mercoledì 27 aprile 2016

L’ISIS è una grande operazione occidentale: ecco le evidenze che lo provano – DOSSIER




ISIS, terrorismo, strategia dell’orrore con decapitazioni e quant’altro: vogliamo credere che le potenze occidentali abbiano commesso così tanti gravi errori di valutazione, uno dopo l’altro?
La regia occidentale è evidentissima. In ogni circostanza. Dalla creazione delle condizioni in Iraq, Siria e Libia per rendere possibile la nascita dell’ISIS, e alla creazione stessa del gruppo. Questo lungo articolo può essere considerato il ‘seguito’ del testo
A cura di Veritanwo
In queste ore i media di tutto il mondo parlano della macabra decapitazione di un cittadino canadese, ad opera di un gruppo terrorista filippino “affiliato ad Al Qaeda”, avvenuta dopo sette mesi di prigionia. John Ridsdel era stato rapito nelle nel settembre del 2015 mentre si trovava all’interno di un residence.
I media hanno iniziato a parlare di ISIS nel Luglio 2014, con la “proclamazione” del califfato. Gli uomini di Al Baghdadi si erano già impadroniti di ampi territori in Siria e Iraq. Da quel momento è partita una vera e propria “campagna di terrore” a suo di video dove i terroristi commettono efferati omicidi con una violenza inaudita, decapitazioni, crocifissioni, stupri, persone gettate dai tetti o bruciate vive, annegate, uccise dilaniate da un razzo. Donne violentate, oppure rese schiave. Una varietà di brutalità degne di un film horror. Sempre più violenti e mostruosi, man mano che la gente si “abituava” alle violenze precedenti.
Ormai le decapitazioni non fanno più notizia. Il web è letteralmente invaso da immagini orribili. I primi tempi la gente rimaneva turbata, in particolare le persone più sensibili. Ormai ci siamo assuefatti, ci passano davanti video o immagini di atrocità sulla home di Facebook, e non ci facciamo nemmeno caso.
CUI PRODEST? Chi trae beneficio da questa lunga campagna mediatica di orrore? Per quale motivo i terroristi fanno così? Cosa ci guadagnano?
Diverse domande sorgono spontanee.

Qualcosa non torna…

E’ assolutamente credibile che i feroci miliziani, la “carne da cannone” del califfato, mandati a combattere contro l’esercito siriano o iracheno, possono commettere queste brutalità e filmarle per terrorizzare i nemici, forse come esibizione di forza. Si tratta di persone che rischiano la vita e sono votate al martirio, o mercenari mossi dai soldi e dal potere che acquisiscono facendo parte delle truppe dell’ISIS.
Ma i loro superiori dovrebbero e potrebbero impedire la divulgazione di simili barbarie, come avviene in altri contesti. Nessun gruppo terrorista ha mai attuato una strategia simile, per ovvi ed intuibili motivi. Invece ISIS non solo permette ai miliziani di divulgare video di barbarie, ma confeziona accuratissimi video, con tanto di montaggio professionale da parte di validi videomaker.
ISISIl gruppo palestinese Hamas, ritenuto “gruppo terrorista” per esempio, si impegna nella comunicazione per dare risalto, al contrario, alle violenze dell’esercito israeliano. Talvolta è emerso persino che alcuni video fossero delle “montature”, per mostrare un quadro più grave e “toccante” possibile. Con questo non voglio difendere Israele, che in Palestina di atrocità ne ha commesse e ne commette ancora, ma evidenziare l’atteggiamento di Hamas, ben diverso da quello dell’ISIS.Quando furono uccisi i tre giovani israeliani, Hamas si affrettò a negare ogni responsabilità (ed è molto probabile che non siano stati loro gli autori) perché sapevano che avrebbero dato modo ad Israele di giustificare operazioni militari agli occhi del loro popolo, e della comunità internazionale.
La violenta strategia dell’ISIS è duramente condannata anche da una larga maggioranza dei musulmani. La propaganda dello pseudo-califfato può attecchire solo su una ridottissima minoranza di fanatici, persone che spesso vivono ai margini della società. Questa “ultraviolenza” viene condannata anche da molti musulmani che ideologicamente non vedono di buon occhio gli USA e l’occidente, ma che non giustificano queste barbarie.
