giovedì 13 giugno 2019

Crac Banca Etruria, sono 17 gli indagati: c’è anche il padre della Boschi


C’è anche Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena, ex ministro delle Riforme nel governo Renzi, tra i 17 ex amministratori di Banca Etruria a cui in questi giorni il pool di magistrati della Procura di Arezzo, che si occupa della vicenda inerente al crac dell’istituto di credito aretino, ha inviato la notifica di chiusura delle indagini per il filone d’inchiesta sulle consulenze affidate dalla banca per alcune centinaia di migliaia di euro, che vennero decise tra giugno e ottobre del 2014 in vista della fusione, e che, secondo l’accusa, sarebbero state inutili. Per tutti i 17 indagati, tra i quali figurano anche l’ex presidente di Banca Etruria Lorenzo Rosi e i suoi vice, Alfredo Berni e Boschi, e gli ultimi due direttori generali, il reato ipotizzato è la bancarotta semplice o colposa.

Il ruolo di Pierluigi Boschi

Ora il padre dell’ex ministro Boschi e gli altri 16 indagati, precisa “La Nazione” che ha dato la notizia, hanno venti giorni di tempo per convincere la Procura a cambiare strada. Lo possono fare con richiesta di interrogatorio, memorie difensive scritte e altri atti. Altrimenti, trascorso il termine si andrà all’udienza preliminare dal Gip. Nel mirino ci sono le consulenze per alcune centinaia di migliaia di euro che vennero decise tra giugno e ottobre del 2014 in vista di una possibile fusione di Banca Etruria con un altro istituto. Furono affidati incarichi a Mediobanca, che avrebbe dovuto essere l’advisor dell’operazione, e ad alcuni studi legali per gli aspetti giuridici.

Dal Cda, spreco di denari della banca

Sotto accusa c’è l’ultimo Cda di Bpel, quello presieduto da Lorenzo Rosi, che aveva per vice presidenti Alfredo Berni e Pierluigi Boschi. Secondo le indiscrezioni, raccolte sempre dalla “Nazione”, l’avviso di fine indagine coinvolgerebbe gli ex consiglieri, Luca Bronchi, direttore generale fino alla fine di giugno 2014, e il suo successore Daniele Cabiati. Ai 17 indagati non viene imputata una bancarotta dolosa ma la negligenza nel controllare i risultati di quelle consulenze, che si sarebbero tradotte in pagine spesso pletoriche e ripetitive, senza apportare un reale contributo al piano di fusione. Per il pool di pm della Procura di Arezzo, gli incarichi sarebbero stati inutili, sostanzialmente uno spreco di denaro della banca, perchè dai conti uscirono somme consistenti ma che non avrebbero portato alcun risultato. Finora Pierluigi Boschi, coinvolto nell’inchiesta, aveva schivato la mina del falso in prospetto sulle obbligazioni subordinate (archiviato) e anche quella della bancarotta relativa alla liquidazione dell’ex dg Luca Bronchi (richiesta di archiviazione).

martedì 11 giugno 2019

Via Taglio, aggredisce e ferisce con un coltello un giovane per una sigaretta

Via Taglio, aggredisce e ferisce con un coltello un giovane per una sigaretta.
Uno straniero fuori di sé ha creato scompiglio allo Juta Café. Bloccato dagli agenti e arrestato
09 giugno 2019 11:31 Via Taglio, aggredisce e ferisce con un coltello un giovane per una sigaretta
Intorno alle ore 3 della scorsa notte la Squadra Volante è stata costretta ad intervenire in via Taglio a Modena, presso lo Juta Café dove si era appena verificata un'aggressione. Un giovane nordafricano, infatti, aveva ingaggiato una colluttazione con un avventori del locale, che era rimasto ferito ad una mano.
Secondo quanto ricostruito dalla Polizia, lo straniero si sarebbe avvicinato alla vittima per chiedere una sigaretta, ma di fronte ad un rifiuto sarebbe passato alle maniere forti, afferrando al collo il malcapitato cliente del pub, un 30enne. Ne sarebbe nata una piccola rissa con il coinvolgimento di altri due amici dell'aggredito, terminata solo dopo che è spuntato un coltello dalla tasca del nordafricano, che ha ferito lievemente ad una mano il rivale.
Il magrebino era in palese stato di alterazione - non è chiaro se per l'eccesso di alcol o per l'uso di droghe - e si è scagliato anche contro i poliziotti giunti in via Taglio. Gli agenti lo hanno però immobilizzato e accompagnato in questura in stato di arresto per resistenza e lesioni aggravate.



