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giovedì 2 febbraio 2017
Io non condivido l' omicidio di Vasto, ma a volte uno si rompe le palle.
Omicidio di Vasto, Di Lello: "Uno sguardo di sfida e ho perso la testa, non volevo ucciderlo"
dal nostro inviato PAOLO G. BRERA
Fabio Di Lello e Roberta Smargiassi
"Non
ero mica uscito per ucciderlo. Stavo tornando dal campo di allenamento,
giù a Cupello, e chi ti incontro? Italo, con quel suo solito sguardo di
sfida".
Sono le 15.45 di ieri, Fabio Di Lello è
in piedi nella sala colloqui del carcere di Vasto. Felpa e pantaloni
della tuta blu, barba sfatta di due giorni, sguardo perso nel vuoto.
Sono trascorsi due giorni da quando ha ucciso con tre colpi di pistola Italo D'Elisa, il ragazzo che sette mesi fa a bordo di una Punto incrociò la moto e il destino di sua moglie Roberta.
Davanti a lui, ora c'è il suo avvocato
Giovanni Cerella insieme a un'assistente. Due guardie carcerarie lo
hanno appena accompagnato nella sala colloqui e se ne sono andati: è una
stanzetta di una dozzina di metri quadrati, un tavolaccio e qualche
sedia accanto, nessun microfono, una guardia che controlla da lontano.
Fabio ora ha voglia di parlare.
"Tornavo dall'allenamento dei ragazzi
(prima dell'arresto Fabio Di Lello aiutava il tecnico delle giovanili
del Cupello, una delle squadre in cui aveva giocato da giovane) e me lo
vedo davanti in bici, veniva in senso contrario al mio. Abbiamo
incrociato lo sguardo, aveva quel solito sguardo di sfida. Sono mesi che
lo vedo nei suoi occhi: non ne potevo più".
È cominciato così - nella versione che
Fabio Di Lello ha reso al suo avvocato alla vigilia dell'interrogatorio
di garanzia, quello che sosterrà oggi davanti al pubblico ministero -
l'ultimo quarto d'ora di vita di Italo D'Elisa, il giovane operaio
22enne che dopo l'incidente era stato emarginato da tutta Vasto. "Ho
visto che imboccava via Perth e appena ho potuto ho fatto inversione di
marcia", continua Fabio. "Lui si era fermato al bar, ho visto la
bicicletta parcheggiata davanti al DrinkWater café, ho parcheggiato la
mia macchina lì vicino e sono sceso. Non sapevo neanche io perché:
volevo affrontarlo, parlargli. Non certo ucciderlo, avvocato. Avevo la
pistola in macchina ma non l'ho presa, sono sceso e sono andato verso il
bar".
È l'ultimo caffè, per Italo. Appena esce
dalla porta a vetri, si trova davanti Fabio. Le telecamere di sicurezza
riprendono la scena. Il racconto che l'uomo affida al suo avvocato è
compatibile con quel che si vede nel video, almeno per la dinamica. Le
emozioni, gli sguardi, quelli sono la sua versione, e Italo non può
rispondere.
"Lui stava tornando verso la bici - dice
Di Lello - e mi ha subito visto. E sa che ha fatto? Mi ha provocato come
sempre, con quel suo sguardo di sfida. A quel punto non ci
ho visto più: sono tornato in auto, ho preso la pistola e prima che
ripartisse in bicicletta gli ho sparato e l'ho ammazzato. Mi dispiace,
lo so che ho sbagliato: mi sono rovinato la vita".
Non una parola, per Italo lasciato a
terra in una pozza di sangue, con il telefonino ancora brandito in mano
per chiamare chissà chi, o per un ultimo WhatsApp che non invierà mai.
"È troppo presto, è ancora sconvolto", dice l'avvocato
Cerella. Ma non ha avuto parole di odio, assicura. Quell'odio che aveva
covato mese dopo mese dall'incidente che gli aveva portato via Roberta,
era esploso a Natale dopo che i siti di informazione locale avevano
rilanciato la versione della difesa su quel maledetto incrocio del primo
luglio, quando Fabio transitò con la sua Punto sulla corsia di svolta a
destra che aveva il semaforo verde per poi reimmettersi sulla sua
corsia a 62 chilometri all'ora - come mostra la scatola nera montata
sull'auto - dopo aver superato le auto ferme al semaforo rosso. Il
motorino di Roberta, che era a cento metri da casa e aveva il verde,
vola in aria. Impatto tremendo. Roberta finì contro il palo del
semaforo, e morì poche ore dopo.
