lunedì 12 ottobre 2015

Scandalo scontrini "Renzi come Marino",, anzi peggio, ma è Renzi e dunque non si tocca.

Non indagano su Matteo Denunciati i pm di Firenze

Maiorano è il grande accusatore del segretario Pd La Procura ha ignorato le sue dettagliate denunce


Alessandro Maiorano, il «grande accusatore» di Matteo Renzi, riparte all’attacco. E di fronte a una presunta inerzia della procura di Firenze sulle sue denunce contro il premier, si rivolge alla procura generale preso la Corte d’appello della stessa città, alla procura generale presso la Corte di Cassazione e al Csm, affinché valutino la possibilità di avocare le indagini e avviare «eventuali azioni disciplinari o penali».
I fatti. Nei mesi scorsi Maiorano ha presentato due esposti alla magistratura. Il primo sull’affitto della casa di Renzi in via degli Alfani, pagato, per tre anni, da Marco Carrai, manager comunale e amico dell’allora sindaco di Firenze; il secondo relativo alle presunte «spese pazze», 30 milioni di euro, che Renzi avrebbe fatto da presidente della Provincia. Sui due casi la magistratura ha aperto altrettanti fascicoli «modello 45», quello su notizie non rivestenti natura di reato. Rivolgendosi ai tre organi della magistratura, Maiorano, assistito dall’avvocato Carlo Taormina, premette che, avendo agito in qualità di semplice cittadino e non avendo, dunque, diritto di essere formalmente informato del prosieguo delle indagini, potrebbe essere all’oscuro su eventuali sviluppi investigati. Detto ciò, l’accusatore del premier ricorda che, quanto al primo esposto sull’affitto pagato da Carrai e presentato il 13 marzo 2014, vengono rivelati i «vantaggi economici» di Carrai «che potevano far ipotizzare un rapporto corruttivo». Il riferimento è soprattutto «alla sua presidenza della Società Aeroporto di Firenze, a partecipazione comunale» nel momento in cui Renzi era sindaco; all’assegnazione, senza bando di gara, della «fornitura di audio guide nei musei fiorentini a favore della C&T dello stesso Carrai»; e alla «ristrutturazione di Eataly Firenze» di Oscar Farinetti, definito «sostanziale alter ego di Renzi».
Per Maiorano si tratta di un «circuito rispetto al quale l’esigenza di stabilire se il tutto sottendesse ad una manovra corruttiva ad ampio raggio, era ed è pressante». Sta di fatto che, secondo il dipendente comunale, ci si trova di fronte a «fatti nei quali la logica corruttiva (…) risultava e risulta davvero indiscutibile» e «l’iscrizione a modello 45 avrebbe costituito lo strumento per non iscrivere il Renzi e i suoi eventuali correi nel registro delle persone sottoposte a indagini».
Venendo alla denuncia sulle presunte «spese pazze», presentata l’1 agosto 2014, Maiorano sottolinea che nell’esposto si parla di «associazione per delinquere finalizzata alla consumazione di un numero indeterminato di delitti contro la pubblica amministrazione ed in particolare di peculato, allorché il Renzi era presidente della provincia di Firenze»; di «molteplici delitti di peculato (…) riguardo a spese non attinenti a finalità istituzionali, allo sfruttamento della Florence Multimedia, alla strumentalizzazione della iniziativa denominata Genio Fiorentino, alla ricettazione di somme di denaro percepite dal Renzi dal noto Luigi Lusi», ex tesoriere della Margherita condannato per appropriazione indebita. Una denuncia, insomma, definita dallo stesso Maiorano «assolutamente e indiscutibilmente particolareggiata», corredata da «completa documentazione» sulle spese incriminate e la «dimostrazione delle modalità con le quali le somme a vario titolo erogate dalla provincia al suo presidente, venivano spese». Per Maiorano, se anche in questo caso è stato aperto un fascicolo «modello 45», siamo di fronte a un’«operazione grottesca».
Ma c’è un terzo esposto depositato in procura da Maiorano il 3 febbraio 2014 «allegando documento giornalistico riguardante alcune fondazioni facenti capo al Renzi» con «soggetti coinvolti come lo stesso Carrai, Maria Elena Boschi (fedelissimo ministro di Renzi, ndr) e Luca Lotti (sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ndr)». In questo caso il denunciante rammenta che talune di queste fondazioni «recentissimamente» sono state «chiamate in causa nell’ambito dell’inchiesta sulla Cooperativa Concordia per connessioni con il clan dei Casalesi». Di questa terza denuncia, conclude Maiorano, «non se n’è saputo assolutamente più nulla». Da qui la richiesta di avocazione di tutti gli atti.
Luca Rocca
"Nella montagna di carte (7,4 kg, per la precisione) portati ai magistrati dal «persecutore» del premier, il dipendente comunale Alessandro Maiorano (che lo ha denunciato, ed è stato controdenunciato da Renzi per diffamazione, prossima udienza il 13 novembre starring l'avvocato Carlo Taormina), ci sono scontrini e ricevute che raccontano una stagione fastosa a Firenze. Il mandato di Renzi è costato ai contribuenti fiorentini circa 600mila euro solo tra viaggi, ristoranti, regali e ospitalità. Anche per lui, come per Marino, c'è l'immancabile viaggio negli States, tappa imprescindibile per gli amministratori italiani. Nel 2007 la trasferta costa 26mila euro, di cui 1.859 euro al Four Seasons di Boston e 2.130 euro al Fairmont Hotel Saint José, in California. Ma non è l'unico viaggio negli States, e nemmeno l'ultima spesa a stelle e strisce: tra gli scontrini raccolti dalla Guardia di finanza anche 7,5 dollari per due caffè espressi a Chicago, 87,8 per quattro «aragoste in gratin», 36 dollari per una colazione da Starbucks. In tutto i viaggi americani costano 70mila euro.
Poi, rientrato a casa, per il presidente Renzi non c'era che l'imbarazzo della scelta tra migliori indirizzi della gastronomia fiorentina: 1.300 euro alla pasticceria Ciapetti, 1.855 euro alla Taverna Bronzino, 1.050 euro da Lino e 1.213 al Cibreo, 1.440 euro alla fattoria Castello di Verrazzano (un agriturismo), alla Trattoria «I due G» ordina un Brunello di Montalcino da 50 euro e una fiorentina da 1,8 kg. C'è anche un hotel a Firenze, l'«Helvetia e Bristol» dove Renzi spende 184 euro, pur vivendo a pochi chilometri da lì. Con i soldi della Provincia è stato sottoscritto dal 2007 al 2009 anche un abbonamento Sky (cinema, sport e calcio) «in uso esclusivo al suo presidente Renzi». Spese ritenute, però, «effettuate durante il mandato» e dunque perfettamente giustificate.
Meno dettagliato è il periodo di Renzi sindaco di Firenze. Palazzo Vecchio, a esplicita richiesta, non fornisce informazioni. Le spese però sono «al vaglio dei magistrati contabili» scrive sul Fatto Davide Vecchi, autore anche di un libro-inchiesta su Renzi, L'intoccabile . Nel frattempo aggiunge qualcosa uno dei ristoratori che accoglievano spesso tra i loro tavoli il sindaco Matteo Renzi. «Matteo era sempre qui - racconta Lino Amantini, proprietario del ristorante “Da Lino” - mai solo, portava la qualunque. Amici, familiari. Ricordo benissimo che tre giorni prima di avere l'ultimo figlio venne con l'Agnese qui, aveva il pancione. Sa quante tavolate, feste, pranzi e cene di lavoro qui dentro?». La fattura, tutte le volte, veniva saldata dal Comune di Firenze. Un affarone per i ristoratori. E infatti, «da quando Matteo è andato a Roma m'è calato parecchio l'incasso». Fosse stato debole (e inadeguato come sindaco) al pari di Marino sarebbero stati guai. Ma è Renzi".



