E QUALCUNO MAGARI LE CHIAMERA' ANCHE CASUALITA' .................
Il suo calvario in ospedale è durato un mese. Imane Fadil, trentaquattrenne testimone chiave del processo Ruby, è morta dopo un lungo ricovero all'ospedale Humanitas di Milano. La giovane modella marocchina, che aveva chiesto di esser parte civile nel processo Ruby Ter che vede tra gli imputati l'ex premier Silvio Berlusconi, potrebbe essere stata avvelenata. Una rivelazione fatta dalla stessa Fadil sia all'avvocato che al fratello.
Il suo calvario in ospedale è durato un mese. Imane Fadil, trentaquattrenne testimone chiave del processo Ruby, è morta dopo un lungo ricovero all'ospedale Humanitas di Milano. La giovane modella marocchina, che aveva chiesto di esser parte civile nel processo Ruby Ter che vede tra gli imputati l'ex premier Silvio Berlusconi, potrebbe essere stata avvelenata. Una rivelazione fatta dalla stessa Fadil sia all'avvocato che al fratello.
Sulla morte indaga la procura di Milano che ha aperto un fascicolo per omicidio. Sul corpo è stata disposta l'autopsia.
La donna a gennaio 2019 era stata esclusa delle parti civili nel processo Ruby Ter. Al termine dell'udienza aveva affermato: "Tutto questo è iniziato quando avevo 25 anni e oggi ne ho 34. Ho sempre detto la verità e ho respinto tanti tentativi di corruzione da parte di Silvio Berlusconi e del suo entourage. Oggi non è una bella giornata".
La donna a gennaio 2019 era stata esclusa delle parti civili nel processo Ruby Ter. Al termine dell'udienza aveva affermato: "Tutto questo è iniziato quando avevo 25 anni e oggi ne ho 34. Ho sempre detto la verità e ho respinto tanti tentativi di corruzione da parte di Silvio Berlusconi e del suo entourage. Oggi non è una bella giornata".
Morta Imane Fadil, testimone chiave del processo Ruby. Ipotesi avvelenamento
La modella marocchina era ricoverata da giorni. Disposta l'autopsia e sequestrate le bozze del libro . Si indaga per omicidio volontario
La sua agonia è durata un mese. Imane Fadil, trentaquattrenne testimone chiave del processo Ruby, è morta il primo marzo dopo un lungo ricovero all'ospedale Humanitas di Rozzano, in provincia di Milano. La modella marocchina - che aveva chiesto di esser parte civile nel processo Ruby Ter che vede tra gli imputati l'ex premier Silvio Berlusconi - potrebbe essere stata avvelenata. Una rivelazione fatta dalla stessa Fadil sia all'avvocato che al fratello. Secondo il procuratore aggiunto di Milano Tiziano Siciliano sulla donna erano presenti "chiari sintomi da avvelenamento". Il magistrato ha riferito che i medici della struttura non hanno avvisato la magistratura del decesso. Sulla morte indaga la procura di Milano che ha aperto un fascicolo per omicidio volontario, già sono stati sentiti diversi testimoni. Sul corpo è stata disposta l'autopsia.
La donna, in ospedale dal 29 gennaio, aveva scritto un libro in cui raccontava la sua storia. Le bozze sono state sequestrate dalla magistratura insieme ad altri documenti e a oggetti personali.
È rimasta vigile fino all'ultimo Fadil, nonostante i forti dolori e il "cedimento progressivo degli organi". Prima è stata ricoverata in terapia intensiva e poi rianimazione.
Il procuratore del capoluogo lombardo, Francesco Greco ha detto che nella sua cartella clinica "c'erano diverse anomalie". Per il magistrato "nessuna ipotesi può essere esclusa". Nei giorni scorsi, la Procura ha anche disposto il sequestro dei campioni di sangue prelevati durante il ricovero. Secondo quanto riferito da Greco, Fadil lamentava forti dolore al ventre gonfiore addominali e altri sintomi "che possono essere compatibili anche con altre patologie". Tuttavia, ha precisato Greco: "Non è stata individuata con certezza dai medici nessuna patologia a cui ricondurre il decesso". Nei prossimi giorni sarà eseguita l'autopsia. "Speriamo che la scienza sia in grado di dirci com'è morta", si è augurato il procuratore che ha inoltre riferito che la donna "non aveva fatto viaggi in Paesi esotici negli ultimi due mesi".
Fadil a gennaio 2019 era stata esclusa delle parti civili nel processo Ruby Ter. Al termine dell'udienza aveva affermato: "Tutto questo è iniziato quando avevo 25 anni e oggi ne ho 34. Ho sempre detto la verità e ho respinto tanti tentativi di corruzione da parte di Silvio Berlusconi e del suo entourage. Oggi non è una bella giornata".