Se ISIS parlasse di “liberare le popolazioni islamiche da governi fantoccio al servizio delle potenze occidentali“, da confini geografici creati a tavolino dalle potenze colonizzatrici occidentali, del fatto che i regimi sostenuti dall’occidente hanno svenduto le risorse del paese in cambio di benefici per la famiglia del dittatore e pochi altri, tenendo la popolazione nella miseria, e con la dura repressione di ogni dissenso, il califfo otterrebbe sicuramente molti più consensi.  Invece con le brutalità che esibisce, si mette contro l’opinione pubblica mondiale.
Gli uomini di Al Baghdadi hanno fornito ampissime motivazioni per giustificare un intervento militare. Al punto che Stati Uniti e soci, affermavano di averlo intrapreso e di aver bombardato le postazioni dell’ISIS. Sono andati avanti un anno con questa storia, mentre il califfato continuava ad espandersi e mettere le mani su giacimenti di petrolio, gas, i soldi delle banche (nalla sola Banca Centrale di Mosul si sono impadroniti di oro, diamanti e riserve monetarie in varie valute, per centinaia di milioni di euro.) e molte altre ricchezze, per un patrimonio che già nell’estate 2014 era stimato in 4 miliardi di euro. Non ho trovato stime attendibili più recenti, ma sicuramente ha aumentato le proprie ricchezze, visto che da quel periodo in avanti, è riuscito a mettere le mani su giacimenti di petrolio e di gas, rivenduto di contrabbando. ISIS riesce a mantenere un vero e proprio esercito di 70/80.000 uomini, operativi tra Siria e Iraq. Non si tratta di un “gruppo eversivo” come la vecchia “Al Qaeda”, nel nome della quale hanno attaccato l’Afghanistan e l’Iraq, che agiva di nascosto, ma di un vero e proprio “stato terrorista” che dispone di molti soldi, e ha messo le mani anche su 30-40kg di uranio che erano custoditi nell’Università di Mosul per scopi universitari.
Nonostante ISIS abbia fornito ampie motivazioni per essere aggredito, le potenze occidentali non lo hanno fatto, consentendo loro di espandersi e rinforzarsi. E pensare che sulla base di “meri sospetti”, poi rivelatisi una bufala, hanno attaccato e deposto Saddam Hussein…
Gli uomini del califfato erano arrivati a pochi km dagli uffici governativi di Damasco, la caduta del governo di Assad sembrava imminente, salvo poi entrare in scena la Russia. Putin ha ordinato energici raid, e nel giro di due settimane ha liberato numerosi territori siriani occupati da ISIS, dimostrando che ISIS non è forte come vogliono farci credere. Si tratta di 60.000 miliziani, violenti e pronti a tutto, ma nella maggioranza dei casi, combattenti improvvisati, che fino a qualche anno fa, svolgevano lavori “normali”.
Colpiti dai raid aerei russi e travolti dall’avanzata dell’esercito siriano, gli uomini del califfato se la sono data a gambe. Putin ha distrutto molti mezzi militari, i camion che trasportano il petrolio venduto di contrabbando, ha ucciso centinaia di miliziani, seminando il panico, tanto che molti combattenti si sono dileguati. Alcuni sono stati catturati e uccisi dalle truppe del califfato stesso come traditori.
Sono andato fuori tema rispetto alle domande iniziali, ma credo fosse necessario fare una “panoramica” della situazione. I vertici del califfato non hanno nulla da guadagnare da questa strategia del terrore. Al contrario, ha solo da rimetterci. Se altri gruppi terroristici avessero fatto un decimo di ciò che ha fatto ISIS, sarebbero stati attaccati e distrutti nel giro di poche settimane. ISIS avrebbe dovuto cercare di mantenere un “basso profilo”, invece ce l’ha messa tutta per farsi odiare e disprezzare – lo ripeto – anche dalla maggioranza assoluta dei musulmani. Dinnanzi a migliaia di donne yazidi, curde o comunque “infedeli” rapite e rese schiave sessuali, solo una persona gravemente alienata può esprimere consenso.
