venerdì 22 marzo 2019

“Sono stato picchiato da quattro poliziotti” ma non era vero nulla: condannato al carcere




Solo ieri abbiamo parlato di un video, pubblicato su Facebook dal segretario del sindacato autonomo di Polizia – SAP, che mostrava un fermato autolesionarsi prendendo a pugni e testate il muro di un commissariato. Una tecnica purtroppo usata anche da alcuni fermati con l’intento successivo, poi, di spostare l’attenzione se non calunniare le forze dell’ordine. ( LEGGI: Spacca il muro a testate e minaccia i poliziotti: “qui finisce male, me la apro la capoccia” ) E proprio di oggi è invece la notizia di una condanna per calunnia nei confronti di M.A., 29 anni e residente ad Aosta, come già detto condannato per calunnia a tre anni e a un risarcimento di 10 mila euro a testa nei confronti dei poliziotti, costituitisi parte civile.
Secondo quanto racconta la Stampa, una volante della polizia era intervenuta la notte fra l’8 e il 9 novembre dopo essere stata chiamata dal titolare di un locale in corso Battaglione, ad Aosta, perché un’auto bloccava il passo carraio. Il ragazzo era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, porto di oggetti atti a offendere e danneggiamento ma durante l’udienza di convalida nelle ore immediatamente successive all’arresto, aveva detto di essere stato picchiato dai poliziotti
“I poliziotti mi hanno preso a calci e pugni durante l’arresto”. Considerando false queste dichiarazioni rese al medico del pronto soccorso, il giudice monocratico del tribunale di Aosta ha quindi condannato il ragazzo. Il pm aveva chiesto una condanna a due anni e sei mesi di reclusione. Da alcune testimonianze e dalle videoregistrazioni della questura è emerso che all’atto dell’arresto non era stato picchiato e che in cella aveva dato calci e pugni alla porta, gesti compatibili – secondo la procura – con i lividi riportati.

giovedì 21 marzo 2019

Anche un migrante rispedito 5 volte in Libia a bordo della Mare Jonio sequestrata

Sono sbarcati ieri sera tra gli applausi i 48 migranti dalla nave Mare Jonio approdata nel molo del porto di Lampedusa, scortata dalla guardia di finanza. I primi a scendere sono stati i minori, in tutto dodici.
Mentre scendono dalla nave applaudono anche i migranti che gridano di gioia «Libertà, libertà». L’ultimo saluto prima di scendere dall’imbarcazione lo ricevono da Luca Casarini, capo della missione. I migranti, soccorsi nel Mediterraneo, sono stati accompagnati nell’hotspot di contrada Imbriacola.
Qualche ora dopo, in piena notte, è stato notificato il sequestro probatorio della nave Mare Jonio al comandante Pietro Marrone, convocato d’urgenza dalla guardia di finanza a Lampedusa. Il sequestro è stato disposto dalla procura di Agrigento, che ha aperto una inchiesta per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Al momento non ci sarebbero indagati.https://sicilia.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2019/03/20/anche-un-migrante-rispedito-5-volte-in-libia-a-bordo-della-mare-jonio-sequestrata-ea9d0a39-9396-4f36-8ae9-959fe6c02242/?utm_source=immediafeed&utm_medium=feed&utm_campaign=hp_sicilia&fbclid=IwAR3-HxZ-I5phCGcnkYfSk5waBBJtbQj4ixjvlP3m7pF6OJajOJMzn-wWo-0

Mare Jonio a Lampedusa, le foto dell'arrivo e la protesta con il parroco

Tra i migranti arrivati con la Ong Mediterranea c'è anche chi ha tentato di fuggire da guerre e povertà attraversando il Canale di Sicilia a bordo dei barconi ma per cinque volte è stato rispedito in Libia: è il racconto di uno dei naufraghi sbarcati a Lampedusa, raccolto dai soccorritori.

Il migrante africano ora si trova nel centro di accoglienza dell’isola, assieme agli altri naufraghi. «Addosso porta i segni dei maltrattamenti subiti nei campi libici», raccontano i soccorritori.
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Ecco perché sono indispensabili le telecamere sulle divise, nelle auto e nelle celle di sicurezza delle Forze di Polizia.
Ci denunciano e dicono che siamo stati noi a picchiarli.
Così è l'Italia.
Ogni asino che raglia finiamo alla sbarra.

Risorse: Abusi sulle ragazzine della comunità di Vercelli: preso operatore somalo

Doveva proteggere le minori che arrivavano nella comunità di Vercelli. Approfittava invece del suo ruolo di operatore per violentarle. Con queste accuse è stato arrestato un somalo di 36 anni, arrivato in Italia come rifugiato politico. Le vittime accertate, finora, sono due. Una bambina di undici anni e una adolescente di 17. Ma l’inchiesta va avanti e l’uomo, che da tempo operava nella comunità, potrebbe essere uno stupratore seriale con un numero di vittime ben più alto.
Il cittadino di origini somale, sbarcato in Italia fruttava il suo ruolo di dipendente di alcune strutture specializzate nell’assistenza dei minori, per costringere alcune ragazzine, ospiti, a subire atti sessuali. E, quando ha capito di essere indagato, ha cercato di fuggire in Francia, per far perdere le proprie tracce.
L’inchiesta che ha portato al fermo dell’uomo è partita da una telefonata notturna, che gli investigatori definiscono “disperata”, effettuata dalla diciasettenne che era riuscita a denunciare in lacrime le violenze subite, al numero di emergenza minori 114.

