venerdì 29 marzo 2019

AFRICA, AMBIENTE, CONGO-B, GABON Inchiesta nel bacino del Congo: americani e cinesi saccheggiano la foresta pluviale


Il rapporto “Commercio tossico: crimini forestali in Gabon e Repubblica del Congo e contaminazione del mercato USA” dell’EIA denuncia aziende statunitensi e cinesi della deforestazione illegale e vendita di legname oltre che la pesante corruzione
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Speciale per Africa ExPress
Sandro PintusFirenze, 28 marzo 2019
“So che in quei posti non è come qui. C’è un sacco di corruzione, tutti vogliono bustarelle e c’è bisogno di ungere per far funzionare le cose e lo capisco”. Sono le parole di un dirigente di Evergreen, azienda statunitense che conferma la corruzione sul commercio del legname delle foreste in Gabon e Repubblica del Congo.
So che in quei posti non è come qui. C’è un sacco di corruzione, tutti vogliono bustarelle e c’è bisogno di ungere..." (Courtesy EIA)
“C’è un sacco di corruzione, tutti vogliono bustarelle e c’è bisogno di ungere…” (Courtesy EIA)
“A me non interessa se il legname è stato rubato da un parco nazionale – racconta -. Ho solo bisogno di avere la documentazione se qualcuno mi accusa”.
Succede in un’area 1,5 milioni di ettari (più grande della Campania) ormai distrutta da alcune aziende di legname che operano nei due Paesi africani. Una deforestazione illegale disastro ambientale che continua da oltre un decennio grazie alla corruzione penetrante.
Lo denuncia uno studio dell’ong Environment Investigation Agency (EIA), l’Agenzia di Investigazione Ambientale. Il rapporto è “Toxic Trade: Forest Crime in Gabon and the Republic of Congo and Contamination of the US Market” (Commercio tossico: crimini forestali in Gabon e Repubblica del Congo e contaminazione del mercato USA).
Con un’indagine sotto copertura durata quattro anni l’AIE ha messo a nudo le pratiche di quello che ha chiamato Gruppo Deija. Si tratta di un insieme di aziende del legname che hanno costruito il loro modello di business sulla corruzione e altri reati.
È stato scoperto che in quattro anni sono stati tagliati illegalmente e venduti 100mila tronchi per un totale di 80milioni di USD. Un Gruppo questo, considerato uno dei maggiori attori nel disboscamento delle foreste del continente africano.
La maggioranza degli alberi abbattuti sono di okumè (Aucoumea klaineana). L’ okumè appartienente alla famiglia dei moganoidi che ha il legno più idrorepellente in assoluto. Albero tipico di quell’area della foresta pluviale raggiunge i 40 metri di altezza e il tronco può avere anche 2,5 metri di circonferenza. Dal 1998 è nella red list classificata dall’Unione Internazionale per la conservazione della Natura (IUCN) come vulnerabile.
Tronchi tagliati nel Bacino del Congo (Courtesy EIA)
Tronchi tagliati nel Bacino del Congo (Courtesy EIA)
Le prove raccolte dall’ EIA riguardano la violazione continua delle leggi forestali fondamentali e lo stravolgimento delle regole del commercio del legname. Deija ha anche stornato milioni di tasse non pagate ai governi del Gabon e della Repubblica del Congo.
L’Agenzia ha raccolto testimonianze dei dirigenti del Gruppo che spiegano come vengono corrotti ministri dei due Stati africani. In questo modo ottengono le concessioni al taglio delle foreste ed evitano conseguenze per i crimini commessi.
Il legname illegale viene venduto sui mercati internazionali: Stati Uniti, Unione Europea e Cina. È acquistato poi, al minuto, da ignari acquirenti che nulla conoscono delle pratiche criminali di Deija.
In un’intervista registrata dall’EIA, uno dei dirigenti conferma che tutto funziona con la corruzione in denaro contante. Parlando di un ministro dice: “Gli abbiamo consegnato una ventiquattrore piena di soldi. Valigetta compresa”
Mappa dell'Africa centrale. In evidenza Gabon e Congo (Courtesy Google Maps)
Mappa dell’Africa centrale. In evidenza Gabon e Congo (Courtesy Google Maps)
Negli USA il legname proveniente da Gabon e Congo viene importato da anni da Evergreen Hardwood Inc. con sede a Seattle. Attraverso questa azienda, per oltre dieci anni, da Deija è stato esportato  in Cina per un valore di decine di milioni di dollari.
Secondo l’indagine EIA sono coinvolte anche Roseburg Forest Products, con sede in Oregon, e grandi magazzini di vendita come The Home Depot e Menards.
Mentre le aziende occidentali e cinesi corrompono e lucrano, scompare una parte della seconda foresta tropicale più grande del mondo dopo l’Amazzonia. “Una foresta unica e di vitale importanza per migliaia di specie, inclusa quella umana” scrive l’EIA.
Oggi Evergreen, Rosenburg a Dejia, negli Stati Uniti sono sotto investigazione federale. Secondo l’EIA devono essere ritenuti responsabile dei danni da loro provocati.