Forse il califfo Al Baghdadi sapeva che non sarebbe stato attaccato, e che nonostante tutto, gli sarebbe stato consentito di crescere? Putin è intervenuto quando ISIS si era già ben strutturato, e nonostante questo, ha dimostrato come non fossero in grado di resistere agli attacchi. ISIS riesce ad imporsi sul territorio, con la minaccia e la paura che incute sulla popolazione, così come può attaccare l’esercito siriano, stremato da quasi cinque anni di guerra, e che deve vedersela anche con i cosiddetti “ribelli moderati” – così li ha definiti Obama – finanziati dagli USA, ma anche dalla Francia e altre potenze europee e mediorientali. Ma non può resistere agli attacchi di un esercito professionale. Se la comunità internazionale fosse intervenuta agli albori della nascita di ISIS, quando Al Baghdadi gestiva poche centinaia o alcune migliaia di miliziani, sarebbe stato distrutto molto facilmente.
Ma del resto, la nascita di questo gruppo è stata, se non “organizzata”, sicuramente agevolata dalle potenze occidentali. Che eliminando Saddam e sfiancando Assad, hanno creato il contesto favorevole per fare crescere e attecchire il gruppo. E non dimentichiamoci della Libia, anch’essa “liberata dal dittatore Gheddafi” e consegnata….. al caos. Con un governo fantoccio che non ha ne autorità, ne autorevolezza. Tutto normale, o casuale? Errori di valutazione? Vogliamo credere che le potenze mondiali commettano errori così grossolani? E va bhe, pensiamolo. Altrimenti siamo gombloddisti1!1!!1… :-)
Questo martellamento di immagini, video, notizie ultraviolente, sta ottenendo un unico risultato: quello di coltivare razzismo, intolleranza, pregiudizi verso i musulmani. Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli episodi violenti, come incendi ad un centro islamico e ad una macelleria gestita da un arabo, episodi che sono passati inosservati.
Le violenze dell’ISIS, gli attentati, ed i malgestiti e abbondanti flussi di migranti che giungono in Europa ed in Italia via mare  o con altri mezzi (fanno notizia solo i barconi, ma molti entrano in Europa anche dai confini terrestri, dipende la provenienza.) stanno spingendo sempre più persone verso l’intolleranza. Non solo in Italia, basta guardare i risultati elettorali dell’Austria delle elezioni di pochi giorni fa.
Si è venuto a creare, e sta peggiorando, un clima sempre più ostile verso i musulmani. Sopratutto in Belgio, dove ormai chi risiede a Molenbeek è guardato con sospetto, sottoposto a controlli e perquisizioni. Si sta creando un clima di intolleranza che spingerà alla radicalizzazione sempre più persone. I musulmani sono 1,6 miliardi di persone. Oggi sono pochissimi quelli che sostengono ideologie estreme, come quelle proposte da ISIS. Nonostante la “chiamata alle armi” del califfo, si sono recati in Siria alcune centinaia di “foreign fighters”, una percentuale infinitesimale rispetto al numero dei musulmani. Accostare i musulmani al terrorismo, è follia. Sarebbe come definire tutti gli italiani nazisti, poiché su sessanta milioni di italiani ci sono alcune migliaia di neonazisti. Follia pura. Se si crea un clima di “scontro”, il numero dei fondamentalisti è destinato ad aumentare.
I flussi migratori sono scatenati da due importanti fattori:
  1. Numericamente, i migranti sono molti a causa della guerra in Siria, sostenuta dalle potenze occidentali (altrimenti sarebbe finita da un pezzo, o probabilmente non sarebbe nemmeno iniziata…) e le forti tensioni in Iraq e Libia. Quest’ultima interessata da una vera e propria “guerra civile”: Tutte situazioni prodotte dalle politiche occidentali.
  2. Il caos in Libia, da dove quotidianamente partono i barconi. Se c’era Gheddafi questa situazione non avrebbe avuto luogo. Oltre al fatto che pattugliano il mare per soccorrere giustamente i migranti, ma non per impedire le partenze. Eppure non ci vorrebbe molto. I viaggi dei barconi in Libia sono organizzati da gruppi collegati con i terroristi, che controllano il paese. I viaggi dei migranti sono una fonte di finanziamento milionaria, e ovviamente ne approfittano anche coloro che non scappano dalle guerre, ma sognano un futuro migliore in Europa.
