venerdì 5 luglio 2019

Quando tirano fuori la storia dei 49 milioni rispondete!



13 Milioni della MArgherita Unicef 10 milioni di dollari! Aereo da 180 milioni con doccia! . Milioni di euro derubati ai risparmiatori italiani.!! 4 miliardi del MPS, !5 miliardi all anno per accogliere profughi afroislamici 989 miliardi delle vecchie lire che la Russia ha dato al pc in 40 anni e voi cercate i bruscolini!??!?!??Tranquilli ! tanto avete i vostri amici magistrati che ci pensano oppure gli assistenti sociali che si occupano dei bambini con la stessa umanità che avete usato voi per governarci. Mi raccomando "Porti Aperti "restiamo Umani" con Afroislamici e tante belle scosse elettriche ai nostri bimbi. FELICITA!!!!

 grazie a voi collioni , accollioni . E chi se frega dei 6 milioni di poveri italiani e delle guerre inventate a tavolino dalla Francia con l'aiuto della sinistra italiana per farci invadere: NOI SIAMO PATRIOTI TEDESCHI E AFRICANI NOI FACCIAMO GLI INTERESSI DEI BOMBAROLI dei traghettatori E DEGLI AFROISLAMICI!!TANTO POI QUI ABBIAMO I NOSTRI MAGISTRATI FANTASTICI E I SERVIZI SOCIALI CHE EDUCANO I BAMBINI SIN DA PICCOLI , IN MODO CHE DA GRANDI QUANDO LI METTONO NEL TROLLEY HANNO GIA' ACQUISITO NOTEVOLE ESPERIENZA . ALLA GRANDEEE

Carola al servizio della INVASIONE AFROISLAMICA!

Donazione di 10.000 euro per la comandante tedesca da parte di Milli Görüs, associazione islamica che si aggiunge agli altri finanziatori della barcaiola e invita i suoi 500.000 sostenitori a fare altrettanto.

 L'immagine può contenere: 1 persona, testo e spazio all'aperto

Associazione islamica dona 10mila euro alla Rackete

Salvini ci siamo rotti il caxxo , io e i miei figli siamo disoccupati, e non ci aiuta nessuno, il reddito non lo abbiamo ancora ricevuto e d oggi è morta l' enensima vittima della barbarie umana portat da gente come CAROLA.  

Ogni giorno ne arrivano a centinaia !!!!!!!!!!!!!!

CHE COSA HAI DECISO DI FARE ?? 

SE NON INTERVIENI TU CON LE LEGGI, che cosa possiamo fare noi??? GIUSTIZIA PRIVATA????? 

Fai sbarcare tutti, mettili in una nave militare sedali come fa la Germania  e poi riportali sulle coste africane . HAI GIURATO DAVANTI A DIO!!! 

Questa immigrazione è voluta per distruggerci!L'immagine può contenere: testoIDA MAGLI E LA DISTRUZIONE DELL'ITALIA (e delle nazioni)
Nel 2008 IDA MAGLI scrisse un articolo intitolato “La distruzione delle nazioni”, spiegandone motivi e meccanismi:
«Creare un mondo tutto uguale, in funzione del dogma della globalizzazione, senza frontiere, senza dazi, senza confini, senza Stati, senza distinzioni di popoli, di culture, di razze, di territori, di lingue, di costumi, di leggi, di religioni, di governi, di monete: un immenso, unico mare di “uguali” sul quale il Dio Mercato potesse navigare in assoluta libertà».
[Link: http://www.italianiliberi.it/Edito08/naz_distr02.html]

Se l’Italia non può difendere i suoi confini è condannata a morte come Nazione. A questo mira la liberazione di Carola Rakete e già altre navi di Ong sono pronte a ripetere le sue ‘gesta’. Non è solo un attacco all’odiato Salvini, ma proprio all’Italia come nazione sovrana, per ridurla a pizzeria per turisti tedeschi e hub di manodopera schiavile a basso costo.

MARIA GIOVANNA MAGLIE:
«Se Carola si vergogna di essere bianca e occidentale e di essere nata in un Paese del primo mondo, se si sente in colpa, io sono invece orgogliosa e sono molto arrabbiata, parafrasando Oriana Fallaci, all'idea che qualche sventato che ci casca e più di un progetto politico demenziale, tentino di togliermi la forza di queste prerogative e di questa storia».

ALESSANDRO MELUZZI E DIEGO FUSARO:
« C’è un disegno di destrutturazione della società che mira a privarci della nostra identità, in modo che le persone diventino consumatori tutti uguali in balia del capitale.... Carola Rackete, George Soros, Roberto Saviano sono i nuovi negrieri del capitale».

Ecco un ‘copia e incolla ‘ di estratti di vari articoli a proposito della vicenda Sea Watch. MARIA GIOVANNA MAGLIE, DIEGO FUSARO ED ANTONIO MELUZZI, IL PARERE DEI CARABINIERI E DELL’AMMIRAGLIO DE FELICE, EDWARD LUTTWAK e un'analisi legale del provvedimento di scarcerazione. Con link agli articoli completi.

