STATO DI EMERGENZA E STATO DI ECCEZIONE
In tutta la vicenda criminale della Sea Watch III la trucibalda Carola
Rakete è personaggio assolutamente trascurabile. È una poveretta che ha
fatto come, quando e dove le è stato detto di fare. Basta guardare il
suo viso: espressivo di un vuoto totale.
Tutto era programmato da
personaggi nazionali e personaggi stranieri. La tempistica e le modalità
della condotta della nave lo confermano. I fatti parlano: l’alloggio a
Lampedusa prontamente trovato e pagato per gli arresti domiciliari di
questa poveretta; la immediata raccolta fondi per centinaia di migliaia
di euro; gli Avvocati pronti ai ricorsi al TAR di Roma e alla Corte di
Strasburgo (a firma di chi e da chi autenticata?). E così tanti altri
fatti fino allo scontro con una motovedetta militare.
La GIP di
Agrigento (indagata a Caltanissetta per delitti commessi nell’esercizio
delle funzioni giudiziarie) ha concluso per la non convalida
dell’arresto della ragazzotta tedesca motivando per la pretesa esimente
dell’adempimento di un dovere. Questo significa che alla faccia dei
“porti chiusi” chiunque può portare clandestini in Italia violando tutte
le leggi che vuole. La cosa fa pensare che anche la decisione del GIP
di Agrigento si inserisce se non in un preordinato progetto, in una
prevedibile conclusione. In ogni caso, la cosa è indicativa di come una
certa parte della magistratura sia moralmente “fuori quadra” e
politicamente condizionata fino al punto di fare strame della legge.
È ora di finirla con questa indipendenza dei giudici che è ormai
impunità a fronte di qualsiasi violazione di legge. Basta con questo
feticcio (che è un palese pretesto) della indipendenza dei giudici che
non significa indipendenza dalla legge e legittimazione di ogni sua
violazione.
Vedremo se la Procura di Agrigento ricorrerà alla Corte
di Cassazione. Sarà questa l’unica verifica. Quantomeno la Cassazione
che ha sede a Roma sarà più distante di quei pochi metri che separano la
Procura di Agrigento dall’Ufficio del GIP della stessa sede.
È
evidente che si è in presenza di un preordinato e programmato colpo di
Stato al quale si deve reagire se non proclamando lo stato di emergenza
nazionale, quantomeno facendo valere lo stato di eccezione che ancora
può non significare sospensione delle garanzie costituzionali, ma
quantomeno deve essere rigorosa e corretta applicazione della legge.
Intendo dire che sussiste il pieno diritto dello Stato di precludere
l’ingresso nelle sue acque territoriali (e ancor più nei suoi porti) a
navi che commettono delitti turbativi dell’ordine pubblico dello Stato
della costa, come il concorso nel reato di tratta di esseri umani con
gli scafisti e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. È un
diritto previsto proprio dalla Convenzione di Montego Bay del 1982.
Un diritto che giustifica anche l’abbordaggio e la presa del comando da
parte della Polizia o delle Forze Armate dello Stato della costa, della
nave cui è vietato l’ingresso nelle acque territoriali. Capisco che non
tutto dipende dal Ministro dell’Interno che ha tutti contro: dalla
stampa al pampero argentino; dal figlio di Bernardo Mattarella e dai
suoi “agenti” (i Ministri degli Affari esteri e dell’Economia) al
Ministro della Difesa; dalla finanza internazionale alle ONG che operano
per la destabilizzazione politica del governo e dello Stato.
L’On.
Matteo Salvini deve comunque considerare non soltanto i crescenti
consensi popolari per la Lega. I voti sono come le onde del mare: vanno e
vengono. La politica, quella “alta”, è altra cosa e deve guardare non
ai voti ma all’interesse nazionale specie a fronte di un attacco
concentrico contro lo Stato e la sua popolazione.
Questo significa
anche considerare l’ipotesi di una crisi di governo per la connivenza di
altri Ministri nel delitto di immigrazione clandestina. Certo, il
figlio di Bernardo Mattarella non scioglierà mai le Camere e sappiamo
bene perché, ma occorre porre termine in qualsiasi altro modo alla
cancrena che sta divorando la Nazione moralmente, socialmente ed
economicamente ad opera di larghe fasce di Partiti e “in primis” il PD,
che offendono la vera sinistra.