VIDEO - Ruby Ter, lo sfogo della teste Imane Fadil: "Pago ancora oggi per aver detto la verità su Berlusconi"
Oltre a lei, i giudici di Milano avevano escluso dalla costituzione a parte civile Ambra Battilana e Chiara Danese, considerate le testimoni chiave dell'accusa.
Nel motivare la decisione, avevano spiegato che il reato di corruzione in atti giudiziari - per cui è imputato Silvio Berlusconi nel processo in questione - è "offensivo" nei confronti dello Stato soltanto e non di altre parti, come le ragazze.
La decisione aveva provato molto la giovane tanto da provocarle, secondo persone a lei vicine, "un crollo nervoso". Per la Procura invece le ragazze avevano diritto a chiedere un risarcimento "perché avevano subito un danno da stress di fronte a un esercito di altre ragazze eteroindirizzato" da Silvio Berlusconi dal momento che "loro sostenevano una tesi e le altre un'altra, con testimonianze false che sono in realtà certificate da una sentenza definitiva".
Caso Ruby, morta Imane Fadil, testimone chiave contro Berlusconi: avvelenata da sostanze radioattive
Venerdì 15 Marzo 2019
Si tratta di un mistero, quello della giovane passata alla ribalta per essere stata una della 'accusatricì dell'ex premier, che va ad aggiungersi al caso dell'ex legale di Ruby, Egidio Verzini, che dopo aver raccontato all'Ansa di 5 milioni di euro versati alla bella 'Rubacuorì dal leader di FI, attraverso una banca di Antigua, è ricorso il giorno dopo, il 5 dicembre, alla pratica del suicidio assistito in Svizzera.
A dare la notizia della morte della modella è stato nel pomeriggio il procuratore milanese Francesco Greco, mentre già dai giorni scorsi l'aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio hanno iniziato a sentire alcuni testimoni, tra cui il fratello e il legale Paolo Sevesi, ai quali, appunto, la giovane ha più volte manifestato quanto «temesse per la sua vita» e sentiva di essere stata «avvelenata». E i sintomi di avvelenamento sono riportati nella cartella clinica sequestrata: si parla di forti dolori al ventre e gonfiori e «cedimento progressivo degli organi», è stato riferito, fino a quando, dopo un mese di sofferenze (venne ricoverata il 29 gennaio) è entrata in coma e non si è più risvegliata. Poiché il caso di Imane «è una vicenda seria», il procuratore Greco ha assicurato «indagini rapide e approfondite».
Infatti, sono stati già sequestrati oggetti personali della ragazza a casa di un amico dove viveva temporaneamente, documenti e anche le bozze di un libro che stava scrivendo. Oltre a disporre l'autopsia, a breve saranno effettuati ulteriori esami sui campioni di sangue della ragazza e verranno sentiti i medici. Il procuratore ha anche spiegato che l'ospedale nemmeno il giorno della morte aveva comunicato alcunché alla magistratura, sebbene non fossero state individuate le cause della morte e non ci fosse una diagnosi certa sul decesso. L'Humanitas ha precisato, invece, di avere dato pronte comunicazioni all'autorità giudiziaria e di aver »messo in campo ogni intervento clinico possibile per la cura e l'assistenza« della giovane.
Fadil, che nel 2011, a poco più di 25 anni, era andata ad otto cene a Villa San Martino, era diventata una delle cosiddette 'pentitè del Bunga-Bunga e parte civile nei processi a Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, già nel giugno 2012, al termine di una sua deposizioni nel 'Ruby bis', fuori dall'aula aveva detto ai cronisti di sentirsi »in pericolo«. Sempre nel 2012 raccontò di un emissario siriano che per conto di Berlusconi avrebbe cercato di comprare il suo silenzio. Anche negli ultimi mesi la modella con le sue dichiarazioni si era confermata come teste rilevante nel 'Ruby ter', dove l'ex premier è imputato per aver corrotto una serie di olgettine e altri testi.
«Ho detto la verità e ho subito e respinto tentativi di corruzione«, andava dicendo soprattutto negli ultimi mesi Fadil, lamentandosi sempre che il processo per corruzione in atti giudiziari, ancora alle questioni preliminari, andava a rilento. Da quel processo, però, lei, due settimane prima di essere stata ricoverata, era stata estromessa come parte civile, mentre nei mesi precedenti aveva trattato per un risarcimento con la difesa della senatrice Maria Rosaria Rossi. Secondo indiscrezioni avrebbe chiesto tre milioni ma l'offerta sarebbe stata di 300 mila. Poi di lei non si è più saputo nulla fino ad oggi. È morta pare proprio avvelenata con un mix di sostanze radioattive diverse dal polonio.





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