MARIA GIOVANNA MAGLIE a Dagospia:
«Caro Dago, eh no che non ci sto a passare per disumana e ora anche per fessa, viste le decisioni della ineffabile magistrato che non ravvisa nel comportamento di Carola Rackete alcun reato, e loro sì che applicano la legge, nessuna ombra di uso politico della giustizia li sfiora.
Io non ci sto a sentire Carola Rackete dipinta come un'eroina della illegalità morale contro Matteo Salvini bullo della legalità belluina, quando è soltanto una ragazza arrogante e confusa, culturalmente munita solo di autofobia, anti occidentalismo, culto del multiculturalismo, contro un politico che ascolta le sofferenze e la richiesta del popolo e che si espone con coraggio per affermare la legalità.
Se Carola si vergogna di essere bianca e occidentale e di essere nata in un Paese del primo mondo, se si sente in colpa, io sono invece orgogliosa e sono molto arrabbiata, parafrasando Oriana Fallaci, all'idea che qualche sventato che ci casca e più di un progetto politico demenziale, tentino di togliermi la forza di queste prerogative e di questa storia .

Più negate che i migranti arrivano in Italia nell'indifferenza, nell'egoismo del resto d'Europa, che ci tratta come una pattumiera, soprattutto giovani uomini africani dotati di forte fede musulmana e di grande disprezzo per il mondo occidentale e cristiano, misogini, omofobi, destinati a non integrarsi, non trovare lavoro, a vagare sempre più disperati per il Paese, a diventare manovalanza per la criminalità, per la mafia nigeriana; insomma, più negate tutto ciò da sinistra e più i media polarizzati nascondono la realtà, più la reazione popolare è forte e il consenso a un partito come la Lega aumenta.
Non ci sto a sentire che lui, Salvini, e' cattivo, non la gip che ha deciso che tentare di ammazzare dei finanzieri in servizio non è reato, figurarsi tentata strage, alimentando così qualunque tipo di clima di odio e aggressione futura verso qualunque iniziativa e presenza di forze dell'ordine.
Io non ci sto se la vulgata è che dalla barca è scesa la buona per definizione, una che ha invece violato tutte le leggi che le riusciva di violare, italiane, europee, del mare, ed anche quelle umane, visto che pur di arrivare e sbarcare in Italia i suoi migranti li ha lasciati friggere su un ponte bollente in mezzo al Mediterraneo per due settimane invece di sbarcarli in Tunisia.
Non ci sto, se nessuno si è mai occupato del caso di Francesca Peirotti; lei la chiamiamo con nome e cognome, perché non è di casa, non le vogliamo tanto bene. 31 anni, studi internazionali, legami con Ong, è stata condannata a sei mesi di prigione dai giudici francesi per avere introdotto dalla frontiera di Ventimiglia in Francia alcuni clandestini, cioe' lo stesso reato di cui è accusata Carola.
Però Francesca Peirotti non ha portato migranti sul territorio europeo, ci stavano già, non ha aggredito o speronato nessuna forza dell'ordine per aiutarli. Ma e' italiana, il reato lo ha commesso In Francia. Ergo per lei nessuno si è mobilitato. Nessun Sofri ha perso la brocca insultando Salvini, nessun piddino ha trovato barche su cui salire, nessuna lucrosa raccolta di fondi, nessuna vocazione a vanvera di Antigone, nessun ricordo di Schindler's list, niente Gino Strada che evoca Hitler, niente, nemmeno per notare la piccola contraddizione per la quale Le President Micron trovi degno a casa sua quel che trova indegno in Italia.
Non è per reazione la loro scelta politica, non sono gli analfabeti funzionali del racconto di certi piddini, e non smettono di leggere e comprare giornali perché sono ignoranti e privi di interesse, e' perché sanno che ci sono un sacco di bufale, e che è meglio internet e i social. Come e' accaduto nel racconto di Carola e della Seawatch.
Io non ci sto e sono certa di essere in foltissima compagnia, perciò insultatemi pure».
[Link: https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/maglie-fiammeggiante-affonda-sea-watch-39-39-non-ci-sto-207642.htm]

In Italia sembra che la legge non sia uguale per tutti, infatti nel nel 2006 un uomo fu condannato a 16 mesi di reclusione per aver speronato una motovedetta della Guardia di Finanza. Ma, come ha commentato Salvini, non si chiamava Carola e non aveva potenti alleati mediatici.
«Si deve tornare al lontano 14 giugno 2006 per trovare una sentenza che dimostra in modo davvero lampante come per Carola Rackete, la comandante di Sea Watch 3, la magistratura italiana - almeno fino a questo momento - abbia avuto un occhio di riguardo. Una sentenza rilanciata in pompa magna sui social da Matteo Salvini.
In breve, nel lontano giugno 2006, un uomo fu condannato 16 mesi di carcere per aver speronato una motovedetta della Guardia di Finanza, considerata una nave da guerra. Esattamente quello che ha fatto Carola Rackete alla guida della nave della ong, senza considerare tutte le aggravanti del caso-Sea Watch 3, a partire dalle violazioni delle acque territoriali italiane e fino all'ingresso nel porto di Lampedusa nonostante l'esplicito no delle autorità italiane.»


