mercoledì 13 marzo 2019

Risorsa: armato di coltello colpisce i passanti.

Notte di terrore a Napoli: armato di coltello colpisce i passanti. Ferito alla gola un 19enne


Questa notte, gli agenti della polizia di Stato dei Commissariati Decumani e Vasto-Arenaccia, hanno arrestato il 23enne cittadino gambiano Dibba Dawda in quanto ritenuto responsabile dei reati di tentato omicidio aggravato, lesioni aggravate, nonché porto di armi ed oggetti atti ad offendere.

Verso le 2 i poliziotti si sono recati presso piazza Enrico De Nicola in quanto dei cittadini avevano segnalato alcune aggressioni. Giunti sul posto hanno trovato l’africano con una maglietta sporca di sangue ed una bottiglia di vetro rotta tra le mani che brandiva come una spada. Con l’altra mano aveva invece un accendino con il quale stava appiccando il fuoco ad alcune sterpaglie e cartoni nei giardinetti pubblici. Nonostante le sue resistenza gli agenti sono riusciti a perquisirlo. Sprovvisto di qualsiasi documento, lo straniero aveva una vistosa ferita alla mano e pertanto lo hanno convinto a farsi portare in ospedale per le cure del caso. Giunti al pronto soccorso del Loreto Mare i sanitari lo hanno medicato per il taglio giudicandolo guaribile in 7 giorni. All’interno del uffici sanitari, c’erano altre due persone gravemente ferite che alla vista del gambiano sono letteralmente sobbalzate. Entrambi hanno infatti dichiarato di essere stati poco prima letteralmente aggrediti e feriti dallo straniero senza alcun motivo. L’accaduto è stato altresì confermato da numerosi testimoni presenti. Dibba Dawda riconosciute le vittime è andato in escandescenza minacciando di sgozzarli se avessero riferito l’accaduto alla Polizia.
Uno degli aggrediti è un 21enne del quartiere San Lorenzo che ha riferito di essere stato colpito per ben due volte alla testa con una bottiglia senza alcun motivo mentre attraversava piazza De Nicola. Per difendersi aveva dato vita ad una colluttazione con l’africano che per tutta risposta gli aveva morso violentemente un dito provocandogli una copiosa fuoriuscita di sangue. Riuscitosi a liberare dalla morsa dell’africano, si era dato alla fuga, ma quest’ultimo aveva continuato a lanciargli contro delle bottiglie nel tentativo di colpirlo. Successivamente era riuscito a raggiungere il pronto soccorso dove era stato medicato per le numerose ferite, ricoverato e giudicato guaribile in 30 giorni. L’altra vittima, un 19enne del posto, mentre attraversava la suddetta piazza in compagnia di un’amica in sella al suo motociclo, era stato colpito da una bottiglia vagante. Fermatosi per comprendere cosa stesse accadendo, il giovane  era stato raggiunto dall’africano che aveva continuato a colpirlo con un’altra bottiglia ed alla sua reazione difensiva, aveva estratto un coltello e lo aveva colpito alla gola. Condotto immediatamente in ospedale, il ragazzo era stato medicato e ricoverato in prognosi riservata ma non in pericolo di vita. La vicenda è stata confermata dalla sua amica presente all’aggressione.

Dibba Dawda, clandestino e già noto per i suoi precedenti, nonché privo di qualsiasi documento di identità, è stato pertanto arrestato e subito condotto alla casa circondariale di Poggioreale.

