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martedì 9 aprile 2019
Omicidio di Pamela: pena dimezzata per i due nigeriani
La Corte d’Appello ha accolto la richiesta dei legali dei due nigeriani indagati per l’omicidio di Pamela. Pena dimezzata per i due pusher.
Omicidio di Pamela: pena dimezzata per i due pusher
I due erano stati in un primo momento indagati per l’omicidio della giovane poi fatta brutalmente a pezzi. In un secondo momento a loro carico sono rimaste le accuse di spaccio di droga. Nella prima sentenza i due erano stati condannati rispettivamente a 8 anni e sei mesi. Nel secondo grado, la situazione si ribalta: le pene per entrambi sono state fissate per 4 anni e 6 mesi.
La sentenza della Corte d’Appello
Con questa sentenza la corte d’Appello ha sostanzialmente accolto la richiesta dei legali dei due nigeriani. Una circostanza questa che però non si è verificata nella sentenza di primo grado. In questo quadro emerge un aspetto non da poco: Awelima infatti avrebbe procurato e poi ceduto la dose di eroina che la stessa Pamela ha poi assunto nell’appartamento di via Spalato.
In poche parole il pusher che avrebbe procurato la droga alla vittima dunque ha ottenuto uno sconto di pena. L’appartamento di via Spalato è poi diventato un vero e proprio teatro degli orrori dove la povera Pamela ha trovato la morte.
Il suo corpo è stato fatto a pezzi per poi essere abbandonato con due valigie. Prosegue intanto il processo per omicidio che vede come principale imputato Innocent Oseghale.
Famiglie italiane in piazza contro il PD: “Basta discriminare i nostri figli”

Mentre a Lodi, dove governa la Lega, a protestare sono i genitori degli alunni afroislamici, dopo la revoca dei privilegi, a Torino scendono in piazza da giorni le famiglie italiane, i cui figli sono esclusi dagli aiuti perché se li pappano tutti i loro compagni stranieri.
E’ andata infatti in scena oggi, martedì 18 Settembre di fronte alla Regione Piemonte, la protesta dei genitori i cui figli sono stati esclusi dalle graduatorie dei “voucher” per la scuola dell’obbligo: per fare posto ai figli degli immigrati.
A loro sono finiti i soldi spendibile nei centri convenzionati, per alleviare le spese scolastiche delle famiglie con ISEE sotto i 26.000€.
La Regione Piemonte, che ha ricevuto circa 30.000 domande l’anno scorso, ha pubblicato le graduatorie: «queste graduatorie hanno “premiato” quasi totalmente gli immigrati senza alcune verifiche al di fuori dell’ISEE e delle autodichiarazioni inviate».
In pratica hanno scritto: “Siamo poveri”, e il PD non ha nemmeno controllato.
Così le famiglie italiane veramente indigenti hanno perso il diritto al voucher, e allora protestano: «perché sono oltre 11 i milioni investiti per questo progetto dalla Regione e non devono andare a chi magari non manda il figlio a scuola, oppure falsifica i redditi, o magari ha proprietà all’estero non dichiarate penalizzando di fatto la classica coppia italiana».
Non solo protesta però, i genitori sono pronti a fare ricorso al TAR sulle graduatorie e le successive decisioni, per impugnare questa graduatoria e obbligare le istituzioni ha cambiare le regole e sono già in contatto con gli avvocati per procedere.
«Sono già parecchie le adesioni alla manifestazione, segno che queste incongruenze sono sentite da tante persone – dicono i genitori – vedremo se la Regione interverrà prontamente o si dovrà andare in Tribunale per avere giustizia».
ECCO IL MANIACO DI MAMAFRICA piu altri
'E' BELLO E FACIOLE FARE IL BENEFATTORE CON IL CU.. ORE DEGLI ALTRI EH!Perchè alcuni comunisti quando aiutano lo fanno fino in fondo...
Porta la maglietta del Che ignorando e dimenticando che il Che non ha aperto le porte di Cuba per far entrare tutti ma è andato sul posto per combattere
Provate a chiedere di immigrare a Cuba e poi ditemi!

Fondatore della Ong buonista arrestato per abuso su minore
Il presidente di una Onlus è finito in manette per aver costretto a rapporti sessuali un minorenne del Togo, tra il 2007 e il 2014
Pina Francone - Mar, 09/04/2019 - 10:16
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Il fondatore di una Ong "solidale" e finalizzata all'assistenza umanitaria è stato arrestato con l'accusa di violenza sessuale su minore.Il capo della Onlus è finito in manette per aver costretto a rapporti carnali un minorenne, per ben sette anni, dal 2007 al 2014.
La vittima sarebbe un giovanissimo del Togo.
Gli abusi si sarebbero consumati sotto minaccia all'interno della casa famiglia in quel di Togoville, dove l'adolescente era ospitato: se il ragazzino non si fosse concesso, lui avrebbe fatto in modo da allontanarlo dalla struttura d'accoglienza. E così, di fronte alla possibilità di abbandonare un tetto, pasti caldi e la scuola, tornando per strada, il minorenne si sarebbe "consegnato"” nelle mani dell'uomo.
