Davide Vecchi
È capitato che un esponente del governo si sia rivolto a una procura della Repubblica accusando alcuni utenti privati di fare propaganda contro il premier e a favore dei pentastellati. Una denuncia in piena regola presentata dal potente Luca Lotti – sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nonché braccio destro di Matteo Renzi – contro alcuni profili ritenuti “colpevoli” di fare propaganda politica. La procura è stata chiamata ad accertare se quegli utenti sono fake (finti) o pagati dalla Casaleggio. E il bello che è gli inquirenti gli avrebbero dato seguito e avviato delle approfondite indagini.
Oppure il reato (per fortuna ancora inesistente) è proprio quello di essere apertamente contrari al partito del premier e al premier? Certo, è una esasperazione. Esasperare un piccolo evento permette di comprenderne le conseguenze. I social di oggi sono le piazze di ieri. Vero, il contatto è più diretto. Si può andare sul profilo del presidente del Consiglio e insultarlo. Ma se capita il premier può difendersi legalmente. Anche se un rappresentante delle istituzioni, per il ruolo pubblico che ricopre, deve accettare critiche e pure qualche insulto: fa parte del “lavoro”. Se poi il partito di cui il premier è segretario ha persone che fanno altrettanto con i propri oppositori politici, allora il silenzio è l’unica via. A meno che non ci si senta superiori a tutti, anche alle regole. Pare proprio che questo Pd voglia scendere in campo commettendo falli e aspettandosi che l’arbitro fischi solo quelli degli avversari. E se quelli non li fanno, allora se l’inventi l’arbitro.
Comunque. Beatrice Di Maio ha quasi 14 mila follower che nell’articolo vengono spacciati come fossero un’enormità, ma vabbè. Attraverso questa rete diffonderebbe il verbo grillino. In pratica questa l’accusa. A lei poi sarebbero collegati altri profili, di altri utenti. Le loro colpe? Scrive La Stampa: “@BVito5s, Rottamiamo Renxit, account dedicato alla distruzione del premier. @Teladoiolanius (contenuti di destra, anti-immigrati e pro Trump), @Kilgore (bastonatura di avversari, politici o giornalisti) e @AndCappe (account vicinissimo a @Marpicoll, a sua volta ghost di @marionecomix, account delle vignette grilline di satira pesante a senso unico), o di recente @_sentifrux (Sentinella), @carlucci_cc (Claudia) e @setdamper”. Ora io sono andato a guardarli questi profili. Incuriosito. Marionecomix fa vignette pro Grillo. Kilgore è decisamente a favore del No al Referendum, così come tanti altri del Pd lo sono a favore del Sì. Comunque il rischio è proprio questo: o si guarda tutti e si tutelano tutti o è limitare la libertà d’espressione.
Stamani il Pd, per mano di Emanuele Fiano, ha preso l’articolo de La Stampa e ne ha fatta un’interrogazione al governo (sigh), chiudendo il cerchio: dal governo al governo passando per il Pd. Usano il loro potere per limitare i cittadini sui social? Si potrà parlare solo bene del capo e delle sue politiche e criticare solo gli avversari? E a seconda del numero dei follower saranno introdotte delle pene? Luigi Di Maio ne ha 146 mila e non mi pare pro Renzi. Che vogliamo fargli? E a Pippo Civati che ne ha 274 mila ed è piuttosto a favore del No? Gli togliamo internet per un mese? Marco Travaglio poi, oltre ad andare in tv, nei teatri e dirigere un giornale critico nei confronti del governo, su Twitter ha quasi un milione e mezzo di persone che lo seguono e leggono. Interdetto dai social per sei mesi? O a vita? Siamo seri per favore. Vi prego. Basterebbe molto meno.
Credo che tutti debbano ritrovare dei toni civili sui social, mentre chi ci governa dovrebbe ritrovare il senso del limite e non abusare del proprio ruolo, tanto meno rivolgendosi a una procura contro dei singoli cittadini. Grillo paga qualcuno per fare propaganda? Non è reato. E se lo fosse lo commetterebbero tutti. I fake e troll e via dicendo del Pd sono ormai una corrente interna del partito. Siate seri. Vi prego.
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