Mi auguro fermamente che i vertici
delle Forze Armate, compresa ora la Guardia di Finanza, adempiano al
loro dovere di difesa della democrazia, delle sue Istituzioni, del
rispetto della legge e degli interessi nazionali.
AUGUSTO SINAGRA
PERCHÉ È STATA ARRESTATA CAROLA RACKETE, CAPITANO DELLA NAVE SEA WATCH.
Oltre alla grande, reiterata, soddisfazione nel vedere in salvo le vite
soccorse in mare per la meritoria opera del capitano della nave Sea
Watch, quest’oggi ho provato forte disagio leggendo la vicenda
dell’arresto di Carola Rackete, così come riportata dai quotidiani 'La
Repubblica' e 'Il Corriere della Sera'. Di solito queste testate, su
fatti che hanno rilevanza giuridica, raccolgono diversi pareri di
giuristi, ma questa volta il Corriere della Sera non l’ha fatto, mentre
Repubblica ha riportato solo opinioni di persone, nessuna docente di
materie giuridiche, secondo le quali “La legge internazionale dà ragione
alla capitana”. In verità le credenze dei soggetti intervistati, così
come pubblicate, sono cariche di errori grossolani, evitabili persino da
uno studente di giurisprudenza.
Infatti, secondo il capitano De Falco, la
motovedetta della guardia di Finanza non sarebbe una nave da guerra.
Evidentemente egli ignora (e ciò non è giustificato, visto il suo
mestiere) che la Cassazione penale, con la sentenza n. 31403/06, ha
chiarito che la motovedetta della Guardia di Finanza è nave da guerra.
L’avvocato Bisagna, sempre
intervistato da Repubblica, riferisce, in sostanza, che l’art. 1100 del
codice alla navigazione punirebbe solo la violenza arrecata alle navi
da guerra italiane da parte di altri soggetti italiani, e quindi non
sarebbe applicabile al capitano della Sea Watch, che è straniera. Ciò è
assurdo. Una conosciutissima norma di diritto internazionale
consuetudinario autorizza lo Stato rivierasco ad esercitare la
giurisdizione penale sui fatti inerenti alle navi non militari straniere
quando si trovano nel mare territoriale e quando tali fatti hanno
ripercussioni sull’ambiente esterno (si veda sul punto Conforti,
Diritto internazionale, pagine 260 e seguenti).
Fabio Sabatini, docente di Politica economica,
terzo intervistato da Repubblica, dice che il decreto sicurezza bis non è
in linea con il rispetto dei diritti umani. Ma il decreto sicurezza non
c’entra proprio nulla con l’arresto del capitano Rackete, poiché
prevede solo sanzioni amministrative. Allora,
considerato che nessun grande quotidiano aiuta chi non ha dimestichezza
con il diritto a capire il perché dell’arresto di Carola, può essere
utile ricordare, a sinistra come a destra, con obiettività, le ragioni
per le quali l’autorità giudiziaria italiana ha agito come tutti
sappiamo.
1. Abbiamo visto il video della nave SEA WATCH che
manovra per attraccare alla banchina commerciale del porto di Lampedusa,
mettendosi parallela ad essa, nonostante, parallela alla banchina, sia
già attraccata una motovedetta della guardia di finanza italiana, con
uomini a bordo, per impedire lo sbarco.
2. La nave, in ferro, ha
oltre seicento tonnellate di stazza. La motovedetta, in vetroresina,
lunga solo dodici metri, rischia di venire schiacciata. Per fortuna,
dopo un primo impatto, i militari italiani riescono a fuggire. Questi i
fatti.
3. Così dispone l’art. 1100 del codice della navigazione:
«Il comandante o l’ufficiale della nave, che commette atti di resistenza
o di violenza contro una nave da guerra nazionale, è punito con la
reclusione da tre a dieci anni. La Corte di cassazione penale, con la
sentenza n. 9789/95, ha precisato che per la sussistenza del reato è
sufficiente la minaccia di determinare collisione fra natanti.