GESU' E' REALMENTE PRESENTE NELLA SACRILEGA

MOLTI CONTINUANO A DIRMI CHE GESU' E' REALMENTE PRESENTE NELLA SACRILEGA MESSA DI PAOLO VI. LEGGETE ALLORA IL GRANDISSIMO PADRE LOUIS DEMORNEX, MIO CARISSIMO AMICO E SACERDOTE DI PRIMARIA GRANDEZZA COSA SCRISSE IN MERITO A QUELLA IMPOSTURA, DEFINENDOLA MESSA DI CAINO. E CI SONO DUE MIE AMICHE CHE, TRA POCHI MESI, FARANNO RICEVERE LA PRIMA COMUNIONE AI LORO FIGLI IN QUESTO RITO SATANICO. E NON SONO IO A DIRLO., MA IL PIU' GRANDE PRETE DEL MONDO
La nuova messa riprende il sacrificio di Caino e non quello di Abele.
Infatti, si trova nell’offertorio della nuova messa: “Benedetto sei tu, Dio dell’universo:dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo; lo presentiamo a te perché diventi per noi cibo di vita eterna.”
Chi è questo Dio dell’universo?
“Benedetto sei tu, Dio dell’universo” è una espressione della cabala giudaica.
Non è detto: “Benedetto sei tu Dio, Creatore dell’universo” ma : “Benedetto sei tu, Dio dell’universo”, cioè Dio Immanente all’universo, anima della materia.
Questo è tipicamente cabalistico.
Un libro scritto da un massone luciferiano fornisce la risposta: “Che cosa è dunque il Signore dei Cieli, se non è il Dio dei pigri, degli oziosi e dei vagabondi che immaginano lo spirito e si satollano di materia, che vivono di idee e consumano la realtà? Non c’è spirito senza materia e sono identificati l’uno all’altro, se no, il Signore dei Cieli è il Dio del Nulla; mentre Satana è invece, il Dio dell’Universo! Il Dio dell’Universo, poiché comprende in un solo essere spirito e materia, l’una non potendo sussistere senza l’altro. Quello solo deve essere per noi il Dio che le governa tutt’e due, e quello è Satana”(Domenico Margiotta: Le palladisme: Culte de Satan-Lucifer dans les triangles maçonniques, Grenoble 1895, p.44).
Il Card. Montini, il 27 marzo 1960, a Torino: “L’uomo moderno non arriverà, un giorno, a mano a mano che i suoi studi scientifici progrediranno e scopriranno delle realtà nascoste dietro il viso muto della materia, a tendere l’orecchio alla voce meravigliosa dello spirito che palpita in essa? (eresia panteista, volgarizzata negli anni 1950 da Teilhard de Chardin). Non sarà la religione del domani? Lo stesso Einstein intravide la spontaneità di una religione dell’universo. O non sarà forse la mia religione oggi ? Il lavoro non è di già ingaggiato nella traiettoria diretta che mette capo alla religione ? (La Documentation Catholique. n° 133, 19 giugno 1960, p.764-765).
Montini lascia così intravedere che il panteismo evoluzionista era fin d’allora la sua religione personale. Non è senza interesse notare che questa “religione dell’universo” ispirerà il messale montiniano: “Benedetto sei tu, Dio dell’universo”.
A questo misterioso Dio dell’universo, viene offerto il frutto dell’agricoltura, da mangiare.
Nella vera Messa, il sacerdote dice: “ Ricevete, Padre Santo, Dio onnipotente ed eterno, questa Vittima senza macchia” cioè, l’Agnello di Dio, il più bello del gregge, per essere offerto.
Per capire il significato profondo di questa differenza, riportiamoci alla Sacra Scrittura.
“Dopo molto tempo, Caino offrì a Dio sacrificio dei frutti della terra;
Abele poi offrì dei primogeniti del suo gregge, dei più grassi.
Dio guardò Abele e i suoi doni, ma non guardò Caino e i doni di lui. Caino si adirò grandemente e il volto suo s’abbatté” . “Disse Caino al fratello Abele: “Usciamo fuori”. E come furono pei campi, Caino insorse contro il fratello Abele e l’uccise”. (Gen. IV, 5-6, 8).
Come non confrontare quest’avvenimento storico con la “chiesa conciliare” diventata la chiesa di Caino, con il suo rito (la “nuova messa”) che vuole uccidere la Chiesa di Abele, con il suo rito gradito a Dio (la Santa Messa di sempre, detta di san Pio V)?
Come si vede, questa volontà dei nemici della Chiesa di distruggere il Santo Sacrificio, risale a molto tempo addietro. (L’Église éclipsée, Ed. Delacroix 1997, p. 236, nota 1).