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UN PAESE RIDICOLO

Di Maurizio Abita #smartnationabita

Che l’Italia fosse uno dei paesi più permissivi del mondo e con le leggi facilmente aggirabili, perché scritte e studiate proprio per esserlo, lo sapevamo già da tempo un po’ tutti, ma adesso si sta raggiungendo veramente il grottesco per non dire il ridicolo. Poche ore dopo la scarcerazione della pirata Rakete, secondo alcuni esperti di leggi, certamente più esperti di me in questo campo, per giustificare la sua sentenza di scarcerazione la nostra magistrata, Alessandra Vella, avrebbe girato fra la Giurisprudenza, prendendo leggi, estrapolandone quello che le conveniva ed omettendo il resto, arrivando, a detta loro, addirittura a delegittimare le FFAA considerando la vedetta della GdF non una nave da guerra come in realtà è secondo le Leggi dello Stato. In altre parole, secondo queste persone, la giudice avrebbe addomesticato la legge a suo uso e consumo e, cosa ancor più grave, ha utilizzato e tergiversato le leggi dello Stato per giustificare una sentenza confacente al suo personale credo politico, cosa per un magistrato è assolutamente vietata e passibile di gravi punizioni. Che la sentenza di scarcerazione della capitana puzza di politico lontano un miglio a mio parere è certo quindi qualora queste accuse dovessero rivelarsi vere non me ne meraviglierei più di tanto. Di fronte a questo caso però mi viene spontaneo pormi delle domande. La prima domanda che mi viene alla mente è fino a che punto la politica ha infiltrato la magistratura, generando così quel deprecabile fenomeno conosciuto come “Toghe Rosse”. La seconda domanda è ancora più inquietante. Possibile che, se queste accuse risultassero fondate, in tutta la procura di Catania nessuno sapesse delle idee politiche del giudice Alessandra Vella, tanto da affidare proprio a lei il caso Sea Watch, per il cui ingresso in Italia sarebbe stata a priori favorevole? Io non ci credo, anzi sono arciconvinto che, se le cose stanno così, in Procura sapessero tutto e che proprio per questo le hanno affidato il caso. Da questo ne risulterebbe che la Procura di Catania è fortemente infiltrata dalla politica e quindi totalmente incapace di poter amministrare equamente la Giustizia. Ne consegue che proprio per questo il Ministero dovrebbe fare al più presto chiarezza e, nel caso risultassero delle colpe, espellere la giudice dalla Magistratura, e trasferirne tutti i membri conniventi di quella Procura in altre sedi. Quello che, secondo le accuse, questa magistrata avrebbe compiuto sarebbe un vero atto di vilipendio verso quella Legge che invece dovrebbe rappresentare e tutelare. Un atto gravissimo verso la Nazione della quale è un Pubblico Ufficiale e che le ha affidato il compito di amministrare la giustizia, un vero e proprio tradimento insomma. È più che ovvio che le sentenze pilotate non fanno altro che aumentare la sfiducia nella Legge e quindi nelle istituzioni dello Stato. Tutto ovviamente, di questo ne sono certo, sotto la bieca regia del PD, che continua a tessere trame contro l’Italia e gli Italiani per ribadire il suo potere e imporre di nuovo la sua dittatura dei partiti sulla quale è ingrassato finora. Questa è una ulteriore prova che quello della Sea Watch è stato un complotto studiato a tavolino dal PD al solo scopo di cercare di destabilizzare questo Governo. Questi esseri ignobili, questi traditori, perché tali sono, non se ne fregano nulla dei migranti, della dignità dell’Italia e della credibilità internazionale. A loro interessa solo e solamente il potere, per continuare l’opera di distruzione alla quale loro ed i loro accoliti, avevano già condannato questa Nazione. È gente senza dignità che non si fa scrupolo di mentire a viso aperto per prendere in giro la gente (es. vedi lacrime della Fornero) e che è pronta ad infangare tutto e tutti per i loro sporchi interessi privati e di casta. Se le navi ONG puntano tutte sull’Italia lo fanno perché sanno che qui hanno le spalle coperte da una ben infiltrata progenie di traditori. Avete mai provato a chiedervi cosa sarebbe accaduto se la Sea Watch, invece di fare quello che ha fatto con l’Italia, lo avesse fatto con un Paese vero e che si fa rispettare, come la Francia, la Germania l’Inghilterra, la Russia o gli Stati Uniti? Io so cosa sarebbe accaduto, ma lo lascio alla vostra immaginazione, altrimenti i censori di FB potrebbero prenderla come una istigazione alla violenza e sospendermi ancora. In conclusione, queste navi non portano migranti in Europa, ma verso l’Italia perché questo è il paese più sicuro, non per i migranti, ma per le ONG, il Paese dove non rischiano nulla né galera né perdita della nave. L’unico Paese dove invece che finire dietro le sbarre vengono osannati come eroi e raccolgono bei soldoni, il Paese dei fessi insomma. Tuttavia, non è finita, infatti dopo il successo mediatico ed economico della Sea Watch ed il trionfo della sua capitana un’altra nave di trafficanti, la Alex Mediterranea, si sta avvicinando alle nostre acque territoriali con il suo carico di carne umana, strappato a forza dalle mani delle vedette libiche. Da notare che questa volta i migranti avrebbero potuto sbarcare a Malta, ma la ONG ha rifiutato e la nave ha continuato la sua rotta verso l’Italia. Perché? Le risposte a queste domande sono semplici. Uno perché in Italia si ha maggior visibilità e si raccolgono più soldi, cioè il traffico di carne umana rende di più, due perché devono mantenere gli accordi presi con gli emissari del PD. Infatti in questo modo questa banda di galeotti vorrebbe dimostrare che questo Governo è incapace di fermare la migrazione, e che avevano ragione loro quando li accettavano a braccia aperte e li nutrivano a spese di tutti gli Italiani. Terzo anche i finanziatori occulti Lobby, Francia e Germania impongono loro di sbarcare da noi i migranti in modo da riuscire a destabilizzare l’Italia per impadronirsene più facilmente. Questa gente infatti, passo dopo passo, migrante dopo migrante, sta portando l’Italia ad un tale livello di tensione sociale che potrebbe anche sfociare in una spirale di disordini, se non addirittura in una guerra civile. Quello che mi fa più schifo in questa situazione è, che tutto questo accade con la collaborazione del PD che vuole riprendersi le poltrone ed i privilegi. (Italiani che tradiscono Italiani, così come avvenne a Salò). Che non ci avrebbero fatto governare tranquilli era da prevedersi, ma arrivare addirittura al tradimento ed al sabotaggio pur di abbattere questo Governo è da autentici traditori della Patria, ma del resto se non lo fossero stati non ci avrebbero governato nel modo in cui lo hanno fatto. In ogni caso il numero degli arrestati, i reati contestati e quello degli indagati di questo partito la dice assai lunga su che razza di gente sono. L’ultima domanda che mi pongo, la più importante di tutte è cosa farà Scipione l’Africano, pardon volevo dire il nostro ministro degli Interni Matteo Salvini, per porre fine a questa storia. Dall’affare Sea Watch il nostro ducetto di provincia ne esce piuttosto scassato, dopo aver fatto una figuraccia storica, sbeffeggiato dalla Rakete che adesso, al sicuro dietro il confine tedesco, gli fa e ci fa marameo con la manina mentre con l’altra fa da trombetta ad una sonora pernacchia. Tuttavia, non credo che Salvini anche questa farà qualcosa di concreto, oltre che defilarsi e cercare prudentemente di fare meno chiasso possibile. Di occasioni ormai ne ha avute tante e non ne ha azzeccata una, tanto da far supporre che la sua sia tutta una messa in scena e che in realtà sia d’accordo con la casta traditrice. Quello infatti che ancora non riesco a discernere con chiarezza è se la sua sia malafede o semplicemente incapacità. Tuttavia, quello di cui, con orrore, mi rendo conto è che questa gente ha trasformato il nostro in un Paese ridicolo, dove tutti possono fare quello che vogliono in disprezzo dello Stato, senza venire perseguiti e puniti dalla Legge. Legge, lo ripeto, scritta da ladri e traditori apposta per essere aggirata e salvaguardare se stessi. Con la bocca amara per quanto sta accadendo vi lascio qui e come al solito ringraziandovi per l’attenzione vi rimando alla prossima.