Da quanto si apprende, ad accorgersi che qualcosa non andava sarebbe stato un operatore italiano della Ong: il volontario, dunque, avrebbe segnalato il tutto alla polizia italiana che, una volta condotte le indagini, ha provveduto al fermo dell'uomo.
Ecco, sul caso e sul nome dell'arrestato – oltre che della stessa Onlus – vige grande riserbo. Ma in molti, come peraltro sottolineato da La Verità, puntano il dito contro Mama Africa, visto che in concomitanza alla notizia dell'arresto molti utenti di Facebook hanno notato la scomparsa dal social network della pagina social di Mama Africa (che risulta ancora "non raggiungibile"). Solo un caso?
Contattata telefonicamente da NeXt Quotidiano, la Onlus non ha voluto fornire spiegazioni sulla vicenda, dichiarando che le uniche comunicazioni con il pubblico e la stampa verranno curate dai legali dellassociazione.
I cinquan’anni della «nuova Messa»
I cinquan’anni della «nuova Messa»: mezzo secolo catastrofico
di Jérôme Bourbon
Editoriale del numero 3371 del settimanale francese Rivarol - 3 aprile 2019
Il 3 aprile 1969, esattamente mezzo secolo fa, con la “Costituzione Apostolica” Missale Romanum, Paolo VI “promulgava” ufficialmente il «Messale romano rinnovato per ordine del Concilio Ecumenico Vaticano II»
In fatto di “rinnovamento”, si è trattato di un nuovo rito che rompeva in maniera radicale e impressionante con la Messa tridentina. Come sempre con i modernisti, fanno finta di difendere la Tradizione della Chiesa, la sua liturgia, la sua dottrina, per meglio sovvertirle e distruggerle.
E’ così che l’inizio di quella “Costituzione” afferma: «Il Messale Romano, promulgato nel 1570 dal Nostro Predecessore san Pio V per ordine del Concilio di Trento è per comune consenso uno dei numerosi e ammirevoli frutti che quel Santo Concilio diffuse in tutta la Chiesa. Per quattro secoli infatti, non solo ha fornito ai sacerdoti di rito Latino la norma per la celebrazione del Sacrificio Eucaristico, ma venne anche diffuso in quasi tutto il mondo dai predicatori del Vangelo. Inoltre, innumerevoli santi hanno abbondantemente nutrito la loro pietà verso Dio attingendo da quel messale le letture della Sacra Scrittura o le preghiere, la cui disposizione generale risaliva in gran parte a san Gregorio Magno.»
Un elogio del tutto ipocrita, poiché gli articoli seguenti affossano la Messa codificata da San Pio V e prescrivono un nuovo rito.
Paolo VI si dimostrò irremovibile: la «Messa di Lutero» doveva entrare in vigore, in maniera obbligatoria, il 30 novembre 1969, prima Domenica di Avvento; e questo in nome di una pseudo restaurazione, di un ingannevole rinnovamento e di speciose necessità pastorali volute dal Vaticano II.

Lungi dall’essere un rinnovamento, in realtà si trattò di una distruzione totale che aprì la strada ad una carneficina spirituale i cui frutti spaventosi li misuriamo ogni giorno, come vedremo.
Il rito di Paolo VI, che in realtà è una sinassi e non più il Santo Sacrificio della Messa, è effettivamente inseparabile dal “concilio” Vaticano II, di cui è l’espressione e il coronamento sul piano liturgico. Nonostante sia stata promulgata più di tre anni dopo la fine del “concilio”, la cosiddetta “nuova Messa” ne è in tutta evidenza una delle conseguenze più spaventose.
In effetti, il “concilio” introdusse un nuovo modo di porsi in rapporto a Dio: con la pretesa che l’uomo fosse cambiato, i Padri conciliari dedussero che bisognava modificare il rapporto tra l’uomo e Dio, passando dal teocentrismo all’antropocentrismo. Un’inversione radicale dei fini: la religione non è più al servizio di Dio, ma al servizio dell’umanità.
«L’uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa», «tutto quanto esiste sulla terra dev’essere riferito all’uomo, come a suo centro e a suo vertice»: è questo che ha osato affermare la “costituzione” Gaudium et spes, rispettivamente al numeri 24 e 12. E Paolo VI, nel suo sbalorditivo discorso di chiusura del Vaticano II, arrivò a dire: «La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. […] anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo.»
Se l’uomo è il fine e il vertice di tutto, evidentemente bisogna ripensare tutta la teologia cattolica. La Chiesa conciliare si definisce come un mezzo, un’istituzione tra tante altre, un segno a servizio dell’uomo. E’ la famosa teoria della Chiesa-sacramento. Giovanni Paolo II arrivò a dire che «la Chiesa ha rivelato l’uomo a se stesso» e che «l’uomo è il cammino della Chiesa». Se è così, si capisce perché la liturgia moderna abbia come obiettivo la celebrazione dell’umanità, divenuta così soggetto del rito sacro e del sacerdozio; si capisce perché gli altari siano stati girati verso l’assemblea dei fedeli, di cui il prete è l’animatore, il presidente, così che la nuova Messa non è più gerarchica, ma democratica.
