domenica 17 febbraio 2019

Risorse: "Noi agenti in 4, i nigeriani in 40. Così fanno guerra allo Stato"

Nessuno è sorpreso, a Ferrara. Se lo a spettavano e in fondo i segnali c'erano davvero tutti.
In Gad, dove ieri sera è esplosa la "rivolta dei nigeriani", i problemi sono all'ordine del giorno. Spaccio, droga, immigrazione, ma anche crimini, aggressioni e violenze. In una parola: degrado. Solo lo scorso luglio le bande di immigrati si sono fronteggiate in una battaglia (in)civile a suon di mannaie. Gli agenti li chiamano "fatti comuni", eventi quotidiani da fronteggiare con rassegnazione. Non proprio il sinonimo della legalità.
Il Gad della città degli Estensi è un'area limitrofa alla stazione, caratterizzata da un alto grattacelo diventato condominio di numerosi stranieri. "Vivono tutti in quell'area - racconta al Giornale.it David Marinai, segretario provinciale del Fsp Ferrara - E il degrado va avanti da almeno cinque anni". Di arresti la polizia e i carabinieri ne fanno tanti, peccato che spesso vengano vanificati in breve tempo. Ogni operazione si trasforma in una "goccia nel mare": chi viene fermato per motivi di droga poche ore dopo è già libero e torna in Gad come se nulla fosse. "È la norma", dice Marinai. E c'è un motivo.
Da quando gli immigrati (molti richiedenti asilo, altri irregolari) hanno "preso casa" in quella zona di Ferrara le grandi dosi di coaina o eroina "le tengono negli appartamenti". Non più in tasca. "Quando li catturiamo - spiega l'agente - li troviamo con addosso solo pochi grammi di droga". In questo modo, il reato che si configura è quello di possesso e spaccio "di modica quantità", un "reato minore" che "non prevede il carcere". È problema di legge, non di giudici. Il traffico si è evoluto, ma la normativa è rimasta "indietro". Così il risultato è lo stesso: i migranti tornano sempre in Gad liberi di portare avanti la loro attività criminale.
Impossibile fare un blitz negli appartamenti. "Non si riesce a capire dove vivono e così una perquisizione è difficile da realizzare", spiega Marinai. Basterebbe chiederlo a loro, ma "fingono di non ricordarsi e non si possono mica forzare". Così l'illegalità dilaga, si sedimenta, prende forza. E poi esplode come ieri sera.
Marinai è tra gli agenti della polizia che ha controllato la zona dopo la rivolta degli immigrati. Una pattuglia aveva inseguito un migrante che, nella fuga, è stato investito da un'auto in via Po'. La notizia (falsa) del decesso dell'immigrato ha fatto scattare la rabbia dei nigeriani: cassonetti in strada, bottiglie rotte, grida, minacce. Per poco non è esplosa una guerriglia urbana. "Merito dei Carabinieri se tutto è tornato alla normalità", spiega l'agente. Ma c'è mancato davvero poco.
Marinai non la chiama mai "mafia nigeriana", perché "non ne ho l'autorità". Ma è a quello che sembra pensare. "I fatti di ieri - continua - dimostrano che esiste un fenomeno di coalizione di nigeriani". Le bande rivali "solidarizzano" contro la polizia, superano le divisioni in nome della "guerra contro lo Stato".
Alla base della reazione ostentata dei nigeriani c'è il "senso di impunità" in cui sguazzano. "Non deve succedere più", sospira il segretario del Fsp. Ma la miccia è davvero corta. "Qui a Ferrara siamo pochi, quando usciamo di pattuglia siamo quattro contro quaranta".

Risorse : Assalto nigeriano a Ferrara!

