giovedì 24 ottobre 2019

La principale causa della guerra in Siria

L'immagine può contenere: 5 persone, persone che sorridono, testo

Siete confusi per ciò che sta accadendo da oramai sei anni in Siria? Non vi raccapezzate tra le numerose parti in gioco? Dimenticate quanto detto da Saviano a Che Tempo Che Fa. Cerchiamo invece di capire quale sia la prima tra le numerose cause della guerra in Siria.
Le cose, nella stampa italiana, sono appositamente confuse dato che non è prioritario, per nessuna nazione che si trova in una situazione di guerra strisciante, far capire ai cittadini cosa succede. La Siria si è trovata al centro di una tempesta perfetta e la conseguenza è che laggiù nessuno vuole mollare la presa, perché l’affare siriano è di rilevanza planetaria.
Sotto c’è uno specchietto che illustra chiaramente quali sono i giacimenti di gas più grandi del mondo. Il primo della lista, il South Pars, cioè il più grande, è il centro della questione.
classifica giacimenti gas
Da notare che il South Pars da solo ha riserve come ne hanno i giacimenti dal secondo al quattordicesimo della classifica messi insieme. Un autentico mare di soldi, ma non solo. Il giacimento in questione è ovviamente una riserva geostrategica vitale: ricordiamo, tanto per fare un esempio, quale potrebbe essere l’importanza di tale fonte di approvvigionamento in un momento di caos internazionale o guerra. Bene. Il suddetto giacimento si trova nel Golfo Persico nelle acque di Qatar ed Iran, come si vede dalla foto in basso. Questo consente ad entrambi gli stati l’estrazione del prezioso gas. E chi più pompa più guadagna.
cartina gasdotti medio oriente
Il Qatar è una piccola penisola desertica che si estende nel golfo persico e baciata (anche troppo) dal sole, grande come l’Abruzzo e con meno abitanti di Roma. A quelli del Qatar insomma il gas del South Pars non serve nemmeno per accenderci il fornello ma solo per esportarlo. Anche l’Iran che al contrario, è una nazione grande 5 volte e mezza l’Italia, piena di montagne su cui nevica e fa freddo, abitata da quasi 80 milioni di individui a cui il gas serve, ebbene anche la Repubblica Islamica dell’Iran ha deciso di accelerare l’esportazione del gas estratto dal South Pars. Visto che sono circondati da paesi esportatori di combustibili fossili sia Iran che Qatar hanno sviluppato progetti per costruire un gasdotto che arrivi fino al Mediterraneo, dato che i più bisognosi di energia vivono in Europa ed hanno anche il portafoglio pieno. Sotto c’è la foto con i relativi progetti, in viola quello del Qatar, che è un progetto Qatar-Turchia, in rosso quello dell’Iran, chiamato anche gasdotto “verde” nel senso di islamico.
gasdotti iran qatar
Visto che il gasdotto doveva passare dalla Siria, nel 2009 Qatar e Turchia hanno chiesto a Bashar al Assad di partecipare al business ma Assad non solo ha rifiutato, ma ha addirittura accettato la proposta di fare il gasdotto dell’Iran. A questo punto si sono messi nervosi tutti compreso britannici, francesi, americani ed israeliani cui obiettivo finale è sempre l’Iran, di cui vedono l’aumento di influenza in zona, ed hanno iniziato a soffiare sul fuoco della “primavera araba“, un’operazione di intelligence a largo spettro finalizzata alla destituzione di governi legittimi in Medio Oriente. Un altro elemento importante è stata la posizione dell’Arabia Saudita che manifesta da anni la chiara volontà di affermarsi come potenza regionale per fare da contraltare all’espansione dell’arcinemico sciita. Da subito gli interessi comuni dei vari stati si sono compattati sull’asse discriminante sunniti-sciiti. Da un lato quindi Qatar, Arabia, Turchia, Giordania cui si sono aggiunti Israele e la NATO capitanata dagli USA che vogliono un cambio di regime in Siria e dall’altra il legittimo governo siriano aiutato da Hezbollah ed Iran che invece vogliono che Assad rimanga al suo posto, cui si è aggiunta la Russia, alleata storica della Siria sul cui suolo ha più basi militari e che di certo vuole influire sulle decisioni attinenti al nuovo gasdotto che farebbe concorrenza alla Gazprom che vende gas a mezza Europa.
Arabia Saudita, Turchia e Qatar (con annessa la Giordania) hanno finanziato gruppi propriamente definibili come terroristi per poi infiltrarli in territorio siriano via Iraq e Giordania, mentre gli USA (almeno formalmente) hanno armato soprattutto i curdi già presenti in loco; così sono riusciti a destabilizzare la Siria. E la guerra è servita.


