificato dall’ultimo censimento ufficiale. Una delle ragioni per cui gli italiani non fanno più figli è, senza dubbio, anche il clima morale che si è creato in questi ultimi tempi: un clima d’incertezza, d’indifferenza, di rassegnazione, di stanchezza, di perdita di ogni riferimento e di ogni senso del diritto e della verità. La storia di Hansel e Gretel diventa realtà, e gli orchi ci speculano sopra, nel silenzio generale.



Diciamolo chiaramente: questa magistratura non ci rappresenta; non le riconosciamo alcuna legittimità; proviamo anzi nei suoi confronti la massima disistima e la massima indignazione!

La gente, intanto, si appassiona alla bella impresa di una sciocca ragazza tedesca che si presta a un attacco politico contro il governo italiano democraticamente eletto, dietro il comodo paravento di un supposto dovere umanitario e trova un magistrato compiacente che le dà ragione, incredibilmente, intollerabilmente. Quindi torniamo al problema della magistratura: una magistratura ormai da tempo fuori controllo, che non accetta alcun limite e alcuna forma di vigilanza sopra di sé, anche se vicende come quella di Palamara a Roma mostrano fino a che punto le procure siano ormai messe all’asta e la giustizia finisca sotto i piedi di persone ambiziose e senza scrupoli. Si comporta sempre più come una corporazione d’intoccabili, che pretende di sostituirsi alla politica, di fare lei in prima persona la politica interna e anche quella estera, di porre sotto inchiesta ministri e forze dell’ordine, invocando ogni volta la separazione dei poteri per rivendicare la propria completa autonomia, senza però rispettare l’autonomia degli altri poteri dello Stato. E, soprattutto, infischiandosene di tutto cuore di ciò che pensano i cittadini, offesi e indignati dalla incomprensibilità di tante, di troppe sentenze, nelle quali la parte debole sembra essere sempre una soltanto, non in base all’evidenza delle cose, ma in base al pregiudizio ideologico dei tantissimi magistrati militanti di sinistra che fanno il bello e il cattivo, insindacabilmente. Diciamolo chiaramente: questa magistratura, che è sempre pronta a invocare le attenuanti per chi viola la legge da una certa parte ideologica, mentre non trova niente da eccepire sul rapimento legalizzato di bambini perpetrato per anni e in maniera massiccia e sistematica, se perpetrato dai suoi amici di quella stessa parte, non ci rappresenta; non le riconosciamo alcuna legittimità; proviamo anzi nei suoi confronti la massima disistima e la massima indignazione. E come un medico che, per colpevole trascuratezza, causa la morte del paziente, o come il poliziotto che, per abuso della sua uniforme, maltratta e sevizia un arrestato, così un giudice che sbaglia clamorosamente la sentenza, provoca un grave danno alla società rimettendo a piede libero un pericoloso delinquente, e causa un danno morale ancor più grande, se possibile, deprimendo il senso di giustizia di tutti i cittadini e la loro fiducia negli uomini di legge, dovrebbe esser chiamato a rispondere di quella sentenza e dovrebbe pagare un congruo risarcimento in prima persona, oltre alle eventuali conseguenze penali che si possono ravvisare nel suo operato. Ma chi potrà mai risarcire adeguatamente un padre e una madre i quali si son visti portar via il figlio e darlo in affido a un’altra famiglia, magari cinque o dieci anni fa, ingiustamente e con grave offesa alla loro personale rispettabilità? Chi potrà mai restituire ad essi ciò che hanno perduto: veder crescere i figli sotto i loro occhi, e tutti i bei momenti che avrebbero potuto vivere insieme?



Sia l’immigrazionismo sia l’omosessualismo sono espressioni di un odio di sé, della propria civiltà, che stiamo coltivando da tempo e la Chiesa ha fatto la sua scelta di campo!

