venerdì 24 maggio 2019

Sono più di 150mila gli africani nei super mercati, bar, centri commerciali che racimolano denaro. Ogni giorno rastrellano 10 milioni di euro. Ma se sei italiano e chiedi un euro non ti si fila nessuno

lunedì 13 maggio 21:00 - di Antonio Pannullo

Li avrete visti tutti, gli africani servizievoli che stazionano davanti tutti i nostri supermercati, da Bolzano a Trapani, che ci aiutano, ci salutano, chiedono qualche centesimo per il caffè. Ma non solo davanti ai supermercati: anche davanti ai bar di una certa grandezza, ai parcheggi, ai negozi, ai tabaccai. E poi ai benzinai: i self service, da anni, sono gestiti da loro: ti fanno benzina e gli dai qualche cosa. Secondo un calcolo approssimativo, questi “soldati” invisibili sono dai 100 ai 150mila in Italia, e nessuno di loro ha un lavoro retribuito né contributi né un contratto, vivono tutti di accattonaggio. Ci fanno pena perché sono poveri, e c’è persino qualcuno che crede che scappino da chissà quale guerra o persecuzione, ma non è vero nulla. Si tratta di un’organizzazione ferrea, precisa, determinata: la mattina i “soldati” vengono scaricati davanti ai luoghi di lavoro dove chiedono l’elemosina, poi il pomeriggio se ne vanno, dove non si sa. Ma prima vanno alle casse di supermercati o dei bar e si fanno cambiare i soldi: mediamente dai 50 ai 100 euro al giorno. Non occorre essere dei grandi economisti o matematici per capire che qui siamo di fronte a un giro si soldi fantascientifico: dieci milioni di euro al giorno, ogni giorno, esentasse, soldi nostri, che verosimilmente vanno tutti a finire alla mafia nigeriana, che lascia ai “soldati” solo le briciole, o magari solo vitto e alloggio, se va bene.

I “soldati” sono stati fatti venire dalla sinistra

E d’altra parte le centinaia di migliaia di clandestini che la sinistra ha fatto sbarcare nel corso degli anni non hanno alternativa: arrivati in Italia, si rivolgono ai loro connazionali o a chi li gestisce e costoro li indirizzano verso i supermercati, le pompe di benzina, o ai lavori agricoli stagionali, anche lì sottopagati. Ma questi dieci milioni di euro che ogni giorno noi volontariamente consegniamo loro, che fine fanno, a cosa servono? Servono semplicemente ad arricchire la mafia nigeriana, che ride degli italiani fessi che si commuovono per un poveretto che ti saluta e ti aiuta a caricare la spesa o ti fa benzina. Era questa l’accoglienza propalata dalla sinistra, era questa la compassione della chiesa cristiana, era questo il modello di integrazione sognato dalle anime belle del politicamente corretto? Ma questa della mafia nigeriana e delle organizzazioni che ci lucrano dietro è solo l’ipotesi più benevola, meno pericolosa. Perché di ipotesi se ne potrebbe formulare anche un’altra, sperando che sia solo eccesso di prudenza: e se questi 150mila “soldati” rappresentassero solo l’avanguardia di una vera e propria invasione? Non sembri fantascienza: non ci sono solo i “soldatini” davanti ai supermercati e ai benzinai, in molte zone d’Italia ci sono autentiche gang di immigrati ben organizzate che spacciano droga, fanno prostituire le donne, e all’occasione rapinano e violentano. Controllano interi quartieri. E non solo gli africani, quindi anche i maghrebini, ma anche le bande dell’est Europa, i sudamericani, certi asiatici. Tutti pronti a delinquere, a sfruttarci, in un’ultima analisi anche a vendicarsi di un mondo opulento e finora irraggiungibile che a loro avviso li ha sempre snobbati.

Molti di questi “soldati” sono di religione islamica

E oltre a questo, per moltissimi di loro c’è anche l’odio religioso: gli islamici infatti è noto che ci disprezzano e che se potessero applicherebbero la shaaria (la severa legge islamica) anche in Italia come già la applicano spietatamente in molti loro Paesi. Per ora sembra che l’aggressione all’Italia sia stata rallentata, ma ormai il danno è fatto: ne sono entrati troppi, a milioni, di clandestini, e la maggior parte di loro sono assolutamente incontrollabili e irrintracciabili. Se non di fronte ai nostri supermercati. A questo punto, poiché costoro commettono un reato, quello di accattonaggio, e probabilmente molti di loro non sono in regola coi documenti, e tutti non hanno un contratto i lavoro, invitiamo il ministero dell’Interno a farli sgombrare e nel contempo invitiamo le catene dei supermercati ad assumere una persona dedicata specificamente all’assistenza clienti all’esterno dei locali: in questo modo i crea lavoro, si contentano i clienti e si scontenta la mafia nigeriana. La prossima volta che vi sentirete nobili e generosi nel dare l’euro a quel poveretto, pensate a tutto questo, e pensate che i vostri figli tra pochi anni potrebbero maledirvi per non aver fermato l’aggressione all’Italia, pur sapendo che era in atto.

