
Io non ho prove di reati commessi dal dottor Bertolaso riguardo la Maddalena e l 'Abruzzo ecc, non so a che punto siano le indagini e non ho seguito tutto l' iter processuale e dunque non posso giudicare o esprimere pareri, conosco solo quello che mi riguarda, cioè il fatto di aver lavorato alacremente presso il Dipartimento della Protezione Civile, non solo per ciò che riguardava il mio compito, ma anche occupandomi di tutto l' ufficio assegnatomi, in quanto alcuni personaggi che stavano nello stesso ufficio erano per lo più assenti, lavoravano solo poche ore e pur essendo di fatto assenti risultavano presenti e con ore eccedenti di lavoro !!!!poichè si scambiavano i cartellini personali, cosi uno timbrava per quattro persone all' ingresso e un altro timbrava per quattro persone la stessa ora d'uscita.
Questi personaggi non solo derubavano l' amministrazione, ma erano infastiditi dalla mia presenza e dalla mia voglia di lavorare, tanto che sfinito da questi atteggiamenti denunciai il loro comportamento scorretto al dirigente del dipartimento. Non ero consapevole che fra i ladri vi fosse una persona amica e protetta dal dirigente e cosi mi misi nei guai.
La mafia esiste all' interno dell' apparato dello Stato!.
Il direttore avvisò i ladri che io avevo scoperto tutto e mi isolarono e successivamente nonostante il servizio reso e le capacità lavorative unite alla competenza, non mi venne rinnovato il contratto.
Il sacrificio degli onesti al posto di mafattori raccomandati .
Scrissi al dottor Bertolaso questa lettera che allego (con raccomandata), ma non ebbi mai alcuna risposta.
Io adesso mi chiedo, se Bertolaso non mi ha rinnovato il contratto dopo che io avevo scoperto dei ladri all' interno del Dipartimento e si è tenuto i malfattori, come potrà governare con giustizia la città di Roma?
RISERVATA PERSONALE ll.mo
Sig
Dottor
Guido Bertolaso
Dipartimento
Protezione Civile
00193
ROMA
copia per conoscenza:
Gent.ma
Sig.a
Dott.a
Marta De Gennaro
Dipartimento
Protezione Civile
Via Ulpiano 11
00193
ROMA
Roma, 17 febbraio 2010
Estratto della lettera raccomandata inviata al dottor Bertolaso
Illustrissimo Dottor Bertolaso,
…….
Ho avuto inoltre l’opportunità di collaborare presso la Protezione Civile
in qualità di archivista prima con la stimatissima Dott.a Marta De Gennaro e
successivamente presso la Vigilanza Flotta
Aerea comandata dal Generale Vittorio Savino e per finire presso l’Archivio
Generale della Protezione Civile.
Posso affermare che tale esperienza si è rivelata molto
soddisfacente dal punto di vista professionale, cosa attestata anche dalle
molte manifestazioni di stima e apprezzamento espresse di alcuni miei
ex-colleghi.
Centinaia di faldoni e di fatture sparse per terra sono state da
me catalogate ed archiviate
a seguito di molte ore di lavoro, sia in formato cartaceo che
informatico.
Purtroppo durante la mia attività lavorativa nella Segreteria
della Vigilanza Flotta Aerea sono venuto
in contatto con quattro persone che non esito a definire disoneste a motivo
innanzitutto della propria manifesta incapacità a svolgere gli incarichi seppur
minimi affidati loro, ma secondariamente e cosa ben peggiore, della costante e
continua falsificazione dei cartellini presenze, da dove risultavano essere
presenti in ufficio mentre in realtà si trovavano altrove.
Altri
comportamenti deplorevoli consistevano nell’utilizzare i telefoni presenti in
ufficio da parte sia dei civili che dei militari, in qualità di ponte o di centralino mettendo in contatto
persone estranee all’Amministrazione per farle comunicare fra di loro con i
propri apparecchi cellulari.
Alla
lista delle azioni illecite non poteva mancare ed infatti non è mancata la navigazione
in internet sui siti pornografici, cosa talmente imbarazzante che per riserbo
mi rifiuto persino di commentare.
I comportamenti suelencati sono da considerarsi riprovevoli senza
alcuna eccezione; questo è il mio pensiero come sono certo sarà anche il Suo.
Per superare l’evidente imbarazzo e per evitare di diventare
complice di una truffa ai danni della Pubblica Amministrazione mi rivolsi più
volte all’allora Dirigente Responsabile, Dott. A. B., il quale mi rassicurò che sarebbe intervenuto
risolutamente per porre fine alla incresciosa situazione della quale era venuto
a conoscenza.
Notai che subito dopo il nostro colloquio riservato i colleghi
dell’ufficio cominciarono a comportarsi in modo strano nei miei confronti: parlavano
a bassa voce in mia presenza o lasciavano direttamente la stanza in cui ero
presente per parlare senza essere ascoltati.