La prima versione dell’articolo 7 della Institutio generalis (lunga introduzione al nuovo Messale del 1969) affermava: «la Cena domenicale o Messa è la sacra sinassi o assemblea del popolo di Dio che si riunisce sotto la presidenza del prete per celebrare il memoriale del Signore. E’ per questo che l’assemblea della Chiesa locale realizza eminentemente la promessa di Cristo: “là dove due o tre sono riuniti in mio nome, io sono in mezzo a loro”».
Qui è completamente scomparsa la dimensione sacrificale del Santo Sacrificio della Messa. La celebrazione che si dice essere dell’Eucarestia non è più il memoriale della Croce, ma quello dell’Ultima Cena. Siamo alla dottrina della Messa-pasto.
Ormai si tratta solo di una presenza spirituale di Cristo (dove due o tre sono riuniti in mio nome, io sono in mezzo a loro) e non più della Presenza Reale del Suo Corpo, del Suo Sangue, della Sua Anima e della Sua Divinità.
Nell’ottica del Vaticano II, la Messa – o quello che l’ha sostituita – non è più il rinnovamento incruento del Sacrificio del Calvario, ma un semplice pasto comunitario tra battezzati.
Nella presentazione del loro Breve esame critico, nel settembre del 1969, i cardinali Ottaviani e Bacci (lo studio fu redatto essenzialmente dal domenicano Padre Guérard des Lauriers) attaccano con forza, in maniera del tutto fondata e argomentata sul piano teologico, la nuova Messa di Paolo VI: e affermano che il nuovo rito «rappresenta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio Tridentino, il quale, fissando definitivamente i “canoni” del rito, eresse una barriera invalicabile contro qualunque eresia che intaccasse l’integrità del magistero».
Il nuovo rito si allontana radicalmente dalla definizione cattolica della Messa, considerata nelle sue quattro cause: materiale (la Presenza Reale), formale (la natura sacrificale), finale (lo scopo propiziatorio) ed efficiente (il sacerdozio del prete).
In tal modo, la nuova Messa celebra l’uomo verso il quale è rivolto il presidente dell’assemblea (mentre al tempo stesso egli volge fisicamente le spalle a Dio… tutto un simbolo!), poiché si tratta di ricordare incessantemente la straordinaria dignità dell’uomo, realizzando il rigetto del carattere propiziatorio della Messa.
In questa ottica, non si tratta più di cercare di piacere a Dio, di darGli la soddisfazione per i peccati commessi, di alleviare le anime del Purgatorio.
E l’abbandono all’antropocentrismo è visibile nelle chiese moderne, che sono state completamente trasformate, spesso in maniera brutale: l’Altare maggiore rivolto verso Dio è stato sostituito con una semplice tavola (da cucina!) rivolta verso l’assemblea; il prete, o chi ha preso il suo posto, ridotto al ruolo di animatore o presidente di una cerimonia secolarizzata; i confessionali abbandonati, se non addirittura ridotti ad armadi per le scope; i banchi per la comunione smantellati, perché non è più il caso di inginocchiarsi in segno di adorazione del nostro Creatore e Salvatore… ci si comunica in piedi e sulla mano; la cattedra soppressa o declassata, a significare simbolicamente la rinuncia al potere di insegnamento della Chiesa, dato che con la religione conciliare non siamo più nel quadro della Chiesa maestra di verità che insegna al mondo la Via, la Verità e la Vita, ma in quello di una Chiesa istruita dal mondo, che apprende standone a contatto e reagisce all’unisono.
Si tratta di mettere in atto le condizioni per un mondialismo politico-religioso, con un Nuovo Ordine Mondiale in cui tutte le religioni sono poste su un piano di parità e ridotte solo a semplici animatrici e zelanti propagandiste della democrazia universale e dei suoi idoli: la dichiarazione dei diritti dell’uomo, il culto olocaustico, la tolleranza eretta ad assoluto, il laicismo, la libertà di coscienza e di culto, l’antirazzismo unilaterale e obbligatorio, la lotta accanita contro tutte le discriminazioni, perfino quelle naturali e legittime, la simpatia illimitata per tutti gli altri culti e confessioni.
In queste nuove chiese, le statue dei santi e della Santa Vergine spesso sono eliminate o abbandonate e piene di polvere, e gli stessi edifici lasciati senza manutenzione.