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lunedì 10 giugno 2019

Roma: spaccio di eroina gialla, otto stranieri arrestati




Roma – Aurelio: arrestati pusher di eroina gialla, il blitz dei Carabinieri. Costa trenta euro a dose una ‘palletta’ da 0,20 grammi. Si trova in strada, nei parchi o tra i contatti fidati. A Roma, la zona giusta per compare l’eroina gialla, secondo le indagini dei Carabinieri della Compagnia San Pietro, è quella dell’Aurelio nell’area compresa tra via Gregorio VII e piazza di Villa Carpegna, fino a piazza Giureconsulti e via della Pineta Sacchetti.
In quel tratto della Capitale, secondo i riscontri investigativi dei militari dell’Arma coordinati dal Maggiore Francesco Soricelli, negli ultimi cinque mesi, sarebbero state vendute circa un centinaio di dosi al giorno, 8mila delle quali sequestrate. Un giro d’affari notevole per il gruppo di spacciatori che aveva contatti con narcotrafficanti della malavita campana, comprando lo ‘sballo’ a Caserta per poi rivenderlo nella Città Eterna.


Italiani, residenti di zona ma non solo, tra i 25 e i 60 anni. Erano loro i clienti più affezionati. Alcuni arrivavano anche dal litorale nord, da Civitavecchia o Cerveteri per avere un “pezzo”. L’Aurelio è così diventata la piazza di spaccio dei pusher che arrivano da Torre Maura, Alessandrino e Madonna del Riposo.
A sgominare il giro di affari illeciti i Carabinieri dopo un lavoro investigativo iniziato nel mese di ottobre 2018, protratto fino allo scorso febbraio e terminato con i provvedimenti odierni e la notifica, ad 8 persone, di una ordinanza applicativa di misura cautelare personale, emessa dal G.I.P. di Roma su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Sono tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, di acquisto, trasporto, cessione, detenzione con finalità di spaccio, di sostanze stupefacenti, in alcuni casi in concorso.
Cinque africani provenienti dalla Tanzania, Algeria e Tunisia, tutti irregolari sul territorio nazionale, sono stati arrestati perché destinatari della misura cautelare in carcere. Due indiani e un bulgaro sono stati sottoposti a misure cautelari alternative.
L’attività investigativa ha consentito di accertare anche che l’eroina di colore giallo, al 28% di purezza, veniva venduta anche vicino le fermate dei mezzi pubblici, nei parchi e nelle immediate vicinanze di alcuni ospedali della Capitale dove, per facilitare gli incontri, i pusher davano appuntamento.
Il video del blitz dei Carabinieri all’Aurelio
In flagranza di reato, e a riscontro durante le indagini, erano state già arrestate complessivamente altre 8 persone per spaccio e detenzione ai fini di spaccio di eroina, ed erano state segnalate alla Prefettura di Roma 9 persone per il consumo della sostanza.
Al termine delle operazioni, gli arrestati sono stati associati presso la Case Circondariali competenti per territorio a disposizione dell’Autorità Giudiziaria inquirente.

Signa la presidente del seggio fa coprire il Crocifisso. Indignazione sul web

Signa la presidente del seggio fa coprire il Crocifisso. Indignazione sul web

domenica 9 giugno 19:36 -
«Il presidente del seggio, moglie del candidato sindaco del Pd, fa coprire il Crocifisso dentro la sezione con nastro adesivo». È accaduto a Signa, piccola cittadina alle porte di Firenze, dove si vota ai ballottaggi per eleggere il nuovo sindaco. La denuncia è partita dal segretario della Lega nella Piana Fiorentina Filippo La Grassa che ha pubblicato la foto e un post sulla sua pagina Facebook. Il post è stato poi condiviso anche da Elena Vizzotto della Lega che ha commentato: «Se volevano dimostrare quanto sono squallidi, ci stanno riuscendo. Mi auguro che chiunque entri lì a votare le dica di vergognarsi».
Una iniziativa che ha scatenato i commenti indignati di chi ha appreso sui social la notizia. Ha scritto Massimo: «Il simbolo della fede cristiana non si tocca, vergogna». E un altro ha aggiunto: «Già mi sembra una cosa poco regolare che la moglie di un candidato sia presidente del seggio elettorale. Poi invece di coprire il Crocifisso si dovrebbe coprire lei per la vergogna di aver fatto un gesto del genere. ‘Sti sinistri sono sempre peggio…». E un altro ancora ha scritto: «Pazzesco, ma dove vogliono arrivare?». E Salvatore ha aggiunto: «Siamo alla pura follia questi esseri ci vogliono sottomettere in tutte le maniere stanno facendo di tutto per arrivare allo scontro…».

