Dunque, Matteo Renzi ci ha sfidato: a ottobre ci sarà il
referendum confermativo della cosiddetta riforma della Costituzione
italiana votata a stretta maggioranza da un parlamento di nominati.
Renzi ci annuncia che, se i cittadini non approveranno la “riforma
Renzi-Boschi”, non solo si dimetterà ma smetterà del tutto di fare
politica. Esaminiamo attentamente, seppure in modo telegrafico, la
situazione.- Il referendum non è una graziosa concessione di Renzi ma è dovuto, essendo previsto dalla legge quando le riforme della Costituzione non sono approvate con la maggioranza dei due terzi dei componenti di entrambe le Camere.
- La stretta maggioranza che ha approvato la “deforma” (come Stefano Rodotà l’ha simpaticamente definita) è stata ottenuta grazie a una legge maggioritaria giudicata incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Tale maggioranza parlamentare avrebbe potuto anche sussistere per un breve periodo per evitare vuoti di potere ma non era certamente opportuno né legale prolungarne la vita per l’intera legislatura, come invece si è fatto, grazie al silenzio della Presidenza della Repubblica e della stessa Corte Costituzionale.
- In ogni caso, era assolutamente assurdo che un parlamento in tal modo incostituzionale eletto, con un governo nominato senza elezione alcuna e con un premier che era stato eletto soltanto sindaco di Firenze si accingesse a riscrivere la Costituzione Repubblicana del 1948. Personalmente, anzi, io sono convinto che per affrontare un tale arduo compito, sarebbe opportuno farlo con una assemblea eletta ad hoc con un criterio strettamente proporzionale, proprio per garantire la più ampia condivisione possibile.
- La “riforma” deformante Renzi-Boschi elimina quasi del tutto i poteri del senato la cui composizione viene completamente stravolta. Scompaiono totalmente le garanzie di controllo del parlamento sull’esecutivo che, in pratica, assume un potere totale. Tutto questo viene passato come strumento utile per garantire la cosiddetta “governabilità” che, in realtà, se chiamata con il suo nome, altro non è che dittatura o, per meglio dire, satrapato di una dittatura straniera.
- Lo stile da satrapo del premier non eletto da nessuno si è palesato nella sua intolleranza e invadenza. Vediamo la sua faccia sugli schermi televisivi a ogni ora del giorno e della notte. Lo stesso Berlusconi, a paragone di costui, appare come persona corretta, pluralista, simpatica e attenta agli interessi dell’Italia (oltre che ai suoi).
Il referendum di ottobre sarà una straordinaria occasione per cambiare politica. Per carità, non perdiamola, votiamo NO.
Renato Massa
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