giovedì 4 luglio 2019

Lo scomodo caso della Sea Watch 3: un pericoloso precedente

(di Avv. Marco Valerio Verni)
03/07/19
Nella serata di ieri il giudice per le indagini preliminari di Agrigento ha emanato la sua ordinanza sulla convalida di arresto e richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale della medesima città nei confronti della comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, indagata per i noti fatti di questi giorni, per i reati di Resistenza o violenza contro nave da guerra (art. 1100 cod. nav.) e di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.).
Nel merito, il magistrato in questione, ha, in buona sostanza, non solo non convalidato l’arresto dell’indagata ma, addirittura, ha dichiarato:

1) non sussistere il reato di cui all’art. 1100 del codice della navigazione dal momento che, secondo lui, una unità della Guardia di Finanza che operi in acque territoriali non possa considerarsi una nave da guerra, secondo una interpretazione avanzata, a suo dire, dalla Corte Costituzionale, con una sentenza del 2000;
2) essere scriminato quello di cui all’art. 337 del codice penale, perché compiuto nell’adempimento di un dovere, ossia quello derivante dal rispetto dei trattati internazionali riguardanti il soccorso in mare dei naufraghi.
Orbene, se i provvedimenti giurisdizionali, come si dice, debbano essere rispettati, non vuol dire, però, che ad essi non si possano muovere delle censure, pur nella doverosa premessa - ovviamente - di ragionare in assenza di tutto l’incartamento processuale, ma basandosi solo sul provvedimento richiamato, pubblicato da alcuni organi di stampa.
Quanto al primo punto, a parere del sottoscritto, il Gip di Agrigento ha mal interpretato la sentenza da esso richiamata (la n. 35 del 2000), che peraltro interveniva sulla richiesta di referendum popolare inerente il riordino proprio della Guardia di Finanza.
Scrive infatti il magistrato agrigentino che “Invero, per condivisibile opzione ermeneutica del Giudice delle Leggi (v. Corte Cost., sent. N. 35/2000), le unità navali della Guardia di Finanza sono considerate navi da guerra solo “quando operano fuori dalle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia una autorità consolare”.