I mega stipendi della RAI!!!!


Che ci sia il direttore generale è nelle cose, Antonio Campo Dall'Orto è al top con 650 mila euro, mentre la presidente Monica Maggioni guadagna ''solo'' 270 mila euro, ma il plotone dei 94 che in Rai portano a casa uno stipendio che supera i 200 mila euro è molto composito e in parte sorprendente, tra vecchia e nuova Rai dice molto di un'azienda che non a caso si è meritata la definizione per niente desueta di ''mamma Rai''. Ci sono gli ''ex'', attualmente senza incarico adeguato, spesso definiti genericamente ''alle dipendenze di...'', come gli ex direttori generali Lorenza Lei (243 mila), o Alfredo Meocci (240 mila). O ancora l'ex direttore di Rai Tre Andrea Vianello (320 mila), l'ex direttore Nuovi Media Pietro Gaffuri (242 mila), il già responsabile delle risorse umane Valerio Fiorespino (303.678 euro), il condirettore di Rai International Sandro Testi (231.119), l'ex direttore del Tg2 Mauro Mazza (340 mila). O volti noti di altre stagioni, come Anna La Rosa (240 mila), Fabrizio Maffei (240 mila), Carmen Lasorella (204 mila); o ancora Francesco Pionati (203

Piove oro anche sui nuovi arrivati

Ci sono alcune delle più illustri new entry, come Carlo Verdelli (320 mila) e Gabriele Romagnoli (230 mila). E ovviamente i direttori di rete, anche queste arrivate da poco, come Irene Bignardi a Rai Tre, e Ilaria Dallatana a Raidue (entrambe 300 mila euro). C'è la incredibilmente ben pagata flotta dei corrispondenti, da Eugenio De Paoli (Rio de Janeiro - 290 mila), ad Antonio Preziosi (Bruxelles - 245 mila); a Pietro Marrazzo (Gerusalemme - 244 mila euro); Tiziana Ferrario (New York - 238 mila euro); Marco Varvello (Londra - 219 mila euro); Claudio Pagliara (Pechino - 212 mila euro); Emanuele Fiorilli (Istanbul - 211 mila euro); Alberto Romagnoli (Bruxelles - 208 mila euro); Stefano Tura (Londra - 205 mila euro); Stefano Ziantoni (Parigi - 201 mila euro). Completano la formazione i direttori dei Tg: Mario Orfeo Tg1 (320 mila euro); Biancamaria Berlinguer Tg3 (280 mila euro); Marcello Masi Tg2 (280 mila euro) e Antonio Di Bella a Rai News 24 (308,5). Pochi i vicedirettori che hanno un compenso così elevato, come Susanna Petruni - vice direttore del Tg1 - a 240 mila, Alessandro Casarin - vice direttore Rai News - sempre a 240 mila o Anna Donato - vice direttore Tgr a 200mila.

I ricchi compensi dei manager della tv pubblica

Tra i dirigenti, dopo Campo Dall'Orto e Antonio Marano (392), spicca Gianfranco Cariola - direttore internal auditing responsabile per la prevenzione della corruzione alla considerevole quota di 352 mila euro. Lo seguono Raffaele Agrusti - Cief financial officer a 340 mila euro; Angelo Teodoli - direttore Rai Gold - a 325 mila euro; Fabrizio Piscopo - amministratore delegato Rai Pubblicità a 322 mila euro; Paolo Del Brocco, amministratore delegato Rai Cinema a 307 mila euro; Valerio Fiorespino - alle dirette dipendenze del dg per progetti speciali - 303 mila euro; Carlo Nardello - alle dirette dipendenze del direttore di finanza e pianificazione - 302 mila euro; Paolo Galletti - direttore risorse umane e organizzazione - sempre a 300 mila.