L'odio era cresciuto giorno dopo giorno,
ma era tracimato quando la controparte - l'avvocato di Italo, Pompeo Del
Re - mise in discussione la ricostruzione del sinistro
"sostenendo una versione falsa smentita dal perito del tribunale",
dicono ora gli avvocati di De Luca. Roberta aveva "il casco slacciato",
sosteneva Del Re: la sua morte non era stata, secondo la tesi della
difesa, una responsabilità esclusiva del comportamento di Italo, ma
anche di quel casco non serrato.
"Era il 23 dicembre, il momento più
difficile per un uomo che non ha più sua moglie - dice l'avvocato
Cerella - e si presentarono nel mio studio tutti i parenti di Roberta,
tra cui anche Fabio naturalmente". Erano infuriati, racconta: "Ma come,
avvocato, non andrà mica a finire
che avranno ragione loro, eh? È da mesi - gli disse Fabio - che quel
ragazzo mi sfida ogni volta che lo incontro. Fa quello sguardo da
sbruffone, passa in bici e poi torna indietro apposta per ripassarmi
davanti: e ora stai a vedere che alla fine la farà franca!".
Considerazioni
QUANDO SI SBAGLIA E SI FA DEL MALE BISOGNA CHIEDERE SCUSA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
La mia storia con un balordoe il mio incidente stradale
A tutti può capitare di sbagliare, a tutti può capitare di causare una disgrazia, la cosa importante è che " la persona che ha causato il danno deve chiedere scusa".
Se a me capitasse di investire una persona, di procurarle un danno, io penso che mi inginocchierei e piangerei accanto alla persona ferita o deceduta, ma non andrei mai a rendere falsa testimonianza per salvare il colpevole e mai e poi mai denuncerei la persona alla quale ho causato un danno.
Questo
invece è purtroppo l'errore che molti avvocati fanno quando difendono i
soggetti che hanno causato il danno, in questi casi l'avvocato dovrebbe
lavorare semmai per lenire la pena, addolcire la condanna, fare in modo che il soggetto non venga recluso
e cercare delle attenuanti, ma mai colpevolizzare la vittimao i parenti della
vittima ; questo il gesto più grave che alcuni avvocati commettono e devono stare attenti perché non tutti sono uguali e qualche soggetto che reagisce in malo modo prima o poi lo
trovi e può capitare che qualcuno sdrai non solo il colpevole, ma anche gli avvocati stessi.
Io non condivido la scelta che ha fatto questo signore di Vasto che ha
ucciso colui che ha investito la moglie, non condivido .....se mai l'avrei preso a
schiaffi e gli avrei dato qualche calcio nel sedere. Tuttavia la responsabilità è
soprattutto dei tempi lenti della giustizia, della scarsa preparazione e indolenza di alcuni Pubblici Ministeri, delle assicurazioni, e della controparte
che si incaponiscono per non riconoscere il danno . Quando uno ha sbaglia deve riconoscere il proprio
errore e qui il problema si chiuderebbe; spesso ci si trova con delle persone che dopo aver procurato un danno non solo mentono o alla polizia e all'assicurazione ma, com'è accaduto nel mio caso, perseguitano sia civilmente che penalmente la parte lesa chiedendo il risarcimento danni.
Come è possibile che ci siano persone che dopo aver causato dolore e sangue sull' asfalto mentano , querelino la parte lesa e chiedano addiritura un risarcimento danni ????
Vi racconto la mia storia e dico che certa gente se le va proprio a cercare... e poi vi spiegherete perchè la gente esce di senno.
Incidente stradale avuto con un pregiudicato,(spacciatore di droga contrabbandiere)che mente sulla dinamica del sinistro per non fare risarcire la vittima, viene difeso dalla figlia avvocato e giudice Got, che querela la vittima e gli chiede risarcimneto danni e al processo civile è venuto per difendere il padre, il figlio del pregiudicato che anni fa ha investito ed ucciso un uomo!!!.
Nel 07/07/2004 ho avuto un incidente stradale con un pregiudicato di Valle
Martella(condannato per spaccio di droga e contrabbando).
Tale soggetto effettuava in tale giorno, retromarcia sulla rampa d’accesso
della autostrada, Monte Porzio Catone, direzione Roma Sud, precisamente su una
curva discendente a senso unico.
Io ero a bordo della mia moto e nonostante fossi riuscito ad evitare l’impatto
con la vettura condotta dal pregiudicato, sono caduto riportando gravi lesioni
.