È bene che nessuno s’illuda. Le lobby gay, potentissime sia nella società civile che dentro la chiesa, non si accontentano più di veder riconosciuti i diritti delle persone omofile: dalla parificazione della sodomia alla relazione fra uomo e donna sono passati alla fase successiva, l’attacco senza quartiere contro la famiglia, col supporto di tutto il mondo progressista e nel silenzio assordante di tutti quegli intellettuali, tipo Fazio e Saviano, che sono sempre lì a pontificare sui diritti dei lontani, dei diversi, dei migranti e degli invertiti, ma su vicende come quella di Bibbiano non si degnano di spendere una sola parola. Stiamo andando a grandi passi verso un totalitarismo ideologico e materiale che non ha precedenti nella storia e il nostro Paese, ancora una volta, ne è un laboratorio privilegiato. Gli stessi giudici che trovano legittimo che un cittadino straniero infranga la legge per favorire scafisti e falsi profughi, trovano giusto togliere con disinvoltura i figli ai loro genitori, sulla base di segnalazioni di esperti che non si son presi neanche il disturbo di entrare in quelle case, giudicandole fatiscenti dall’esterno.

Sia l’immigrazionismo sia l’omosessualismo sono espressioni di un odio di sé, della propria civiltà, che stiamo coltivando da tempo.

La Chiesa ha fatto la sua scelta di campo: sta dalla parte di chi viola le leggi, di chi arriva clandestinamente, di chi occupa le case, di chi non paga le bollette di chi spaccia e delinque (ricordate quel don Biancalani che difendeva perfino quel suo ospite africano beccato a spacciar droga dopo aver fatto domanda d’asilo per ragioni umanitarie? Quello che mette sulla porta della sua chiesa il cartello: Vietato l’ingresso ai razzisti?). E quell’odio di sé viene filtrato dalle lenti deformanti dell’ideologia del Progresso. In Africa c’è la povertà: facciamo venir qui tutti gli africani, noi che siamo ricchi! Quella casa è brutta e i genitori sono rozzi e ignoranti: togliamo loro i figli e mandiamoli da una famiglia come si deve! Il mondo deve essere prefetto e tutti devono essere felici! E intanto, imponiamo la bontà per legge...

Del 04 Luglio 2019

Forteto, la comunità dell’orrore tanto amata dalla sinistra

Bambini abusati per anni e il fondatore condannato. Ma per l'intellighenzia toscana è un "modello educativo". E il tribunale continua a mandare ragazzi in affido