Ebbene, andando a leggere bene, e per intero, il testo della citata sentenza, in essa, sembra affermarsi altro: ossia che “le unità navali in dotazione della Guardia di finanza sono qualificate navi militari, iscritte in ruoli speciali del naviglio militare dello Stato (…), battono 'bandiera da guerra' e sono assimilate a quelle della Marina militare (artt. 63 e 156 del r.d. 6 novembre 1930, n. 1643 - Approvazione del nuovo regolamento di servizio per la Regia Guardia di finanza -); sono quindi considerate navi militari agli effetti della legge penale militare (art. 11 del codice penale militare di pace); quando operano fuori delle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia un'autorità consolare esercitano le funzioni di polizia proprie delle "navi da guerra" (art. 200 del codice della navigazione) e nei loro confronti sono applicabili gli artt. 1099 e 1100 del codice della navigazione (rifiuto di obbedienza o resistenza e violenza a nave da guerra), richiamati dagli artt. 5 e 6 della legge 13 dicembre 1956, n. 1409 (Norme per la vigilanza marittima ai fini della repressione del contrabbando dei tabacchi)”.
In sintesi, le unità navali della Guardia di Finanza sono sempre considerate come navi militari, battono bandiera da guerra e sono assimiliate a quelle della Marina Militare. In aggiunta (ma è un’aggiunta, appunto), quando operano fuori dalle acque territoriali ovvero in porti esteri dove non vi sia una autorità consolare, esercitano le funzioni di polizia proprie delle “navi da guerra”, con tutto quello che ne consegue.
Questo non vuol dire, dunque, come erroneamente supposto, che, al contrario, quando esse si trovino in acque territoriali, non siano, invece, da considerarsi “non da guerra”, soprattutto al ricorrere di certi presupposti.
Per non annoiare troppo, basti ricordare, tra tante, una sentenza della Corte di Cassazione, la n. 31403, sez. III, del 14 giugno 2006, secondo cui, anche ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 1100 del Cod. nav., è indubbia (il riferimento è alla fattispecie lì trattata, ma è chiaramente estensibile a casi simili), “la qualifica di nave da guerra attribuita ad una motovedetta, non solo perché essa era nell’esercizio di funzioni di polizia marittima, e risultava comandata ed equipaggiata da personale militare, ma soprattutto perché è lo stesso legislatore che indirettamente iscrive il naviglio della Guardia di Finanza in questa categoria, quando nella L. 13 dicembre 1956, n. 1409, art. 6, (norme per la vigilanza marittima ai fini della repressione del contrabbando dei tabacchi) punisce gli atti di resistenza o di violenza contro tale naviglio con le stesse pene stabilite dall’art. 1100 c.n., per la resistenza e violenza contro una nave da guerra”.
Nella stessa sentenza citata, peraltro, gli stessi giudici hanno ricordato che “Anche ai fini dell’applicazione dell’art. 1099 c.n. (rifiuto di obbedienza a nave da guerra), questa Corte ha già avuto modo di affermare che una motovedetta armata della Guardia di Finanza, in servizio di polizia marittima, deve essere considerata nave da guerra (Cass. Sez. 3^, n. 9978 del 30.6.1987, Morleo, rv. 176694).

Quanto al secondo punto, invece, occorre premettere, per una maggior completezza di ragionamento che, in una dinamica basata sul rispetto delle regole, queste ultime non si dovrebbero far valere con atti di forza, al limite, quasi, di una giustizia privata, ma nelle sedi opportune che, nel mondo civile, è costituto dai tribunali, nazionali o internazionali che siano.
Per semplificare, ad ognuno di noi credo sia stato insegnato che, se vantassimo un diritto, ed esso ci venisse negato, è alle autorità giurisdizionali che dovremmo rivolgerci, evitando di agire per conto proprio.
Nel caso di specie, una organizzazione non governativa ha deciso, invece, di sfidare uno Stato, nel nome - secondo i responsabili - del rispetto del diritto del mare e di quello internazionale.
Ebbene, quand’anche lo Stato italiano, in questo caso, avesse violato le richiamate norme, questo non avrebbe dovuto giustificare, in automatico, quanto ne è poi conseguito, in termini di azioni, da parte della comandante della Sea Watch: ossia entrare forzosamente in un porto di quello stesso Stato sopra richiamato che, comunque, volenti o nolenti (al netto di quelle che poi potrebbero essere le conseguenze) rimane sovrano, nonostante gli obblighi internazionali assunti ed asseritamente violati.
Diversamente, la suddetta (comandante) avrebbe dovuto raggiungere qualche altro porto (d’altronde, lo avrebbe potuto benissimo fare, visti i numerosissimi giorni di navigazione che la hanno comunque vista impegnata in mare) e poi, una volta trovata ospitalità in altra destinazione, attivarsi nelle opportune sedi giurisdizionali per denunciare l’Italia per tutte le violazioni ritenute commesse.
Sul punto, vorrei appena ricordare che la nave in questione batte(va) bandiera olandese e che, dunque, era come se i migranti fossero stati accolti in quel paese, con tutte le conseguenze del caso. Anche questo è un concetto che - evidentemente scomodo per i fautori dell’immigrazione incontrollata a carico dell’Italia - viene sovente dimenticato, sebbene vada certamente meglio armonizzato e specificato nella normativa di riferimento (e chissà che - de iure condendo - non possa essere fatto, in futuro: allora sì, sarebbe interessante vedere se ci sarebbe ancora la corsa al “salvataggio” da parte di navi battenti bandiera francese, tedesca, olandese e via dicendo).