I magnifici paramenti liturgici tradizionali (casule, cappe, stole, tovaglie d’altare…) sono stati spesso bruciati o gettati via con un odio satanico, che ricorda quello della Riforma del XVI secolo, e sono stati rimpiazzati con degli abiti di una bruttezza generalmente ripugnante. La bellezza aiuta a pregare, ad elevare l’anima, mentre il gusto per le cose brutte, soprattutto per i paramenti, gli arredi e le cerimonie liturgiche, manifesta il carattere della rivoluzione modernista.
Lo stesso dicasi per il canto gregoriano, che è stato abbandonato quasi dappertutto a favore di canzonette spesso completamente ridicole o insignificanti, quando non sono perfino eterodosse e finanche eretiche.

"Messa"di Paolo VI al circo !(VIDEO)
Il nuovo rito è profondamente desacralizzato e non rende un vero culto a Dio: da 14 genuflessioni si è passati a 3. Eppure, in un rito sacramentale, l’eloquenza dei segni passa per la sufficiente moltiplicazione dei gesti; e su questo piano, la quasi sparizione delle genuflessioni nel Novus Ordo Missae equivale ad un’omissione deliberata, che cancella gravemente l’espressione della dottrina. Tanto più che queste 3 genuflessioni, laddove sono ancora usate (due solo dopo e non più prima dell’elevazione e una prima della comunione del’assemblea), esprimono un significato volontariamente univoco: non più richiamato alla Presenza Reale, ma solo alla presenza spirituale e mistica di Cristo nell’assemblea… che è il risultato della nuova fede dei fedeli. Il modernismo, solo raramente afferma delle eresie esplicite, esso procede generalmente per equivoci volontari, per meglio trarre in inganno; ed è per questo che è molto più pericoloso.
Chi ha avuto l’occasione di assistere a dei funerali o ad altre cerimonie condotte secondo il rito conciliare non ha potuto impedirsi di rimanere colpito e perfino spaventato dalla desacralizzazione della liturgia; dalla laidezza degli abiti sacerdotali e degli arredi liturgici; dalla inquietante povertà delle prediche, di un umanitarismo orizzontale che non eleva affatto l’anima, che non ricordano più i grandi misteri della religione, le verità di fede, e che ripetono quello che dice il mondo, quello che si sente dire dappertutto,quello che predicano le scuole moderne e i giornali.
Non lo si dirà mai abbastanza: la nuova Messa, o più esattamente la sinassi di Paolo VI, si inscrive in una gigantesca impresa di distruzione in cui nulla viene lasciato intatto: né la liturgia, ormai desacralizzata e protestantizzata (tutti sanno che è stata elaborata col concorso di sei protestanti - George, Jasper, Shepher, Kunneth, Smith et Thurian – e che seguendo Lutero che aveva soppresso l’Offertorio perché esprimeva con chiarezza il carattere sacrificale e propiziatorio della Messa, lo stesso Offertorio è stato ridotto alla semplice preparazione delle offerte accompagnata da una benedizione giudaica); né il catechismo tradizionale, proibito e rimpiazzato da una specie di catechismo dei diritti dell’uomo ed ecumenista; né le costituzioni religiose, tutte stravolte, comprese quelle dei Certosini, mai modificate fin dal tempo dal fondatore, San Bruno; né l’abito ecclesiastico; né i sindacati, le scuole e i partiti cristiani, tutti chiamati a far proprie le nuove idee.

Nel 1966 Paolo VI donò l'anello del pescatore (simbolo dell'autorità papale)
all'arcivescovo anglicano Ramsey
Alla nuova Chiesa corrisponde un nuovo sacerdozio, una nuova ecclesiologia, una nuova Messa, un nuovo catechismo, dei nuovi sacramenti, delle nuove comunità, delle nuove Via Crusis (1991), un nuovo Rosario (2002), un nuovo Codice di Diritto Canonico (1983), un nuovo rito di consacrazione episcopale e di ordinazione sacerdotale (1968) – entrambi esaminati da studiosi competenti che ne hanno dimostrato il carattere invalido, mentre la loro immediata elaborazione sta a dimostrare l’intenzione di interrompere la continuità del sacerdozio cattolico indispensabile per l’amministrazione dei cinque sacramenti -; un nuovo Battesimo (1969); una nuova Cresima (1971); un nuovo rito del matrimonio (1969); una nuova Estrema Unzione (1972); una nuova Confessione (1973); un nuovo breviario (1970); un nuovo calendario liturgico (1969); nuovi Olii Santi (1970); un nuovo Pater Noster (1966); un nuovo Credo (in cui l’espressione Consustanziale al Padre è stata sostituita con della stessa natura del Padre[nella versione francese]).
A riprova che i modernisti che oggi occupano – o meglio usurpano – tutte le funzioni autorevoli, sono fieri del loro lavoro, Bergoglio ha “canonizzato ” l’uomo in bianco che ha “promulgato” il concilio Vaticano II (il 7 dicembre del 1965) e la nuova Messa (3 aprile 1969); dopo aver “canonizzato” insieme, il 27 aprile 2014, Giovanni XXIII, l’uomo che convocò il Vaticano II, e Giovanni Paolo II, l’uomo che l’ha applicato insieme a Montini.