Iran, l'avvocata per i diritti umani Nasrin Sotoudeh condannata a 33 anni di carcere e 148 frustate

Teheran condanna l'avvocata per i diritti umani a una pena durissima. La donna, già nel carcere di Evin per aver difeso alcune donne pubblicamente, era già stata arrestata nel 2011. Per Amnesty International si tratta di una punizione "scioccante"



In carcere ci finì già nel 2011 e in quella circostanza scontò tre anni. Ma la condanna di oggi emessa contro di lei è di 33 anni di reclusione e 148 frustate.
Contro l'avvocata iraniana Nasrin Sotoudeh, che dal 13 giugno è rinchiusa nel carcere di Evin, noto per essere uno dei peggiori penitenziari del Paese, le accuse sono di propaganda contro il sistema, incontri ai danni della sicurezza nazionale, partecipazione al movimento contro la pena di morte, incitamento alle donne a togliersi il velo e ad azioni immorali. Era stata processata in contumacia, a Teheran, lo scorso 30 dicembre. Prima di essere arrestata si era occupata dei casi di alcune cittadine finite in manette per essersi tolte il velo pubblicamente.

Il nuovo verdetto e la sua storia

A denunciare il verdetto, su Facebook, Reza Khandan, marito della donna che, in Iran e nel mondo, è tra i più noti legali a difesa dei diritti umani. Ha 55 anni e difende, da sempre, attivisti, minoranze etniche e religiose (come curdi e baha'i), manifestanti e persino minorenni già condannati a morte. Un anno fa si era esposta sostenendo le "ragazze di via Rivoluzione", giovani donne che hanno scelto di togliere il velo sventolandolo come una bandiera. All'Europa, che nel 2012 le assegnò il premio Sakharov, chiese, nell'ultima intervista concessa al Corriere della Sera, di intervenire per aiutare i giovani manifestanti arrestati in Iran e, in quell'occasione, si era preoccupata anche dei colleghi avvocati condannati a lunghe pene detentive.

Per Amnesty il caso è "scioccante"

Sul caso interviene anche Amnesty International che ha definito il caso una "vergognosa ingiustizia" e la condanna "scioccante, persino per un Paese come l'Iran, abituato a reprimere il dissenso". E aggiunge: "L'organizzazione Iran Human Rights, che negli ultimi due anni ha notato un aumento preoccupante degli arresti di difensore dei diritti umani, la interpreta come il segnale più chiaro che il regime intende mettere a tacere completamente la società civile". Secondo Mahmood Amiry-Moghaddam, dell'organizzazione, non è un caso che sia stato nominato capo della magistratura Ebrahim Raisi che, nel 1988, fu uno dei membri della cosiddetta "Commissione della morte", responsabile delle esecuzioni di migliaia di prigionieri politici. "Il regime è in difficoltà", spiega, "dal 2017 ci sono state proteste quasi quotidiane di gruppi diversi, lavoratori, insegnanti, le ragazze contro il velo. Per sopravvivere tenta la repressione più dura".

L'appello e la condanna

"Nasrin Sotoudeh dev'essere rilasciata immediatamente e senza alcuna condizione e questa oscena sentenza dev'essere subito annullata", ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e sull'Africa del Nord di Amnesty Internazional. Che ha poi aggiunto: "Sotoudeh ha dedicato tutta la vita a difendere i diritti delle donne e a chiedere l'abolizione della pena di morte: è semplicemente oltraggioso che le autorità iraniane la puniscano per questo. Il verdetto di colpevolezza e la condanna di oggi confermano la reputazione dell'Iran come crudele oppressore dei diritti delle donne. I governi che hanno influenza sull'Iran dovrebbero chiedere il suo rilascio. La Comunità Internazionale, in particolare l'Unione europea, dovrebbe prendere pubblicamente una posizione forte contro questa vergognosa condanna e intervenire urgentemente per assicurare il rilascio immediato e incondizionato della detenuta".

martedì 12 marzo 2019

Tribunale di Roma perde la denuncia di Maiorano contro i giudici pro-Renzi

Tribunale di Roma perde la denuncia di Maiorano contro i giudici pro-Renzi
Al tribunale di Roma “è andato perso” il fascicolo con la denuncia presenta da Alessandro Maiorano nei confronti del procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, del pm Luca Turco e del gip Alessandro Moneti. Lo ha detto oggi a Firenze l’avvocato Carlo Taormina, legale di Maiorano, dipendente del Comune di Firenze, che nel corso degli ultimi anni ha presentato numerosi esposti contro l’attuale Presid...
Altro...