Le responsabilità occidentali sono fin troppo evidenti. Si tratta di capire se sono dovute ad errori immensi, oppure ad una precisa strategia. Personalmente non ho dubbi.
Leggete l’articolo Ecco come è “nato” ISIS, grazie ad Al Baghdadi, agente della CIA, e avrete una panoramica ancora più ampia su come sono svolti i fatti. Si tratta di semplici constatazioni, non di “teorie“. Aspetto ancora un politico o un giornalista che voglia rispondere ai quesiti posti nell’articolo Le 8 domande su ISIS a cui nessun politico o giornalista risponderà mai.
Se volete approfondire la questione ISIS, consultate l’archivio degli articoli contrassegnati dal “tag” ISIS: http://veritanwo.altervista.org/tag/isis
Cercate di analizzare i fatti, senza prendere per buono acriticamente quanto illustrato in questo articolo. Ognuno faccia le proprie valutazioni. Ma cercate di avere questo approccio anche nei confronti della Televisione e dei mass media! Che nei loro “salotti” vi propongono 4-5 modi di valutare le cose, spingendovi a “sposare” le tesi proposte da qualcuno. Anche in politica funziona così. Sembra che vi stiano mettendo a scelta, ma in realtà limitano il vostro pensiero e le vostre valutazioni a quelle proposte dai vari politici o commentatori televisivi. Alla fine la vostra “scelta” resta relegata ad una di quelle proposte da loro. Anche in antitesi tra di loro, ovviamente. Ma pur sempre limitate. I mass media non vi aiutano a farvi un’idea, ma ne confezionano varie e vi invitano a sceglierne una… 

Ecco perché razzismi e xenofobia fanno il gioco dell’ISIS e del terrorismo


Gli attentati di Parigi hanno, come era ampiamente prevedibile, senza necessitare di spremersi troppo le meningi, dato nuovo vigore all’ondata xenofoba e razzista che ha travolto l’Italia negli ultimi anni.
“chiudiamo le frontiere! Chiudiamo le Moschee! Rimpatriamo i mussulmani (la doppia S ce la mettono loro…) e via dicendo.
Evidentemente queste persone non sono ben informate. Non sono a conoscenza del fatto che i più feroci jihadisti operativi nel territorio dell’ISIS sono i cosiddetti “foreign fighters”, ovvero migliaia di giovani, con cittadinanza europea, immigrati di seconda o terza generazione, che sposano la causa di Allah, e lo fanno con un’intensità che difficilmente si riscontra nei fondamentalisti mediorientali, che spesso aderiscono a formazioni jihadiste per questioni economiche, ma ci sono anche quelli che imbracciano il fucile quasi per costrizione. Con ben poca motivazione.
Motivazione che invece non manca agli jihadisti europei, che abbandonano la tranquilla Europa per andare a combattere nel nome di Allah. Fanno l’esatto contrario di chi rischia la vita per recarsi in Europa sognando un lavoro, o per sfuggire dalla guerra, ma i nostri eroi vogliono prendersela con quest’ultimi. E certi politici cavalcano la situazione, gettando benzina sul fuoco.
Ma cosa spinge un giovane islamico europeo, immigrato di seconda o terza generazione, a radicalizzarsi? A sacrificare la propria esistenza in nome della jihad?
Senza voler giustificare, io credo che sia quantomeno il caso di provare a capirlo.
Si tratta di giovani che spesso – ma non sempre – vivono ai margini della società, nei quartieri più popolari, figli di modesti lavoratori che sbarcano il lunario lavorando duramente. Ragazzi che, nell’Europa della crisi e del pregiudizio, non sono riusciti ad integrarsi, a trovare un’occupazione, vivono male, perdono motivazione e prospettive, e iniziano a covare rancore nei confronti dello stato in cui vivono. Si sentono discriminati, ma sopratutto, si sentono inutili. Come molti loro coetanei europei cristiani, del resto. Al di la dei selfie sui social, c’è molto malessere in giro.