La villa degli orrori è in cima a un poggio immersa tra boscaglie, laghetti, frutteti, un inferno incistato in un angolo di paradiso. Le mura massicce nascondono gli orrendi segreti del Forteto, una comunità dove bambini e ragazzi disagiati vengono accolti in affido e abusati.
Violenze per liberarli dal male, omosessualità praticata come unica relazione d'affetto vero, lavaggi del cervello, pestaggi, plagi, lavoro minorile.
Tre giorni dopo aver partorito, D.G. era già seduta a etichettare gli yogurt. M.G. ha perso un dito a 8 anni mentre chiudeva la sponda di un camion. F.B. a scuola veniva chiamato «il pecoraio» perché vi arrivava dopo la mungitura delle capre e ne portava l'odore. P.C., disabile psichico, era costretto a nutrirsi di «silomais», cibo per ruminanti portato apposta dalla stalla: il ragazzo inghiottiva, vomitava e si doveva rimangiare il vomito. E poi le botte con zoccoli e mestoli: «Una volta a scuola non ci andai per tre giorni da quanto ero pesta - confessa M.C. - avevo i segni qua sul collo, poi la Elena mi truccò un pochino».
E l'omosessualità, la pedofilia, per bambini e bambine. Pratiche tollerate e incentivate: «Un percorso obbligato verso quella che veniva definita “liberazione dalla materialità”», in cui «i minori diventavano prede e ciò avveniva non solo con il consenso collettivo, ma anche con quello dei genitori affidatari presenti in comunità». È scritto nella relazione finale della Commissione d'inchiesta del consiglio regionale (presidente Stefano Mugnai, Pdl, vice Paolo Bambagioni, Pd) che ha fatto luce sul sistema di affidamento dei minori in Toscana.
«Una mattina andai a portare il caffelatte a Rodolfo - racconta M.C. - e me lo ritrovai con la canottiera senza mutande. Fece per prendermi, mi dice “vieni in collo a me, io sono l'uomo puro”». «A 15 anni e mezzo - è la testimonianza di E.F. - Rodolfo mi dette un bacio sulla guancia e lì lo accettai; successivamente, perché è stata graduale questa cosa, siamo passati al bacio a stampo e lì mi irrigidii un pochino, poi al bacio con la lingua e io stavo sempre zitto, non dicevo nulla, faceva tutto lui. Praticamente poi lui mi prese la mano e me la mise sul ... però sopra i pantaloni».
Omettiamo i particolari più scabrosi. «Queste cose duravano dai 10 ai 40-45 minuti, quindi andavo in bagno, mi sciacquavo e andavo a fare i compiti. C'avevo paura a raccontare, avevo paura delle conseguenze, e allora stavo zitto e subivo». M.C. ha avuto negli anni tre madri affidatarie e rapporti sessuali con tutte: «Dicevano che non erano cose sporche, che l'unico modo per liberarmi degli abusi subiti in casa era riviverli fisicamente». Bambini con alle spalle violenze familiari costretti a subirne altre per superare il trauma. Di racconti come questi ce n'è decine, tutte vittime minorenni.
Questa storiaccia dà il voltastomaco. Ma non è questa la vergogna più ripugnante: come certi prigionieri dei lager o dei gulag sopravvissuti al male e all'ideologia, sono stati i ragazzi stessi, diventati uomini, a smascherare il sabba maleodorante. Lo scandalo è che questo sistema è conosciuto da 35 anni, da quando il fondatore Rodolfo Fiesoli, il «Profeta», fu arrestato e condannato per corruzione di minori: verdetto seguito, nel 2000, da un pronunciamento analogo della Corte europea per i diritti dell'uomo. Sentenze seppellite come «errori giudiziari» da altri magistrati che hanno continuato ad affidarvi altri bambini.
Il Forteto nasce come cooperativa agricola nel 1977, anni di piombo, sulla scia della contestazione sessantottina contro la famiglia e l'autorità. I fondatori, che frequentavano una parrocchia di Prato, aprono una «comune» contro le ipocrisie della società e della Chiesa. Dopo qualche tempo si trasferiscono al Mugello: la scuola di don Lorenzo Milani a Barbiana si trova a pochi chilometri e al prete fiorentino, morto nel 1967, il gruppo si richiama esplicitamente, oltre che a padre Ernesto Balducci, Mario Gozzini, Giampaolo Meucci, i leader dei cattolici di sinistra, una corrente politico-culturale molto affermata a Firenze tra gli Anni 50 e 90. Agli occhi di questo contesto illuminato quanto potente, il Forteto appariva un'utopia realizzata: il comunitarismo, il ritorno alla terra, i prodotti d'eccellenza, la rottura dei legami tradizionali. Il Profeta e il sodale Luigi Goffredi inventano la «famiglia funzionale», in cui l'uomo e la donna non sono legati da amore, fardello di «materialità» di origine sessuale, ma da una mansione da svolgere. Al Forteto, dove erano banditi i rapporti eterosessuali, non nascevano bambini; così Fiesoli chiese e ottenne minori in affido. E la «comune» diventò una setta con lessico e metodi propri: i maschi separati dalle femmine per non «acchitare» (provocare); i maltrattamenti come prassi nel chiuso del «forno»; la corruzione fisica; gli abusi psicologici (l'unico telefono era amplificato in sala mensa perché tutti controllassero i colloqui personali); i «chiarimenti», una berlina in cui bisognava ammettere tutto, anche ciò che non si aveva fatto.
I sistemi «rieducativi» del Forteto sono stati teorizzati, messi per iscritto in libri pubblicati da autorevoli editori, dibattuti in conferenze e convegni, finanziati da enti locali, osannati da intellettuali, politici, magistrati, psichiatri, assistenti sociali. Un miscuglio di Freud e don Milani, di legami con la Toscana catto-comunista e la Lega delle cooperative, di rapporti e coperture insospettabili: la stessa sera del 1979 in cui lasciò il carcere dopo il primo arresto, il Profeta ottenne in affido un bimbo down dal Tribunale dei minori di Firenze. Non è una cupola di pochi potenti ad aver coperto gli abomini del Forteto, ma il sistema istituzionale e culturale che comanda in Toscana: soltanto così si spiega perché questo scandalo sia stato tacitato per decenni.
Le denunce delle vittime hanno fatto intervenire la procura di Firenze che nel dicembre 2011 ha arrestato nuovamente il Profeta, che nelle scorse settimane è stato rinviato a giudizio con altri 22 membri della comunità. Il processo si aprirà il 4 ottobre. Nel frattempo, molti reati sono già caduti in prescrizione. Ma i magistrati che sapevano, e dovevano intervenire, facevano parte della fitta trama di rapporti che ha sempre protetto gli orrori del Forteto.
(1. continua)
 