Tale individuo ha inspiegabilmente mentito alla Polizia, alla assicurazione e
non ha voluto farmi risarcire.
Nonostante il male causato, il sangue, il dolore, l’intervento chirurgico in
anestesia totale al quale sono stato sottoposto, tale individuo non ha avuto
comprensione e ha rilasciato alla Polizia e alla sua assicurazione
dichiarazioni che non rispecchiavano la realtà dei fatti. Appena uscito dall Ospedale e venuto a conoscenza che il
sig. X aveva mentito alla Polizia Stradale, gli ho richiesto per
iscritto e accoratamente di sporgere regolare denuncia presso la sua assicurazione, poichè ero rimasto senza lavoro e mi servivano fondi per curarmi e per vivere Questa mia richiesta è
stata riscontrata dall’avvocato, figlia del sig. X che
aveva procurato l’incidente, e la stessa rispondeva cinicamente con raccomandata (a.r.), affermando che le
mie dichiarazioni non corrispondevano al vero poiché, a suo dire, la
responsabilità era solo mia. Non riuscendo a
comprendere il comportamento di tali personaggi, ho fatto delle indagini
ed ho scoperto che il sig. X era stato in carcere per spaccio
di droga e contrabbando e che il
figlio del sig. X era responsabile di un incidente stradale nel
quale aveva provocato la morte di una persona!!!. Rimasto senza possibilità
di lavoro per via del trauma subito, ho mandato una lettera anonima molto
accorata al sig. X chiedendogli in nome di Dio e della giustizia
di fare denuncia all’assicurazione per poter essere risarcito. A tale lettera il sig. X anziché pentirsi si è recato presso la Caserma dei Carabinieri di
Colonna, accompagnato dalla figlia avvocato, per
redigere atto di querela contro di me. Il mio avvocato a questo punto ha redatto
atto di citazione per farmi ottenere il risarcimento danni, ma l' avvocato figlia del pregiudicato
risponde con una dura e offensiva riconvenzionale descrivendomi come bugiardo inetto, e mettendo in dubbio il sinistro, il ricovero, l' intervento e tutto il resto. Questo comportamento ignobile di tali soggetti ha prodotto
una causa civile e penale lunghissima ed estenuante che mi vede tuttora
impegnato nel cercare di difendermi. Si, poiché oltre al danno si è aggiunta
anche la beffa, quella di difendermi da accuse fattemi da tale soggetto, difeso
peraltro dalla figlia avvocato e per di più anche Giudice Got. Questo
gentiluomo ha attribuito solo a me la responsabilità dell’incidente.
Una volta dunque uscito dall’ospedale, malconcio per l’intervento subito e
imbottito di farmaci vengo a sapere che tale soggetto aveva inspiegabilmente
declinato ogni responsabilità.
Ho chiesto diverse volte a tale personaggio di farmi ottenere il giusto
risarcimento arrivando fino ad implorarlo in nome di Dio, con una lettera molto
accorata per convincerlo, affinché dichiarasse la verità e mi facesse
risarcire, ma per tutta risposta questo soggetto dopo la mia missiva si recava
dai carabinieri accompagnato dalla figlia avvocato per fare atto di querela per
ingiuria e diffamazione!!!!!!!!!
Mi sarei aspettato che una volta appurata la verità, l'avvocato e Giudice
Got, desse una tiratina d'orecchie al padre spiegandogli che quando si causa un
danno bisogna costituirsi, e che tale azione andava condotta nella massima
correttezza possibile, sia per il passato in carcere del soggetto
responsabile dell'incidente e sia per la posizione della figlia avvocato e
giudice. Ed invece tale avvocato ha avuto un accanimento giudiziario contro di
me inspiegabile, chiedendo la mia condanna ed addirittura un risarcimento
danni, mostrando dunque appieno la propria origine malvagia ed attestando in
pieno il detto biblico : Li riconoscerete dai loro frutti.
Non è finita. Al processo è venuto a testimoniare in favore del padre, un altro
galantuomo, il figlio, anche lui di Valle Martella, un soggetto che oggi si erge
a paladino di diritti sociali, di interessi per il proprio paese, di giustizia,
lo stesso soggetto che anni fa ha investito e ucciso con la sua vettura un
uomo.
Questi sono i soggetti da cronaca nera. Non vi è diffamazione poiché i fatti
sono provati con atti, sentenze e perizie e dunque me ne assumo ogni
responsabilità.