Pedofili e satanisti al potere







Pedofili al potere, ai massimi vertici. Traffico di bambini, orge con minorenni.
Nomi coinvolti? I maggiori, a cominciare dai Clinton.
Da chi viene la denuncia?
Da Donald Trump, che sta cercando di salvarsi – dall’impeachment e forse dall’omicidio, visto che «Kennedy fu ucciso per molto meno».
Ma attenzione: mentre il Deep State trema, i grandi media tacciono: congiura del silenzio.
Siamo in pericolo, scrive Paolo Barnard: Trump si fa difendere direttamente dal Pentagono, evocando lo stato di guerra, mentre i suoi nemici (accusati di pedofilia, prove alla mano) hanno il potere di silenziare giornali e televisioni.
In altre parole: sta accadendo qualcosa di mai visto, a Washington.
Una lotta mortale, tra un presidente sotto assedio e i suoi avversari “mostruosi”.
Trump agisce solo per opportunismo, per salvarsi minacciando di spiattellare quello che sa, e che gli hanno rivelato ex funzionari della Cia come Kevin Shipp?
Per contro, chi vuole farlo fuori adesso è nel panico da quando il presidente ha contrattaccato «con due numeri»: 13818, cioè l’ordine presidenziale esecutivo, e 82 FR 60839, cioè «il protocollo del medesimo presso l’Us Government Publishing Office».
Una mossa “nucleare”, «ma talmente tanto che quegli apparati di potere, Shadow Government e Deep State, faticano a riprendersi». Una storia «agghiacciante», che Barnard ricostruisce nei dettagli.


«Che i media siano controllati e che si auto-censurino per salvarsi il sedere, lo sa anche un tostapane», premette. «Ma che due notizie bomba sul presidente della nazione più potente del mondo, e accessibili a tutti, scomparire nel nulla sui maggiori media occidentali, per un ordine di scuderia, questo non lo credevo». Attenti: nei Pentagon Papers, nel Watergate, nell’Iran-Contras, nell’Iraq-gate, i fatti erano occulti.
Qui invece «sono pubblici e accessibili da una pensionata, riguardano l’uomo più potente del pianeta, eppure sono stati ‘suicidati’ e sepolti da tutti i grandi media con un accordo e con una sincronia scioccanti». In pratica, «i media non esistono più».
Trump è sotto attacco da parte di due “Stati ombra” ben noti: il raggruppamento dei servizi segreti (Cia, Nsa, Nga, Fbi) che va sotto il nome di Shadow Government, e le maggiori corporations coi loro lobbysti che foraggiano il Congresso: Big Oil, Big Pharma, Big Banks, Big Media, Arms Industry e Silicon Valley, che passano sotto il nome di Deep State.
Nota per gli scettici: chiunque neghi l’esistenza ed i poteri di questi apparati, liquidandoli con la parola “complottismo”, «non ha mai letto una pagina del “New York Times”, del “Washington Post” o sentito di P2 e stragismo in Italia, quindi levati dalle palle, zombi.

Salvini è un razzista !

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Venite a rubare da noi!!!

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giovedì 28 marzo 2019

L Islam e le nostre donne

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Palestina , ebrei e arabi!


2 h
Gheula Canarutto Nemni

Lettera aperta a Nadia Toffa e al suo professore di storia.
Gentile Nadia,
Oggi ho letto il suo Tweet sull'olocausto e i palestinesi. Temo abbia un po' di confusione in testa.
Olocausto è la parola italiana per indicare il nome di un sacrificio che veniva offerto nel santuario di Gerusalemme e interamente bruciato per Dio. Dell’animale non rimaneva nulla, se non un mucchio di cenere.