Bibbiano, è ancora più grave di quel che sembra

di Francesco Lamendola - 04/07/2019
Bibbiano, è ancora più grave di quel che sembra
Fonte: Accademia nuova Italia
Ciò che rivela l’inchiesta denominata Angeli e demoni in Val d’Enza e nel comune di Bibbiano, 10.000 abitanti, in quel di Reggio Emilia, è semplicemente orrendo; ma tutto lascia pensare che la realtà sia ancor più orribile di quel che finora è apparso, o si è intravisto. Non è solo un giro di favori illeciti, di conflitti d’interesse, di corruzione, di bustarelle, di quattrini. E non è solo una storia di convergenza e oscure complicità fra il mondo della politica, e cioè il Partito Democratico che, da quelle parti, è quasi un feudo, ed elementi deviati della pubblica amministrazione, oltretutto in un ambito così delicato come quello dei bambini in difficoltà. E non è neanche solo una turpe storia di violenza morale su bambini e contro le loro famiglie naturali, perpetrati da uomini e donne delle istituzioni e in nome di esse, con l’aggravante d’aver abusato di una legittimità medica e scientifica che era invece il frutto delle più riprovevoli falsificazioni e delle più aberranti violenze, mentali e psicologiche, sui piccoli indifesi. Tutto ciò sarebbe già abbastanza disgustoso, ignobile, intollerabile; ce ne sarebbe già a sufficienza per chieder l’istituzione d’una commissione d’inchiesta parlamentare, anche per verificare se esistono altre Bibbiano e altri sindaci distratti o compiacenti che permettono o che favoriscono pratiche analoghe nei loro comuni: atroce sospetto reso purtroppo legittimo dal fatto che nei comuni della Val d’Enza i bambini dati in affido erano zero nel 2015, 104 nel 2016, 110 nel 2017 e ben 92 solo nei primi sei mesi del 2018. Come i funghi nel bosco dopo la pioggia, verrebbe da dire, se si avesse la benché minima voglia di scherzare. No, non c’è solamente questo, nella fogna scoperchiata dagli inquirenti emiliani, i quali si erano insospettiti per l’esplodere improvviso del fenomeno degli affidi minorili in un’area così ristretta, e dalla sua costante, inarrestabile progressione. Nelle carte della procura di Reggio Emilia si legge un’altra cosa ancora, oltre  al fatto che il sindaco indagato era pienamente consapevole della totale illiceità del sistema di assistenza sociale che produceva tutte quelle pratiche di affido a persone che erano in rapporti di amicizia, o di intimità o d’interesse privato, con gli esperti del comune, comprese persone militanti in movimenti lgbt e che favorivano anche coppie omosessuali affidatarie o strutture di recupero nelle quali lavoravano anche i detti esperti. E quest’altra cosa, che sta scritta nero su bianco in quelle carte, è un ben preciso fattore ideologico.
In altre parole: quel che succedeva in Val d’Enza non era semplicemente malaffare, abuso di funzione pubblica e violenza sui minori; era ancor peggio: era il frutto di una ideologia mirante a delegittimare la famiglia formata da uomo e donna, per favorire le famiglie “alternative” e, in ogni caso, per favorire gli affidatari che erano legati, in un modo o nell’altro, all’ambiente della cultura lgbt, con tutte le sue pretese di lottare contro l’omofobia e di costruire una società più inclusiva, più giusta e più armoniosa. Quella galassia di attivisti, di piccole case editrici, di “volontari” che si recano nelle scuole a fare educazione sessuale, o nelle librerie a tenere pubbliche letture di favole nelle quali si inneggia all’inversione sessuale, tutti impegnati nella sacrosanta crociata contro l’intolleranza e egli stereotipi di genere. Quel mondo che da alcuni anni gode della viva simpatia di vasti settori della chiesa in uscita del signor Bergoglio, di monsignor Paglia e di monsignor Galantino, e nella quale spadroneggiano personaggi come il gesuita James Martin, schierati a tutto campo per la piena e gloriosa legittimazione della sodomia e del lesbismo nella santa romana Chiesa. Quel mondo che gode di vastissime e impalpabili protezioni, capaci d’innalzare un muro di gomma contro i pochi che, accorgendosi di qualcosa che non va, provano a denunciare gli abusi o a far presenti i loro fondati sospetti. Ora si viene a sapere, per esempio, che una certa psicologa si era insospettita per il modo di procedere di una struttura di accoglienza per bambini provenienti da famiglie difficili; che aveva fatto numerosi esposti e che non aveva mai ricevuto alcuna risposta; al contrario era stata oggetto di intimidazioni e minacce, fino a subire un tracollo psicofisico e cadere in depressione, lasciata sola da tutti.