Ferrara, 17 febbraio 2019 - Momenti di altissima tensione in serata ai piedi del Grattacielo. Un nutrito gruppo di nigeriani ha scaraventato cassonetti in mezzo alla strada e ha inveito minacciato le forze dell’ordine accorse sul posto. La via che porta alla stazione è rimasta bloccata e si sono verificati diversi istanti di disordine. Sul posto sono intervenute le pattuglie dei carabinieri, dell’esercito, della polizia di Stato e della Guardia di Finanza.
Il tutto è avvenuto sotto gli occhi increduli dei residenti.
 Ferrara, caos in Gad
Disordini nigeriani a Ferrara, parla l'agente. "Noi, in trincea contro le gang"
Marinai, poliziotto e sindacalista: "Si rischia una guerra con i pusher, sono troppi"
Ferrara, 19 febbraio 2019 - «Se quel ragazzo fosse morto per davvero, cosa sarebbe successo in Gad?». Parla con enorme rammarico e impotenza David Marinai, 42 anni e da 20 sulle Volanti («me ne mancano ‘solo’ 17 per la pensione», dice ridendo), segretario provinciale Fsp polizia. «Sabato – racconta – sono montato a mezzanotte e in Gad la situazione era già tornata tranquilla. Ma il precedente è davvero bruttissimo».
Marinai, dopo la fake news della morte del ragazzo, in pochi istanti in Gad si sono radunate decine di nigeriani. Normale?
«Assolutamente no. E diventa sempre più difficile pensare che dietro non vi sia un’organizzazione ben radicata».
Tipo, mafia nigeriana?
«Non sta a me dire se esista o meno, ci sono uffici investigativi preposti. Dico solo che siamo davanti a un’organizzazione verticistica che fa dello spaccio un business. Mi chiedo: se quel ragazzo fosse morto davvero, cosa sarebbe accaduto?».
E qual è la risposta?
«Forse non si sarebbero fermati al blocco di una strada. Quell’episodio può succedere mille altre volte perché loro scapperanno e noi dietro a rincorrerli. Se avviene la tragedia, si scenderà in guerra».
Criminali e pusher sempre di più, voi sempre meno. Non avete paura?
«Certo che sì. Loro ci conoscono, hanno i pali agli angoli del quartiere sempre con il telefonino in mano. Quando va bene, siamo due auto e quattro uomini e loro 15-20».
E non si tratta di semplici liti per l’alcol, giusto?
«Dietro c’è qualcosa di più serio, il controllo del territorio, lo scontro tra bande. Arriviamo e non sappiamo se saranno a mani nude, con bottiglie di vetro, coltelli, katane. Servirebbe il reparto mobile a ogni intervento».
E la droga non la gliela si trova mai...
«Qualche grammo, ogni tanto. Il grosso la tengono in casa o tra gli alberi. Chiama il cliente e il pusher fa la spola avanti e indietro. Quando gli chiediamo dove abita la risposta è sempre quella: non mi ricordo, non lo so. Cambiano abitazione di continuo».
Quindi non c’è soluzione per arginare il fenomeno?
«Da parte nostra, possiamo solo sperare che vada sempre bene. Quello accaduto sabato è un bruttissimo precedente. Potenziamo i centri di accoglienza, rendiamo certi e immediati i rimpatri per chi non ha titolo di stare in Italia».
Ha sentito che Salvini è pronto a venire a Ferrara?
«Se arriva fa piacere come quando è venuto il capo della polizia. Ma oltre alla visita, porti qualcosa di pratico. Ci dia leggi e strumenti per migliorare questa drammatica situazione».



