Solo ieri abbiamo parlato di un video, pubblicato su Facebook dal
segretario del sindacato autonomo di Polizia – SAP, che mostrava un
fermato autolesionarsi prendendo a pugni e testate il muro di un
commissariato. Una tecnica purtroppo usata anche da alcuni fermati con
l’intento successivo, poi, di spostare l’attenzione se non calunniare le
forze dell’ordine. ( LEGGI: Spacca il muro a testate e minaccia i poliziotti: “qui finisce male, me la apro la capoccia” ) E proprio di oggi è invece la notizia di una condanna per calunnia nei
confronti di M.A., 29 anni e residente ad Aosta, come già detto
condannato per calunnia a tre anni e a un risarcimento di 10 mila euro a
testa nei confronti dei poliziotti, costituitisi parte civile.
Secondo quanto racconta la Stampa,
una volante della polizia era intervenuta la notte fra l’8 e il 9
novembre dopo essere stata chiamata dal titolare di un locale in corso
Battaglione, ad Aosta, perché un’auto bloccava il passo carraio. Il
ragazzo era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, porto
di oggetti atti a offendere e danneggiamento ma durante l’udienza di
convalida nelle ore immediatamente successive all’arresto, aveva detto
di essere stato picchiato dai poliziotti
“I poliziotti mi hanno preso a calci e pugni durante l’arresto”.
Considerando false queste dichiarazioni rese al medico del pronto
soccorso, il giudice monocratico del tribunale di Aosta ha quindi
condannato il ragazzo. Il pm aveva chiesto una condanna a due anni e sei
mesi di reclusione. Da alcune testimonianze e dalle videoregistrazioni
della questura è emerso che all’atto dell’arresto non era stato
picchiato e che in cella aveva dato calci e pugni alla porta, gesti
compatibili – secondo la procura – con i lividi riportati.
giovedì 21 marzo 2019
Anche un migrante rispedito 5 volte in Libia a bordo della Mare Jonio sequestrata
Sono sbarcati ieri sera tra gli applausi i 48 migranti dalla nave Mare Jonio approdata nel molo del porto di Lampedusa, scortata dalla guardia di finanza. I primi a scendere sono stati i minori, in tutto dodici.
Mentre
scendono dalla nave applaudono anche i migranti che gridano di gioia
«Libertà, libertà». L’ultimo saluto prima di scendere dall’imbarcazione
lo ricevono da Luca Casarini, capo della missione. I migranti, soccorsi nel Mediterraneo, sono stati accompagnati nell’hotspot di contrada Imbriacola.
Qualche ora dopo, in piena notte, è stato notificato il sequestro probatorio della nave Mare Jonio al comandante Pietro Marrone,
convocato d’urgenza dalla guardia di finanza a Lampedusa. Il
sequestro è stato disposto dalla procura di Agrigento, che ha aperto una
inchiesta per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Al momento non ci sarebbero indagati.https://sicilia.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2019/03/20/anche-un-migrante-rispedito-5-volte-in-libia-a-bordo-della-mare-jonio-sequestrata-ea9d0a39-9396-4f36-8ae9-959fe6c02242/?utm_source=immediafeed&utm_medium=feed&utm_campaign=hp_sicilia&fbclid=IwAR3-HxZ-I5phCGcnkYfSk5waBBJtbQj4ixjvlP3m7pF6OJajOJMzn-wWo-0
Il dottor Pietro Bartolo e il parroco di Lampedusa attendono sul molo del porto di Lampedusa la Mare Jonio
È giunta nel molo del porto di Lampedusa la Mare Ionio
I migranti arrivati al molo di Lampedusa scendono dalla Mare Jonio
Un momento della protesta a Lampedusa con don Carmelo La Magra, prete dell’isola
Il dottor Pietro Bartolo e il parroco di Lampedusa attendono sul molo del porto di Lampedusa la Mare Jonio
Tra i migranti arrivati con la Ong
Mediterranea c'è anche chi ha tentato di fuggire da guerre e povertà
attraversando il Canale di Sicilia a bordo dei barconi ma per cinque volte è stato rispedito in Libia: è il racconto di uno dei naufraghi sbarcati a Lampedusa, raccolto dai soccorritori.
Il migrante africano ora si trova nel centro di accoglienza
dell’isola, assieme agli altri naufraghi. «Addosso porta i segni dei
maltrattamenti subiti nei campi libici», raccontano i soccorritori.
Ecco perché sono indispensabili le telecamere sulle divise, nelle auto e nelle celle di sicurezza delle Forze di Polizia. Ci denunciano e dicono che siamo stati noi a picchiarli. Così è l'Italia. Ogni asino che raglia finiamo alla sbarra.
Doveva proteggere le minori che arrivavano nella comunità di
Vercelli. Approfittava invece del suo ruolo di operatore per
violentarle. Con queste accuse è stato arrestato un somalo di 36 anni,
arrivato in Italia come rifugiato politico. Le vittime accertate,
finora, sono due. Una bambina di undici anni e una adolescente di 17. Ma
l’inchiesta va avanti e l’uomo, che da tempo operava nella comunità, potrebbe essere uno stupratore seriale con un numero di vittime ben più alto.