La FALSA Chiesa contesta i Rosari ma caccia i suoi preti che proclamano il Verbo




Qualcuno sa che fine ha fatto don Massimiliano Pusceddu? Il prete esorcista cagliaritano assurto all’onore delle cronache nel giugno scorso è letteralmente scomparso. Non risponde più al telefono, non risponde alle mail, il suo canale Youtube è stato oscurato
Scomparso, sparito, introvabile, eclissato, inghiottito nell’Erebo dell’oblio.
Ma che ha fatto di male questo sacerdote per meritare la damnatio memoriae? Semplice ha osato sfidare la dittatura del pensiero unico.
Fatale la sua omelia del 28 maggio 2016, in cui ha pronunciato cinque bestemmie laiche. Prima bestemmia, affermare che «la Verità è immutabile». Seconda bestemmia sostenere che «dobbiamo ascoltare la Parola di Dio». Terza bestemmia, asserire che «la legge sulle unioni civili colpisce al cuore la famiglia». Quarta bestemmia, dichiarare che «sono i genitori i primi che devono trasmettere la fede ai figli». Quinta bestemmia, proclamare che «senza fede la famiglia è morta». Sesta bestemmia, denunciare che «la teoria gender è una porcheria». Poi, l’errore fatale che gli è costata la testa: citare il celebre passo “omofobo” della lettera paolina ai Romani (1, 21-32). Afferma, infatti, San Paolo in quell’epistola: «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa».
Troppo per le orecchie ipersensibili della lobby gay, e per i censori della dittatura del pensiero unico. Parte quindi il linciaggio della stampa di regime. Le omelie di don Max su Youtube: «Gli omosessuali meritano la morte», titola “Unione Sarda, “Gli omosessuali meritano la morte” L’omelia del parroco contro le unioni civili titola “Il Fatto Quotidiano”, e via di seguito linciando. Non stupisce che in una dittatura il regime reagisca contro chi osi opporsi al pensiero unico. Quello che ha stupito – e profondamente addolorato nella vicenda di don Pusceddu – è l’inqualificabile reazione di chi avrebbe dovuto difenderlo, ovvero il suo Pastore. Stiamo parlando dell’Arcivescovo di Cagliari mons. Arrigo Miglio. Un Pastore che di fronte ai lupi si è semplicemente terrorizzato fino al punto di dare loro in pasto una delle sue migliori pecore.
Il titolo della “Unione Sarda” del 22 giugno 2016, purtroppo, non ha lasciato adito ad alcun dubbio:«Chiedo perdono per quell'omelia»: il vescovo Miglio zittisce don Pusceddu. Con un compiacimento quasi sadico il giornale dell’isola si onora di annunciare la «netta presa di posizione dell'arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, sulle clamorose dichiarazioni di don Massimiliano Pusceddu a proposito delle unioni civili sfociate in un durissimo giudizio contro gli omosessuali». In una nota ufficiale, pubblicata sul sito della diocesi, l’Arcivescovo scrive quanto segue: «Molte persone si sono rivolte a me personalmente, dicendomi la loro sofferenza e spesso la loro rabbia. Raccolgo e faccio mia la sofferenza di tutti coloro che si sono sentiti feriti in questa vicenda e chiedo scusa a nome mio e della nostra chiesa diocesana, perché un sacerdote, specialmente dall’altare, ma in realtà sempre, non rappresenta mai solo se stesso». Per questo motivo il medesimo Arcivescovo ha ammonito don Massimiliano a «osservare un congruo periodo di silenzio totale». E così, dopo essere stato esiliato nella parrocchia di Decimoputzu – un paesino di 4.000 anime – di don Massimiliano si sono perse le tracce. L’esilio, però, non è stato sufficiente per la sempre più famelica voglia di vendetta della lobby gay. Non si sono accontentati né delle vergognose scuse dell’Arcivescovo, né dell’ingiusta punizione di don Massimiliano. Si è arrivati alla costituzione di un formale Comitato per la promozione di una raccolta di firme finalizzata a chiedere «la sospensione del sacerdote e il suo allontanamento dalla Chiesa cattolica». Sì, una petizione inoltrata a Papa Francesco per cacciare don Massimiliano. In