Ecco la lista completa con tutti gli stipendi del servizio pubblico

Raffaele Agrusti, Cfo e presidente Rai Way, 340mila euro
Eleonora Andreatta, Direttrice Rai Fiction, 272mila euro
Antonio Bagnardi, Direttore del Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l’Aggiornamento in Giornalismo Radiotelevisivo, 240mila euro
Luca Balestrieri, responsabile Struttura Satelliti, 215.280 euro
Fabio Belli, Cfo Rai Pubblicità, 245.900 euro
Biancamaria Berlinguer, direttrice Tg3, 280mila euro
Daria Bignardi, direttrice Rai3, 300mila euro
Paolo Bistolfi, vicedirettore Rai Gold, responsabile del canale Rai Premium, 203.360 euro
Giovanna Botteri, corrispondente-responsabile dell’ufficio di New York per i servizi giornalistici radiofonici e televisivi dagli Stati Uniti, meno di 200mila euro
Silvia Calandrelli, direttrice Rai Cultura, 223.898 euro
Antonio Campo Dall'Orto, direttore Generale, 650mila euro
Maria Canessa Sattanino, responsabile Rai Quirinale, inferiore ai 200mila euro
Gianfranco Cariola, direttore Internal Auditing, 352mila euro
Alessandro Casarin, vicedirettore Rai News, 240mila euro
Roberto Cecatto, direttore Produzione TV e Deputy Chief Technology Officer, 237mila euro
Nicola Claudio, direttore Segreteria del Consiglio di Amministrazione, direttore ad interim Staff del Presidente, 227.796 euro
Adriano Coni, responsabile Sostenibilità e Segretariato Sociale, 242.176 euro
Piero Alessandro Corsini, direttore Rai World, 216.834 euro
Pierpaolo Cotone, direttore Affari Legali e Societari, 292mila euro
Pasquale D'Alessandro, direttore Rai 5, 247.578 euro
Ilaria Dallatana, direttrice Rai 2, 300mila euro
Eugenio De Paoli, corrispondente e Responsabile ufficio per i servizi giornalistici dal Brasile, 290.603 euro
Paolo Del Brocco, Ad Rai Cinema, 307.578 euro
Antonio Di Bella, direttore Rai News, 308.500 euro
Fabio Di Iorio, responsabile Intrattenimento Rai 2, inferiore ai 200mila euro
Anna Donato, vicedirettrice Testata Giornalistica Regionale, 200.979 euro
Tiziana Ferrario, corrispondente dagli Stati Uniti, 238.044 euro
Massimo Ferrario, responsabile sede Rai Liguria, 235.304 euro
Valerio Fiorespino, direttore, alle dirette dipendenze del Direttore Generale per il supporto ai progetti speciali, 303.678 euro
Emanuele Fiorilli, corrispondente e Responsabile dell’ufficio per i servizi giornalistici dalla Turchia e dai Paesi dell’Europa sud orientale, 211.394 euro
Luciano Flussi, direttore Generale Rai Pubblicità, 242mila euro
Pier Francesco Forleo, direttore Diritti Sportivi, 242mila euro
Pietro Gaffuri, Ambito Digital, 242mila euro
Paolo Galletti, direttore Risorse Umane e Organizzazione, 300mila euro
Roberto Giacobbo, vicedirettore di Rai2 con la responsabilità dei programmi divulgativi, 200.109 euro
Gerardo Greco, autore e conduttore di Agorà, programma televisivo in onda su Rai3, inferiore ai 200mila euro
Anna La Rosa, caporedattrice, alle dirette dipendenze del Direttore di Rai 3, 240mila euro
Carmen Lasorella, ultimo incarico: vicedirettore della Direzione Web, 204.611 euro
Lorenza Lei, è alle dirette dipendenze del Direttore Generale, 243.678 euro
Giancarlo Leone, direttore del Coordinamento Editoriale dei Palinsesti Televisivi, 360mila euro
Massimo Liofredi, direttore Rai Ragazzi, 242mila euro
Monica Maggioni, Presidente, 270mila euro
Antonio Marano, Presidente Rai Pubblicità, 392mila euro
Pietro Marrazzo, corrispondente e responsabile ufficio per i servizi giornalistici radiofonici e televisivi dal Medio Oriente, 244.062 euro
Marcello Masi, direttore del Tg2, 280mila euro
Mauro Mazza, responsabile di progetto in RAI Vaticano, 340mila euro
Luigi Meloni, direttore Coordinamento Sedi Regionali ed Estere, 214.897 euro
Alfredo Meocci, è alle dirette dipendenze del Direttore Generale, 240mila euro
Massimo Migani, responsabile Gestione Grandi Eventi e Attività Produttive Estero della Direzione Produzione TV, 247.578 euro