Inoltre - ed è questo l’altro punctum dolens della vicenda - non vi era nessun motivo di urgenza o necessità, come pure è stato scritto da qualcuno, anche come giustificazione dell’adempimento del dovere, che potesse giustificare una simile azione che - lo si ripete -, oltre a violare delle precise disposizioni di uno Stato sovrano, sembra aver messo in pericolo la vita di alcuni finanzieri.
Infatti, coloro che erano realmente bisognosi di cure erano già stati fatti sbarcare, e sul punto, si erano espressi già due tribunali, circostanza che, appena accennata nel provvedimento del Gip di Agrigento (ma non poi considerato nelle sue conseguenze) viene spesso sottaciuta: quello amministrativo del Lazio (T.A.R. Lazio) e, se ciò non fosse bastato, la stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Rackete and Others v. Italy, application no. 32969/19), che, dopo aver rivolto - lo ricordo - delle precise domande a tutte le parti in causa1, ha negato ai ricorrenti (ossia la stessa comandante dell’imbarcazione ed alcuni migranti) le interim measures, non ravvisando, evidentemente, l’esistenza di un imminente rischio di danno irreparabile, in presenza del quale, viceversa, sarebbero state disposte.
Quello della Sea Wacth - occorre sottolinearlo - non rappresenta, peraltro, un episodio sporadico di soccorso a dei naufraghi (poi, si potrebbe pure discutere sulla nozione di naufrago, rapportata al caso in questione), ma l’ennesimo di un sistematico e ripetuto agire nel tempo che non ha nulla a che vedere con lo spirito originario del diritto del mare né del Regolamento di Dublino che, chiaramente, non era certo stato creato per affrontare la trasmigrazione di interi popoli. E che, politicamente, doveva comunque essere sorretto da una condivisione di oneri e di responsabilità, a livello europeo, che, invece, non sembrano, nei fatti, aver avuto seguito.
Con buona pace di chi, su questi traffici, ci lucra e, per ciò stesso, ne continua a promuovere le ondate: prevedibili, a tal riguardo, le conseguenze che potranno aversi, proprio in termini di una massiccia ripresa dei viaggi della speranza verso l’Italia, nella convinzione, anche da parte delle organizzazioni non governative, di poter tranquillamente entrare nei porti del nostro Paese in totale autonomia ed in spregio alle volontà politiche interne.
Chissà cosa, nel frattempo, avranno pensato e penseranno i finanzieri coinvolti nella vicenda, e, con loro, tutto il personale quotidianamente impiegato nelle operazioni di pattugliamento delle nostre coste e di search and rescue.
La giustizia, si dice, è amministrata nel nome del popolo italiano: siamo davvero sicuri che sia ancora veramente cosi?
1 The questions put to the Government concerned the number of persons who had been disembarkedfrom the boat, their possible vulnerability, the measures envisaged by the Government, and the current situation on board the ship. The questions put to the applicants concerned the physical and psychological conditions of the applicants on board the ship and their possible vulnerability.

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Un altro salvatore di naufraghi. Chi se lo ricorda?

Noi possiamo speronare e voi non siete un caxxo
Qualcuno ha mai sentito nominare Namik Xhaferi? No? Peccato. Era il capitano di una nave carica di migranti, che fuggivano da un Paese in preda all'anarchia e sull'orlo di una guerra civile. Cercò di entrare nelle acque territoriali di un Paese straniero, razzista, xenofobo e disumano che rifiutò di accoglierli, anche se possedeva il porto sicuro più vicino. Lui non si perse d'animo e sfidò il blocco navale ma una corvetta, eseguendo gli ordini di quel governo fascista, speronò la sua nave, affondandola e provocando la morte di 83 esseri umani. Naturalmente, diedero la colpa a lui e anche un po' al capitano della corvetta, perché nei governi fascisti pagano sempre i pesci piccoli. Fu arrestato e si fece quasi quattro anni di carcere. Il capitano della corvetta solo la metà. Non fu mai considerato un eroe, da nessuno. Solo un criminale. Nessuno fece raccolte di fondi per pagargli le spese legali, nessun politico di nessun partito andò ad abbracciarlo e ad applaudirlo.
Era il capitano della Katër i Radës, affondata il 28 marzo del 1997 dalla corvetta Sibilla nel Canale di Otranto. Il governo fascista, razzista e xenofobo era guidato da un uomo senza partito, tale Romano Prodi, messo lì da una coalizione di centrosinistra dove nessuno dei due principali partiti aveva voluto concedere all'altro la Presidenza del Consiglio. Il ministro dell'Interno o, come si direbbe oggi, e a ragione, dell'Inferno o della Mala Vita, tale Giorgio Napolitano. Entrambi ebbero occasione, negli anni che seguirono, di provocare disastri ben peggiori, soprattutto il secondo, responsabile di tutti i fenomeni migratori che hanno coinvolto il suo Paese nell'ultimo decennio.
All'epoca c'era chi militava nel PPI, come Graziano Delrio, o nei DS, come Matteo Orfini. Sì, sì, proprio quelli che abbiamo visto salire sulla Sea Watch 3.
Caro Namik Xhaferi, la prossima volta cerca di nascere tedesco invece che albanese, possibilmente ricco, meglio se donna. E trovati un cazzo di nome che si possa pronunciare meglio, tipo Carola ma, soprattutto, cercati i contatti giusti e carica solo schiavi africani perché altrimenti a nessuno verrà in mente di accusare il Governo di razzismo."
Così, giusto per sapere...
Sentenza di condanna a 16 mesi di carcere a un uomo che speronò una motovedetta della Guardia di Finanza, considerata nave da guerra.
Ma quella persona non si chiamava Carola.