realtà la petizione è stata poi presentata anche «alla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, Presidente del Senato Pietro Grasso, Presidente del Consiglio Matteo Renzi, Ministro della Giustizia Andrea Orlando ed al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere una Legge specifica contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia». Promotori della petizione sono stati il Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione, Italia Dei Valori Liguria, Sinistra Ecologia Libertà Liguria e Genova, Comunità di San Benedetto di Don Andrea Gallo, Partito Democratico di Pesaro, Partito Democratico di La Spezia, Partito di Rifondazione Comunista di Genova, Coordinamento Liguria Rainbow, Liguria Pride, “Renzo e Lucio” gruppo LBGT Lecco, Federazione dei Verdi della Sardegna.
Pochissime le voci coraggiose in difesa del povero prete ingiustamente attaccato. Una di queste voci è stata quella dell’avvocato cagliaritano Alberto Agus, membro dei Giuristi per la Vita, ed ex candidato sindaco di Cagliari per il Popolo della famiglia, che sul caso è intervenuto con questa dichiarazione: «Ho visto il video incriminato di Don Massimiliano Pusceddu, che ricordo a tutti, riguarda un'omelia fatta durante una celebrazione eucaristica dove il sacerdote esercitava non solo da credente, ma anche da cittadino italiano il suo diritto a confessare il proprio credo religioso come sancito dall’art. 19 della Costituzione e il diritto alla libera manifestazione del pensiero come manifestato dall'art. 21 della Costituzione. Solo chi è completamente a digiuno di cultura cattolica, oppure è in totale malafede, non ha colto, o voluto cogliere la differenza tra morte spirituale e morte fisica, e pertanto è assurda e interessata l’accusa a lui contestata. Ma il punto è un altro, come sempre. L’attacco violento, organizzato, prevenuto ed atteso perpetrato dal mondo massmediatico nei confronti di questo prete, dimostra una sola certezza, ovvero che, se dovesse essere approvata la legge Scalfarotto sul reato di omofobia, a quel punto non basterebbero le pubbliche dimore (carceri) per contenere i cosiddetti omofobi. Massima solidarietà a Don Massimiliano come uomo, come prete, come uomo libero».
Riguardo al comportamento di Sua Eccellenza mons. Arrigo Miglio, non ci resta che pregare per lui. E per tutti i Pastori della Chiesa cattolica, affinché possano seguire l’insegnamento evangelico che li invita a non avere paura dei lupi e dare le vita per le proprie pecore. Come ho avuto modo di ricordare parlando a proposito di don Ottorino Baronio Parroco di Vicomoscano – altro prete coraggioso – durante la dittatura nazista ci furono tre atteggiamenti dei vescovi cattolici difronte al potere. Pochi ebbero in coraggio di opporsi, pochi furono complici, e la maggior parte fu connivente. Ci furono vescovi come mons. August Clement von Galen che si guadagnò il soprannome di «Leone di Münster» per aver osato sfidare Hitler (rischiando l’impiccagione), e vescovi come mons. Alois Hudal, teorico del compromesso tra cristianesimo e nazismo, che nel 1937 pubblicò un libro intitolato “I fondamenti del nazionalsocialismo”, grazie all’imprimatur dell’Arcivescovo di Vienna Theodor Innitzer, nonostante costituisse una entusiastica adesione alle tesi hitleriane. Anche oggi che viviamo quella che Papa Francesco continua coraggiosamente a denunciare come la «dittatura del pensiero unico», continuiamo ad avere vescovi coraggiosi oppositori, vescovi conniventi e vescovi complici. Nulla di nuovo sotto il sole, dice la saggezza dell’Ecclesiaste. E sì, davvero, nihil novi sub sole!

giovedì 23 maggio 2019

Roma, preso lo sciacallo che rubò il portafogli al ciclista morto in un incidente

Si tratta di un italiano di 54 anni, dipendente della ditta di trasporti di Guidonia. L'uomo ha fatto prelievi per 500 euro con il bancomat della vittima.

NESSUNA PIETA'!!!!!!!!!!!