Pertanto, è difficile dire se colpiscano di più il cinismo, l’arroganza e la brutalità degli orchi che rapivano con dei pretesti legali i bambini alle loro famiglie, che li seviziavano con scosse elettriche al cervello, che li sottoponevano a lugubri rituali per indurli a odiare e calunniare i loro genitori, e poi li affidavano a coppie di amici loro, anche omosessuali, anche di instabili, oppure la tonalità ideologica che s’intravede sotto la superficie melmosa: un disegno aberrante di delegittimazione e distruzione della famiglia per rimpiazzarla con l’ideologia dell’inversione sessuale eretta a sistema, con il ricatto ai genitori naturali (se critichi la coppia lesbica non rivedrai mai tuo figlio, prima dobbiamo rieducarti dall’omofobia: rassegnati, questo è l’indirizzo della magistratura ai nostri giorni), il disegno del rancore e dell’odio verso la normalità per esaltare l’anormalità, sulle orme di André Gide, il noto scrittore sodomita, Premio Nobel per la letteratura nel 1947, che esclamava istericamente: Famiglie, io vi odio, vi odio! Sono lo stesso risentimento, lo stesso odio e la stessa volontà di offendere i sentimenti e i valori altrui che colpiscono nelle ormai abituali sfilate dei Gay Pride, sovvenzionate dalle pubbliche amministrazioni e da molte università (evidentemente,  quali impagabili eventi culturali) e ormai certe della benevola neutralità della chiesa in uscita di Bergoglio, se non, molto spesso, qualche cosa di più: l’aperta condanna di quelle misere espressioni di ottusità e di chiusura che sono le preghiere di riparazione di certi cattolici rimasti indietro col calendario. Ecco: la rete di malaffare e connivenza gay che traspare dalla terribile vicenda di Bibbiano, e che ricorda fin troppo la vicenda del Forteto, a sua volta erede morale della gloriosa Barbiana di un certo don Milani, offre scoraggianti spunti di riflessione a chi la consideri non come un caso isolato ed eccezionale, ma come la più coerente punta avanzata di una certa contro-cultura oggi avanzante a passo trionfale, ossequiata e riverita dalla cultura ufficiale, dalla politica e dalla chiesa. Il tutto nel silenzio fragoroso di chi dovrebbe parlare, e mentre i mass-media già si danno da fare per minimizzare, banalizzare, ovattare e far scordare al più preso l’intera vicenda, magari spostando i riflettori, in maniera plateale e ossessiva, sulla vicenda di una banale figlia di miliardari tedeschi che, per placare i suoi sensi di colpa e la sua noia esistenziale, se va su e giù per il Mediterraneo a imbarcare carne umana e trasbordarla dall’Africa in Italia, anche disprezzando la sovranità del nostro Stato e speronando intenzionalmente una unità della Guardia di Finanza (ma con l’assoluzione e la benedizione della solita magistrata progressista che la proscioglie dalle accuse, riconoscendole il diritto/dovere di aver agito per salvare la vita dei naufraghi (quali naufraghi? e quale pericolo di vita, in nome di Dio?).
Questo silenzio, questa capacità di addomesticare tutti i media, questa scarsa reattività dell’opinione pubblica, che avrebbe dovuto indignarsi e scendere in strada coi forconi, visto che ormai due genitori non sono più sicuri di nulla, neanche di vedere lo Stato che si prende i loro figli e se li porta via per sempre, dopo averli accusati dei comportamenti più infamanti, sono un sinistro segnale per lo stato di salute di tutta la nostra società. Indicano che tutti gli organi dello Stato sono soggetti a un potere occulto e terribile, o pesantemente infiltrati da esso; e che tutti i settori della società civile si stanno scollando, stanno perdendo ogni sana funzione di vigilanza e di controllo sulle possibili deviazioni istituzionali. I partiti, i sindacati, la chiesa (la famosa chiesa in uscita, che qui brilla per la sua assenza e il suo tombale silenzio), la scuola, le forze dell’ordine, i genitori in quanto categoria, dov’erano, cosa hanno fatto in questi ultimi anni? Se in un consorzio di piccoli comuni può accadere che, di colpo, centinaia di bambini vengano sottratti alle loro famiglie e dati in affido (a pagamento, si badi bene), e dati in affido nelle modalità più strane e alle persone più strane, perfino a coppie che già si erano segnalate per instabilità genitoriale, senza che nessuno noti la cosa, senza che nessuno o quasi nessuno s’insospettisca, senza che il sindaco si faccia due domande, senza che il prete raccolga qualche confidenza e ne parli ai carabinieri, o almeno al suo vescovo: ebbene, ciò vuol dire che siamo davvero maturi per il crollo. Altro che calo demografico e crollo delle nascite, come puntualmente certificato dall’ultimo censimento ufficiale. Una delle ragioni per cui gli italiani non fanno più figli è, senza dubbio, anche il clima morale che si è creato in questi ultimi tempi: un clima d’incertezza, d’indifferenza, di rassegnazione, di stanchezza, di perdita di ogni riferimento e di ogni senso del diritto e della verità. La storia di Hansel e Gretel diventa realtà, e gli orchi ci speculano sopra, nel silenzio generale.
