Che
il giornalismo nostrano facesse pena pietà e compassione lo sapevamo
già, ma per raggiungere l’apoteosi dello schifo mediatico serviva questa
nuova narrativa. La storia di Malika sta facendo il giro d’Italia, il
suo travaglio familiare è stato raccontato da quasi tutti nel giro di
pochissimi giorni, fanpage, le Iene, Maurizio Costanzo, quasi tutte le
testate giornalistiche e sappiamo per certo che molti altri ne
parleranno ancora, quasi tutti enfatizzando le note vocali della madre,
quasi nessuno sottolineando l’appartenenza alla cultura islamica della
famiglia e facendo vedere i messaggi del fratello zeppi di tentativi di
riconciliazione da Malika sempre respinti. Questi dettagli sono
importanti quanto il resto della storia per offrire un’informazione
completa della vicenda, ma evidentemente non interessa il dover di
cronaca quanto quello di propaganda per cui, non troverete queste
informazioni se non spulciando nel web. Fatto sta che Malika smuove i
cuori di tutti con una storia infiocchettata a perfezione affinchè torni
funzionale ai fan boy della legge Zan,(argomento del periodo)e quindi
via ad interviste, lacrime, cuori stretti e donazioni, tanto che Malika
raccoglie più di 100.000 euro in pochi giorni, soldi che l’aiuteranno a
rimettersi in piedi e a vedere un futuro meno nero. Nel frattempo mentre
Malika piange davanti alla telecamera, ci sono migliaia di persone che
piangono a riflettori spenti. Il dramma umano è ancora più pesante,
perché si tratta di genitori che non solo non vedono futuro per loro
stessi, ma che non riescono nemmeno a garantirlo ai figli. Sulle spalle
di questa gente non vi è solo L’ umiliazione personale, forte quanto
quella provata da Malika, ma la responsabilità verso terze persone,
familiari, figli, dipendenti, obblighi che rendono l’umiliazione ancora
peggiore da sopportare è che in qualche caso hanno portato qualcuno a
decidere di non sopportare più suicidandosi.
Queste persone urlano da un
anno la loro disperazione sperando che almeno un giornale, almeno una
telecamera, possa dedicare loro la stessa attenzione ricevuta da Malika,
ma in cambio ricevono solo informazioni distorte.
Gli si dà contro
perchè quando piangono sono senza mascherina, gli si dà contro perché
alla fine era gente che fino a poco fa stava bene quindi colpa loro che
non hanno saputo risparmiare, gli si dà contro perchè oltre che piangere
certe volte sono anche un pò arrabbiati. Cosa vorrebbero queste
persone?pochi euro di ristori? Un pò di ossigeno per andare avanti, ma
che si fottessero...i giornali dicono che sono fascisti, negazionisti,
ma che cazzo ce ne frega. I giornali ci dicono che il loro non è un
vero dramma umano, o meglio lo è ma di serie b, non tornano comodi a
nessuna propaganda di sinistra, anzi sono un problema per cui no, non
meritano la nostra pietà, non meritano la nostra mobilitazione, non
meritano n’è raccolte fondi, ma nemmeno cose che lo stato dovrebbe
garantirgli, non meritano e basta. Malika adesso ha tutto quello che le
serve per tornare a vivere serenamente, perchè lei merita sulla base di
una storia non del tutto approfondita, ma Mario il barista, Luca il
gestore di palestre, Matteo il ristoratore, Serena l’albergatrice e
tizio caio e Sempronio, no, non hanno occhi che piangono come Malika
davanti alla telecamera giusta, per cui dopo aver fatto la donazione
instagrammabile all’icona del momento andate pure ad insultarli,
"in fin dei conti sono solo la regola in un mondo più attento alle eccezioni"
"in fin dei conti sono solo la regola in un mondo più attento alle eccezioni"
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