È stato individuato il responsabile del furto del portafoglio che era stato rubato alla vittima di un incidente mortale avvenuto a Roma. A rubare il portafoglio all’uomo, travolto e ucciso da un tir mentre era in sella alla sua bicicletta, è stato un cinquantenne, italiano, fermato a Guidonia dagli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale. La sua identificazione è arrivata al termine di una complessa attività di indagine, tramite la visione di oltre venti telecamere di tutta la zona intorno alla banca in cui sono stati effettuati i prelievi.

Lo sciacallo, oggi individuato, aveva rubato il portafoglio del ciclista di 54anni rimasto ucciso nell’incidente stradale e con la carta bancomat aveva prelevato 500 euro. E proprio le telecamere dell’istituto di credito in cui ha effettuato il prelievo hanno contribuito all’identificazione dell’uomo.

Secondo quanto riportato dal quotidiano il Messaggero, l’uomo, 54 anni, dipendente della ditta di trasporti di Guidonia dove risiede
non ha battuto ciglio, nessuna pietà, nessuna parola di scuse o di vergogna per l’ignobile azione compiuta. Solo una preoccupazione: “Non è che adesso perderò il lavoro?”

Gli Italiani per strada con la casa occupata da balordi


L'immagine può contenere: una o più persone e persone seduteQuesta che vedete nella foto e' una ragazza che si chiama Deborah. 
Era andata a cercare lavoro. Dopo due mesi è tornata nella sua casa a Sassari ma l’ha trovata occupata da una decina di persone, che si sono prese il suo appartamento e hanno gettato tutta la sua roba nel cassonetto della spazzatura, comprese le foto dei figli, i vestiti e mobili. 
Ha deciso di incatenarsi alla recinzione, nel cortile interno della sua casa, facendo uno sciopero della fame ad oltranza fino a quando non riavrà la sua casa. La denuncia in Questura e alla Procura della Repubblica non è servita a nulla. Nemmeno i rappresentanti del Comune si sono fatti vivi. Aspettava una visita dell’assessore alle Politiche Sociali, ma niente. Adesso lei si ritrova sola, senza casa, senza lavoro, senza più nulla.

mercoledì 22 maggio 2019

Risorse : Trovati 66 scooter rubati in 2 cooperative che ospitano 281 migranti

FASSISTI RASSISTI NUN E VERO GNIENTE ERANO MECCANICI!!!!hahaahahahahah




Napoli, 66 scooter rubati trovati in due centri di accoglienza per i migranti – di Nico Falco – tratto da fanpage.it

I militari della Compagnia di Marano e della stazione di Calvizzano hanno effettuato dei controlli straordinari in due cooperative di accoglienza che ospitano complessivamente 281 richiedenti asilo.



Sono stati trovati 66 scooter, tutti funzionanti, su cui sono in corso accertamenti: 14 sono risultati rubati, gli altri 52 erano stati privati di targa e telaio.

Gli scooter sparivano da Napoli e della provincia e finivano a Marano, nei parcheggi di due cooperative di accoglienza di migranti.
Scooter rubati e usati dai richiedenti asilo

Privati di targa, telaio, e tutto quello che li rendesse riconoscibili e, verosimilmente, venivano usati da qualcuno dei 281 richiedenti asilo ospiti delle strutture.

Nelle stesse aree, venivano smontati motorini e biciclette per prenderne i pezzi. Lo hanno scoperto i carabinieri della Compagnia di Marano e della stazione di Calvizzano, che hanno effettuato un controllo straordinario all’interno nelle aree di pertinenza di due cooperative in provincia di Napoli.


Complessivamente sono stati sequestrati 66 scooter: 14 sono risultati rubati, sugli altri 52, a cui erano stati smontati la targa e il telaio per renderli non identificabili, sono in corso accertamenti per stabilirne la provenienza.

Erano tutti perfettamente funzionanti, segno che non venivano cannibalizzati ma che erano stati parcheggiati lì per essere utilizzati.

Nel corso degli accertamenti sono stati ritrovati, e finiti sotto sequestro, anche pezzi di carrozzeria abbandonati e parti di biciclette, smontate per recuperarne pezzi di ricambio: anche questi potrebbero essere quello che resta di altri furti.

Ora le indagini mirano ad accertare la provenienza degli scooter. Non è escluso che l’area fosse diventata una sorta di deposito, utilizzata anche da qualche gruppo di ladri per nascondere i mezzi.

martedì 21 maggio 2019

Per Enzo leone 13 e per le sue bestemmie

L'immagine può contenere: 3 persone, persone che sorridono

Forse preferivi quella maiala che ti sta accanto nel consuetudinario   
che faceva le po....prima e dopo il matrimonio a tutto il circondario , 
quella appartenete alle vergini dei candidi manti rotte di dietro e sane davanti 
quelle che nell' arte sovrana di fare i pom..ini 
batte le t oie di tutti i casini.....
Per lei non c'era problema, la accoglievano tutti ed era il divertimento dei belli e dei brutti
le è andata bene e senza trolley è rimasta sana...
Oseghale non era ancora arrivato
a fare il suo lavoro dopo averla mangiato.. 