Ferrara, 18 feb – Sappiamo che a Ferrara, nella zona Gad, lo spaccio di droga gestito dalla mafia nigeriana (o etnica, come amano chiamarla i conduttori e i giornalisti rispettosi del prossimo) ha reso quel posto invivibile e assimilabile a quei luoghi nel mondo in cui col calar del sole tutti si chiudono in casa aspettando con ansia la mattina. Il dramma è che non siamo in Venezuela o in Iraq, siamo in Italia, nell’Emilia Romagna che tutti conosciamo per mille motivi ma non certo per la presenza massiccia di bande criminali costituite da immigrati giunti qui via mare, accolti dalla sinistra alla deriva e sistemati dalle cooperative con la bava alla bocca.
E il dramma emerge in tutta la sua gravità nel momento in cui vengono a galla i rischi di una convivenza forzata tra popoli ed etnie diverse, in cui gli ospiti vengono accolti nel nome dei buoni sentimenti e non gli viene imposta l’ottemperanza di alcun dovere, preferendo cianciare di soli diritti di cui godere. È tutto qui, è questo il problema, il bandolo della matassa riguarda una metastasi enorme che oggi neanche Salvini sa combattere con efficacia. Insomma sono cazzi amari.
La rivolta degli immigrati avvenuta a Ferrara, derivante oltretutto dalla notizia di un loro compare investito casualmente durante un inseguimento delle forze dell’ordine, elimina la patina di ipocrisia e buonismo che sta ancora oggi offuscando la nostra vista e la nostra presa di coscienza. L’invasione c’è stata, venne più o meno pianificata a tavolino dai governi che, come disse Emma Bonino, barattarono la flessibilità sui conti con l’accollo totale degli sbarcati. Solo un idiota non avrebbe previsto che l’arrivo di questi disperati avrebbe portato alla nascita di nuove sacche di criminalità che si sarebbero poi scontrate con le già non poche presenti nelle nostre città per contendersi lo spaccio al minuto, la gestione della prostituzione e dell’immigrazione clandestina. Solo un idiota o, in alternativa, solo chi è accecato dalla ideologia e non è in grado di guardare la realtà per quella che è.

La scusa dell’aiuto umanitario

E la realtà parla di una nazione attraversata da una crisi economica globale senza precedenti che ha dilapidato enormi risorse per accogliere e mantenere una frotta di clandestini nel nome della balla dell’aiuto umanitario. L’accostamento di questi due fattori, di queste due vicende ossia della crisi economica e dello sbarco di centinaia di migliaia di immigrati ha condotto al dramma attuale, perché la domanda che è sorta spontanea come un fiore in primavera è: perché per loro così tante risorse e per noi così poche? Con quale criterio le città vengono abbandonate al degrado dei finti profughi che spadroneggiano? E per quale motivo non dovremmo ribellarci a tutto questo?
La narrazione stucchevole di un Paese razzista in preda alla voglia di fascistizzarsi di nuovo è una balla colossale smentita dai numeri, poiché se vi fosse un fondo di verità, a Ferrara vedremmo scorrere fiumi di sangue, mentre la realtà ci racconta di un popolo inoffensivo che ingoia l’ennesimo boccone amaro. Che insomma gli scrittori impegnati si dedichino alle loro stronzate, il loro prezioso tempo a stilare metodi per misurare il livello di fascismo in noi presente e la loro voce per veicolare il concetto astruso e scemo secondo cui l’italianità è oramai concetto arcaico e superato da quello nobile di un’umanità meticcia nettamente migliore e accogliente.
Poi faranno i sorpresi e gli indignati, sorrideranno come sorridono sempre nei salotti tivù in cui minimizzano ogni cosa, finendo poi per dirci che il popolo è pazzo e si è fatto manipolare dalle forze sovversive di destra che campano solo di paura e diffidenza. Il loro piano è questo, nient’altro che instillare nella coscienza collettiva della nazione il dubbio che sia solo un brutto sogno e che non si debba quindi prendere i provvedimenti necessari. E ciò di cui necessitiamo non è un’ultra violenza in stile Arancia meccanica perpetrata dalle forze dell’ordine, ma una classe politica che sappia prima di tutto rispettare l’Italia e il popolo che è stato chiamato a difendere e servire fuori da ogni altra logica che non sia quella del bene supremo della Patria.