LETTERA APERTA A MATTEO ORFINI DAL SEGRETARIO GENERALE AGGIUNTO DELLA GUARDIA DI FINANZA


Pregiato Onorevole Matteo Orfini,
non me ne voglia se sarò leggermente di parte, ma i pensieri personali e le ideologie valgono assai poco quando le azioni compiute possono mettere in serio pericolo la vita degli esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle, dall’appartenenza politica e dai vestiti che indossano.
Lei era a bordo della Sea Watch 3 quando la signora Carola Rackete ha volontariamente forzato il blocco e messo a repentaglio la vita dei miei Colleghi.�In una intervista ha dichiarato, riflettendo anche successivamente “a freddo”, quindi senza alcun ripensamento, che se fosse stato al posto della signora avrebbe fatto la stessa cosa.
Lei ha studi classici, ergo, rifletta profondamente sul peso che può essere attribuito alle sue parole.�Alla luce delle sue dichiarazioni, se non ho compreso male il senso o la metafora, quindi, lei, Onorevole della Repubblica italiana, deputato e presidente del Partito Democratico dal 14 giugno 2014 al 17 marzo 2019, avrebbe forzato il blocco e messo a repentaglio la vita dei miei Colleghi finanzieri?
Pregiato Onorevole Matteo Orfini, perdoni l’ignoranza e mi aiuti a capire, almeno per ciò che domani può assumere rilevanza ai fini delle regole d’ingaggio di un qualunque servitore dello Stato che rispetta gli ordini ricevuti:�Lei, indipendente dalle diverse ideologie e dalle contrapposizioni con il Governo in carica (beghe che a Noi interessano assai poco), avrebbe tranquillamente schiacciato i miei Colleghi contro la banchina del porto di Lampedusa per far scendere i migranti perché: «… Davanti al sequestro di 42 persone, era nostro dovere intervenire e aiutarli a scendere. Così si inizia una battaglia di opposizione». Ho capito bene?
Era vostro dovere intervenire e aiutare a scendere le 42 persone sequestrate?
Così si inizia una battaglia di opposizione?
Ma lei è davvero convinto che per iniziare la sua battaglia di opposizione si possono sacrificare inutilmente le vite dei miei Colleghi schiacciandoli con una nave da 600 tonnellate?
Se lei ha: «… molti dubbi che ci sia stata una violazione della legge. Davanti ad uno stato di necessità e per portare in sicurezza persone in quello stato, una nave può violare il blocco»;�io ne ho altrettanti sul fatto che si possa schiacciare impunemente una motovedetta della Guardia di Finanza con una nave da 600 tonnellate… e mi fermo qui!
Appare evidente che abbiamo orizzonti prospettici assai diversi, anche perché non colgo il senso del suo rappresentare: chi, cosa, quale modello unitario, quale etica universalistica, quale realismo politico, quale Stato?
A mio modesto avviso le sue ragioni, unite a quelle degli altri tre parlamentari di sinistra a bordo della nave Sea Watch 3, non possono giustificare il tentato affondamento dei miei Colleghi che, grazie anche alle vostre idee, servono una democrazia spesso matrigna per i suoi figli migliori, quei figli che sono caduti per difenderla e giacciono dimenticati o, peggio, insultati nelle piazze.
M’è parso di capire, anche se per lei che era bordo della nave umanitaria sarà sembrata una scaramuccia da poco, che la signora tedesca abbia violato l’art. 1100 del Codice della navigazione. Niente di grave, sia chiaro! È un piccolo reatuccio previsto per chi compie violenza o resistenza a una nave da guerra!�Sfortunatamente, però, quel reatuccio è sanzionato con una pena fino a 10 anni.
Riesco quasi a percepire la sua indignazione per una pena così elevata, ma tant’è!�Ah… che sbadato! Stavo dimenticando di dirle che la sua amica dovrà rispondere anche del tentato naufragio, reatuccio previsto dagli articoli 110 e 428 del codice penale e sanzionato con la pena massima di 12 anni. Fossi in lei proporrei di abolirli quegli articoli inutili… tanto… a che servono… mica andrà in galera!
Onorevole, tranquillo! Sono cosucce da poco che non possono minimamente scalfire il prestigio e la fama della sua eroina, leggermente criminale si, ma, certamente celebrabile come nuova icona della sua compagine politica.