Al tribunale di Roma “è andato perso” il fascicolo con la denuncia presenta da Alessandro Maiorano nei confronti del procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo, del pm Luca Turco e del gip Alessandro Moneti. Lo ha detto oggi a Firenze l’avvocato Carlo Taormina, legale di Maiorano, dipendente del Comune di Firenze, che nel corso degli ultimi anni ha presentato numerosi esposti contro l’attuale Presidente del Consiglio, ed ex sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Per questo nel pomeriggio di oggi Maiorano ha presentato, alla questura di Prato, una nuova denuncia contro i tre magistrati.
Nel fascicolo presentato a Roma il 4 gennaio scorso, ha ricordato Taormina, si chiedeva di verificare se alla procura e al tribunale di Firenze ci sia stata omissione di atti d’ufficio in danno del dipendente del Comune o, comunque, a vantaggio di Renzi. Tutto dovrebbe essere trasferito per competenza alla procura di Genova.

Quanto vale la vita di un figlio ammazzato da un clandestino?

Poco più di 21mila euro. Non uno spicciolo in più. Ieri la famiglia di David Raggi si è svegliata "sorpresa" dall'entità irrisoria del risarcimento ottenuto per la morte di quel ragazzo sgozzato senza motivo da un immigrato. Un secondo schiaffo a quattro anni esatti dall'omicidio.
Lui, l'assassino, non sarebbe dovuto essere lì. Era senza permesso di soggiorno, un curriculum criminale da far invidia a molti malviventi e tutte le carte in regola per restare chiuso in carcere o essere rimpatriato a Casablanca. E invece era ancora in Italia. Ha potuto vagare per Terni indisturbato, aggredire due poliziotti, poi incrociare David Raggi e - senza un motivo apparente - prendere una bottiglia e affondarla nel collo del povero ragazzo indifeso. Era la mezzanotte tra il 12 e il 13 marzo 2015.
Amine Aassoul, 30 anni marocchino, ora è rinchiuso nel carcere di Spoleto. Dovrà scontare 30 anni di carcere come deciso dal tribunale di Appello. Ma il problema non è questo: la giustizia ha fatto il suo corso ed è giusto che il colpevole di un omicidio paghi. Il fatto è che la famiglia di David dopo l'assassinio ha chiesto un risarcimento allo Stato per quella perdita ingiusta. All'inizio l'Italia negò l'indennizzo perché David era troppo "ricco", visto che guadagnava circa 13mila euro all'anno e il redditto massimo per accedere al fondo è di 11mila. I Raggi decisero allora di portare in Tribunale il ministero dell'Interno e quello della Giustizia (per le mancate espulsioni o carcerazione), oltre che la Presidenza del Consiglio. Infine, chiesero allo Stato 2 milioni di euro che avrebbero voluto investire in opere di beneficenza.
Dopo anni di battaglie legali, però, il Tribunale civile ha riconosciuto a mamma, papà e fratello appena 21mila euro di indennizzo. Da dividere in tre. È quanto previsto dalla legge 122 del 2016. Certo, i soldi non riportano indietro il caro defunto. Ma la sentenza profuma di doppia beffa. "Sono sorpreso dall'entità della somma di fronte ad una tragedia tale", dice il legale della famiglia Massimo Proietti alla Nazione. "Basti pensare alla reazione di Valter, il papà, che ha ricordato piangendo come un suo amico abbia avuto 11mila euro dopo che gli era stato ucciso un cane da caccia". È un secondo schiaffo, forse il terzo dopo quel dito medio mostrato dall'assassino all'uscita del tribunale: "La vita di mio figlio - si dispera il padre - vale meno di quella di un cane".
Secondo i giudici non ci sarebbe alcuna responsabilità da parte dello Stato. Ma se Aassoul fosse stato espulso, saremmo qui a parlare di omicidio? In fondo il marocchino era sbarcato in Italia nel 2015 e aveva fatto richiesta di asilo. Peccato che nel Belpaese ci fosse già venuto e fosse stato espulso nel maggio precedente dopo alcuni reati commessi nelle Marche. Aveva accumulato qualcosa come sei anni e otto mesi di carcere, mai scontati. Dopo il rimpatrio è tornato su un barcone, ha chiesto asilo, gli è stato negato e lui ha pure fatto ricorso contro il diniego. In attesa del verdetto del giudice, ha tolto la vita a David. "Perché stava a Terni, qualcuno me lo sa spiegare?", si è domandata tra le lacrime la mamma di David. "Perché stava in Italia e perché stava in Umbria, qualcuno me lo dovrebbe spiegare".
Secondo i giudici Assaoul non poteva essere espulso, spiega l'avvocato, perché "convivente con la madre che, nel frattempo aveva acquisito la cittadinanza italiana". Per questo sono stati assolti sia il ministero dell'Interno che quello di Giustizia. Il clandestino era libero di uccidere, ma la colpa non è di nessuno. E così ai genitori non resta che il senso di ingiustizia per un giovane morto senza un perché.