Tranquillo quando sarai sul letto di morte o quando avrai grosse difficoltà nella tua vita 
la extracomunitaria non verrà a trovarti sarà impedita
poichè vedrà la tua anima sporca del rosso sangue degli italiani dimenticati 
a favore di integralisti da quella religione aizzati saranno loro che ti accompagnerano nel grande viaggio....
Un saluto


 

RISORSA: Torino, nigeriano morde poliziotto e gli strappa la falange

La violenza choc a Torino. Un 23enne nigeriano, pregiudicato, ha dato in escandescenza e ha aggredito un agente




Ifada Elvis, un nigeriano di 23 anni irregolare sul territorio italiano e pregiudicato, è stato arrestato dopo avere aggredito un poliziotto mordendolo al dito e strappandogli una falange.
L'episodio è avvenuto questa mattina a Torino, dopo che il giovane è stato fermato dagli agenti e portato in questura per essere identificato. L'immigrato potrà ora essere espulso grazie al decreto Sicurezza, che consente di allontanare i richiedenti asilo che delinquono e che non hanno diritto alla protezione.
L'immigrato, un pregiudicato senza il permesso di soggiorno e con precedenti per spaccio e aggressione, è stato beccato mentre stava spacciando stupefacenti in un giardino della zona nord del capoluogo piemontese. Dopo essere stato arrestato, il nigeriano è stato portato in Questura per il foto segnalamento. È stato lì che ha dato in escandescenza. Mentre gli agenti stavano compilando la scheda sul delinquente, come racconta una fonte al Giornale.it, questo "ha iniziato a fare il pazzo" e, quando hanno cercato di ammanettarlo, ha aggredito un agente della squadra volante alla mano sinistra, strappandogli con un morso la prima falange dell'anulare sinistro. L'agente è stato subito portato al Centro traumatologico ortopedico di Torino ed è stato sottoposto a un intervento chirurgico.
Ifada Elvis potrà essere espulso grazie al decreto Sicurezza, che consente di allontanare i richiedenti asilo che delinquono e che non hanno diritto alla protezione. Lo straniero è in stato di arresto. Domani, come fanno sapere fonti del Viminale al Giornale.it, sarà già convocato dalla commissione territoriale per l'esame accelerato della sua richiesta di asilo. "Nessuna tolleranza per i delinquenti, sono felice che il decreto Sicurezza funzioni - ha commentato il ministro dell'Interno Matteo Salvini - ora è urgente intervenire col decreto Sicurezza cis per garantire più poteri e protezioni alle forze dell'ordine e contrastare gli scafisti".
"È l'ennesimo grave episodio che vede sempre al centro stranieri che non hanno nulla da perdere", ha commentato il segretario nazionale del Siap, Pietro Di Lorenzo. Non è la prima volta che succede una cosa del genere. Nel dicembre 2018, sempre a Torino, un nigeriano ha cercato di evitare l'identificazione aggredendo e mordendo un agente a una gamba. Il fatto è successo alla stazione di Porta Nuova durante un controllo da parte della Polizia. Un mese prima, questa volta a Udine, semre un nigeriano di 22anni, irregolare e senza fissa dimora, in questura ha aggredito un poliziotto morsicandogli una coscia. Stesso mese, ma siamo a Milano, ancora un'aggressione contro un agente da parte di uno straniero. "Oltre alla gravità del fatto, indice di una assoluta mancanza di timore e rispetto verso le forze di polizia - ha continuato Di Lorenzo - lo status dei cittadini stranieri responsabili. Per la quasi totalità irregolarmente presenti in Italia ed ai margini della società e delle città".
Da tempo le forze dell'ordine stanno chiedendo garanzie funzionali e pene esemplari per chi aggredisce gli operatori delle forze dell'ordine. E proprio in questa direzione va il decreto Sicurezza bis che in queste ore i Cinque Stelle stanno facendo di tutto per osteggiare. "Chi indossa una divisa rappresenta lo Stato - ha, infine, concluso Di Lorenzo - e ci chiediamo fino a quando dovremo combattere questi atti barbari consapevoli che resteranno sostanzialmente impuniti".