Una spocchia idiota

Per tornare all’idiota iniziale, solo un idiota può pensare che la suddetta convivenza forzata sia parte dell’elenco delle novità positive da imporre a un paese intero. Oppure, se non un idiota, chi ritiene che la sovranità nazionale, da cui discende il dovere di controllo delle frontiere, debba essere debellata come la peggiore malattia. Ferrara è oggi la rappresentazione di ciò che ci aspetterebbe se l’invasione proseguisse, restando ottimisti e facendo finta di non sapere che l’alto tasso di natalità degli immigrati finirà per creare un inevitabile scontro numerico.
Nella sua drammaticità, rappresenta anche la condizione caotica cui versa la sinistra umanitarista che popola i centri benestanti delle nostre città, incapace di proiettarsi oltre la propria spocchia e il proprio familismo politico e che pendola dalle leggi antifasciste sui gadget duceschi ai manifesti sull’essere europeisti. Grandi slanci di vitalità e ottima comprensione della realtà circostante. È in tempi come questo che si rende necessario lo sventolio del tricolore italiano e non di quello francese. Ma faglielo capire.

Inviato l’Esercito a presidiare Ferrara. La città preda delle bande nigeriane arrivate grazie alla politica dei porti lasciati aperti dalla sinistra in Italia


Quello che è accaduto ieri a Ferrara è lo specchio di quanto si sta verificando in varie città italiane, da Torino a Castel Volturno passando per zone di Roma, di Napoli, di Macerata e di Catania, dove la mafia nigeriana organizzata ha preso il controllo militare del territorio ed esercita liberamente le sue lucrose attività di spaccio di droga, di racket della prostituzione e di commerci illegali.
La situazione sta ormai sfuggendo di mano alle autorità e basta una scintilla per provocare una rivolta, come accaduto ieri a Ferrara quando, nel corso di un inseguimento di polizia, un nigeriano è stato investito da un auto della polizia e si è diffusa la voce che fosse morto. Il fatto ha provocato una vera e propria rivolta organizzata con blocco delle strade e di tutto un quartiere mentre le bande di centinaia di nigeriani percorrevano urlando le strade della città, spaccando e rivoltando tutto quello che incontravano, auto, bidoni della spazzatura, cassonetti e insegne stradali.
Il quotidiano locale estense ha descritto così la situazione: “Ferrara, fake news scatena una rivolta di migranti “
“…Il gruppo di ‘rivoltosi’ si è compattato attaccando anche carabinieri, poliziotti, agenti della municipale, finanzieri e militari dell’Esercito con urla e rompendo bottiglie di vetro, fortunatamente senza andare oltre anche grazie al sangue freddo degli operatori.
Solo in tarda nottata, verso la mezzanotte, è tornata la calma, con l’intervento di un mediatore culturale che ha spiegato agli stranieri come stessero davvero le cose”.
Questa situazione ormai tipica di degrado e di delinquenza organizzata che diventa padrona del territorio è simile ma non peggiore di quanto accade a Castel Volturno ed in altre zone d’Italia dove le bande, prevalentemente nigeriane , si sono installate e conducono i loro sporchi affari organizzate secondo una tecnica militare che prevede vedette e guardiani armati a presidio delle zone diventate off limits per i residenti.
Questa è la evidente conseguenza della politica di accoglienza dei migranti clandestini voluta dai governi della sinistra di Renzi, Gentiloni , con l’approvazione e l’appoggio della Emma Bonino, della Laura Boldrini, con la sponsorizzazione dei pseudo intellettuali come Roberto Saviano e compagnia cantante.
Ferrara rivolta nigeriani