Il cittadino di origini somale, sbarcato in Italia fruttava il suo
ruolo di dipendente di alcune strutture specializzate nell’assistenza
dei minori, per costringere alcune ragazzine, ospiti, a subire atti
sessuali. E, quando ha capito di essere indagato, ha cercato di fuggire
in Francia, per far perdere le proprie tracce.
L’inchiesta che ha portato al fermo dell’uomo è partita da una
telefonata notturna, che gli investigatori definiscono “disperata”,
effettuata dalla diciasettenne che era riuscita a denunciare in lacrime
le violenze subite, al numero di emergenza minori 114.
Il somalo è sbarcato nel 2008 come rifugiato politico
La drammatica telefonata era stata bruscamente interrotta, facendo
temere alle operatrici del servizio di tutela un imminente pericolo. Era
stata quindi contattata la squadra mobile della questura di Vercelli,
che immediatamente si era recata nella comunità, specializzata proprio
nella tutela di minori vulnerabili, dove la ragazza si trovava. Da qui
l’accertamento degli abusi anche su una undicenne della comunità e
l’identificazione dell’operatore somalo, che è in Italia dal 2008 con lo
status di rifugiato politico.
La scorsa settimana, gli investigatori della squadra mobile,
ipotizzando che l’uomo potesse abbandonare il territorio nazionale,
hanno predisposto un servizio di pedinamento che ha permesso di
sorprendere l’uomo a bordo di un pullman diretto da Torino a Parigi,
munito di un biglietto di sola andata e con bagagli contenenti tutti i
propri effetti personali. L’uomo ha fatto anche parziali ammissioni,
dicendo che aveva deciso di fuggire per timore di essere arrestato. Ma
il timore è appunto che l’uomo sia uno stupratore seriale e che le
vittime siano state ben più numerose. Commenti
Asylum seeker who subjected 'vulnerable' man to violent sex attack blames 'immorality' of Newcastle
Zain
Osman, who arrived in the UK from Sudan, 'would not take no for an
answer' and subjected a man to a 20-minute ordeal during which he
molested and bit him
Zain Osman, jailed for sexually assaulting man in Newcastle city centre (Image: ncjMedia / Northumbria Police)
An asylum seeker who subjected a "vulnerable" man to a violent sex attack blames the "immorality" on display in Newcastle city centre for his predatory attack, a court heard.
Zain Osman left his life as a shepherd in Sudan to come to the UK in the back of a lorry to escape the problems in his homeland.
When he came across his victim in the early hours of the morning, Osman approached him and put his hand down his trousers.
He then pulled his own trousers down and pushed the victim's head towards his genitals. A court heard
he then pursued him in a persistent attack for around 20 minutes,
during which time he bit him and sent him tumbling into a roadworks
ditch.
The victim was left with multiple injuries and was extremely traumatised.
Now Osman, 25, of Gerald Street, Newcastle, who admitted sexual assault, has been locked up for 15 months at Newcastle Crown Court.
The 26-year-old victim, who has "difficulties" and would be
classed as vulnerable, the court heard, had been out last September when
he was attacked.
While in Rusty's bar, he met a man and they
left together and were engaged in some "consensual activity" when
stranger Osman approached them.
The other man walked off and the victim followed him but Osman approached him and sexually assaulted him.
Rusty's bar in Times Square, Newcastle Prosecutor Robin Turton said during what followed: "He fell into a ditch outside a cash and carry.
"He tried to walk away but felt a bite from behind.
"He screamed and told him he was going home."
Eventually a taxi driver got out and intervened and the ordeal was brought to an end.
The
victim had swelling and abrasions above his eye, bruising to his arm
and chest, a grazed knee and bite marks to his back and shoulder blade.
Mr Turton said CCTV in the area showed what had happened.
"It
shows the sustained and persistent nature of the defendant's conduct
towards him, despite the victim's concerted efforts to fend him off and
escape," he said.
The prosecutor said Osman has no previous
convictions in this country but added: "He is an asylum seeker from
Sudan who entered the UK in a lorry with no passport so we can't say if
he had any convictions outside this country."
Jamie Adams, for Osman, said: "All of the protagonists
seem to be drunk and are out and about in an area which is known to have
a reputation but that's not to say it's right, because, of course, it
was not for the defendant not to have taken no for an answer.
"His behaviour was more out of clumsy drunken persistence than in any sense violent.
"He is an uneducated man, he was a shepherd in his own country, the Sudan.
"He
had never experienced the kind of immorality he experienced in coming
here and was evident in this particular area of Newcastle.
"But it was quite wrong to have made his advances when it was evident the man didn't want anything from him.
"He
came from Sudan, where homosexuality is still a capital offence,
although it's not always enforced. Alcohol is also a pretty serious
offence for a Muslim in Sudan.
"This young man had not had any experience of either of those things until he came here. Sadly he started using alcohol.
"He lacked the kind of life experiences we know about in our more civilised community."
Mr Adams, who said Osman had also fallen in the roadworks
ditch, added: "He is awaiting a decision as to whether or not he can
have asylum because of the experiences he had at home."
Mr Turton
pointed out that the activity the victim had been engaging in with the
other man was "perfectly lawful and moral" and he had repeatedly told
Osman he was not interested.
Sentencing him, Judge Jeremy
Freedman told Osman: "The fact you were drunk and that (the victim) was
drunk does not provide you with any excuse, albeit it it may explain
your behaviour in part.
"It's apparent from the CCTV that he was desperate to get away and becoming very upset.