sabato 5 marzo 2016

Perchè dico no alla candidatura di Bertolaso come sindaco di Roma.



Io non ho prove di reati commessi dal dottor Bertolaso riguardo la Maddalena e l 'Abruzzo ecc, non so a che punto siano le indagini e non ho seguito tutto l' iter processuale e dunque non posso giudicare o esprimere pareri, conosco solo quello che mi riguarda, cioè il fatto di aver lavorato alacremente presso il Dipartimento della Protezione Civile, non solo per ciò che riguardava il mio compito, ma anche occupandomi di tutto l' ufficio assegnatomi, in quanto alcuni personaggi che stavano nello stesso ufficio erano per lo più assenti, lavoravano solo poche ore e pur essendo di fatto assenti risultavano presenti e con ore eccedenti di lavoro !!!!poichè si scambiavano i cartellini personali, cosi uno timbrava per quattro persone all' ingresso e un altro timbrava per quattro persone la stessa ora d'uscita.
Questi personaggi non solo derubavano l' amministrazione, ma erano infastiditi dalla mia presenza e dalla mia voglia di lavorare, tanto che sfinito da questi atteggiamenti denunciai il loro comportamento scorretto al dirigente del dipartimento. Non ero consapevole che fra i ladri vi fosse una persona amica e protetta dal dirigente e cosi mi misi nei guai.
La mafia esiste all' interno dell' apparato dello Stato!.
Il direttore avvisò i ladri che io avevo scoperto tutto e mi isolarono e successivamente nonostante il servizio reso e le capacità lavorative unite alla competenza, non mi venne rinnovato il contratto.
Il sacrificio degli onesti al posto di mafattori raccomandati .
Scrissi al dottor  Bertolaso questa lettera che allego (con raccomandata), ma non ebbi mai alcuna risposta.
Io adesso mi chiedo, se Bertolaso non mi ha rinnovato il contratto dopo che io avevo scoperto dei ladri all' interno del Dipartimento e si è tenuto i malfattori, come potrà governare con giustizia la città di Roma?






RISERVATA PERSONALE                                                          ll.mo Sig
                                                                                          Dottor Guido Bertolaso
                                                                                                      Dipartimento Protezione Civile
                                                                                                      00193                   ROMA



                                                                                                      copia per conoscenza:

                                                                                                      Gent.ma Sig.a
                                                                                                      Dott.a Marta De Gennaro
                                                                                                      Dipartimento Protezione Civile
                                                                                                      Via Ulpiano 11                                                                                         
                                                                                                      00193                  ROMA

Roma,  17 febbraio 2010

Estratto della lettera raccomandata inviata al dottor Bertolaso

Illustrissimo Dottor Bertolaso,


…….


Ho avuto inoltre l’opportunità di collaborare presso la Protezione Civile in qualità di archivista prima con la stimatissima Dott.a Marta De Gennaro e successivamente presso la Vigilanza Flotta Aerea comandata dal Generale Vittorio Savino e per finire presso l’Archivio Generale della Protezione Civile.

Posso affermare che tale esperienza si è rivelata molto soddisfacente dal punto di vista professionale, cosa attestata anche dalle molte manifestazioni di stima e apprezzamento espresse di alcuni miei ex-colleghi.

Centinaia di faldoni e di fatture sparse per terra sono state da me catalogate ed archiviate
a seguito di molte ore di lavoro, sia in formato cartaceo che informatico.

Purtroppo durante la mia attività lavorativa nella Segreteria della Vigilanza Flotta Aerea sono venuto in contatto con quattro persone che non esito a definire disoneste a motivo innanzitutto della propria manifesta incapacità a svolgere gli incarichi seppur minimi affidati loro, ma secondariamente e cosa ben peggiore, della costante e continua falsificazione dei cartellini presenze, da dove risultavano essere presenti in ufficio mentre in realtà si trovavano altrove.

Altri comportamenti deplorevoli consistevano nell’utilizzare i telefoni presenti in ufficio da parte sia dei civili che dei militari, in qualità  di ponte o di centralino mettendo in contatto persone estranee all’Amministrazione per farle comunicare fra di loro con i propri apparecchi cellulari.

Alla lista delle azioni illecite non poteva mancare ed infatti non è mancata la navigazione in internet sui siti pornografici, cosa talmente imbarazzante che per riserbo mi rifiuto persino di commentare.

I comportamenti suelencati sono da considerarsi riprovevoli senza alcuna eccezione; questo è il mio pensiero come sono certo sarà anche il Suo.

Per superare l’evidente imbarazzo e per evitare di diventare complice di una truffa ai danni della Pubblica Amministrazione mi rivolsi più volte all’allora Dirigente Responsabile, Dott. A. B.,  il quale mi rassicurò che sarebbe intervenuto risolutamente per porre fine alla incresciosa situazione della quale era venuto a conoscenza.

