
By redazione - 16/02/2018
Monsignor Pietro Amenta, 55 anni, sacerdote della diocesi di Matera e giudice rotale, ha ricevuto una condanna a 14 mesi con sospensione condizionale della pena perchè sul suo computer gli inquirenti hanno trovato ottanta foto a sfondo pornografico, con minorenni in primo piano. Ha scelto la via del patteggiamento, con pena sospesa, l’esperto di diritto ecclesiastico, giudice del Tribunale della Rota Romana. A metterlo nei guai era stato un incontro dei primi di marzo, in piazza San Giovanni Di Dio, con un ragazzo rumeno che lo ha additato come molestatore. Sono intervenuti prima i vigili di Roma Capitale e poi i carabinieri, che hanno ritrovato in casa del sacerdote il pc con le immagini incriminanti.
Il sacerdote era già stato oggetto di una denuncia per atti osceni nel 1991 e, nel 2004, per molestie sessuali. Nel 2013, ha invece presentato lui stesso una denuncia dopo essere stato derubato da due transessuali.
Due settimane fa, aprendo l’anno giudiziario, Gian Piero Milano, il promotore di giustizia dello Stato della Città del Vaticano, aveva rivelato che c’erano in corso attualmente indagini su due casi di pedopornografia a carico di prelati di Curia. Uno era Amenta, l’altro è il consigliere di nunziatura monsignor Carlo Alberto Capella, di origine emiliana, già in servizio alla nunziatura di Washington ma individuato come utilizzatore di materiale pedopornografico nel corso di un suo viaggio in Canada.
“Le indagini avviate sono nella fase preliminare e sono condotte coscienziosamente, con la riservatezza più assoluta, per il rispetto di tutte le persone interessate”, aveva detto il pubblico ministero Gian Piero Milano, esprimendo la “determinazione” della giustizia vaticana nel perseguire questi reati.
Violenza sessuale: condannato giudice della Sacra Rota Pietro Amenta
Pietro Amenta, giudice Sacra Rota, afferra per i genitali un ragazzo
Di Giuseppe Vatinno
Violenza sessuale: condannato giudice della Sacra Rota Pietro Amenta
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Non c’è pace per Papa Francesco. Due giorni fa Monsignor Pietro Amenta da Matera, 55 anni, giudice della Sacra Rota, ha deciso di patteggiare la condanna a un anno e due mesi (con sospensione della pena) per l’accusa di violenza sessuale e pedopornografia digitale.
I fatti risalgono al 2 marzo 2017 a quando l’alto prelato molestò un ragazzo rumeno allora di 20 anni.
La scabrosa vicenda è particolare anche nella modalità con cui si è svolta, rispetto a quelle a cui siamo abituati in vicende analoghe.
Il giovane si era recato a prendere la fidanzata a piazza San Giovanni di Dio, a Monteverde, quartiere Gianicolense a Roma. Aspettando la fine delle lezioni serali frequentate dalla ragazza il giovane si era recato al vicino mercato quando si è materializzato improvvisamente un uomo coperto da occhiali che lo ha afferrato per i genitali. La vittima urla ma l’uomo non cambia idea e ripete di nuovo il gesto. A questo punto l’uomo cerca di scusarsi, ma il ragazzo dice di voler chiamare la forza pubblica ed allora il prelato se ne è esce con il classico “Tu non sai chi sono io…”, ma in quel momento giunge un poliziotto che lo blocca e lo identifica come Monsignor Pietro Amenta.
Il giorno dopo la Polizia ha trovato delle immagini pedopornografiche sul suo computer.
Il fatto non è trascurabile sia per le modalità inusitate che per la figura dell’aggressore sessuale, trattandosi di una figura apicale della Chiesa Romana.
E questi eventi fanno seguito ad altri simili, come il caso della violenza sessuale perpetrata da un professore all’Istituto Massimo di Roma, gestito dai gesuiti.
Papa Francesco ha più volte condannato la pedofilia, ma a questo punto, più che una svolta etica nella Chiesa cattolica sembra trattarsi di una necessità dettata dall’inevitabilità di eventi che si ripetono con un ritmo impressionante.
Questo ultimo, poi, è particolarmente aspro nelle modalità: un giudice della Sacra Rota Romana che brandisce più volte i genitali di un ragazzo in un mercato.
Nel frattempo, oltre al caso di Amenta, lo stesso Promotore di Giustizia Vaticano aveva indicato un altro caso di pedopornografia, quello cioè di monsignor Carlo Alberto Capella, della nunziatura di Washington.
In Australia invece è in corso il processo al cardinale George Pell, già prefetto per l’Economia, con l’accusa per uno stupro commesso negli anni ’70.
Osservando quello che accade nella Chiesa si rafforza la convinzione che prima di pontificare sulla società italiana e sulla politica il Papa e la CEI dovrebbero guardare bene quello che accade da loro e non dimenticare mai il famoso racconto evangelico della pagliuzza e della trave.
Purtroppo in italia ci sono molti casi di pedofilia alcuni credo con esito mortale , sataan si annida non solo nelle chiese ma nella vita civile ,nei tribunali ,nella politica
LA PEDOFILIA E' DA CONDANNARE
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