Costoro si “canonizzano” gli uni gli altri senza un minimo di decenza e con incredibile celerità; e possono essere contenti di aver distrutto tutto in solo mezzo secolo e di aver perseguitato, cacciato, braccato, negli anni settanta, i sacerdoti, spesso anziani, che volevano rimanere fedeli alla Messa della loro infanzia e della loro ordinazione.
E dopo aver fatto celebrare una falsa Messa – quella di Paolo VI – a dei veri sacerdoti – quelli ordinati prima dell’entrata in vigore dei nuovi riti, il 6 aprile 1969 -, ormai fanno celebrare la vera Messa – quella tridentina – a dei falsi preti - quelli ordinati col nuovo rito o dai vescovi consacrati col nuovo rito.
Lo stesso era accaduto nel XVI secolo con la riforma anglicana: dopo aver gravemente alterati i riti, rendendoli invalidi, i riformatori, per neutralizzare le opposizioni conservatrici e dar loro un’opportunità, accordarono un po’ di latino e rimisero in vigore i paramenti tradizionali, quali briciole offerte sdegnosamente.
Quattrocento anni dopo, i modernisti hanno fatto esattamente la stessa cosa: dopo aver imposto con la violenza il nuovo rito, hanno accordato il latino col contagocce, ma nel quadro di una adesione al Vaticano II e di cerimonie condotte spesso da chierici “ordinati” da vescovi “consacrati” col Novus Ordo Missae.
Un altro mezzo sottile per neutralizzare la resistenza al Vaticano II e al modernismo, è quello di far celebrare la Messa tradizionale in comunione – una cum - con gli intrusi che occupano la Sede di Pietro, i quali distruggono la fede e la morale, benedicono i sodomiti, visitano le moschee e le sinagoghe per rendere omaggio ai falsi culti, promuovono il mondialismo.
Ora, non si può essere al tempo stesso una cum Christo e una cum Bergoglio; appellarsi a Dio tre volte Santo e rivolgersi in segno di sottomissione nel Canone della Messa ad un eretico e apostata, citare con deferenza il suo nome nella parte più sacra della Messa e riconoscerlo come regola vivente e prossima della fede, come fosse «il dolce Cristo in terra», secondo l’espressione usta per il Papa da Santa Caterina da Siena. Così come bisogna scegliere fra Cristo e la Shoah, come bisogna optare o per Dio o per Giuda.

I frutti del Vaticano II, della nuova Messa e di tutte le riforme postconciliari sono perfettamente noti: crollo delle vocazioni religiose e sacerdotali, abbandono del sacerdozio, affievolimento della pratica religiosa, crescita vertiginosa dell’indifferentismo religioso, del relativismo morale, dello scetticismo filosofico.
A partire circa dagli anni sessanta, le nuove generazioni sono allevate in una totale ignoranza della religione, questa non si trasmette più. Il deposito della fede non è stato conservato da coloro che avevano il dovere sacro di farlo. Per cui, niente di sorprendente se dopo mezzo secolo la Chiesa cattolica è occupata, occultata, eclissata dal modernismo trionfante; se la società è totalmente decomposta, liquefatta. In cinquant’anni il mondo è cambiato più che in due millenni. Abbiamo lasciato la civiltà edificata con secoli di sforzi, di sacrifici, di dedizione, per una barbarie peggiore di quella dell’antico passato. Il nostro mondo ha rigettato con ostinazione la verità conosciuta.
Ora, come profetizzava il cardinale Pie: «Quando il Buon Dio non regna con i benefici legati alla Sua presenza, regnano tutte le calamità legate alla Sua assenza».
Un tempo, anche coloro che non erano cristiani, anche coloro che dichiaravano brutalmente di rigettare Cristo e la Sua legge, erano impregnati, anche loro malgrado, dei valori cristiani; sapevano cosa significasse dare la propria parola, l’onore, il pudore, la fedeltà, il coraggio, la gentilezza, l’eroismo, la virtù, la modestia. Oggi tutti questi termini sono abusati; perfino la parola “amore” in bocca ad un bambino di sette anni è già irrimediabilmente insozzata.
L’uomo moderno non è più legato a niente, se non al suo IPod, al suo IPad, al suo IPhone. Ogni riferimento alla trascendenza gli è estraneo. Volendo sopprimere Dio, per ciò stesso si è soppressa la morale; da cui un diluvio di odio, di violenza e di nichilismo; da cui le famiglie divise, scompaginate, decomposte; da cui i figli abbandonati a loro stessi; da cui il dilagare della droga e della pornografia; da cui l’avanzare del satanismo, della profanazione delle chiese e dei cimiteri; da cui il trionfo di ogni perversione: “matrimoni” omosessuali, teoria del gender, vomitevoli gay pride che ogni anno riuniscono un gran numero di partecipanti; da cui il ricorso massiccio agli antidepressivi e agli ansiolitici, agli psichiatri e ai maghi; da cui il sorgere delle sette di ogni genere e delle false religioni; da cui il contagio dei suicidi; da cui il regno del vuoto e del niente, il trionfo insolente della menzogna, dell’impostura e di Mammona; da cui il dominio ogni giorno più insolente di ogni sovversione e di ogni trasgressione.