Carcere per 38 anni e 148 frustate. L’Iran silenzia l’avvocata dei diritti

Durissima condanna del regime contro Nasrin Sotoudeh, accusata di danneggiare la sicurezza nazionale. Le ong: potere in difficoltà, cosa farà l’Europa?

Carcere per 38 anni e 148 frustate. L’Iran silenzia l’avvocata dei diritti
Trentatré anni di prigione e 148 frustate, solo per aver svolto il suo lavoro di avvocata. È il verdetto emesso contro Nasrin Sotoudeh, che dallo scorso 13 giugno è rinchiusa nel famigerato carcere di Evin con una condanna a cinque anni (il totale ora è di 38). A denunciarlo su Facebook è stato Reza Khandan, il marito della più famosa avvocata iraniana per i diritti umani, una dei pochi rimasti nella Repubblica islamica. Tra le accuse: propaganda contro il sistema, incontri ai danni della sicurezza nazionale, partecipazione al movimento contro la pena di morte, incitamento alle donne a togliersi il velo e ad azioni immorali.
Nasrin Sotoudeh, 55 anni, è una leader, che ha scelto di restare in Iran e che sa parlare al popolo. Nel suo studio spoglio c’è una statua della Giustizia con la spada nella mano destra e la bilancia nella sinistra. Attaccati al muro dietro la sua scrivania, tanti piccoli bigliettini: lettere di solidarietà che da tutto il mondo furono spedite ai suoi bambini, Mehrave e Nima, quando fu arrestata già nel 2011 (scontò tre anni).

All’Europa che le ha assegnato nel 2012 il premio Sakharov, Sotoudeh chiedeva nell’ultima intervista concessa al Corriere, nel gennaio 2018, di intervenire per aiutare i manifestanti arrestati nel suo Paese. Avevano protestato contro il carovita e la corruzione: «Se la Ue resterà in silenzio — disse — i ragazzi spariranno nelle carceri». Aveva espresso preoccupazione anche per i suoi colleghi avvocati condannati a lunghe pene detentive. Ma non si è fatta intimidire. In passato Nasrin ha difeso minorenni nel braccio della morte, attivisti studenteschi, curdi, di religione bahai e nel 2018 è scesa in campo a sostegno delle cosiddette «ragazze di via Rivoluzione» che si sono tolte il velo sventolandolo come una bandiera. «Il sistema giudiziario approva sentenze di durezza sorprendente contro queste donne — disse — ma non penso che potrà fermare così le proteste contro l’hijab obbligatorio: continueranno. L’unico modo in cui affrontarle è prestare attenzione».
Ora la nuova condanna è scioccante — afferma Amnesty International — persino per un Paese come l’Iran, abituato a reprimere il dissenso. L’organizzazione Iran Human Rights — che negli ultimi due anni ha notato un aumento preoccupante degli arresti di difensori dei diritti umani — la interpreta come il segnale più chiaro che il regime intende mettere a tacere completamente la società civile.
Nella stessa direzione va la recente nomina a capo della magistratura di Ebrahim Raisi, che nel 1988 sarebbe stato uno dei membri della cosiddetta «Commissione della Morte», responsabile di aver fatto giustiziare migliaia di prigionieri politici. «Il regime è in difficoltà: dal 2017 ci sono state proteste quasi quotidiane di gruppi diversi, lavoratori, insegnanti, le ragazze contro il velo... Per sopravvivere tenta la repressione più dura», dice Mahmood Amiry-Moghaddam di Iran Human Rights. E poi, come fece Nasrin, anche lui chiede: «Cosa farà l’Europa?».

