Un giornalista di “Il Giornale”è sotto processo per aver criticato l’islam,e non sono gli islamici ad avercelo mandato, MA I SUOI COLLEGHI ITALIANI. ASSURDO!!
Oggi vi
proponiamo questa notizia pubblicata sulla nota testata giornalistica “Il Giornale “(fonte ufficiale dell’articolo) la quale
riguarda un loro giornalista e ha dell’ assurdo!E’ la chiara e limpida
dimostrazione che in Italia non c’è libertà di stampa e che abbiamo una stampa
di potere dittatoriale!
E’ in corso
un procedimento disciplinare per Magdi Allam per alcuni pezzi scritti sul
“Giornale” tra maggio e novembre del 2011. La colpa?Criticando la religione
musulmana ha violato i suoi doveri e la Costituzione italiana.
Magdi
Cristiano Allam finisce sotto processo. E ad accusarlo non sono gli islamici, che pure
gliel’hanno giurata dopo la conversione al cattolicesimo.
No, a
trascinarlo alla sbarra sono gli italianissimi colleghi dell’Ordine nazionale
dei giornalisti, che hanno deciso di sottoporlo a procedimento disciplinare
per una serie di articoli pubblicati sul Giornale tra il 22 aprile e il 5
dicembre del 2011. L’accusa? Singolare e unica nel suo genere: «islamofobia».
Cosa aveva
scritto Allam, che peraltro nel 2011 era anche eurodeputato, di così grave?
Cose tipo «l’Islam ci assedia: abbiamo il dovere di difendere la nostra
cultura. Subiamo ogni giorno gli abusi dei predicatori d’odio che
si annidano in quasi tutte le 900 moschee italiane» (26 aprile 2011);
oppure «Milano si inchina alle moschee ma vieta le chiese» (27 giugno
2011). E ancora, 3 maggio 2011: «Ha ragione il cardinale bolognese Giacomo
Biffi quando mi dice che il nostro vero nemico non sono gli islamici bombaroli,
ma i cosiddetti islamici moderati che ci impongono moschee e scuole coraniche».
Insomma, quello che da politico e da giornalista ha sempre detto.
L'Ordine dei giornalisti imbavaglia Magdi Allam: "È islamofobo"
Sotto accusa
per alcuni pezzi scritti nel 2011 in cui criticava la religione musulmana:
"È islamofobo". Per sostenerlo vi invitiamo a condividere sui social
l'hashtag #iostoconMagdi
Mariateresa Conti- Gio, 28/08/2014 - 21:37
Magdi Cristiano Allam finisce sotto processo. E ad accusarlo non sono gli
islamici, che pure gliel'hanno giurata dopo la conversione al cattolicesimo.
No, a trascinarlo alla sbarra sono gli italianissimi colleghi dell'Ordine
nazionale dei giornalisti, che hanno deciso di sottoporlo a procedimento
disciplinare per una serie di articoli pubblicati sul Giornale tra il 22 aprile
e il 5 dicembre del 2011. Contenuti correlati
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La delibera è dell'1 agosto. «L'incolpato» Allam ha 30 giorni di tempo - dunque deve provvedere entro la prossima settimana - per presentare documenti e memorie difensive. Quindi ci sarà il processo. Allam potrà deporre, difeso da un avvocato patrocinante in Cassazione.
Il caso, così come lo ricostruisce l'atto d'accusa, si apre a giugno del 2012, quando l'associazione Media&diritto (che si occupa dei rapporti tra difesa dell'immagine e comunicazione, ndr), patrocinata legalmente dall'avvocato Luca Bauccio, difensore tra l'altro dell'Ucoii, l'Unione delle comunità islamiche d'Italia, presenta un esposto all'Ordine del Lazio contestando una serie di articoli di Magdi Cristiano Allam. I giornalisti del Lazio chiudono il caso l'11 dicembre del 2013: archiviazione. Ma l'avvocato Bauccio, il 19 febbraio 2014, presenta ricorso. E si arriva così allo scorso 16 luglio, quando il Consiglio di disciplina nazionale si riunisce per esaminare il caso. Nell'atto d'accusa si citano le frasi incriminate di Allam, (nove in tutto) da quella del 22 aprile 2011 («Difendiamo le figlie dei musulmani o saremo complici») a «L'Occidente impari dall'Egitto: con l'Islam non c'è democrazia» (5 dicembre 2011). Quindi la decisione. Magdi Cristiano Allam va sottoposto a procedimento disciplinare. Gli viene contestato di: «aver pubblicato nel periodo compreso tra il 22 aprile e il 5 dicembre 2011 sul quotidiano Il Giornale articoli caratterizzati da islamofobia, in contrasto con quanto stabilito dalla Costituzione italiana all'articolo 19 1° comma e dalla Carta dei doveri del giornalista»; «di avere violato l'obbligo di esercitare la professione con dignità e decoro»; «di non aver rispettato la propria reputazione e di aver compromesso la dignità dell'Ordine professionale; e «di non avere, in tal modo, rafforzato il rapporto di fiducia tra la stampa e i lettori».
Come andrà il processo si vedrà. Intanto l'avvocato Bauccio, ultrà filopalestinese come si evince dalla sua bacheca Facebook , esulta, l'1 agosto, sul social network, commentando il provvedimento: «È la prima volta che accade in Italia. L'Islamofobia è una vergogna. Si tratta di una accusa e il rispetto nostro è massimo ma oggi non posso che salutare questa decisione con la massima felicità perché è stato affermato un principio degno di un paese civile. E a farlo, non dimentichiamolo, sono stati proprio i giornalisti italiani. Onore a chi fa il proprio dovere, a chi ha il senso della giustizia e del rispetto umano: questo Paese è migliore di come ce lo raccontano».
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