MAGISTRATI CHE INTIGNANO – IL GIP DI GENOVA ORDINA NUOVE INDAGINI SUL RUOLO DI TIZIANO RENZI, INDAGATO PER BANCAROTTA PER IL FALLIMENTO DELLA SUA EX SOCIETÀ – IL PM AVEVA CHIESTO L’ARCHIVIAZIONE MA È STATO SCONFESSATO

Per il gip Roberta Bossi “le risultanze investigative forniscono dati in apparente contrasto con la conclusione cui è pervenuta la pubblica accusa”. L’avvocato di Tiziano Renzi ostenta sicurezza: “Sono accertamenti che non daranno sorprese”…


PAPÀ RENZI INDAGATO BANCAROTTA: GIP DISPONE ALTRE INDAGINI
TIZIANO E MATTEO RENZI TIZIANO E MATTEO RENZI
 (ANSA) - Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova Roberta Bossi ha disposto un supplemento di indagini a carico di Tiziano Renzi, padre del premier, indagato per bancarotta nel procedimento per il fallimento della Chil post. Il pm aveva chiesto l'archiviazione, non accolta dal gip.

Secondo il gip genovese, "le risultanze investigative forniscono dati in apparente contrasto con la conclusione cui è pervenuta la pubblica accusa". Per questo "si rende necessario un supplemento di indagine volto a acclarare i rapporti contrattuali intercorsi tra il gruppo Tnt e le società Chil Post srl e Chil promozioni srl".