La gente, intanto, si appassiona alla bella impresa di una sciocca ragazza tedesca che si presta a un attacco politico contro il governo italiano democraticamente eletto, dietro il comodo paravento di un supposto dovere umanitario e trova un magistrato compiacente che le dà ragione, incredibilmente, intollerabilmente. Quindi torniamo al problema della magistratura: una magistratura ormai da tempo fuori controllo, che non accetta alcun limite e alcuna forma di vigilanza sopra di sé, anche se vicende come quella di Palamara a Roma mostrano fino a che punto le procure siano ormai messe all’asta e la giustizia finisca sotto i piedi di persone ambiziose e senza scrupoli. Si comporta sempre più come una corporazione d’intoccabili, che pretende di sostituirsi alla politica, di fare lei in prima persona la politica interna e anche quella estera, di porre sotto inchiesta ministri e forze dell’ordine, invocando ogni volta la separazione dei poteri per rivendicare la propria completa autonomia, senza però rispettare l’autonomia degli altri poteri dello Stato. E, soprattutto, infischiandosene di tutto cuore di ciò che pensano i cittadini, offesi e indignati dalla incomprensibilità di tante, di troppe sentenze, nelle quali la parte debole sembra essere sempre una soltanto, non in base all’evidenza delle cose, ma in base al pregiudizio ideologico dei tantissimi magistrati militanti di sinistra che fanno il bello e il cattivo, insindacabilmente. Diciamolo chiaramente: questa magistratura, che è sempre pronta a invocare le attenuanti per chi viola la legge da una certa parte ideologica, mentre non trova niente da eccepire sul rapimento legalizzato di bambini perpetrato per anni e in maniera massiccia e sistematica, se perpetrato dai suoi amici di quella stessa parte, non ci rappresenta; non le riconosciamo alcuna legittimità; proviamo anzi nei suoi confronti la massima disistima e la massima indignazione. E come un medico che, per colpevole trascuratezza, causa la morte del paziente, o come il poliziotto che, per abuso della sua uniforme, maltratta e sevizia un arrestato, così un giudice che sbaglia clamorosamente la sentenza, provoca un grave danno alla società rimettendo a piede libero un pericoloso delinquente, e causa un danno morale ancor più grande, se possibile, deprimendo il senso di giustizia di tutti i cittadini e la loro fiducia negli uomini di legge, dovrebbe esser chiamato a rispondere di quella sentenza e dovrebbe pagare un congruo risarcimento in prima persona, oltre alle eventuali conseguenze penali che si possono ravvisare nel suo operato. Ma chi potrà mai risarcire adeguatamente un padre e una madre i quali si son visti portar via il figlio e darlo in affido a un’altra famiglia, magari cinque o dieci anni fa, ingiustamente e con grave offesa alla loro personale rispettabilità? Chi potrà mai restituire ad essi ciò che hanno perduto: veder crescere i figli sotto i loro occhi, e tutti i bei momenti che avrebbero potuto vivere insieme?
È bene che nessuno s’illuda. Le lobby gay, potentissime sia nella società civile che dentro la chiesa, non si accontentano più di veder riconosciuti i diritti delle persone omofile: dalla parificazione della sodomia alla relazione fra uomo e donna sono passati alla fase successiva, l’attacco senza quartiere contro la famiglia, col supporto di tutto il mondo progressista e nel silenzio assordante di tutti quegli intellettuali, tipo Fazio e Saviano, che sono sempre lì a pontificare sui diritti dei lontani, dei diversi, dei migranti e degli invertiti, ma su vicende come quella di Bibbiano non si degnano di spendere una sola parola. Stiamo andando a grandi passi verso un totalitarismo ideologico e materiale che non ha precedenti nella storia e il nostro Paese, ancora una volta, ne è un laboratorio privilegiato. Gli stessi giudici che trovano legittimo che un cittadino straniero infranga la legge per favorire scafisti e falsi profughi, trovano giusto togliere con disinvoltura i figli ai loro genitori, sulla base di segnalazioni di esperti che non si son presi neanche il disturbo di entrare in quelle case, giudicandole fatiscenti dall’esterno. Sia l’immigrazionismo sia l’omosessualismo sono espressioni di un odio di sé, della propria civiltà, che stiamo coltivando da tempo. La Chiesa ha fatto la sua scelta di campo: sta dalla parte di chi viola le leggi, di chi arriva clandestinamente, di chi occupa le case, di chi non paga le bollette di chi spaccia e delinque (ricordate quel don Biancalani che difendeva perfino quel suo ospite africano beccato a spacciar droga dopo ave fatto domanda d’asilo per ragioni umanitarie? Quello che mette sulla porta della sua chiesa il cartello: Vietato l’ingresso ai razzisti?). E quell’odio di sé viene filtrato dalle lenti deformanti dell’ideologia del Progresso. In Africa c’è la povertà: facciamo venir qui tutti gli africani, noi che siamo ricchi! Quella casa è brutta e i genitori sono rozzi e ignoranti: togliamo loro i figli e mandiamoli da una famiglia come si deve! Il mondo deve essere prefetto e tutti devono essere felici! E intanto, imponiamo la bontà per legge...