Tuttavia, per coloro che lo vogliono, in questi giorni così tragici è ancora possibile, con la grazia di Dio, la santificazione. Vero è che il Vaticano II e la nuova Messa sono state peggio di una guerra mondiale; ma la guerra uccide i corpi, non uccide necessariamente le anime. La rivoluzione modernista ha condotto ad un’apostasia universale e ad un mondo che è diventato una sordida cloaca e un calderone infernale, ed ha ampiamente ostruito i canali della grazia, ma non li ha potuti chiudere.
Per coloro che intendono rimanere fedeli ai tesori dei venti secoli della Chiesa, al suo Messale, al suo catechismo, alla sua dottrina; per coloro che si riscaldano il cuore e dilatano la loro anima meditando la vita dei Santi e dei Martiri; per chi conserva la fede, la speranza e la carità, malgrado le vicissitudini e i tormenti attuali, malgrado la crisi inaudita che tende a sommergere tutto, a rovinare tutto, a cancellare tutto, per costoro il cammino verso il Cielo rimane sicuramente aperto.
lunedì 8 aprile 2019
Islam: La Barbarie della infibulazione!
Io non volevo crederci.... Non volevo condividerlo, ma bisogna che tutti sappiano

Mi piaceAlle bambine viene lasciato un forellino per le la minzione e per le mestruazioni, che se sono grumose e non possono fuoriuscire provocando la morte. Quando di sposeranno, il marito taglierà con un coltello la parte offesa per procedere all'accoppiamento.
"Poi toccò a me. Ormai ero terrorizzata.
– Quando avremo tolto questo “kintir” (clitoride) tu e tua sorella sarete pure.- Dalle parole della nonna e degli strani gesti che faceva con la mano, sembrava che quell’orribile kintir, il mio clitoride, dovesse un giorno crescere fino a penzolarmi tra le gambe. Mi afferrò e mi bloccò la parte superiore del corpo… Altre due donne mi tennero le gambe divaricate. L’uomo che era un cinconcisore tradizionale appartenente al clan dei fabbri, prese un paio di forbici. Con l’altra mano afferrò quel punto misterioso e cominciò a tirare…Vidi le forbici scendere tra le mie gambe e l’uomo tagliò piccole labbra e clitoride. Sentii il rumore, come un macellaio che rifila il grasso da un pezzo di carne. Un dolore lancinante, indescrivibile e urlai in maniera quasi disumana. Poi vennero i punti: il lungo ago spuntato spinto goffamente nelle mie grandi labbra sanguinanti, le mie grida piene di orrore… Terminata la sutura l’uomo spezzò il filo con i denti… Ricordo le urla strazianti di Haweya, anche se era più piccola, aveva quattro anni, scalciò più di me per cercare di liberarsi dalla presa della nonna, ma servì solo a procurarlo brutti tagli sulle gambe di cui portò le cicatrici tutta la vita.
Mi addormentai, credo, perché solo molto più tardi mi resi conto che le mie gambe erano state legate insieme, per impedire i movimenti e facilitare la cicatrizzazione (dato che c’è stata una perdita di sostanza, clitoride e piccole labbra, le gambe legate insieme permettono la cicatrizzazione, ma la cicatrizzazione avviene in retrazione. Non c’è più tutto il tessuto necessario perché le gambe possano essere divaricate completamente. Nessuna farà più la spaccata. Anche dare un calcio a un pallone può essere impossibile, come andare a cavallo o, nei casi più gravi, nuotare a rana. Nei casi più gravi, dove infezioni riducono ulteriormente il tessuto, le donne non possono più divaricare le gambe per accovacciarsi e urinare e, dove non esistono water, devono urinare dalla posizione in piedi con l’orina che scola tra le gambe, scola un filino alla volta, una goccia alla volta).
Era buio e mi scoppiava la vescica, ma sentivo troppo male per fare pipì. Il dolore acuto era ancora lì e le mie gambe erano coperte di sangue. Sudavo ed ero scossa dai brividi. Soltanto il giorno dopo la nonna mi convinse a orinare almeno un pochino. Oramai mi faceva male tutto. Finché ero rimasta sdraiata immobile il dolore aveva continuato a martellare penosamente, ma quando urinai la fitta fu acuta come nel momento in cui mi avevano tagliata. Impiegammo circa due settimane a riprenderci. La nonna accorreva al primo gemito angosciato. Dopo la tortura di ogni minzione ci lavava con cura la ferita con acqua tiepida e la tamponava con un liquido violaceo, poi ci legava di nuovo le gambe e ci raccomandava di restare assolutamente ferme o ci saremmo lacerate e allora avrebbe dovuto chiamare quell’uomo a cucirci di nuovo.