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PAPÀ RENZI INDAGATO BANCAROTTA: DIFESA, NON AVREMO SORPRESE
 (ANSA) - "Si tratta di accertamenti che non daranno sorprese, essendo tutto documentabile e privo di ogni rilievo di carattere penale". Lo ha detto l'avvocato Federico Bagattini, difensore di Tiziano Renzi, commentando la decisione del gip di Genova sulla vicenda Chil Post.
renzi con il padre tiziano indagato renzi con il padre tiziano indagato tiziano renzi con i cani

Quegli strani esborsi di Matteo in Provincia Per la Finanza erano sprechi. Non per i pm

Le Fiamme Gialle hanno accertato che dal 2007 al 2009 ha attinto oltre 10mila euro dalla carta di credito per pasti


Il «vizietto» di Ignazio Marino su un presunto uso disinvolto e personale della carta di credito dell'amministrazione, potrebbe accomunarlo a Matteo Renzi. Lo scandalo dello «scontrino-gate» scoppiato al Comune di Roma, con le conseguenti dimissioni del sindaco, ha un precedente all'interno del Pd, che però non ha suscitato lo stesso clamore mediatico e politico. Si tratta dell'indagine sulla gestione finanziaria della Provincia di Firenze, nel periodo in cui a guidarla c'era l'attuale presidente del Consiglio dei ministri.
L'ESPOSTO
DI MAIORANO
Tutto è partito dall'esposto presentato il primo agosto del 2014 da Alessandro Maiorano, dipendente del Comune fiorentino. Il «grande accusatore» di Renzi ha allegato fatture e ricevute che testimonierebbero una malagestio dell'ente (per queste accuse Maiorano è stato querelato dal premier e rinviato a giudizio per diffamazione). La Procura del capoluogo toscano ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato e senza indagati, delegando le indagini alla Guardia di Finanza. In un'informativa consegnata ai pm il 7 maggio scorso, il Nucleo di polizia tributaria ha messo nero su bianco che molte delle spese effettuate «non potevano gravare sul bilancio dell'ente». Nonostante gli sprechi certificati dai finanzieri, la Procura ha chiesto l'archiviazione dell'indagine. Maiorano, però, non si è dato per vinto: vuole chiarezza su quei 31 milioni di euro spesi da Renzi. Per questo il suo legale, il professore Carlo Taormina, ha chiesto al giudice delle indagini preliminari di disporre «l'imputazione coattiva nei confronti del premier e dei suo complici per i reati di associazione per delinquere, peculato, falso ideologico in atti pubblici, corruzione e ricettazione».
APERITIVI E CENE,
PAGA LA PROVINCIA
In realtà, i primi a riscontrare delle «anomalie connesse all'utilizzo della carta di credito» da parte degli amministratori della Provincia di Firenze sono stati i magistrati della sezione di controllo della Corte dei Conti per la Toscana. Il periodo oggetto d'esame ha riguardato l'anno 2008, con riflessi sugli anni precedenti e sul 2009. Queste «anomalie» hanno messo in allarme la Procura contabile toscana che ha aperto un fascicolo ad hoc. Su delega dei pm, il Gruppo tutela spesa pubblica della Finanza ha passato al setaccio una serie di spese «sospette» sostenute dall'amministrazione durante il mandato dell'attuale premier. È emerso che Renzi dal 2007 al 2009 ha attinto 10.190 euro dalla carta di credito dell'ente «per effettuare spese di ristorazione, giustificate all'amministrazione con motivazioni del tutto generiche». «Non è stato possibile rilevare con ragionevole certezza – si legge nell'informativa – la qualità delle persone partecipanti a pranzi e/o cene con gli amministratori provinciali». Per questa voce ci spesa è stato accumulato un danno erariale di 75.211 euro dal 2006 al 2009.
LA GITA
FUORI PORTA
Inutile e costosa la gita fuori porta dell'intera giunta provinciale avvenuta il 20 e 21 giugno del 2007 presso l'Abbazia di Vallombrosa, a Reggello (in provincia di Firenze), per un incontro di verifica sugli obiettivi politico-amministrativi e di mandato. «Tale attività – spiega la nota della Finanza – poteva essere realizzata nella naturale sede della Provincia di Firenze (Palazzo Medici) senza aggravio di ulteriori spese». Invece, per il trasferimento in pullman degli assessori e dei dirigenti, l'allestimento floreale dell'Abbazia e l'organizzazione dei momenti conviviali, sono stati spesi dall'ente 6.610 euro.
FUNERALI, SOSTA GRATIS
E SKY PER IL PRESIDENTE
Addirittura, con i soldi dei cittadini è stato sottoscritto dal 2007 al 2009 un abbonamento Sky (cinema, sport e calcio), «in uso eslusivo al suo presidente Renzi, ritenuto non inerente all'attività istitutizonale dell'ente». «Il comportamento dell'allora capo di Gabinetto (responsabile della stipula del contratto Sky) – precisa l'informativa – ha determinato un ingiustificato depauperamento per le casse dell'ente», quantificato in 1.614 euro.
Dal ludico al mesto. In occasione del decesso di un consigliere provinciale, Renzi incaricò il suo capo di Gabinetto di organizzare i funerali, sostenendo i relativi costi con i soldi dell'amministrazione. «La spesa relativa al funerale – si legge nella nota della Finanza – presentava la connotazione di mera liberalità, e quindi, non essendo considerabile quale spesa di rappresentanza, non poteva gravare sul bilancio dell'Ente». Il danno erariale ipotizzato è stato quantificato in 5.083 euro. La Provincia, inoltre, dal 2006 al 2009, si è fatta carico dei costi del parcheggio delle auto private di assessori e consiglieri provinciali, «senza perseguire alcun interesse pubblico», per un totale di 231.878 euro.

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