venerdì 31 maggio 2019

Per quei maledetti che ancora difendono Maduro !!























Spaccio di droga, nigeriano fermato per la sesta volta: già libero


 

Viterbo – Uno straniero, trovato in possesso di sostanza stupefacente, è stato tratto in arresto dagli uomini della Polizia di Stato della Questura di Viterbo. Tutto si è verificato nell’ambito dei normali controlli del territorio effettuati nel pomeriggio del 27 maggio quando un cittadino nigeriano, titolare di permesso di soggiorno per protezione sussidiaria è stato fermato dalla DIGOS per detenzione di droga ai fini di spaccio.
In particolare, mentre i poliziotti stavano effettuato accurati controlli nei confronti di alcuni extra comunitari in una piazza del centro cittadino, in prossimità di un parco pubblico, uno di questi alla vista degli Agenti si disfaceva immediatamente di un involucro che aveva in tasca, gettandolo sotto una panchina. Recuperata la confezione il contenuto veniva esaminato nei laboratori della Polizia Scientifica dove veniva rilevata la presenza di hashish per un peso complessivo di 12,7 grammi. Dai successivi riscontri emergeva che l’extracomunitario nell’ultimo anno era stato arrestato altre tre volte e denunciato due, sempre per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

Ricorrendone i presupposti la DIGOS, unitamente alla Squadra Mobile, effettuava accurate perquisizioni presso le abitazioni dello straniero.
Dopo le formalità di rito, il nigeriano veniva dichiarato in arresto e su disposizione del P.M di turno della Procura della Repubblica di Viterbo, rimesso in libertà. La sostanza stupefacente ed il telefono cellulare del nigeriano venivano sottoposti a sequestro per ulteriori accertamenti.

Attacchiamo la corrente se no come famo a ballà e sballà!

Venerdì 31 Maggio - agg.

Rave abusivi e alcol ai minori nello stabile dove il cardinale riattaccò la luce

Mercoledì 15 Maggio 2019 di Marco Pasqua
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​Roma, palazzo occupato: controlli per i rave e l’alcol ai minori
Anche se in Questura, da tempo, erano a conoscenza di quello che accadeva dentro a Spin Time Labs, in particolar modo nel piano seminterrato, quello trasformato in discoteca, le immagini e le testimonianze emerse in questi giorni, anche grazie al Messaggero, hanno convinto le forze dell’ordine che i controlli su quel business illecito non possono più essere rinviati. Ne è convinto, soprattutto, il questore, Carmine Esposito, che da tempo ha messo sotto la lente di ingrandimento tutte le attività di intrattenimento notturno: il numero di discoteche e pub chiusi dalla polizia amministrativa, in questi ultimi mesi, è aumentato in maniera esponenziale. E, anche se gli occupanti di via di Santa Croce in Gerusalemme, hanno trasformato, nel corso degli anni, quel palazzo in una terra di nessuno, in via di San Vitale c’è la certezza che la fase dell’illegalità debba finire. E presto.