Sono adesso questi personaggi che dovrebbero recarsi sul posto e spiegare alla popolazione, quella che vive in questi giorni esasperata ed atterrita, di quanto sia progredito e positivo per tutti l’ambiente multiculturale ed il processo di integrazione di questi migranti clandestini, che non sono scappati dalla guerra ma che la guerra la portano in Italia anche nelle province come Ferrara o Macerata che una volta erano le più tranquille zone d’Italia.
Lo dovrebbero spiegare anche alle donne che non possono più uscire se non accompagnate e sotto scorta per i quartieri degradati ed alle vittime delle violenze che si sono verificate in questi ultimi mesi, basta scorrre le cronache per esserne a conoscenza.
Il ministro Salvini ha disposto di inviare l’esercito ma non è chiaro quale siano le consegne per i militari: potranno utilizzare le armi se la situazione lo richiede? Avranno poi garanzie di non finire incriminati da un qualsiasi PM una volta che le utilizzino ?
In un paese serio si dichiara lo stato di emergenza, con tanto di coprifuoco nelle ore notturne, e i militari sarebbero autorizzati a sparare a vista di fronte e facinorosi armati e pericolosi. Tuttavia l’Italia non è un paese serio e chi , fino a poco tempo fa, ha avuto la responsabiità politica ha lasciato che le cose corressero per il loro corso lasciando il paese senza difese di fronte ad una invasione africana di cui soltanto adesso iniziamo a comprenderne le conseguenze. Si capiscono in ritardo gli effetti di una convivenza imposta con persone di etnia, caratteristiche, abitudini e culture incompatibili con la possibilità di una convivenza pacifica con i cittadini italiani, bastava fare riferimento alle esperienze di altri paesi per comprenderlo.
Quanto accade fa crollare come un castello di carta la costruzione dialettica di ipocrisia e buonismo che utilizza la sinistra mondialista con cui si giustificava l’invasione migratoria mediante i consueti argomenti del buonismo idiota adatto ad offuscare le coscienze..
L’invasione c’è stata, ed era stata più o meno pianificata a tavolino dai governi collusi con le centrali finanziarie che l’hanno favorita e finanziata.
Si spera che con un nuovo governo ed un ministro degli interni che vuole finalmente utilizzare il polso duro contro le ondate migratorie incontrollate, la situazione possa migliorare prima che sia troppo tardi.


sabato 16 febbraio 2019

Monza, magrebini fumano sul bus e pestano autista che li rimprovera

Nuovo episodio di aggressione su un autobus da parte di cittadini extracomunitari, avvenuto a Monza questa mattina poco dopo le 7.
Vittima l’autista 49enne della Net, che si trovava in quel momento alla guida di un mezzo della linea Z206. Poco prima di mettere in moto per partire dal capolinea di via Luca della Robbia, il conducente ha notato che due giovani nordafricani, seduti tranquillamente a bordo, stavano fumando nonostante i divieti esposti.
L’uomo ha pertanto rimproverato gli stranieri, esortandoli a scendere dal bus se avessero voluto continuare a fumare. Per tutta risposta, i due magrebini si sono avventati contro il 49enne e lo hanno tempestato di pugni in pieno volto, prima di scendere di corsa dal mezzo pubblico e far perdere le proprie tracce. Tramortito e sotto choc, il conducente è stato trasportato in codice giallo al Policlinico di Monza in via Amati, per essere sottoposto ad alcuni accertamenti.
Le indagini da parte dei carabinieri del nucleo radiomobile di Monza sono state immediatamente avviate. Tuttavia dei responsabili, per il momento, non si sa ancora nulla, eccetto le poche informazioni che la vittima è riuscita a fornire al pronto soccorso.

risorsa: Follia in Centrale a Milano: con una bottiglia di rum si scaglia contro gli agenti, arrestato

Si scaglia contro gli agenti con una bottiglia di rum: uomo arrestato in Centrale a Milano