Massimo Enrico Milone, responsabile Rai Vaticano, inferiore ai 200mila euro
Alberto Morello, direttore Centro Ricerche e Innovazione Tecnologica (ambito Chief Technology Officer), inferiore ai 200mila euro
Vincenzo Morgante, direttore Testata Giornalistica Regionale, 228.334 euro
Flavio Mucciante, direttore Giornale Radio e Radio1, 239.365 euro
Carlo Nardello, direttore, in staff al Cfo, 302mila euro
Roberto Nepote, responsabile Centro di Produzione TV di Torino, 240.299 euro
Gianfranco Noferi, vicedirettore Rai Ragazzi con delega sul canale Rai Yoyo, inferiore ai 200mila euro
Mario Orfeo, direttore Tg1, 320mila euro
Claudio Pagliara, corrispondente, responsabile per i Servizi Giornalistici Radiofonici e Televisivi dalla Cina, dal Giappone e dai Paesi del Sud-Est asiatico, 212.740 euro
Giovanni Parapini, direttore Comunicazione, Relazioni Esterne, Istituzionali e Internazionali, 260mila euro
Giuseppe Pasciucco, direttore Pianificazione Strategica e Controllo di Gestione, 245.927 euro
Susanna Petruni, vicedirettrice Tg1, 240mila euro
Francesco Pinto, responsabile Centro di Produzione Televisiva di Napoli, 210.242 euro
Francesco Pionati, giornalista inquadrato nel Tg1, è attualmente distaccato presso Rai Com, alle dirette dipendenze dell’Ad, 203.673 euro
Fabrizio Piscopo, Ad di Rai Pubblicità, 322 euro
Antonio Preziosi, caporedattore corrispondente per i servizi giornalisti radiofonici e televisivi dal Belgio, 245.448 euro
Maurizio Rastrello, vicedirettore Staff del Direttore Generale con responsabilità dell’unità organizzativa Analisi Economiche, Tecnico-Specialistiche e Contrattuali, 200.330 euro
Antonio Rizzo Nervo, presidente del Centro italiano di Studi Superiori per la formazione e l’aggiornamento in giornalismo radiotelevisivo, 200mila euro
Alberto Romagnoli, corrispondente responsabile dell’ufficio per i servizi giornalistici radiofonici e televisivi dal Belgio, 208.781 euro
Gabriele Romagnoli, direttore Rai Sport, 230mila euro
Carlo Romeo, direttore Generale San Marino RTV, inferiore ai 200mila euro
Guido Rossi, direttore Staff del Direttore Generale, 200mila euro
Scipione Rossi, direttore di Rai Parlamento, 240mila euro
Andrea Sassano, direttore Risorse Televisive, 224.636 euro
Danilo Scarrone, direttore Canali Radio di Pubblica Utilità, 200.697 euro
Federica Sciarelli, conduttrice di Chi l’ha visto?, inferiore ai 200mila euro
Roberto Serafini, direttore Pianificazione Frequenze e Gestione dello Spettro, 203.494 euro
Roberto Sergio, vicedirettore Radio, responsabile per i rapporti con le consociate del gruppo Rai, 243.678 euro
Nicola Sinisi, direttore Radio Rai, 228mila euro
Gian Stefano Spoto, capo Redattore Centrale presso Rai Parlamento, con l’incarico di coordinare gli approfondimenti giornalistici, inferiore ai 200mila euro
Giuseppe Sturiale, direttore Generale di Rai Cinema, 206.834 euro
Gian Paolo Tagliavia, Chief Digital Officer Rai e Presidente Rai Com, 292mila euro
Angelo Teodoli, direttore Rai Gold, 325.900 euro
Sandro Testi, è alle dirette dipendenze del Direttore Generale, 231.119 euro
Stefano Tura, corrispondente per i servizi giornalistici radiofonici e televisivi dal Regno Unito, 205.673 euro
Marco Varvello, corrispondente responsabile dell’ufficio per i servizi giornalistici radiofonici e televisivi dal Regno Unito, 219.327 euro
Carlo Verdelli, direttore Editoriale per l’Offerta Informativa, 320mila euro
Andrea Vianello, editorialista per le tematiche politiche ed internazionali (Tg2), 320mila euro
Stefano Ziantoni, corrispondente per i servizi giornalistici radiofonici e televisivi dalla Francia, 201.427 euro
Valerio Zingarelli, Chief Technology Officer, 232mila euro
Alessandro Zucca, vicedirettore di Rai Sport per le attività non giornalistiche, 239.674 euro
Marco Zuppi, direttore Canone, 242mila euro

