NO, NON IMPARERANNO LA LEZIONE
(di Max del Papa)
28 ottobre 2019
Non si era mai visto un successo così folgorante, così bruciante di una
coalizione politica. In sella, si fa per dire, dall’inizio di
settembre, alla fine di ottobre sono già ai materassi, per giunta in una
regione, l’Umbria, dove la facevano da padroni ininterrottamente dallo
sbarco sulla Luna. Nel giro di una notte sono tornati sulla terra,
schiacciati dalla gravità delle loro facce un po’ così, con
l’espressione un po’ così, che hanno color che son targati Piddì. No,
non si era mai vista una cosa del genere dal crollo del Muro glorioso,
decadi di potere granitico, inzuppato in una massoneria intrisa di umori
vaticani e cattocomunisti, che va a gambe all’aria in una sera di
cambiamenti climatici, per esasperazione, per saturazione.
Naturalmente non ne verrà colta lezione alcuna quanto a stravolgimento
dei centri storici, migrantismo selvaggio, libidine tassatoria,
feticismo burocratico, odio per gl’indigeni, disprezzo per gli autonomi e
così via. Fedeli alla regola che vuole il trionfo dell’ideologia sulla
realtà (e se la realtà non torna che si fotta), continueranno
imperterriti nell’unica missione dell’odio travestito d’amore: far fuori
i nemici con qualunque mezzo, a qualsiasi prezzo, ad ogni costo. Non
hanno fatto altro che ripeterlo in questi cinquanta giorni, l’unico
collante l’annientamento di Capitan Papeete. Ora, Salvini sarà pure
affezionato al mohito, ma Vauro, con la immancabile camiciola
guerrigliera, la stella rossa al collo e l’espressione di chi inanella
ganci sinistri da Joe Frazier, si direbbe appassionato al Rosso Antico: è
lui il volto iconico di una sinistra assai oltre la crisi di nervi.
“Completamente andato”, come lo riassumeva Capezzone, Vauro ricorda una
sua caricatura, un autoritratto e ieri a Stasera Italia si produceva in
sofismi degni di Parmenide: bisogna dare voce al popolo, dopodiché se
il popolo vota bisogna levargli la voce perché è fascista. Non da meno
Sansonetti, all’ennesima avventura editoriale, questa tutta renziana,
che ha così anticipato l’esito del voto, testuale: “Chi rischia davvero è
Salvini, lui rischia moltissimo perché dovesse perdere per lui sarebbe
una tragedia, però non perderà quindi non rischia nulla”. Che poi uno
capisce tante cose, tante.
Questi dinoVauri non si stancano
d’invocare un’altra sinistra, “quella vera”, ma in Umbria è proprio la
sinistra doc che hanno giubilato e non tanto per gli scandali quanto per
quel pendolo tra la noia e il fastidio fra la sinistra ruspante di
Vauro e quella griffata Morani. Oggi musi lunghi e volti scuri, l’unico
ilare è rimasto Zingaretti ma lui non sta meglio degli altri, è solo
così di default.
Le hanno tentate tutte per arginare la frana,
hanno scomodato i santini, le santone, hanno attaccato per l’ennesima
volta Gervasoni con argomenti di delirante viltà, hanno mandato segnali,
irriso come sovranisti sbruffoni ragazzini sparati in faccia, negato
che a Roma si muore anche così, offeso i terremotati umbri
corteggiandoli a 24 ore dal voto dopo averli disprezzati a lungo,
insultato gli umbri tutti come irrilevanti, straparlato di nuovo corso
in una regione dove comandavano dai tempi di Rivera pallone d’oro,
accusato di intrighi gli avversari dopo essersi scannati e denunciati a
vicenda salvo coalizzarsi, amorevolmente definito ubriacone e
alcolizzato Salvini, aggiornato la loro collezione di cravatte e di
pochette di sartoria.
A proposito, adesso Mattarella, tra un
intervento fulminante e l’altro, illuminazioni eccitanti, mai scontate,
degne d’un Carmelo Bene, che farà? Continuerà a prendere tempo, a
girarsi dall’altra parte, a ripetere che non c’è futuro senza l’Unione
Europea? (domanda inutile, e ci scappa da ridere…
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