Si scaglia contro gli agenti con una bottiglia di rum: uomo arrestato in Centrale a Milano
Un ragazzo di venti anni, un cittadino del Gambia, è stato arrestato venerdì pomeriggio in stazione Centrale a Milano con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale.
L'allarme è scattato alle 16.10, quando alcuni passanti hanno chiesto aiuto al 112 spiegando che c'erano tre uomini che continuavano a molestare chiunque passasse in piazza Duca d'Aosta. Alla vista degli agenti, due del gruppo sono fuggiti mentre il 20enne è andato verso i poliziotti continuando a impugnare una bottiglia di rum.
Il giovane, dopo aver cercato di colpire gli agenti, ha anche tentato di sradicare un palo della segnaletica stradale per usarlo come arma contro i poliziotti. Gli stessi poliziotti, non senza fatica, sono poi riusciti a bloccarlo e ammanettarlo.
Dieci giorni fa la stessa sorte era toccata, sempre in piazza Duca d'Aosta, a un altro ventenne. Lui, cittadino somalo, aveva minacciato i presenti in piazza e poi aveva aggredito un poliziotto con una spranga di ferro, ferendolo al fianco e spaccandogli la fondina.


Potrebbe interessarti: http://loreto.milanotoday.it/stazione-centrale/arrestato-aggredisce-agenti.html?fbclid=IwAR1PfAuMvzYyMA77jPOzOWYXYuXDy4iOOJegE362qmg7ymkt0N8ISdxJWBM
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venerdì 15 febbraio 2019

L’esorcista Mattatelli: “Dietro il trap di Mahmood c’è Satana”



“Poveri giovani se ormai gli educatori sono le Iene, Maria De Filippi e Sanremo che riabilita il trap dopo la strage di Corinaldo. Mahmood? La sua vittoria ad opera della giuria non era un fatto politico ma commerciale per riabilitare il trap, che era sceso nei gradimenti dei genitori dopo la strage di Corinaldo.
Dietro tutto questo c’è sicuramente Satana.
E io vorrei gridare a certi conduttori di non farsi manovrare da chi ha i soldi, dai poteri forti, perché i poteri forti sono a loro volta manovrati da Satana”.
Così ha dichiarato l’esorcista Don Antonio Mattatelli durante la trasmissione di Radio2 I Lunatici.
A proposito delle invocazioni a Satana di Virginia Raffaele don Mattatelli ha detto che “siamo tutti amareggiati. Non solo è stata di cattivo gusto e blasfema, è stata anche irriverente e irrispettosa delle persone che soffrono.
Se stava scherzando, la signora  lo spieghi. Fino ad ora si è chiusa in un mutismo. Se è stato uno scherzo da preti chieda scusa. 
Aveva ragione Pasolini quando parlava di cattiva maestra televisione. In questo modo si sdogana sempre di più ogni possibilità di proteggersi dai pericoli dati dalle sedute spiritiche, le sette sataniche e l’invocazione del demonio.
Virginia Raffaele potrebbe spiegare il motivo di quella scena. E scusarsi, se l’ha fatta inconsapevolmente. Perché potrebbe aver spinto qualcuno a provare un certo tipo di musica e un certo tipo di adorazione. C’è chi usa proprio la musica per evocare il maligno”.
Che esempio si dà?”, si è chiesto don Mattatelli. Che educazione si infonde con certi programmi?”.
“Bisogna anche considerare che nell’immaginario collettivo Satana è il male. Che si creda o non si creda, perché invocare il male? Perché imbrogliare le carte? Non su tutto si può scherzare. Se si fosse scherzato sul razzismo, quante polemiche ci sarebbero state? Satana e il satanismo è un qualcosa di tremendamente pericoloso. Se avessero scherzato sul razzismo sarebbe venuto giù il mondo, mentre dello scherzo su Satana ne parlano solo quattro preti”.

Il ragionamento di don Mattatelli si amplia anche alla cristianofobia. “C’è una cristianofobia.
Noi cattolici siamo vittime di bullismo.
Queste elite hanno in mano programmi nazional popolari e stanno strappando dal cuore della gente ogni riferimento al bene e al male. Noi cattolici ci sentiamo sotto attacco. Si rispettano tutti tranne i cattolici. Si rispetta la sensibilità di tutti tranne che la nostra.
C’è bullismo nei nostri confronti.
Per troppo tempo anche noi siamo stati un po’ in pantofole. Dobbiamo riprendere a combattere. Ci deridono, ci attaccano, ci umiliano. Ci considerano una sottospecie”.