Quando i nazisti progettarono l’olocausto lo immaginarono e progettarono in questo modo.
In seguito alla soluzione finale degli ebrei non avrebbe dovuto rimanere più nulla. Se non delle saponette e della cenere.
Uomini, donne e bambini vennero caricati su carri bestiame senza aria ne’ cibo. I più forti che sopravvissero a quei trasporti al di là dell’umanità, trovarono la morte nelle camere a gas, nei forni crematori.
Durante l’Olocausto nessun paese aiutò gli ebrei, nessuno si adoperò per la loro causa.
Gli ebrei vennero abbandonati da tutti. Vennero assassinati nel silenzio del mondo sei milioni di essere umani. Come se gli abitanti di Milano e il suo hinterland sparissero tutti, fino all’ultima persona.
L’Olocausto fu una macchina di sterminio premeditata, in cui l’ebreo, come essere umano, perse ogni connotato di umanità agli occhi dei nazisti, dei polacchi, dei tedeschi, degli ungheresi, dei francesi, degli italiani.
Essere ebrei in Europa tra il 1938 e il 1945 significava una morte quasi certa.
I palestinesi sono arabi trapiantati in quelle terre per volere dei paesi arabi. Come disse Zahir Muhsein, i palestinesi vennero inventati per controbilanciare gli ebrei che arrivavano a vivere nelle terre deserte dell’allora Palestina.
I palestinesi non hanno mai vissuto in quella terra per tremila anni.
Gli ebrei su quella terra ci hanno vissuto davvero senza interruzione.
Durante gli ultimi secoli la presenza ebraica in Palestina si è rinforzata.
In Europa, ben prima del nazismo, gli ebrei venivano massacrati nei pogrom, accusati ingiustamente di tradimento, bruciati vivi perché non andavano in chiesa.
Nella Palestina di allora gli ebrei portarono con se’ valori troppo distanti da quelli dei paesi circostanti.
E quella democrazia poi nata nel 1948 e chiamata Israele diventò come una spina nel fianco delle dittature arabe. Quel piccolo paese in cui il tasso di analfabetismo è pari a zero, in cui tutti, a prescindere dal colore della loro pelle e dalla religione, hanno gli stessi diritti, in cui le donne guidano governi e pilotano aerei, in cui vive un milione di cittadini arabi che vanno a votare i propri rappresentanti nel parlamento israeliano, questa minuscolo puntino con altissima concentrazione di valori umani, si è trasformato in una miccia che potrebbe mettere in testa idee destabilizzanti agli abitanti dei paesi limitrofi.
Israele non ha mai smesso di dare ai palestinesi l’elettricità, l’acqua, le medicine, pagate con dichiarazioni di odio e attacchi terroristici.
Israele continua ad accogliere i malati palestinesi nei propri ospedali, li opera, li cura. Alcuni di essi sono tornati a ringraziare con addosso cariche di tritolo in grado di fare saltare per aria un intero reparto ospedaliero.
Nessun governo israeliano e nessuno israeliano si è mai sognato o prefisso di uccidere deliberatamente un solo palestinese.
Per gli ebrei la vita anche di un nemico, ha un valore intrinseco.
Se cerca qualcuno su cui addossare la colpa, non valichi con la sua mente il confine che ancora tutela la salvaguardia dei cittadini israeliani.
Passeggi per le vie di Gaza alla ricerca dei giornalisti che riprendono le manifestazioni contro il governo palestinese. Cerchi gli oppositori del regime, si prefigga l’obiettivo di trovare un solo ebreo.
Non troverà niente di tutto questo.
Come non troverà risorse spese nella ricerca ne’ finanziamenti europei investiti nello sviluppo. Perché tutto il denaro viene speso per mantenere in vita la violenza, l'ignoranza e l'odio.
Con la speranza che il suo professore di storia accorra in suo aiuto e ripari i danni causati dal fumo antisemita mediatico con cui troppe persone vengono accecate ogni giorno.



 In questa cartina geografica è rappresentato l' impero romano sotto Adriano , la Palestina non esiste ci sono Giudea , Siria Egitto Arabia Petrea ( ex regno di Commagene). La Palestina sarà cosi denominata da Adriano nel 135 Dc come provincia romana,( Ex Giudea ) mentre Israele esisteva , tra varie distruzioni e rinascite da oltre duemila anni ( da internet .............. Dopo aver soffocato la rivolta di Bar Kohba nel 135, l'imperatore Adriano cambiò nome alla Provincia Judaea chiamandola Provincia Syria Palaestina, dove Palaestina deriva dal nome biblico Phelesht[1] (in ebraico פלשת Pəléšeṯ, italianizzato in Filistea o Filistei),..........) comunque la presenza di ebrei nella zona non cessò mai del tutto anche dopo e durante i vari esodi fino alle risoluzioni dell' ONU nel 48...a me risulta così

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I Casamonica e il rampollo della ‘ndrina stragista