Lui venne dopo una settimana per esaminarci. Haweya doveva essere ricucita. Si era lacerata urinando e lottando con la nonna… L’uomo ritornò a togliere il filo dalla mia ferita. Ancora una volta furono atroci dolori per estrarre i punti usò una pinzetta. Li strappò bruscamente mentre di nuovo la nonna e altre due donne mi tenevano ferma. Ma dopo questo anche se avevo una ruvida spessa cicatrice tra le gambe che faceva male se mi muovevo troppo, almeno non fui più costretta a restare sdraiata tutto il giorno con le gambe legate. Haweya dovette attendere un’altra settimana e ci vollero quattro donne per tenerla ferma… Non dimenticherò mai il panico sul suo viso e nella sua voce… Da allora non fu più la stessa… aveva incubi orribili. La mia sorellina un tempo allegra e giocosa cambiò. A volte si limitava a fissare il vuoto per ore. (svilupperà una psicosi)… cominciammo a bagnare il letto dopo l'infibulazione."
La risposta all' articolo di The Vision su Torre Maura e Casa Pound
Senza giri di parole: un quindicenne ha cagato in testa a CasaPound.
Ne parlo qui.
Ne parlo qui.

Rispondo a questo signore in alto.
Egregio sig Mattia Madonia
Casa Pound non rappresenta noi di sinistra ma almeno tenta di fare qualcosa nel sociale .Io sono contro la violenza e m i dissocio da ogni manifestazione violenta Lei è nato in una città con un degrado incredibile , eppure io l ho lasciata anni fa piangendo poichè vivevo ad Aci castello ed amavo immensamente il mare. C'è sporcizia, delinquenza , DISOCCUPAZIONE , quella che mi ha costretto a fuggire, Il cimitero di Catania è pieno di cadaveri che aspettano di essere sepolti dal 2005 e altri corpi escono dalle tombe che hanno bisogno di manutenzione e lei mi parla di Torre Maura !?!?!??
Vive a Roma ? Io si. Conosce i campi Rom ? Io si. Ha avuto qualche avventura con costoro ? Io si. Ha visto i funerali dei camonica (tutti disoccupati )con cavalli, carrozza, elicotteri e blocco del traffico ?. IO si . HA visto alcune parti delle mura di Roma occupate da costoro? Io si. Ha visto i roghi tossici della Barbuta ? Io si. Ha parlato con gente costretta a chiudere il negozio e l' attività a causa dei soprusi, taglieggi subiti da costoro? Io si. Sa chi sono gli Spada ? Forse si e solo perchè ha visto la capocciata in diretta data al giornalista ? Ha visto costoro derubare da costoro vecchietti, donne, pensionati, ? Io si. Ha visto i ragazzini mandati dai genitori alla Metro per derubare turisti e italiani ? Io si . La maggior parte di una finta sinistra parla di razzismo ed invece è una semplice difesa degli italiani che non ne possono piu. Metta SUL PIATTO DELLA BILANCIA I REATI COMPIUTI DAI CITTADINI ITALIANI NEI CONFRONTI DEI ROM E POI METTA SULL ALTRO PIATTO I REATI COMPIUTI DAI ROM NEI CONFRONTI DEGLI ITALIANI E VEDIAMO dove pende questo ago della bilancia e vediamo CHI E' IL MALVAGIO , IL RAZZISTA ECC.
i napoletani dicono cca nisciuno è fesso !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Non ci voleva CasaPound per difendere gli italiani ma solo un semplice operaio di buon senso. Diciamo che la cacca in testa ve la siete fatta da soli e con questa ultima bravata avete regalato ancora voti alla Lega . I miei complimenti
CRONACA
06/04/2019 13:13 CEST | Aggiornato 06/04/2019 18:16 CEST
A Torre Maura contestano il Pd: "Le periferie fanno schifo, ve ne dovete annà"
"Quando vi abbiamo chiamato avete sempre risposto con arroganza"
By Luciana Matarese
AGF
Emanuele Fiano, PD
Emanuele Fiano ha appena finito di dire "nel momento del problema non può e non deve esserci colore politico", che "la questione da considerare è quella sociale" e nella piazza che ospitava la manifestazione di Anpi, Cgil, Arci e altre associazioni esplode la contestazione.
Un gruppo di persone man mano si avvicina al deputato del Pd che aveva ancora i microfoni davanti alla bocca, le telecamere puntate sul viso, sale un urlo: "C'hanno pure il coraggio di presentarsi a una manifestazione, dopo che i fascisti li hanno portati loro qui". Fiano prova a rispondere, dal crocchio si stacca un uomo, barba brizzolata e piglio rabbioso. Elenca con le dita: "Veltroni, Rutelli, Marino, qui nessuno ha fatto niente. Le periferie fanno schifo, ve ne dovete 'anna". Impossibile sapere i nomi, la stessa insofferenza rivolta ai politici è riservata ai giornalisti.
