
E' tempo di una legge sulla cittadinanza
09 ottobre 2019
Il
Parlamento discute di Ius Culturae per i figli di migranti in Italia,
un esercito di ragazzi e ragazze senza cittadinanza. A colloquio con
Anna Ponente, direttora del Centro «La Noce»
Gli alunni che
nell’anno scolastico 2019/2020 stanno frequentando le scuole statali
(elementari, medie e superiori) sono 7.599.259. 800.000 circa, più di un
decimo, sono stranieri. Il 63,1% fra quest’ultimi è nato in Italia da
genitori non italiani, e per questo, secondo le normative in vigore, non
ha diritto alla cittadinanza. Sono entrati nelle cronache di questi
mesi gli esempi di giovani assi dello sport che non possono far parte
delle squadre nazionali in quanto mancanti di regolare cittadinanza, o
le difficoltà per gli studenti legate alle gite o a periodi di studio
all’estero, per le quali servono solitamente visti aggiuntivi rispetto
ai compagni.
Negli anni si è parlato di riformare la norma, datata 1992, che in Italia prevede lo Ius sanguinis,
cioè l’acquisizione per i figli della nazionalità dei genitori. Nella
scorsa legislatura era stata avanzata una proposta concernente lo Ius soli,
cioè la cittadinanza sulla base del luogo in cui si nasce, il modello
statunitense per intenderci, che ora Trump ha messo in discussione
minando uno dei fondamenti dell’american dream. La proposta venne bocciata dal Senato e se ne persero le tracce.
Lo Ius culturae, già ventilato in passato e tornato in augein queste settimane prevede
invece l’acquisizione della cittadinanza per i minori nati in Italia da
genitori non italiani al termine di un ciclo scolastico di almeno 5
anni. Se studi sei dei nostri, sennò no. Dunque oggi in Italia abbiamo
una situazione in cui centinaia di migliaia di alunni stanno
frequentando le scuole insieme ai nostri figli e nipoti ma che, in
quanto genitori di non italiani, non hanno la cittadinanza. La
Federazione delle chiese evangeliche in Italia è fra le 22
organizzazioni che dal 2011 hanno lanciato la campagna «L’Italia sono
anch’io»,per riportare all’attenzione dell’opinione pubblica, e del
dibattito politico, il tema dei diritti di cittadinanza e la possibilità
per chiunque nasca o viva in Italia di partecipare alle scelte della
comunità di cui fa parte.
Anna Ponente è direttora dell’istituto La Noce di
Palermo, centro diaconale che fra le varie attività sociali annovera
anche una scuola per l’infanzia e una scuola primaria: «Quest’ ultima –
racconta – registra la presenza di un maggior numero di alunni e di
alunne che non hanno ancora diritto di cittadinanza e che sono nati qui
da genitori che vivono a Palermo da ormai diversi anni. La scuola
dell’infanzia invece presenta un minor numero di bambini e di bambine,
probabilmente anche a causa della forte crisi economica. Molte famiglie
in questi anni si sono spostate verso i paesi altri paesi europei».
Discutere di cittadinanza e di diritti diventa quindi necessità oltre che motivo di apprendimento: «Per
quanto riguarda i nostri alunni, il tema del diritto alla cittadinanza e
alla libera circolazione è nei fatti affrontato quotidianamente
all’interno delle classi.Il tema del confronto e della conoscenza di
altri paesi, altre culture, religioni fa parte in modo del tutto
naturale anzi spontaneo del percorso di ogni bambino o bambina
all’interno del ciclo scolastico che si propone sempre di facilitare e
stimolare lo sviluppo della curiosità e del rispetto verso l’altro in
una prospettiva relazionale di cooperazione e di confronto».
Un’integrazione nei fatti: «Dal 2011 a oggi,
osserviamo una presenza significativa di giovani provenienti da diversi
paesi africani che frequentano i licei o i corsi professionali dopo il
conseguimento della terza media: sono i minori stranieri non
accompagnati, di cui non si conoscono sempre i dati esatti nelle
iscrizioni scolastiche. Ricordiamo che il centro diaconale da tanti anni
grazie all’otto per mille della chiesa valdese e metodista, da la
possibilità alle famiglie di diversa nazionalità di iscrivere i loro
figli attraverso borse di studio alla scuola valdese».
C’è poi il capitolo di chi in Italia è arrivato attraverso il Mediterraneo: «Diversa
è senza dubbio la situazione vissuta dai tanti giovani sbarcati nelle
coste siciliane e accolti a Casa dei Mirti (struttura di accoglienza) o
in housing sociale. In questi casi, l’ingiustizia è evidente,
ci troviamo di fronte a ragazzi che desiderano e sognano un futuro
diverso ma sono bloccati dall’attuale normativa. Ragazzi che hanno
accesso a borse di studio, a corsi professionali ma che vivono in una
drammatica condizione psicologica di attesa e di paura».
Ancora una volta la politica arranca, ancorata a
slogan e ideologie, lontana dalle sfide del mondo reale, incapace di
leggere il proprio tempo, che fare?
«È arrivato il momento di intervenire seriamente e
di dare un forte segnale con azioni politiche concrete che mettano al
centro di diritto delle persone ad avere accesso a tutti i diritti».
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