4. La
Corte di cassazione penale, con la sentenza n. 21267/03, ha
riconosciuto che il reato previsto dall’art. 1100 citato può concorrere
con il reato di resistenza a pubblico ufficiale previsto dall’art. 337
del codice penale.
5. Il tentativo di collidere con un’altra nave,
rischiando di causarne l’affondamento, è punito dagli articoli 56
(tentativo) e 428 (naufragio) del codice penale.
Si deve concludere
quindi che, dopo la sua meritoria opera di salvataggio in mare, il
capitano Rackete ha commesso condotte sussumibili in ipotesi di reato.
6. Si deve ora verificare se al caso in questione sia applicabile
l’art. 54 del codice penale (Stato di necessità), secondo il quale «Non è
punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla
necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave
alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti
evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo».
7.
Tredici migranti in condizioni fisiche precarie erano già stati fatti
sbarcare dalla Sea Watch e quindi, se vi fossero state altre persone in
condizioni simili, ulteriori sbarchi si sarebbero tranquillamente potuti
ottenere, fino ad evacuare completamente la nave. La decisione di
forzare il blocco per avvicinarsi alla banchina rischiando di
schiacciare la motovedetta e i suoi uomini a bordo non è certo
proporzionata a quanto si sarebbe potuto fare per evitare eventuali
“danni gravi alla persona” dei migranti a bordo. Non mi pare, quindi,
che sia applicabile il citato art. 54.
8. Si potrebbe sostenere che
la condotta del capitano sia stata ispirata a d-sobbedienza civile?
Questa si esplica quando taluno infrange consapevolmente la legge,
assumendosene i rischi, per farla cambiare. Per esempio, praticava
disobbedienza civile Marco Pannella quando fumava spinelli in pubblico,
al fine di ottenere l’abrogazione della normativa sugli stupefacenti, ma
intanto subiva processi e condanne penali. Potrebbe mai cambiare la
normativa che punisce la violenza alle navi militari, la resistenza al
pubblico ufficiale e il naufragio? Oggi apprendiamo dai quotidiani che
ministri ed esponenti politici di stati esteri stigmatizzano l’arresto
del capitano Carola, ma cosa credete voi che succederebbe in Francia,
Germania, eccetera, se si cercasse di far sloggiare dalla banchina una
nave da guerra? Inoltre, il capitano Carola, secondo quanto si apprende
dai quotidiani odierni, si è affrettata a dire che non voleva attraccare
in quel moo, ma purtroppo ha sbagliato manovra. E allora, non c’è
nessuna rivendicazione di disobbedienza civile, ma, al contrario,
un’affermazione tesa a dissociare la propria volontà dai fatti. La
magistratura accerterà se quanto dice il capitano è vero o è un
(legittimo) tentativo di difendersi.
9. Altri paragoni sono stati
fatti, nei giorni scorsi, mettendo a confronto il personaggio
mitologico di Antigone con Carola Rackete, dimenticando però una cosa:
Antigone intendeva violare la legge seppellendo il fratello, ossia non
arrecando danno a nessuno. Nel caso di specie il capitano Carola ha
agito al costo di ammazzare le persone della motovedetta.
Credo che
queste riflessioni siano dettate da spirito giuridico e di obiettività.
Il fatto che io sia di sinistra e contrario alla politica esecrabile di
Salvini non mi impedisce di cercare di capire imparzialmente il mondo
che mi circonda, in un momento in cui, purtroppo, a destra e a sinistra
è così difficile ragionare e tanto facile creare miti e idoli così come
fanno i tifosi del calcio. Proprio perché sono di sinistra e odio
politicamente Salvini, mi dolgo del fatto che l’episodio dell’attracco
ha offerto un grosso spot al nostro ineffabile ministro dell’Interno,
che infatti non ha tardato a postare su facebook lo speronamento della
motovedetta italiana. Se domani dovesse essere convalidato l’arresto del
capitano, lo spot sarebbe completo, purtroppo!