Una piccola parte degli individui che vivono nelle condizioni sopracitate, si lascia influenzare dalla propaganda del Califfato, che offre loro un ruolo da protagonisti, un posto nella storia, ma anche uno stipendio, e altro.
Guardate questo video pubblicato dalla CNN, con il proclama propagandistico in francese dei miliziani ISIS, con tanto di minacce alla Francia e appello agli islamici francesi. Da notare come facciano leva sulle condizioni sociali dei giovani, e sul loro orgoglio, per spingerli verso la jihad. In un altro video propagandistico, i foreign fighters bruciano i loro passaporti europei, come per dire che non faranno mai ritorno in patria.
Il razzismo, la discriminazione, la xenofobia, non fanno altro che peggiorare la situazione, creando un humus sempre più favorevole al terrorismo fondamentalista.
Creare un clima da “caccia alle streghe” e di diffidenza nei confronti dei musulmani, sarebbe quanto di peggio può fare la Francia, l’Europa, il mondo intero. Ricordiamoci che i musulmani nel mondo sono oltre un miliardo e 200 milioni, mentre i fondamentalisti sono poche decine di migliaia. Fate voi la percentuale.
Se le potenze occidentali non avessero fatto numerosi errori, il numero sarebbe sicuramente inferiore. Ora però stiamo attenti a non aumentarlo, questo numero.
Non si deve arrivare allo scontro di religione. Che è proprio quello che vuole chi titola i giornali con offese al mondo islamico, o che a vario titolo getta benzina sul fuoco.
VeritanwoAggiornamento 26/04/1981 – Nuovo articolo L’ISIS è una grande operazione occidentale: ecco le evidenze che lo provano – DOSSIER che può essere considerato un approfondimento di questo.
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Isis è apparso nelle nostre vite nel Luglio del 2014, quando il cosiddetto Abu Bakr Al Baghdadi si autoproclamò “califfo” del sedicente Stato Islamico. In quel periodo infatti, quando fece la sua comparsa mediatica, aveva già conquistato, con il silenzio-assenso degli USA, dell’ONU e della comunità internazionale, e coperto dal totale silenzio dei media occidentali, una buona parte del territorio iracheno e di quello Siriano,  sottraendo territori non solo al governo di Assad, ma anche alle altre formazioni islamiste, rispetto alle quali ISIS è meglio equipaggiato. Tanto che dopo alcuni scontri, molti jihadisti di Al Nusra e dell’FSA sono confluiti nelle fila di ISIS, visto che il califfo riconosce un trattamento migliore ai propri uomini.
In quel periodo Al Baghdadi aveva già messo le mani sull’ingente patrimonio custodito nella Banca Centrale di Mosul, negli altri istituti bancari, su alcuni giacimenti di petrolio in Iraq e di gas in Siria, e sulle armi che gli USA avevano lasciato in dote al governo fantoccio iracheno.

Ovviamente l’avventura dell’ISIS, pur senza questa denominazione, era iniziata molto prima. Procediamo per gradi.
Gli USA per creare le condizioni per creare ISIS si sono premurati di abbattere Saddam e far esplodere la guerra in Siria. Dove il piano sarebbe stato quello di spodestare Bashar Assad e sostituirlo con un governo fantoccio non in grado di mantenere il controllo sul territorio. Come è accaduto in Iraq.
Ovviamente non è un caso nemmeno che sia stato spodestato Gheddafi, in un momento in cui il Rais non creava problemi e non rappresentava una minaccia. Anche in Libia dopo aver spalleggiato gli islamisti per buttare giù Gheddafi, il paese è stato lasciato in mano ad un governicchio che non aveva ne l’autorevolezza ne i mezzi per mantenere il controllo del paese, infuocato dalle bande islamiste.
Lo pseudocaliffo Al Baghdadi, leader carismatico dell’ISIS, è legato alla CIA, così come il suo luogotenente in Siria, Abu Omar Al Shishani,”il ceceno” , ex militare georgiano noto per il suo coraggio e bravura sul campo di battaglia. E’ lui la massima autorità militare in Siria. Egli è uomo di fiducia di Al Baghdadi, oltre ad essere un vero e proprio “divo”, idolatrato e stimatissimo tra le truppe ISIS.