domenica 10 marzo 2019

Le femministe Cirinnà :NA VITA DEMMERDA?!??MA con casa al centro a 360 euro, SENATRICE è bello fare il gay con quello degli altri?!

Lo slogan è stato coniato da Mazzini...il quale partecipò pure alle riunioni per la prima internazionale socialista... e a meno che qualche imbecille non voglia dare del fascista pure a Mazzini, risulta a tutti evidente che questa oltre ad avere una vita di sterco è pure ignorante










ACCOGLIENZA BUONISMO...

L'immagine può contenere: una o più persone, persone sedute e spazio all'apertoACCOGLIENZA, BUONISMO E MARTELLATE SUI COGLIONI: FAMO A GARA A CHI FA PIU’ ‘NA VITA DEMMERDA, SENATRICE?!

Eccole le vestali del rispetto per la diversità e della tolleranza per le opinioni altrui; le crocerossine generose con stranieri e sconosciuti, ma sprezzanti con connazionali e familiari.
Politici che abbellirebbero i centri d’accoglienza, risparmiando sul riscaldamento degli ospizi.
Gente che ti fa l’elemosina solo se ti spalmi del catrame in faccia, e che in parlamento tifa per l’incolumità di energumeni capaci di sfondare a calci vetrate blindate, a scapito di quella dei tanti anziani martoriati dalla loro violenza cieca e gratuita.
Santoni di un omosessualismo creato ad arte con l’unico obiettivo di sterilizzare le demografie europee, ma che magari non sa una minchia della gloriosa epopea dei 300 guerrieri omosessuali del Battaglione Sacro, e di quanto la tradizione erotica occidentale, vasta oltre 3000 anni, non abbia bisogno di baracconate ideologiche ed elettoralistiche per ricordarci che sotto le lenzuola chiunque di noi ha il sacrosanto diritto di fare il cazzo che vuole (perlomeno finché qualche integralista islamico non lo farà saltare per aria).
https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglione_sacro

La vita demmerda, cara senatrice, è quella di chi giudica i valori altrui con la prosopopea del depresso cronico e nichilista; di chi vive con la bava alla bocca perché finalmente, dopo decenni di dittatura delle elite “progressiste”, la parola è tornata al popolo; e di chi ha bisogno di sentirsi “buono” per giustificare l’evanescenza della propria ragione politica.L'immagine può contenere: 3 persone, persone che sorridono, persone in piediL'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e spazio all'aperto
L'immagine può contenere: 2 persone
L'immagine può contenere: 3 persone, persone in piedi e testo ACCOGLIENZA BUONISMO...L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono 
Qui Roma. In piazza sfilano per l'orgoglio omosessuale. Ragazzina minorenne si fa fotografare con cartello arcobaleno con la scritta: 'meno Salvini, più pompini'. Ecco una delle tante dimostrazioni in cui qualcosa dev'essere andato davvero storto. Possiamo chiederci tante cose, ad esempio: dove hanno fallito i genitori e la scuola? Dov'è finita la sinistra, quella 'autentica' di una volta? Ma soprattutto: dov'è finita la dignità?