Mozzarella sbiancata, pesce col lifting, pane tossico: la lista dei cibi criminali

Mozzarella sbiancata, pesce col lifting, pane tossico: la lista dei cibi criminali

La Coldiretti ha apparecchiato la tavola de Il crimine nel piatto degli italiani con i casi più eclatanti di portate illegali, frutto di traffici, inganni, frodi e manipolazioni per speculare sul cibo e sulle filiere agroalimentari, dall'antipasto al dolce: un'iniziativa promossa a Roma in occasione della presentazione del sesto Rapporto Agromafie sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell'agroalimentare.

Fabbrica di pasta sequestrata dalla Guardia di Finanza: cosa hanno trovato all'interno



Gli esempi di come la criminalità porti in tavola prodotti illegali, pericolosi o frutto dello sfruttamento dei lavoratori: dalla mozzarella sbiancata con la soda al pesce vecchio rinfrescato con un «lifting» al cafados, una miscela di acidi organici e acqua ossigenata che viene mescolata con il ghiaccio. E ancora carne proveniente da macelli clandestini, pane cotto in forni con legna tossica, nocciole turche prodotte con il lavoro dei minori e miele «tagliato» con sciroppo di riso o di mais.



 «È necessario controllare affinché tutti i prodotti che arrivano sulle tavole degli italiani, provenienti dall'interno o dall'estero rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti in vendita sugli scaffali o serviti al ristorante, ci sia un percorso di qualità e legalità che riguarda l'ambiente, il lavoro e la salute», afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che occorre vigilare sui «cibi low cost dietro i quali spesso si nascondono ricette modificate, l'uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi se non l'illegalità o lo sfruttamento».



AFFARE DA 24,5 MILIARDI DI EURO Il volume d'affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro con un balzo del 12,4% nell'ultimo anno. Una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell'economia italiana e internazionale, immune alle tensioni sul commercio mondiale e alle barriere per la circolazione delle merci e dei capitali, emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell'agroalimentare.

Una rete criminale che si insinua nella filiera del cibo, dalla sua produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, con tutte le caratteristiche necessarie per attirare l'interesse di organizzazioni che via via abbandonano l'abito «militare» per vestire il «doppiopetto» e il «colletto bianco», riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell'economia e della finanza tanto che ormai si può parlare ragionevolmente di mafia 3.0.

Le nuove leve mafiose in parte provengono dalle tradizionali «famiglie» che hanno indirizzato figli, nipoti e parenti agli studi in prestigiose università italiane e internazionali e in parte sono il prodotto di una operazione di «arruolamento», riccamente remunerato, di operatori sulle diverse piazze finanziarie del mondo.
Nel 2018 si è confermata anche l'impennata di fenomeni criminali con furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti e animali con un ritorno dell'abigeato e veri e propri raid organizzati strettamente connessi alla macellazione clandestina.

Un autista dell Atac di Roma da cacciare...

Mia madre mi ha mandato questo video che ha fatto ieri sull'autobus. Dicendomi:
"L'autista del 503, è stato 35minuti al cell guidando pianissimo a passo d'uomo, e al capolinea gli ho detto se poteva usare gli auricolari, mi ha risposto "ma cosa vuole mi sta importunando, nn mi caghi il cazzo se ne vada"
E' una signora di 50 anni, le ho detto di denunciare la cosa all'ATAC segnalando il numero dell'autobus e l'ora della corsa; mi ha risposto che teme ripercussioni perchè quello le sembra un brutto ceffo...
Intanto non posso che chiedervi di condividere questo video e la sua triste storia.

14 Febbraio 2019 - Linea 503 direzione Anagnina ore 15:30 circa