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federica anghinolfi psicologa




Attivista lgbt, dava i bimbi a coppie gay: ecco chi è la psicologa degli affidi illeciti

Reggio Emilia, 29 giu – Emergono ulteriori particolari sulle modalità di azione della psicologa Federica Anghinolfi, la dirigente dell’Unione va d’Enza a capo della “cupola” di affidi illeciti smantellata dall’operazione “Angeli e Demoni” condotta dalla procura di Reggio Emilia. Come riferisce Il Resto del Carlino, la donna costringeva gli assistenti sociali a redigere relazioni e verbali testimoniando il falso riguardo alle condizioni di vita dei piccini o alle dinamiche famigliari. Giovani operatrici con contratto a tempo determinato venivano ricattate affinché affermassero di avere rilevato “muffa sui soffitti, poco cibo in frigo o assenza di giocattoli”. Anche le dichiarazioni degli stessi minori venivano falsificate per screditare i genitori. I bambini venivano poi strappati alle famiglie naturali e affidati (con elargizione di contributi fino a 1.200 euro, il doppio rispetto alla somma normalmente prevista) sempre e solo alle selezionatissime conoscenze della Anghinolfi, attivista lgbt, sostenitrice delle “famiglie arcobaleno” e della teoria gender. Una volta affidati i piccoli, era sempre lei a decidere i nomi degli psicoterapeuti deputati a seguire i loro casi.

Terremoto nel mondo lgbt

La Anghinolfi, finita ai domiciliari con numerose accuse tra cui falso in atto pubblico, abuso d’ufficio, violenza privata e lesioni personali gravissime, sabato si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al gip nel primo interrogatorio di garanzia, condotto assieme all’assistente sociale indagato Francesco Monopoli. Gli inquirenti hanno dimostrato che la Anghinolfi, dichiaratamente omosessuale, aveva in passato avuto una relazione con Fadia Bassmaji, anch’essa indagata, alla quale era stata affidata luna bambina assieme alla compagna Daniela Bedogni. Nell’ordinanza si legge che le donne avrebbero «imposto un orientamento sessuale» alla bimba impedendole di tenere i capelli sciolti, ritenuti simbolo di vanità e di «richiamo» per i maschietti della sua scuola. Il giudice delle indagini preliminari descrive questo atteggiamento come un «comportamento ideologicamente e ossessivamente orientato». Nel mondo lgbt intanto tutti tacciono.