Il loro lavoro è stato sicuramente coadiuvato dalla CIA e presumibilmente da altri servizi segreti di paesi alleati agli USA. Al Baghdadi era noto nell’ambiente islamista, ed è stato addirittura detenuto in un campo di reclusione americano in Iraq. Per motivi ignoti non ha fatto la fine dei detenuti che da oltre 12 anni sono rinchiusi a Guantanamo, bensì è stato liberato. Ed è diventato il “califfo”.
Durante l’occupazione americana in Iraq, gruppi armati erano già attivi sul territorio. Al Baghdadi, Al Shishani ed altri, grazie al sostegno ed ai finanziamenti ricevuti non solo dalla CIA, ma anche da alcuni governi mediorientali, come Arabia Saudita e Qatar, è riuscito a mettere in piedi una sorta di esercito, assoldando ex detenuti, banditi, ex militari e poliziotti, mercenari di varia origine.
In uno scenario come quello iracheno, dove la miseria dilagava (e dilaga) assoldare mercenari non è così difficile. Anche perché gli uomini del califfo è notorio percepiscano oltre 300$ al mese, molto più dei militari del governo. Oltre al fatto che hanno modo di saccheggiare e ottenere ulteriori introiti.
Quando il governo americano se ne è andato, la situazione in Iraq era molto tesa. Oltre alle bande che si opponevano al governo a suon di autobombe e attentati, erano operative sul territorio molte bande di criminali. C’erano e ci sono molte armi in giro. I militari americani riuscivano malapena a mantenere la situazione sotto controllo solo dispiegando moltissimi uomini. Una fittissima rete di checkpoint e pattuglie.

Quando l’esercito USA se ne è andato, la presenza di uomini sul territorio è diminuita di 10 volte. La polizia irachena e l’esercito non disponevano nemmeno di un numero sufficiente di uomini, per mantenere il controllo di una situazione tanto calda. Senza considerare il fatto che nel frattempo, Al Baghdadi e soci, si stavano organizzando.
Gli USA si sono “premurati” di lasciare al comando del paese un governo privo di autorevolezza, e privo di una struttura capace di mantenere il controllo e l’ordine nel paese.
Appare evidente che nulla sia “casuale”. Gli americani di certo non fanno errori così grossolani. Solo un ingenuo può pensare ad errori di valutazione. In realtà, avevano valutato benissimo, in base ai loro veri scopi.
I miliziani di Al Baghdadi hanno iniziato la loro azione assaltando i depositi di armi dell’esercito iracheno, dove venivano custodite le armi ed i mezzi militari che gli americani hanno lasciato all’esercito iracheno. I depositi erano scarsamente protetti, e quando alcune centinaia di uomini lo hanno attaccato, hanno trovato poca resistenza. I militari dopo aver constatato la superiorità numerica, sono scappati, e quelli catturati dai miliziani hanno fatto una brutta fine.
Una volta che hanno messo le mani su armi e denaro, espandersi è stato piuttosto facile.  Già a Settembre del 2014 secondo gli analisti l’ISIS aveva maturato una disponibilità economica di circa 2 miliardi di dollari, con un provento quotidiano di 2 milioni di dollari proveniente dal solo petrolio.
L’esercito iracheno per mesi ha rinunciato a qualsiasi azione offensiva, lasciando una città importante come Mosul, con 2.800.000 abitanti, nelle mani dei terroristi, che ormai hanno il controllo di una porzione di territorio dove vivono più di 8 milioni di persone.
Oggi ISIS dispone di oltre 80.000 miliziani, ed il numero delle nuove reclute supera i caduti sul campo. Avrebbero potuto fermarlo immediatamente, mentre è stato consentito ad Al Baghdadi di strutturarsi sempre di più. Solo il recente intervento russo ha inferto perdite di uomini e mezzi alle truppe del califfato, costringendo i miliziani ad arretrare, in Siria.