Gianluca Ferrara
Gianluca Ferrara
Senatore M5s, direttore di Dissensi Edizioni

Mondo - 13 Aprile 2018

La ragione della guerra in Siria che non ci è stata raccontata

La ragione della guerra in Siria che non ci è stata raccontata
Nelle ultime ore la crisi siriana sta nuovamente degenerando. Dopo circa sette anni e dopo mezzo milione di vittime, si pensava che i signori della guerra avessero esaurito la loro brama distruttiva. Purtroppo non è così e ancora una volta ci giungono da Duma immagini raccapriccianti. Ed è proprio da quei corpi che vorrei far partire la mia riflessione.
Oramai la guerra in Siria si sta concludendo, Trump la settimana scorsa ha affermato che i 2000 militari statunitensi lasceranno a breve quella martoriata terra. Che convenienza in questo momento avrebbe Bashar Al Assad a usare delle armi chimiche? Già in passato era stato accusato di aver adoperato tali armi, ma in realtà prove concrete non sono mai state trovate. In realtà, come confermato anche da un documento del Massachusetts Institute of Technology, ad utilizzare le armi non convenzionali furono gli oppositori del presidente siriano. Non è da escludere che anche questa volta i responsabili siano da trovarsi in quell’arcipelago di estremismo islamico che l’Occidente ha foraggiato per colpire il presidente Assad. In Siria si è giunti a finanziare gruppi come Al Nusra (la al-Qaeda siriana), alla quale, in seguito, dinanzi ai crimini compiuti per poterla sovvenzionare legalmente, fu cambiato il nome in Jabath Fatah al Sam (agosto del 2016). Ad Al Nusra si affiancò il gruppo di guerriglieri dello Stato Islamico dell’Iraq (Isi). Pur di abbattere Assad (un presidente democraticamente eletto) si è finanziato e sostenuto (come avvenne in Afghanistan alla fine degli anni 70) il terrorismo islamico.
La ragione della guerra in Siria che non ci è stata raccontata è da ricercarsi principalmente nel rifiuto del 2009 di Assad, mirante a tutelare gli interessi dell’alleato russo, alla proposta da parte del Qatar di far transitare in Siria il suo gasdotto verso la Turchia (Qatar-Turkey pipeline). L’obiettivo era quello di vendere il gas all’Europa. Nonostante l’allergia al concetto di democrazia, l’Arabia Saudita e il Qatar sono fondamentali alleati degli Stati Uniti, questi ultimi auspicavano, tramite il gasdotto, di depauperare l’influenza russa in Europa. Ma Assad non si limitò a non accettare la proposta del Qatar: nel luglio 2011, Siria, Iraq e Iran si accordarono per costruire un gasdotto collegante South Pars in Iran (il più grande giacimento mondiale di gas naturale), alla Siria e dunque al Mediterraneo (Islamic pipeline). In nome di questi rapporti di forza e del relativo controllo delle vie del gas, il popolo siriano ha pagato un prezzo altissimo.
La storia si ripete e non dobbiamo dimenticare che le ultime aggressioni ad Afghanistan, Iraq e Libia nascono da fallaci pretesti. Intere aree geografiche sono state destabilizzate il che ha generato anche un’immigrazione incontrollata che ha prodotto una voluta guerra tra poveri. La politica estera italiana dinanzi a questi scenari e in virtù dell’art. 11 della Costituzione deve divenire più matura e indipendente. La situazione in Siria può degenerare, negli Usa a una parte di deep state non è andata per niente giù la sconfitta in Siria. Il Pentagono si è detto contrario al ritiro dei militari deciso da Trump. Un attacco Usa determinerebbe l’annunciata reazione di Putin. L’ambasciatore russo in Libano ha affermato che bombarderanno le basi militari da cui partiranno i missili. Tra queste ci potrebbero essere anche le nostre. Inoltre, un nostro sostegno ai raid porrebbe il nostro Paese a rischio attentati terroristici da parte di fanatici.
L’Italia resti fuori da questa guerra, chiedesse ispezioni serie ed indipendenti e rispettasse una regola fondamentale che è la non ingerenza negli affari interni di un altro Stato.
Non possiamo essere succubi di una politica estera mirante a distrarre l’opinione pubblica da scandali interni e veicolata su Twitter: “Russia stai pronta perché i missili arrivano, belli nuovi e intelligenti”. Una frase che sembra scritta da un adolescente problematico, invece è del comandante in capo delle forze armate più potenti della storia dell’uomo. Superiamo anche l’anacronistico binomio Russia-Stati Uniti: la nostra politica estera rispetti tutti gli alleati ma sia finalizzata agli interessi degli italiani. È giunto il momento storico di diventare un Paese indipendente e sovrano.

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