Per questo motivo, già la prossima settimana, durante il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblico, il questore potrebbe portare all’attenzione dei presenti il caso. Il distacco della luce per morosità e il suo ritorno - grazie al blitz illegale del cardinale - ma soprattutto il clamore legato agli affari in nero degli occupanti, hanno portato alla luce l’altro lato di Spin Time Labs. Non solo 450 persone che qui hanno trovato alloggio (tra questi molti minori), pagando ad Action un pizzo mensile per trovare riparo nel palazzo.
LOCALI MAI CONTROLLATI
Gli affari sono altrove: ecco il ristorante, dove vengono conservati e cucinati alimenti senza che i locali siano mai stati sottoposti ad un controllo (e certamente non perché le forze dell’ordine non abbiano mai cercato di farlo). Menu a prezzi popolari, anche se la cantina riserva sorprese anche agli amanti dei buoni vini (i coperti totali sono 30, che finiscono presto quando vengono organizzate serate danzanti). Ma a preoccupare le forze dell’ordine è, soprattutto, la discoteca. Una capienza che supera le mille persone, nessuna uscita di emergenza e la violazione sistematica di ogni regola che deve essere seguita dai proprietari di locali pubblici per l’intrattenimento notturno. Alcolici venduti a minorenni, soprattutto durante le feste organizzate dalle scuole superiori (che affittano, pagandoli, i locali). Assenza di buttafuori autorizzati, mancato pagamento della Siae, divieti di fumo mai rispettati, in nessuna sala: quanto basterebbe a far chiudere all’istante un qualsiasi locale ”tradizionale”. Già questo weekend, a Spin Time, sono previsti due appuntamenti, che potrebbero richiamare centinaia di persone. Tutte le serate vengono pubblicizzate sulla pagina Facebook. I più esasperati, chiaramente, sono i residenti dell’Esquilino, quelli che vivono nei prezzi della discoteca-abusiva. Musica fino a notte fonda, parcheggio selvaggio, persone che vengono colte da malore: una situazione di degrado di fronte alla quale, adesso, si cercherà di porre un freno, nell’interesse di tutti. L’obiettivo della stretta che potrebbe partire, è quello di tutelare, in primis, chi frequenta discoteca e ristorante: che è poi lo scopo delle multe elevate nei confronti dei locali pubblici che non sorgono all’interno di un’occupazione.
MOTO NELLA DISCOTECA
Ma a colpire la polizia, sono state anche le immagini della festa organizzata lo scorso mese dicembre dai ragazzi di Scomodo, che qui hanno trasferito la residenza della loro rivista. In quell’occasione, durante quella che venne definita “Notte Scomoda”, diverse moto entrarono dentro al piano seminterrato. Era la notte durante la quale si consumava la tragedia nella discoteca a Corinaldo. Quella sera, tra centinaia di giovanissimi - quali sono i seguaci del progetto - i motociclisti sfidarono ogni legge, e posarono addirittura per un selfie di rito sotto al palco. L’obiettivo della polizia, adesso, è evitare che si possano verificare, anche a Roma, fatti drammatici come quello della “Lanterna Azzurra”, segnato da 6 morti e da oltre cento feriti.

Donna scippata e malmenata da due stranieri alla stazione ferroviaria. Ricoverata in ospedale

Frosinone, donna scippata e malmenata da due stranieri alla stazione ferroviaria


L'ennesimo episodio di violenza si è verificato giovedì sera alla fermata degli autobus di via Sandro Frosinone, donna scippata e malmenata da due stranieri alla stazione ferroviaria
Frosinone, donna scippata e malmenata da due stranieri alla stazione ferroviaria

Donna scippata e malmenata da due stranieri alla stazione ferroviaria. Ricoverata in ospedale

L'ennesimo episodio di violenza si è verificato giovedì sera alla fermata degli autobus di via Sandro Pertini a Frosinone. In corso le ricerche dei due malfattori in tutta la zona“










Donna scippata e malmenata mentre stava scendendo dall'autobus. L'ennesimo episodio di violenza si è verificato nel piazzale dei pullman in via Sandro Pertini a Frosinone. Dalle prime informazioni raccolte sembra che la signora era appena scesa dal mezzo pubblico e dopo una faticosa giornata di lavoro stava rientrando nella sua abitazione
L'aggressione e la fuga .

Ma proprio mentre si stava incamminando verso casa la donna è stata avvicinata da due nigeriani che hanno cercato di strapparle la borsa dal braccio. La signora però ha cercato di reagire e loro hanno cominciato a colpirla con pugni e calci fino a farla cadere al suolo. Ad accorrere in suo aiuto alcune persone che si trovavano a passare da quelle parti e che hanno allertato un'ambulanza del 118. Nel frattempo i due malviventi si erano allontanati. Non dopo averle trafugato il telefonino. Ultimamente sembra che proprio nella zona della stazione ferroviaria ci sia il boom di scippi e furti dei celliulari.
Il ricovero in ospedale e le ricerche dei due nigeriani