Il somalo è sbarcato nel 2008 come rifugiato politico

La drammatica telefonata era stata bruscamente interrotta, facendo temere alle operatrici del servizio di tutela un imminente pericolo. Era stata quindi contattata la squadra mobile della questura di Vercelli, che immediatamente si era recata nella comunità, specializzata proprio nella tutela di minori vulnerabili, dove la ragazza si trovava.  Da qui l’accertamento degli abusi anche su una undicenne della comunità e l’identificazione dell’operatore somalo, che è in Italia dal 2008 con lo status di rifugiato politico.
La scorsa settimana, gli investigatori della squadra mobile, ipotizzando che l’uomo potesse abbandonare il territorio nazionale, hanno predisposto un servizio di pedinamento che ha permesso di sorprendere l’uomo a bordo di un pullman diretto da Torino a Parigi, munito di un biglietto di sola andata e con bagagli contenenti tutti i propri effetti personali. L’uomo ha fatto anche parziali ammissioni, dicendo che aveva deciso di fuggire per timore di essere arrestato. Ma il timore è appunto che l’uomo sia uno stupratore seriale e che le vittime siano state ben più numerose.
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Asylum seeker who subjected 'vulnerable' man to violent sex attack blames 'immorality' of Newcastle

Zain Osman, who arrived in the UK from Sudan, 'would not take no for an answer' and subjected a man to a 20-minute ordeal during which he molested and bit him
Zain Osman, jailed for sexually assaulting man in Newcastle city centre
An asylum seeker who subjected a "vulnerable" man to a violent sex attack blames the "immorality" on display in Newcastle city centre for his predatory attack, a court heard.
Zain Osman left his life as a shepherd in Sudan to come to the UK in the back of a lorry to escape the problems in his homeland.
When he came across his victim in the early hours of the morning, Osman approached him and put his hand down his trousers.
He then pulled his own trousers down and pushed the victim's head towards his genitals.
A court heard he then pursued him in a persistent attack for around 20 minutes, during which time he bit him and sent him tumbling into a roadworks ditch.
The victim was left with multiple injuries and was extremely traumatised.
Now Osman, 25, of Gerald Street, Newcastle, who admitted sexual assault, has been locked up for 15 months at Newcastle Crown Court.
The 26-year-old victim, who has "difficulties" and would be classed as vulnerable, the court heard, had been out last September when he was attacked.
While in Rusty's bar, he met a man and they left together and were engaged in some "consensual activity" when stranger Osman approached them.
The other man walked off and the victim followed him but Osman approached him and sexually assaulted him.
General view of Rusty's Times Square, Newcastle
Rusty's bar in Times Square, Newcastle
Prosecutor Robin Turton said during what followed: "He fell into a ditch outside a cash and carry.
"He tried to walk away but felt a bite from behind.
"He screamed and told him he was going home."
  Eventually a taxi driver got out and intervened and the ordeal was brought to an end.
The victim had swelling and abrasions above his eye, bruising to his arm and chest, a grazed knee and bite marks to his back and shoulder blade.
Mr Turton said CCTV in the area showed what had happened.
"It shows the sustained and persistent nature of the defendant's conduct towards him, despite the victim's concerted efforts to fend him off and escape," he said.
The prosecutor said Osman has no previous convictions in this country but added: "He is an asylum seeker from Sudan who entered the UK in a lorry with no passport so we can't say if he had any convictions outside this country."
  Jamie Adams, for Osman, said: "All of the protagonists seem to be drunk and are out and about in an area which is known to have a reputation but that's not to say it's right, because, of course, it was not for the defendant not to have taken no for an answer.
"His behaviour was more out of clumsy drunken persistence than in any sense violent.
"He is an uneducated man, he was a shepherd in his own country, the Sudan.
"He had never experienced the kind of immorality he experienced in coming here and was evident in this particular area of Newcastle.
  "But it was quite wrong to have made his advances when it was evident the man didn't want anything from him.
"He came from Sudan, where homosexuality is still a capital offence, although it's not always enforced. Alcohol is also a pretty serious offence for a Muslim in Sudan.
"This young man had not had any experience of either of those things until he came here. Sadly he started using alcohol.
"He lacked the kind of life experiences we know about in our more civilised community."
  Mr Adams, who said Osman had also fallen in the roadworks ditch, added: "He is awaiting a decision as to whether or not he can have asylum because of the experiences he had at home."
Mr Turton pointed out that the activity the victim had been engaging in with the other man was "perfectly lawful and moral" and he had repeatedly told Osman he was not interested.
Sentencing him, Judge Jeremy Freedman told Osman: "The fact you were drunk and that (the victim) was drunk does not provide you with any excuse, albeit it it may explain your behaviour in part.
"It's apparent from the CCTV that he was desperate to get away and becoming very upset.

Gad Lerner e i suoi amici: Il tradimento e la fellonaggne sono il nostro mestiere!

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