Il Tempo ha chiesto alle polizie straniere come si comportano coi teppisti in libertà. Nessuno incrocia le braccia come in Italia.
Auto, cassonetti e negozi in fiamme. Banche devastate. Poliziotti fatti
oggetti di lanci di bombe carta "farcite" con la pece, bottiglie
molotov riempite con sostanze chimiche «sconosciute» (le analisi per
identificarle sono in corso) e sassi a profusione. Vetrine, vetri delle
macchine e marciapiedi presi a martellate, anche per ricavare oggetti da
tirare contro le forze dell’ordine. Un incubo per ogni polizia del
mondo, quello che è accaduto venerdì primo maggio a Milano durante il
corteo dei NoExpo nella giornata d’inaugurazione dell’esposizione
universale. Ma all’estero come si sarebbero comportati?
Disordine pubblico
di Gianni Tonelli
Vivendo in un sistema anormale ci
convinciamo che le dinamiche delle cose debbano, per disposizione,
seguire il verso sbagliato. Anche io, da poliziotto, abituato a
confrontarmi con le regole folli del nostro sistema, finisco con il
misurarmi con queste ultime, metabolizzandole. Quanto è successo a
Milano ha del surreale e del folle e me ne sono accorto proprio perché i
miei colleghi stranieri - a leggere la sconvolgente inchiesta de
Il Tempo
- hanno riscontrato l’assurdità del sistema Italia scuotendomi
da questo sogno perverso. I decerebrati che hanno messo a ferro e fuoco
la città di Milano hanno attentato alla vita di poliziotti e
carabinieri lanciando contro 600 bombe carta siringate con la pece,
razzi, sfondato vetrine, incendiato auto. Anziché fare mea culpa i
nostri organi di governo si sono dichiarati soddisfatti perché non vi
sono stati dei feriti. Nessun black bloc s’è preso una manganellata
poiché ci è stato impedito di adempiere ai compiti minimi della nostra
missione a causa di una realpolitik imposta da chi mai ha il coraggio di
assumersi le responsabilità intrinseche al proprio incarico. In nessun
paese straniero, come dimostra l’inchiesta che troverete voltando
pagina, succede quello che è accaduto per l’Expo e prima ancora a Roma
con gli hooligans olandesi. Ovunque i professionisti del disordine
pubblico vengono inseguiti in strada, perseguiti per i loro gesti,
arrestati e trascinati in giudizio per la condanna. Ovunque, non in
Italia. Ovunque se si sfiora un agente si finisce dritti in galera. In
Italia, per contro, sono invece i poliziotti che richiedono, per
difendersi dalla valanga di false accuse e dal partito dell'Antipolizia,
il magistrato in piazza e la telecamerina a tutela della verità. Solo
qui accade che i poliziotti debbano difendersi dai teppisti e da certa
politica. Quand’ho letto l’inchiesta de
Il Tempo
mi sono fermato a riflettere e mi sono detto: ma chi ce lo fa fare?
*
Segretario generale Sap Polizia



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