Notai che subito dopo il nostro colloquio riservato i colleghi dell’ufficio cominciarono a comportarsi in modo strano nei miei confronti: parlavano a bassa voce in mia presenza o lasciavano direttamente la stanza in cui ero presente per parlare senza essere ascoltati.

Ricordo che un giorno venni affrontato dalla sig.ra Anna M……., collega dell’ufficio ed una delle quattro persone di cui sopra, la quale oltre a vantare la propria sponsorizzazione da parte di un importantissimo esponente politico …., mi rimproverò per essere andato dal Dott. B. a riferire delle irregolarità accadute e, cosa ancor più inquietante, mi chiese se non avessi paura di morire.

La signora M……, oltremodo sicura di sé, concluse dicendomi che le mie denunce erano del tutto inutili poiché il Dott. B. non le aveva applicato alcuna sanzione anzi, al contrario, si era dimostrato molto comprensivo nei suoi confronti.

Compresi allora che le notizie che avevo riferito confidenzialmente al Dott. Borrelli erano state comunicate ai quattro colleghi e rimasi sorpreso dal fatto che colui che avrebbe dovuto prendere provvedimenti disciplinari nei loro confronti aveva fatto in modo di renderli consapevoli della situazione rischiosa in cui si trovavano.

Per finire anche il Dott. B. cambiò atteggiamento nei miei confronti, cercando continuamente il pretesto per accusarmi di negligenza sul lavoro o di assenze non giustificate, oltre a farmi svolgere un attività diversa da quella di archivista; infatti sovente ero tenuto ad uscire con l’autista come accompagnatore visto che questi doveva lasciare la macchina in doppia  fila per consegnare della posta.

Preciso che tutte le assenze sono state segnalate telefonicamente e avvenute a causa della malattia che ha portato alla morte mia madre.

Ho cercato più volte ed in più occasioni di dimostrare al Dott. B. l’entità e la qualità del lavoro che avevo svolto, ma nonostante questo egli si è dimostrato a me ostile, fino al punto di mandarmi a chiamare più volte dicendomi che non mi avrebbe fatto rinnovare il contratto.

Un giorno si presentò nel mio ufficio una signora di colore la quale mi disse che avrei dovuto effettuare il passaggio di consegne del mio lavoro a lei in quanto pronta a subentrarmi, in vista della scadenza e del non rinnovo del mio contratto.

Il contratto infine non mi venne rinnovato nonostante l’evidente necessità del lavoro di un archivista specializzato quale quello che io svolgevo e che aveva contributo in modo notevole alla catalogazione sistematica e definitiva di numerose pratiche arretrate nonché di quelle correnti.
Così con mia moglie in cassa integrazione, io ho perso un lavoro che svolgevo egregiamente e con passione ed invece altri collaboratori  disonesti hanno continuato e continuano ad essere impiegati e a danneggiare la Pubblica Amministrazione.

Naturalmente mi rendo conto, caro Dottore,  che Lei non può essere certo a conoscenza di tutti i particolari e di tutti i fatti che si svolgono all’interno del Dipartimento  che Lei dirige, ma mi permetta di esprimerLe tutto il mio rammarico allorquando ricevetti la lettera che mi confermava il mancato rinnovo del contratto con apposta la Sua firma.

Infatti avevo sperato sino all’ultimo di ricevere da parte Sua una convocazione per poterLa  ragguagliare sull’accaduto. Così non è stato ed in ultimo e non senza  sarcasmo, il Dott. B. mi chiedeva la pronta restituzione del vestiario di ordinanza che mi era stato in dotazione, pena l’addebitamento dei relativi costi.

Mi rendo conto della gravità delle mie affermazioni, ma desidero renderLe noto che ho denunciato dette persone presso la Procura della Repubblica presentando tutte le prove a loro carico………….

Esprimo ancora una volta il mio profondo disappunto nei confronti di alcuni dei collaboratori del Dipartimento, capaci non solo di provocare disagio ed imbarazzo alla Struttura, ma di contribuire alacremente far perdere il posto di lavoro ai collaboratori preparati e leali.

Ho avuto modo di ascoltare alcune delle Sue dichiarazioni ai media in cui si rammaricava per essersi fidato di persone immeritevoli e che sarebbe stato disposto a dare la vita per far sì che gli Italiani non si sentissero traditi; ora Le chiedo, io debbo sentirmi tradito? 

Concludo col paradosso: chi ha lavorato con diligenza, abnegazione e professionalità è stato escluso dal mondo del lavoro e coloro che invece praticano il parassitismo e la truffa ai danni della collettività, sono rimasti ancorati al loro posto.

In ogni caso La prego di considerarmi sin da ora a Sua disposizione per ogni eventuale chiarimento dovesse necessitarLe circa i casi suesposti.


Le porgo i miei più distinti saluti.












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