Ricordo che un giorno venni affrontato dalla sig.ra Anna M…….,
collega dell’ufficio ed una delle quattro persone di cui sopra, la quale oltre
a vantare la propria sponsorizzazione da parte di un importantissimo esponente
politico …., mi rimproverò per essere andato dal Dott. B. a riferire delle
irregolarità accadute e, cosa ancor più inquietante, mi chiese se non avessi
paura di morire.
La signora M……, oltremodo sicura di sé, concluse dicendomi che le
mie denunce erano del tutto inutili poiché il Dott. B. non le aveva applicato
alcuna sanzione anzi, al contrario, si era dimostrato molto comprensivo nei
suoi confronti.
Compresi allora che le notizie che avevo riferito confidenzialmente
al Dott. Borrelli erano state comunicate ai quattro colleghi e rimasi sorpreso
dal fatto che colui che avrebbe dovuto prendere provvedimenti disciplinari nei
loro confronti aveva fatto in modo di renderli consapevoli della situazione
rischiosa in cui si trovavano.
Per finire anche il Dott. B. cambiò atteggiamento nei miei
confronti, cercando continuamente il pretesto per accusarmi di negligenza sul
lavoro o di assenze non giustificate, oltre a farmi svolgere un attività
diversa da quella di archivista; infatti sovente ero tenuto ad uscire con l’autista
come accompagnatore visto che questi doveva lasciare la macchina in doppia fila per consegnare della posta.
Preciso che tutte le assenze sono state segnalate telefonicamente
e avvenute a causa della malattia che ha portato alla morte mia madre.
Ho cercato più volte ed in più occasioni di dimostrare al Dott. B.
l’entità e la qualità del lavoro che avevo svolto, ma nonostante questo egli si
è dimostrato a me ostile, fino al punto di mandarmi a chiamare più volte
dicendomi che non mi avrebbe fatto rinnovare il contratto.
Un giorno si presentò nel mio ufficio una signora di colore la
quale mi disse che avrei dovuto effettuare il passaggio di consegne del mio
lavoro a lei in quanto pronta a subentrarmi, in vista della scadenza e del non
rinnovo del mio contratto.
Il contratto infine non mi venne rinnovato nonostante l’evidente
necessità del lavoro di un archivista specializzato quale quello che io
svolgevo e che aveva contributo in modo notevole alla catalogazione sistematica
e definitiva di numerose pratiche arretrate nonché di quelle correnti.
Così con mia moglie in cassa integrazione, io ho perso un lavoro che
svolgevo egregiamente e con passione ed invece altri collaboratori disonesti hanno continuato e continuano ad
essere impiegati e a danneggiare la Pubblica
Amministrazione.
Naturalmente mi rendo conto, caro Dottore, che Lei non può essere certo a conoscenza di
tutti i particolari e di tutti i fatti che si svolgono all’interno del Dipartimento
che Lei dirige, ma mi permetta di
esprimerLe tutto il mio rammarico allorquando ricevetti la lettera che mi confermava
il mancato rinnovo del contratto con apposta la Sua firma.
Infatti avevo sperato sino all’ultimo di ricevere da parte Sua una
convocazione per poterLa ragguagliare sull’accaduto.
Così non è stato ed in ultimo e non senza
sarcasmo, il Dott. B. mi chiedeva la pronta restituzione del vestiario
di ordinanza che mi era stato in dotazione, pena l’addebitamento dei relativi
costi.
Mi rendo conto della gravità delle mie affermazioni, ma desidero
renderLe noto che ho denunciato dette persone presso la Procura della Repubblica presentando
tutte le prove a loro carico………….
Esprimo ancora una volta il mio profondo disappunto nei confronti
di alcuni dei collaboratori del Dipartimento, capaci non solo di provocare disagio
ed imbarazzo alla Struttura, ma di contribuire alacremente far perdere il posto
di lavoro ai collaboratori preparati e leali.
Ho avuto modo di ascoltare alcune delle Sue dichiarazioni ai media
in cui si rammaricava per essersi fidato
di persone immeritevoli e che sarebbe stato disposto a dare la vita per far sì
che gli Italiani non si sentissero traditi; ora Le chiedo, io debbo sentirmi
tradito?
Concludo col paradosso: chi ha lavorato con diligenza, abnegazione
e professionalità è stato escluso dal mondo del lavoro e coloro che invece
praticano il parassitismo e la truffa ai danni della collettività, sono rimasti
ancorati al loro posto.
In ogni caso La prego di considerarmi sin da ora a Sua
disposizione per ogni eventuale chiarimento dovesse necessitarLe circa i casi
suesposti.
Le porgo i miei più distinti saluti.


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