
La BCE ammette la circostanza che se il debito pubblico è denominato in propria valuta nazionale lo Stato non può mai fallire.
Articolo di Giuseppe PALMA su “Il Giornale d’Italia”A tal proposito non si può non richiamare il principio della “Lex Monetae” nel caso di un’uscita dell’Italia dall’euro, di cui si è già scritto sulle pagine di questo giornale. Ciò premesso, per evitare che qualcuno faccia finta di non capire, è bene ribadire il principio: nel caso in cui implodesse prima l’Eurozona, troverebbe applicazione l’art. 1277 del codice civile, quindi senza particolari problemi nell’attuazione pratica e nelle conseguenze.
Se invece ad uscire fosse solo l’Italia (uscita unilaterale) troverebbe applicazione l’art. 1278 del codice civile, che è una iattura, infatti il peso della svalutazione della Nuova Lira inciderebbe negativamente sulla maggior parte dei rapporti di debito e credito fin lì contratti (come ad esempio sui mutui a tasso variabile, che vedrebbero un’impennata connessa alla svalutazione della moneta).
E questo il Governo non potrebbe non farlo, altrimenti provocherebbe un disastro per milioni di cittadini e imprese! Tutto ciò rientra appunto nel principio della “Lex Monetae”, ma i soliti euristi da strapazzo non ne vogliono neppure parlare. E nemmeno i giornaloni nazionali ne scrivono, tant’è che l’iniziativa del prof. Zingales su IlSole24Ore si è ridotta in un esperimento a voce unica (o quasi): tutti a favore dell’euro! Tutti a prevedere catastrofi nel caso di un’uscita unilaterale dell’Italia dalla moneta unica.
Ma fa niente. In fin dei conti sono sempre gli stessi, cioè quelli che prevedevano scenari apocalittici e invasioni di cavallette nei casi di vittoria della Brexit in Gran Bretagna, di Trump negli Stati Uniti d’America e del No al referendum costituzionale in Italia. Tutti accadimenti puntualmente verificatisi senza alcun tipo di conseguenza nefasta!
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