 
Salvatore Casamonica, classe 1988, ritenuto esponente di spicco dell’omonimo clan sinti era interno ad una joint venture con camorra e ‘ndrangheta per fare affari nella capitale, città di accordi e pace tra gruppi criminali.
La rete emerge dal provvedimento di confisca emesso dal Tribunale di Roma che ha portato al sequestro tra Campania, Calabria, Lombardia e Lazio di diversi immobili, auto intestati a diversi soggetti, beni ritenuti frutto di proventi illeciti per un ammontare di circa 30 milioni di euro. La proposta è arrivata dalla divisione anticrimine della questura di Roma.
I Casamonica e il rampollo della ‘ndrina stragista
Dalle carte che hanno portato alla confisca – il sequestro era arrivato nel 2016 – emergono rapporti tra i Casamonica e una potente famiglia di ‘ndrangheta, quella dei Filippone, in particolare il rampollo di famiglia Francesco, residente a Roma.
L’arrivo della famiglia, attraverso i fedelissimi Francesco Calvi e Michele Mercuri, risale alla fine degli anni Novanta quando arrivano nella capitale, insediando attività commerciali a Borgo Pio a due passi da Piazza San Pietro. Sotto confisca sono finiti «Pio Er Caffe» e «L’Angolo d ‘Oro», «Tentazioni Caffe», il ristorante-trattoria «Hostaria Sara Franca» e il «Miro’ Restaurant Kitchen & Sound» oltre a concessionarie e auto di lusso.
Calvi tesse una rete di rapporti anche con altre due famiglie di ‘ndrangheta, di stanza a Roma, quelle Alvaro e Palamara. Calvi, in terra di origine, era usuraio, i soldi da riciclare e investire sono tanti e nella capitale entrano in contatto con i clan che fanno affari da anni.
Lo schema delle relazioni è chiaro (vedi schema in fondo all’articolo), parte dalla ‘ndrina Filippone e arrivata ai Casamonica, a Salvatore, in carcere perché arrestato nell’operazione Gramigna dello scorso anno. Francesco Filippone è il figlio di Rocco Santo Filippone, boss della locale di ‘ndrangheta e raggiunto da un ordine di arresto per la stagione stragista del 1993, in quell’inchiesta viene coinvolto anche Giuseppe Graviano.
Il processo a Filippone padre e a Graviano è in corso, la Procura di Reggio Calabria li accusa di un duplice omicidio e di due duplici tentati omicidi contro carabinieri, a cavallo tra il 1993 e il 1994. Attentati che servivano, secondo le ipotesi accusatorie, a piegare lo Stato in quel biennio di stragi e bombe e che raccontano di un patto tra mafia e ‘ndrangheta.
Il rampollo di un boss di questo calibro entra in rapporti paritari con i Casamonica, è l’ulteriore dimostrazione del potere della famiglia sinti per anni trattata da banda di bulli di periferia, da zingari senza spessore criminale contribuendo alla loro crescita esponenziale. A Fracesco Filippone è stato applicata anche la sorveglianza speciale per 5 anni.
Guerino Casamonica e l’azienda fittizia
Non c’è solo la dislocazione sul territorio nazionale degli immobili sequestrati, il rapporto con il rampollo della ‘ndrina stragista, ma anche un’altra vicenda che racconta modalità criminali della dinastia Casamonica.
Il pregiudicato Guerino Casamonica, oggi libero, viene citato perché sfrutta il rapporto con un soggetto legato alla famiglia, l’imprenditore Roberto Giuseppe Cicivelli. Gli inquirenti scrivono “Con singolare flessibilità costituisce società destinate ad alimentare un vorticoso carosello, con soci altrettanto attivi i cui scopi sono unicamente quelli dell’illecito arricchimento attraverso le più disparate attività criminali”.
Nel 2012 apre una società finalizzata all’assunzione “fittizia di detenuti per il godimento del beneficio dei permessi lavorativi”. Tra questi beneficiari anche Guerino che con il fratello Salvatore sono attivi nell’attività di spaccio di droga e questo spiega il rapporto strutturato con i ‘fornitori’ calabresi. Ma non solo con quelli. Emerge anche che il pregiudicato napoletano Luigi Brusciano, fratello di un boss dei Casalesi, aveva fatto richiesta di lavorare in quella stessa azienda.
Dalla ricostruzione emerge anche che per un periodo Guerino Casamonica, detto Maittà, era entrato in conflitto con Genny Esposito, figlio del noto boss Luigi Esposito, detto Nacchella. In quell’occasione Guerino, anno 2011, fa riferimento alla disponibilità di armi e di non aver problemi ad usarle.
Sono tante le aziende, ma anche le cooperative che negli anni sono state usate per consentire ai Casamonica di ottenere permessi premio e poter continuare, senza andare mai a lavoro e adempiere agli obblighi, a gestire gli affari illeciti.