Tutti possiamo incontrare per strada un balordo o un infame che ti rovina la
vita, che prima ti storpia e dopo mente aiutato da una banda di delinquenti che
sono conosciuti dai propri amici come brave persone ed invece sono dei mostri. Pensate e se fosse accaduto a voi o ai vostri figli? Forse sareste già
impazziti.
Come si può chiedere risarcimento danni ad una persona alla quale si è
procurato un danno fisico e psicologico!!!
Il primo processo è stato da me vinto (dopo 8 anni)nonostante il comportamento ignobile della figlia del pregiudicato che ha combattuto sino alla fine per non farmi risarcire e con le sue opposizioni mi ha fatto ottenere solo un quinto di ciò che avrei dovuto ottenere.
Inoltre la figlia del pregiudicato " l’avvocato", nonostante le prove
presentate al processo dove tre periti, uno del tribunale, uno di parte e
perfino quello della controparte, affermassero senza ombra di smentita che il
pregiudicato stesse in quel giorno effettuando retromarcia in curva sulla rampa
d’accesso, ha fatto appello.
Non contesto l’appello poiché è un diritto di ogni cittadino, contesto solo
questa forma persecutoria ingiusta nei miei confronti, in quanto nonostante
tutto quello che ho passato devo ancora difendermi e pagare avvocati. L' appello redatto da questa "signora" era pieno di menzogne, accuse ingiuste e false dichiarazioni.
Tali soggetti si sono ostinati nel voler colpire un innocente che ha subito un
grave danno e una tremenda ingiustizia senza avere colpa alcuna.
Tante volte ho pensato di farla finita con questa gentaccia e solo la
mia fede mi ha fermato e dunque pur non condividendo quello che questo signore
di Vasto ha fatto, io capisco il gesto quando vedi non solo l’ ingiustizia , ma
quando vedi la gente che non si scusa ed addirittura ti accusa dopo averti
procurato un danno…. Giudicate voi.
Mi dispiace dissentire dalla sua opinione. Poiché tali situazioni si verificano quando (a prescindere delle condizioni soggettive) chi subisce "Un Torto" poiché dai numerosi fatti pregressi, (vedi la "Corruzione nei Tribunali") non ha più fiducia nell'attuale "APPARATO ISTITUZIONALE" ("IL GIUDIZIARIO") per cui(giusto o sbagliato che sia) opta per la vendetta personale senza per questo sentirsi (necessariamente) "Un Criminale" poiché (in questi casi) i responsabili sono "Gli Organi Istituzionali".
questo omicidio, questo triste fatto di sangue, deve essere un monito per i magistrati che giudicano, per le forze dell'ordine che operano nel settore, ma soprattutto per i responsabili dei sinistri stradali e per gli avvocati delle parti che hanno causato il danno. Quando si è causato un danno soprattutto provocato lesioni o danneggiato una persona irreparabilmente bisogna solo fare ammenda e non accusare la parte lesa o i parenti della parte che ha subito il danno. Sia di monito a tutti, poiché non tutti reagiscono allo stesso modo, dunque come dice il nostro codice civile bisogna comportarsi con la diligenza del buon padre di famiglia. Questo messaggio rivolto anche a coloro che non credono in una divinità ma che almeno hanno un'etica
Mi dispiace dissentire dalla sua opinione. Poiché tali situazioni si verificano quando (a prescindere delle condizioni soggettive) chi subisce "Un Torto" poiché dai numerosi fatti pregressi, (vedi la "Corruzione nei Tribunali") non ha più fiducia nell'attuale "APPARATO ISTITUZIONALE" ("IL GIUDIZIARIO") per cui(giusto o sbagliato che sia) opta per la vendetta personale senza per questo sentirsi (necessariamente) "Un Criminale" poiché (in questi casi) i responsabili sono "Gli Organi Istituzionali".
RispondiEliminaquesto omicidio, questo triste fatto di sangue, deve essere un monito per i magistrati che giudicano, per le forze dell'ordine che operano nel settore, ma soprattutto per i responsabili dei sinistri stradali e per gli avvocati delle parti che hanno causato il danno. Quando si è causato un danno soprattutto provocato lesioni o danneggiato una persona irreparabilmente bisogna solo fare ammenda e non accusare la parte lesa o i parenti della parte che ha subito il danno. Sia di monito a tutti, poiché non tutti reagiscono allo stesso modo, dunque come dice il nostro codice civile bisogna comportarsi con la diligenza del buon padre di famiglia. Questo messaggio rivolto anche a coloro che non credono in una divinità ma che almeno hanno un'etica
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