Mi punge vaghezza, seguendo i suoi ragionamenti, che sarà davvero difficile conciliare “il genuino intento di salvare delle vite” contrapposto al tentativo di sopprimere quelle degli uomini in divisa.�Temo proprio che gli italiani, sempre e comunque ignoranti rispetto al vostro genio, potrebbero non capire o, forse, riuscirebbero, chissà, a comprendere il gioco… leggermente criminale si, ma, comunque, giocato sulla pelle altrui.
Non rivendichi lezioni dei grandi uomini del passato, stia al suo posto e non ecceda, lei non ne è nenche l’ombra di quegli uomini giacché il suo pensiero, soprattutto nel Nostro caso, non si erge a sufficienza dal suolo e continua a strisciare insieme alla sua affermazione: “se fossi io al suo posto, agirei esattamente come lei.”
Comprende il senso della sua ridicola affermazione che uniforma il suo debole pensiero al bullismo avventato di una ragazzina viziata?
Lei, invece, quale messaggio diffonde?�Può considerarsi normale la sua presenza a bordo di una nave straniera da 600 tonnellate che tenta di schiacciare una motovedetta con i miei Colleghi a bordo?
Se fosse avvenuta la tragedia sarebbe andato lei a informare i famigliari dei Colleghi caduti?�Cosa avrebbe raccontato ai genitori, alle mogli e ai figli?�Sarebbe andato da solo o avrebbe chiesto ai suoi amici onorevoli di accompagnarla?
Perché non ho memoria di una vostra presenza ai funerali dei miei Colleghi caduti?�Come mai trovate sempre il tempo per bivaccare a bordo di una nave straniera che viola le leggi dello Stato e attenta all’incolumità dei miei Colleghi, ma non lo avete mai per onorare le spoglie di chi è caduto per la Patria?�Cos’è un mistero della fede o della strana ideologia che vi connota?
Pregiato Onorevole Matteo Orfini, si vergogni!�Provi a pensare per un attimo, e se ci riesce, al divario che esiste e viene patito da chi le scrive.
Provi a pensare alle parole da pronunciare al padre di un ragazzo di vent’anni morto per servire le Istituzioni e far rispettare le leggi della mia amata Patria.
Ci riesce? È in grado di visualizzare la scena?�Vuole l’aiuto da casa, il 50 e 50 o gioca il jolly?
Io la scena la vedo e la rivedo e, mi creda, vorrei allontanarla dalla mente e cancellarla dai ricordi. Ma noi due non siamo uguali e nemmeno simili.
Lei non sa nemmeno di cosa parlo e le garantisco che è assai difficile usare le parole o le metafore mentre un padre ti gela con lo sguardo.
Non cerchi paragoni e non si arrampichi sugli specchi, la sua amica capitana, lautamente pagata non si sa bene da chi per far valere la volontà della sua ONG di sbarcare comunque in Italia, fa molto meno di ciò i miei Colleghi Finanzieri fanno da anni, in silenzio, senza riflettori, senza la vostra inutile presenza, sfidando ogni giorno il mare per difendere la legalità e l’onorabilità dell’Italia e dell’Europa, salvando la vita a migliaia di naufraghi o profughi (scelga il termine che più le aggrada).
Prima di congedarmi da lei e dalle sue dichiarazioni da “tre lire”, le consiglio la lettura di alcuni pensieri tratti da “L’uomo senza qualità” di Robert Musil, Einaudi, Torino 1996, pp. 1351-1352:
“A chi misura con precisione ciò che di precisione necessita, a chi misura con coraggio ciò che di coraggio necessita. Senza prendere le misure dal mondo e stando con i piedi ben saldi per terra, nella consapevolezza che la conoscenza risulta tra i valori elevati, in grado di distinguere un individuo da un altro.�A chi non cessa di confrontare la propria intelligenza con complessità, dilemmi, fatiche. Ricordando però che la purezza dei sentimenti accompagna l’onestà del vivere e del conoscere. Con qualità, senza falsità, ipocrisie, narcisismi.�Le misure con le quali misuriamo questo mondo sono però quelle della conoscenza, come pure le condizioni nelle quali lo misuriamo. Ma la conoscenza – anche se la precisa definizione dei suoi limiti e diritti mette l’intelligenza in gravi difficoltà – presenta proprio nel rapporto col sentimento una particolarità evidente e significativa: e cioè che noi, per conoscere, dobbiamo lasciare da parte il più possibile i nostri sentimenti.”

Con sincera e profonda disistima,
Cav. Gaetano Insinna,�Segretario Generale Aggiunto del SIM Guardia di Finanza.

Denuncerò il Gip di Agrigento!