Il femminismo del futuro: fare bimbi (per avere una propria famiglia) è fascista.
Invece, l’utero in affitto per mettere in vendita i bambini che cos’è?
L'immagine può contenere: 5 persone, persone che sorridono, spazio all'aperto
Helen Hester –  xenofemminista
L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone in piediRisultati immagini per femminista la mia ficaImmagine correlataRisultati immagini per femminista la mia ficaRisultati immagini per femminista la mia ficaL'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, persone che camminano e spazio all'apertoL'immagine può contenere: testoL'immagine può contenere: 3 persone, testoL'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio all'apertoNon solo piena di sterco ma anche cretina, prova a dirlo agli Imam che Allah ama i gay

Monica Cirinnà e la casa (a 360 euro al mese di affitto) in centro a Roma


Complotto! Complotto! Vogliono screditarmi. È questa la piccata risposta di Monica Cirinnà alle anticipazioni di «Avarizia», il libro di Emiliano Fittipaldi sul nuovo caso «Vatileaks». Il libro del giornalista dell’Espresso si concentra sui favori e i segreti del Vaticano.
Il Corriere della Sera di oggi anticipa una piccola parte del libro, in cui si parla di Monica Cirinnà, appunto, e dell’appartamento di proprietà di Propaganda Fide al centro di Roma nel quale ha vissuto dal 1998 al 2011 (pagando 360 euro al mese). Scrive il Corriere:
Viene chiamata in causa per una casa di 100 mq, su due livelli, in via dell’Orso, a due passi da piazza Navona, presa in affitto da Propaganda Fide (la Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli) a soli 360 euro al mese.






Un’occasione che difficilmente un normale cittadino può trovare entrando in un’agenzia immobiliare. Comunque, a stretto giro, è arrivata la risposta della Cirinnà. Una risposta che – come accade spesso in questi casi – grida al complotto. Scrive la Cirinnà, che comunque non è in grado di smentire quanto riportato nel libro:
«Ho abitato con mio marito in un appartamento di via dell’Orso di proprietà di Propaganda Fide dal 1998 al 2011. Pensate una abortista lesbica progay aiutata dalla chiesa. E’ vero che abbiamo pagato 360 euro al mese per 12 anni? Sì – spiega – e per una ragione molto semplice. Quando ci fu proposto, quell’appartamento era appena stato lasciato da quel tossicodipendente che assurse alle cronache per aver danneggiato la fontana di piazza Navona. L’immobile ci venne offerto in condizioni disastrose: niente infissi, niente impianto elettrico nè idrico, nessun bagno, per non parlare di pavimenti e intonaco». (…) L’accordo con la proprietà prevedeva lavori di ristrutturazione fatturati ed interamente a nostro carico che sarebbero stati poi scontati e spalmati sui canoni dei 12 anni di contratto”.
“Spendemmo 150 milioni di lire – sottolinea – ed ecco la sola ragione per la quale il nostro canone appariva più basso di quello che sarebbe stato secondo il mercato. Se si fa però due conti in euro e si somma il costo dei lavori al canone da noi pagato per 12 anni se ne ricava che, all’epoca – parliamo del 1998 – pagavamo un affitto pari a 950 euro al mese (circa due milioni di lire)”.
A parte il fatto che 950 euro al mese sono veramente poca cosa per un appartamento su due livelli dietro Piazza Navona soprattutto nel 2011, non possiamo non far notare alla Cirinnà che la  cifra- che lei impropiamente trasforma in duemila euro al mese – è sbagliata. Ammesso e non concesso che a tutti sarebbe stata data la possibilità di spalmare i lavori su un periodo così lungo di tempo, dividendo i 150milioni di lire per le mensilità indicate (144 contando solo 12 anni) si ottiene poco più di un milione di lire. A questa cifra va aggiunto la cifra del canone (360 euro= 700mila lire) per un totale di poco più di un milione settecentomila lire. Insomma, un prezzo molto buono per vivere a due passi da una delle piazze più belle del mondo.
Ma, a destare ancora più perplessità, è la parte finale del comunicato della Cirinnà:
Mi auguro che questo ulteriore chiarimento faccia desistere gli appassionati del fango e dal proseguire nel propinare chissà quale scoop giornalistico, per altro, con un singolare tempismo per tentare di screditarmi vista la mia delicata attività parlamentare sulle unioni civili, tema evidentemente sgradito a molti
Insomma, in parole povere, ci sembra molto difficile che Emanuele Fittipaldi de l’ Espresso abbia la benché minima intenzione di diffamare o screditare Monicà Cirinnà per il lavoro fatto sulle Unioni Civili, soprattuto se si calcola che «Avarizia» è edito da Feltrinelli, e che quel libro non è stato proprio “ispirato” dal Vaticano.