Germania: i musulmani urlano "Allahu akbar".

Germania: i musulmani urlano "razzismo" dopo che il gruppo è stato trattenuto dalla polizia tedesca per aver cantato pubblicamente "Allahu akbar".
La polizia tedesca è stata accusata di "un massiccio attacco" e "profilazione razziale" dopo l'arresto di un gruppo di musulmani che si diceva recitassero "Allahu akbar" davanti alla cattedrale di Colonia, e anche di fronte alla stazione ferroviaria principale.
La frase significa "Allah è più grande", cioè Allah dell'Islam è superiore al tuo dio.
Ancora una volta: getta il terrore nel cuore dei miscredenti e poi chiamali "islamofobici".
Questo gruppo offensivo e suprematista agitava chiaramente il pubblico e causava un disturbo e un allarme.
Gli attacchi di Jihad sono spesso preceduti da grida di "Allahu akbar". Il gruppo avrebbe potuto cantare pacificamente "Allahu akbar" nelle loro moschee o nel centro islamico, o in un ambiente privato, ma volevano invece dichiarare la supremazia sugli infedeli e creare problemi, così lo hanno fatto pubblicamente.
Il Consiglio centrale dei musulmani si lamentò:
"Condanniamo le azioni della polizia di Colonia e ci aspettiamo che i poliziotti siano culturalmente meglio addestrati e sensibilizzati", ha detto il presidente della ZMD, Aiman ​​Mazyek, aggiungendo che gli ufficiali non dovrebbero essere così sospettosi nei confronti di coloro che potrebbero sembrare diversi da loro.
Sono i musulmani che si rifiutano di integrarsi quelli che hanno bisogno di formazione culturale.
I tedeschi sono stati vittime di attacchi sessuali, violenze e attacchi jihad.
Le azioni della polizia non hanno nulla a che fare con la "profilazione razziale" o "discriminazione" e il Consiglio centrale dei musulmani lo sa, ma sta tentando di sfruttare le autorità tedesche e batterli psicologicamente in dhimmitude.
Le richieste di privilegi speciali da parte di estremisti islamici suprematisti non conosce confini.
Si intensificano quando sono placati.
https://www.welt.de/…/Koeln-Polizei-fixiert-Muslime-am-Haup…