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Bibbiano, dalle carte nuovi indizi, emergono i tentativi degli indagati di sviare le indagini


Federica Anghinolfi aveva cercato più volte di spostare l’attenzione della Procura dal caso


Costanza Tosi - Gio, 25/07/2019 - 08:49

Le ha tentate tutte Federica Anghinolfi che, si scopre, per boicottare le indagini avrebbe contattato persino il Garante Regionale per l’Infanzia.




Dalle carte della Procura di Reggio Emilia sull’inchiesta “Angeli e Demoni”, che hanno denunciato il losco giro di affari a danno dei bambini nascosto sotto il sistema di affidi della Val d’Enza, emergono nuovi particolari. Ad essere accusata è di nuovo lei, la dirigente dei servizi sociali, messa sotto scacco da alcune intercettazioni dei carabinieri.

Secondo le carte, prima dell’esecuzione delle misure cautelari, nel bel mezzo delle indagini, quando i carabinieri stavano passando al setaccio carte e fascicoli, la dirigente dei servizi sociali della Val D’Enza avrebbe tentato di bloccare le ricerche. Ma in che modo? Pare che Federica Anghinolfi abbia richiesto un intervento del Garante per l’infanzia. Una domanda d’aiuto celata, giustificata dal fatto che, secondo l’Anghinolfi, l’attività investigativa stava intralciando i già avviati, procedimenti sui minori.

Procedimenti che si sono poi rivelati, secondo quanto descrive la Procura, parte integrante di un sistema che lucrava sulla pelle dei bambini. E di cui proprio lei, era la prima protagonista.

Tanto che il 27 giugno scorso è stata eseguita, nei confronti della dirigente, un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari.

In realtà la “regista” del sistema degli orrori aveva cercato più volte di spostare l’attenzione della Procura dal caso. A confermalo alcune telefonate intercettate dai carabinieri. Come quella avvenuta tra Federica Anghinolfi e Cinzia Prudente una delle donne affidatarie, nonchè amica della dirigente, a cui era stata data una bambina. A chiamare è l’Anghinolfi a cui l’amica risponde allarmata: “Mi stai chiamando con il tuo?” Poi prosegue esortandola a chiamare “da fisso a fisso”. “L’Anghinolfi capisce subito la situazione”, si legge nelle carte, e conferma, mettendo giù la cornetta. Insomma, tutto fa pensare che le due sapessero di essere intercettate e, sopratutto, che avessero qualcosa da nascondere. Qualcosa, che non doveva finire nelle mani della Procura.

Ma c’è di più. Come riportato dall’ordinanza: “è appurato tramite le intercettazioni telefoniche che, una volta appreso della esistenza delle indagini, maturò all’interno del gruppo degli indagati il “progetto” di regolarizzare la situazione originariamente illegittima”. Insomma, a nascondere la sabbia sotto il tappeto erano tutti d’accordo. Tanto che fu fissato un incontro con i vertici del dipartimento dell’ASL Reggio Emilia. Incontro durante il quale, emerse che tre degli indagati (tra cui Federica Anghinolfi e il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti) comunicarono che non volevano più gestire, in proprio, la terapia dei minori attraverso la struttura “La Cura” e chiedevano all’Asl “una sorta di condivisione della spesa in modo formale”.

In soldoni, quello che gli indagati proponevano all’azienda era di dare una veste formale a quella che, fino a quel momento, era stata l’attività di psicoterapia infantile portata avanti, in maniera illecita, dalla onlus Hansel e Gretel. A capo della quale vi era Claudio Foti, anche lui finito nel registro degli indagati della Procura. Una copertura che, di fatto, non avrebbe cambiato le cose, ma solo risolto gli impicci con la legge. Sì, perchè nella proposta ai dirigenti dell’ASL, era richiesta anche la possibilità di mantenere all’interno della struttura gli stessi psicologi che prestavano servizio a "La Cura". Dopo tutto, per tenere in piedi l'affare servivano loro. I "demoni" che plagiavano le piccole vittime.


 ART. 403 CC (BIBBIANO)
Il senatore Malan spiega come l’art.403 c.c., la cui modifica fu chiesta nel maggio 2017 dal Pd, permette ad un’assistente sociale di strappare un bambino alla famiglia, in taluni casi, anche senza avere l’onere di autorizzazione da parte della magistratura. [Quando il minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica la pubblica autorità, a mez