I tentacoli di ISIS sono presenti anche in Libia. E con i barconi, secondo le fonti di intelligence, il califfo avrebbe inviato in Europa degli uomini, premesso che molti degli islamisti più radicali, sono immigrati di seconda o terza generazione. Spesso disposti ad effettuare attacchi kamikaze, che nel mondo sono in aumento.
Tra l’altro gli uomini del califfo hanno messo le mani su 40kg di uranio custoditi all’Università di Mosul. Una quantità che utilizzata con finalità terroristiche, potrebbe produrre numerosi danni.
Veritanwo

Le 8 domande su ISIS a cui nessun politico o giornalista risponderà mai


Di seguito alcune domande sull’Isis su questioni ignorate sistematicamente da politici e mass media. Domande che un Giornalista degno di questo nome dovrebbe porsi e porle ai politici.
Provate a sottoporle, tramite i social, a politici e giornalisti, e vediamo se ne trovate 1 – uno – disposto ad affrontarle e rispondere (o confutarle) in modo esaustivo…
Veritanwo
  1. E’ agli atti il fatto che nel 2004 Ibrahim Awad Ibrahim al-Badri, nome reale dell’auto proclamato califfo, fu recluso nel campo di prigionia americano in Iraq “Camp Bucca”, (vedi verbale dell’esercito Usa) dove rimase per soli 10 mesi, nonostante fosse già notoriamente legato ad ambienti jihadisti almeno sin dall’anno 2000. La domanda che nasce spontanea è la seguente: perché fu liberato dopo pochi mesi? Davvero l’intelligence USA e quello iracheno potevano non sapere dei suoi collegamenti?
  2. Secondo un’inchiesta americana e le indiscrezioni di alcuni jihadisti, riportate per esempio in questo articolo di HuffPost, il leader dell’Isis avrebbe avuto la possibilità di allacciare contatti e fare proseliti anche all’interno del carcere allestito dagli americani in Iraq “Camp Bucca“, elemento quanto meno insolito, visto il trattamento riservato ai reclusi in strutture analoghe, da Guantanamo ad Abu Ghraib. Possibile che in questo carcere nessuno si sia accorto di niente?
  3. Quando gli USA hanno ritirato le truppe dall’Iraq, hanno abbandonato il paese al caos. Era noto il fatto che il governo iracheno non godesse dell’autorevolezza necessaria per mantenere il controllo della situazione, ne della fedeltà di larga parte dei poliziotti e dei soldati, oltre al fatto che questi non avevano la forza di confrontarsi con i gruppi di opposizione armata, islamisti e non. La situazione in Iraq era incandescente anche quando migliaia di soldati a stelle e strisce presidiavano il paese, e quando questi sono venuti meno è sprofondato immediatamente nel caos. Davvero gli Usa potevano non prevedere questo scenario?
  4. Perché nessuno – ne gli Usa, ne gli alleati mediorientali – è intervenuto tempestivamente, quando poche centinaia di uomini hanno preso d’assalto i depositi di armi dell’esercito e le banche irachene, consentendo ad ISIS di arricchirsi e ingigantirsi?
  5. E’ ormai noto e comprovato – anche dai recenti video e foto rilasciati dai russi, che mostrano gli affari della Turchia con ISIS – che alcuni alleati sostengono, in modo più o meno diretto, il cosiddetto Stato Islamico, organizzazione considerata il mandante, tra gli altri, degli attentati di Parigi. Come mai nessuno ne parla, ne propone sanzioni contro questi paesi?
  6. Come mai politici e media hanno iniziato a parlare di ISIS e di Al Baghdadi solo quando questo ha “proclamato” il suo califfato? Ovvero solo quando ha assunto il controllo di vasta parte della Siria e dell’Iraq, tra cui città molto importanti come Raqqa e Homs in Siria, e Mosul in Iraq?
  7. Perché i presunti raid americani contro ISIS, iniziati più di un anno fa, non hanno mai colpito i centri di potere dell’Isis, come invece ha fatto la Russia in appena due settimane, diminuendo la forza militare ed economica dell’Isis, e respingendolo da vasti territori?
  8. L’Isis domina la scena in Iraq, Siria e Libia, ovvero dove ci sono stati interventi militari occidentali. E’ un caso?
  9.  

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