domenica 9 giugno 2019

"Pregano troppo". Il Vaticano chiude un altro ordine

  • FRANCIA

L’opera di distruzione della vita religiosa da parte del Vaticano continua implacabile. Questa volta è il turno delle Piccole Suore di Maria Madre del Redentore, un ordine religioso nato in Francia, e che conta attualmente circa centoventi religiose. Inutili gli appelli alla Segnatura per la congregazione considerata troppo tradizionalista. Le suore rinunceranno ai voti.
- IL DOCUMENTO: “LA NOSTRA CROCE IN QUESTA CHIESA”
L’opera di distruzione della vita religiosa da parte del Vaticano continua implacabile. Questa volta è il turno delle Piccole Suore di Maria Madre del Redentore, un ordine religioso nato in Francia, e che conta attualmente circa centoventi religiose; di cui cinque hanno deciso di obbedire al diktat di Roma, e le altre centoquindici, divise in tre comunità, verranno sollevate dai voti presi a suo tempo, e torneranno laiche, dovendo lasciare le loro case e le attività di cura e di assistenza agli anziani che erano la caratteristica di questa congregazione. Accusata però, soprattutto, di una spiritualità considerata troppo “tradizionale”. Il Grande Inquisitore della Congregazione per i Religiosi, il francescano Josè Rodriguez Carballo, braccio destro e uomo di fiducia del Pontefice regnante per questo genere di "cucina", ( e l’uomo del più clamoroso crack finanziario mai vissuto dai francescani) ha colpito ancora. Un copione che ricalca quelli già vissuti dai Francescani dell’Immacolata (ancora commissariati dopo sei anni! Ma chi hanno ammazzato per essere trattati così?), della Familia Christi, della Fraternità dei Santi Apostoli e così via. Ormai un format abituale nel regime vigente.
Appare davvero strana e inspiegabile l’operazione a cui probabilmente non sono estranei appetiti vescovili per le proprietà della piccola congregazione. Le Piccole Suore di Maria madre del Redentore curano anziani, collaborano nella pastorale delle parrocchie, aiutano i poveri e vivono una spiritualità considerata oggi in Vaticano troppo “classica”, cioè: amore di adorazione all’Eucarestia, preghiera fervente d’intercessione e filiale devozione a Maria. Le suore sono state pre-visitate nel 2009 per decisione del vescovo di Laval, che i laici che sostengono le suore accusano di avere un certo interesse verso l’amministrazione dei loro beni. Ma l’iniziativa non ha avuto successo. Nel 2016, con Braz de Avis e Carballo, una nuova visita. Non più – o non solo –  per motivi amministrativi ma per il grave sospetto di tradizionalismo o di classicismo, come dicono i francesi. Le suore sono state incolpate di avere problemi gravi di governo (anche se risulta che la maggioranza delle suore abbiano testimoniato meraviglie della superiora), di immobilismo, di disconoscenza della “nuova teologia della vita consacrata…” e  di altri gravi reati come quello di eccessiva preghiera…Le superiori – esiliate in altri conventi – erano accusate di “autoritarismo deviante”, e alle suore è stata chiesta l’obbedienza senza appello “senza – dicono – che la preoccupazione di una dritta coscienza abbia una parola da dire, e senza che mai ci sia stato spiegato il minimo fondamento oggettivo di tutte queste misure romane: così ci sarebbero due pesi e due misure”.
Le suore hanno respinto le accuse come false e inventate dai visitatori. I commissari e la Congregazione hanno dato loro ragione, almeno in parte, ma hanno mantenuto i provvedimenti presi; cioè, confermano il commissariamento. Le suore hanno fatto appello a quello che era il tribunale supremo di giustizia nella Chiesa, la Segnatura, ormai, con la gestione del diplomatico Mamberti evidentemente incapace di andare contro volontà superiori, che ha confermato la sentenza del Dicastero. Ma le suore hanno deciso di non accettare quella che a loro – e non solo a loro – pare una ingiustizia evidente. Hanno reso pubblica la loro decisione: “Il 17 settembre 2018, il Cardinale Prefetto della Congregazione per i Religiosi, Mons. Braz de Aviz, ci ha scritto un ultimatum: o accettiamo il Commissario “senza riserve”, o non lo accettiamo, nel qual caso la legge prevede che potremmo essere licenziate dall’Istituto”.
Allora, hanno scritto le suore, “Dopo aver acquisito la certezza morale per tutto quest’anno che l’accoglienza del commissario apostolico all’interno del nostro Istituto, causerebbe un danno grave e certo, nel più o meno lungo termine, sia per quanto riguarda la comprensione del carisma lasciato da Dio a Madre Maria della Croce, nostra Fondatrice, solo per il modo di viverla; dopo aver proposto molte volte soluzioni di appeasement, senza che ci sia stata data alcuna risposta; previa consultazione con persone autorizzate e competenti; dopo aver pregato molto e sempre volendo rimanere fedeli e obbedienti alla verità, ci è sembrato che non avessimo altra scelta che rinunciare ai nostri voti”.
Nel frattempo a Laval si è costituito un Comitato di sostegno alle religiose, che conta quasi tremila persone, e che ha la sua voce in un sito, https://www.soutienpsm.com/.
Tutto questo avviene in un Paese in cui la situazione delle vocazioni è – a dir poco – disastrosa, e dove la questione degli abusi clericali sta pian piano emergendo in tutta la sua gravità. E la Santa Sede si permette di compiere operazioni inspiegabili condotte con una violenza e una determinazione che sarebbe stata ben più adeguata in altre situazioni, e per colpe real