Dicono solo di essere di Torre Maura e di essere "incazzati neri". Raffaella invece usa toni più morbidi, ma la delusione verso la politica e segnatamente verso l'operato del Pd è la stessa. Ha 54 anni, è del quartiere, "ho sempre votato per voi, ma mi avete deluso". Fiano chiama Matteo Orfini, la donna inizia a discutere con l'ex presidente dei dem. "Quando vi abbiamo chiamato - ripete - avete sempre risposto con arroganza. In questi ultimi giorni dove eravate?". "Io ero qui", si intromette Fabrizio Compagnone, capogruppo del Pd del Municipio, il sesto, e Raffaella ne ha anche per lui. "E allora potevate chiamare le persone. Invece qui non abbiamo visto nessuno". Si avvicinano un ragazzo e una ragazza, lui punta diretto su Orfini, lo scambio di fa serrato: "Com'è che Marino lo abbiamo mandato a casa?" e l'ex presidente dem: "Perché non era capace". "E com'è che CasaPound qua non c'era e ora è arrivata?". "No, non ci sta neanche adesso", prova a obiettare Orfini. Il ragazzo sbuffa, guarda Raffaella. "Sono i miei figli - sorride la donna - ho seminato bene. E comunque, mi dispiace, da parte del Pd c'è stata grande arroganza".


domenica 7 aprile 2019
Niente arresto per l’immigrata irregolare che ha tentato di rapire una bimba a Roma
È una cittadina somala di cinquant’anni, irregolare nel territorio italiano.Senza fissa dimora, con precedenti penali, la donna che ha tentato di rapire nel centro di Roma una bambina di 21 mesi sotto gli occhi della nonna.
L’immigrata africana è stata riconosciuta e fermata dai carabinieri nei pressi della stazione metropolitana Castro Pretorio. Ma per la donna, che vanta numerosi precedenti penali, non è scattato l’arresto. La Procura ha ritenuto sufficiente una denuncia a piede libero per tentata sottrazione di minore. L’immigrata africana ha infatti precedenti per lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e rissa.
Come riporta il quotidiano romano Il Messaggero, l’immigrata clandestina potrebbe soffrire di disagi psichici, «ma se anche fosse, quale possibilità di protezione avrebbe se non un ricovero in un reparto psichiatrico in ospedale? Posti in centri specializzati sono rari». «Ringraziamo i carabinieri per avere subito trovato e fermato questa persona pericolosa – dice la mamma della bambina – Però, ora, non vorremmo che il loro lavoro fosse vanificato. Soprattutto non vogliamo correre il rischio di rincontrare quella donna».
Il tentato rapimento di mattina e nel centro di Roma
Stava accompagnando la nipotina di 21 mesi all’asilo quando è stata avvicinata da una donna che, senza dire nulla, si è avventata sul passeggino tentando di portare via la bimba. È successo la mattina del primo aprile, alle 8,30 nel cuore del centro storico di Roma, a pochi passi dalla metro Repubblica e da un nido. A scongiurare il rapimento le urla della nonna, una 68enne romana, e l’intervento di due passanti che hanno messo in fuga la donna. Sul caso hanno indagato i carabinieri della stazione Macao che, raccolta la denuncia presentata tre ore più tardi dal papà della bimba, hanno raccolto le testimonianze e acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza in strada.
Stava accompagnando la nipotina di 21 mesi all’asilo quando è stata avvicinata da una donna che, senza dire nulla, si è avventata sul passeggino tentando di portare via la bimba. È successo la mattina del primo aprile, alle 8,30 nel cuore del centro storico di Roma, a pochi passi dalla metro Repubblica e da un nido. A scongiurare il rapimento le urla della nonna, una 68enne romana, e l’intervento di due passanti che hanno messo in fuga la donna. Sul caso hanno indagato i carabinieri della stazione Macao che, raccolta la denuncia presentata tre ore più tardi dal papà della bimba, hanno raccolto le testimonianze e acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza in strada.
Il primo identikit: “Alta e grossa”. Censurato il colore della pelle
“Era alta e grossa”, è riuscita a dire la nonna, ancora sotto choc. Non è stata diramata invece la notizia che la rapitrice fosse “nera”. Chiaro l’intento “politicamente corretto” degli inquirenti di evitare pericolose derive xenofobe. Ma la scelta è stata azzardata. Se, nel frattempo, la signora somala avesse preso di mira qualche altro minore? Non sarebbe stato meglio diramare l’identikit completo e senza censure?
“Era alta e grossa”, è riuscita a dire la nonna, ancora sotto choc. Non è stata diramata invece la notizia che la rapitrice fosse “nera”. Chiaro l’intento “politicamente corretto” degli inquirenti di evitare pericolose derive xenofobe. Ma la scelta è stata azzardata. Se, nel frattempo, la signora somala avesse preso di mira qualche altro minore? Non sarebbe stato meglio diramare l’identikit completo e senza censure?
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