Tornando alla vttima dell'aggressione a causa delle lesioni riportate è stata ricoverata. La donna è stata dimessa questa mattina con otto giorni di prognosi. La caccia ai due nigeriani che si sono resi autori di questo ennesimo episodio di violenza è ancora aperta. Indagini a 360 gradi da parte delle forze dell'ordine per identificare i malfattori.“


giovedì 30 maggio 2019

Barnard: attenti a quei 30, sono loro che ricattano il mondo


Paolo Barnard
da libreidee.org, 11 maggio 2012

Attenti a quei Trenta: ricattano il mondo truccando le regole. E nessuno li può fermare, perché maneggiano 650.000 miliardi di dollari, cioè otto volte il Pil del pianeta. In dieci anni, hanno messo in ginocchio l’economia reale. E sono ancora lì, a dettar legge, a cominciare da uno dei loro specialisti, Mario Draghi. Teoria del complotto? No: storia. Quella del famigerato “Group of 30”, creato alla fine degli anni ’70 da personaggi come David Rockefeller. Obiettivo: piegare le nazioni ai diktat della speculazione finanziaria. Missione compiuta: oggi l’intera Europa è nelle loro mani, e un paese come l’Italia – membro del G8 – è agli ordini della super-lobby che ha commissariato il governo affidandolo al fido oligarca Mario Monti, tecnocrate targato Goldman Sachs, veterano del Bilderberg, della Trilaterale e della micidiale Commissione Europea, quella che oggi dispone il suicidio sociale degli Stati mediante il pareggio di bilancio.

Un capolavoro, in sole tre mosse. Primo: attraverso la “superstizione o isteria del debito pubblico”, si distrugge la capacità dello Stato di creare e controllare qualsiasi ricchezza finanziaria significativa, che a quel punto resta unicamente nelle mani dei mercati di capitali, da cui gli Stati finiscono per dipendere in toto. Seconda mossa: i dominatori finanziari, che ora spadroneggiano, per ottimizzare la rapina globale incaricano la super-lobby dei tecnocrati di ridisegnare leggi e regole, con adeguata propaganda. Terzo: gli oligarchi impongono le loro condizioni-capestro ai governi, ormai privati della facoltà di creare ricchezza finanziaria e quindi dipendenti dal ricatto, pronti cioè a ingoiare qualsiasi aberrazione speculativa. Parola di Paolo Barnard, autore del saggio “Il più grande crimine” sul complotto mondiale della finanza. Promotore italiano della Modern Money Theory – sovranità monetaria per avere democrazia reale e benessere sociale – Barnard è reduce dalla caserma dei carabinieri nella quale ha sporto denuncia contro Monti e Napolitano per “golpismo finanziario”.

C’era un piano ben congegnato per mettere nel sacco l’Italia: occorreva creare una sofferenza finanziaria artificiosa per consentire alla super-lobby di prendere direttamente il timone. Peccato che i “salvatori”, dice Barnard, fossero gli architetti stessi del piano: «Non ci vuole un genio a capire che il poliziotto iscritto al club dei ladri che gli pagano laute prebende finisce col tradire il suo mandato». Mario Draghi, per esempio: «Poteva fermare la loro mano semplicemente ordinando alla Bce di acquistare in massa i titoli di Stato italiani». Acquisto che avrebbe abbassato drasticamente i tassi d’interesse di quei titoli, la cui impennata stava portando l’Italia alla caduta nelle mani degli “investitori-golpisti”. Se Draghi avesse mosso un dito, i mercati si sarebbero fermati, «resi inermi di fronte al fatto che la Bce poteva senza problemi mantenere a un livello basso e costante i tassi sui nostri titoli di Stato». Ma Draghi, che pure siede sul trono della Banca Centrale Europea, si guarda bene dall’intervenire. Motivo? Non è solo l’ex governatore di Bankitalia: è anche, e soprattutto, un uomo di punta dei “terribili Trenta”.

Cosa ci fa un personaggio pubblico come Draghi dentro il club di coloro che hanno impedito al mondo di fermare la finanza criminale planetaria? Purtroppo, aggiunge Barnard, il presidente della Bce «dovrebbe vigilare proprio su coloro che condividono il suo club con intenti criminosi». Del resto, chi era il funzionario italiano che – da direttore generale del Tesoro – lungo tutti gli anni ’90 «supervisionò la svendita del nostro Paese alle privatizzazioni selvagge che non hanno sanato di nulla il debito pubblico ma che hanno sanato di certo imprenditori falliti come De Benedetti e fatto incassare miliardi in parcelle alle investment banks?» E chi era il funzionario italiano che «non ha detto una parola contro la micidiale separazione fra Banca d’Italia e Tesoro», divorzio «che ingrassò le medesime banche?». Sempre lui, l’ineffabile Draghi, «uomo “Group of 30”, uomo Bilderberg, uomo Goldman Sachs, e anche “bugiardo-Sachs”», visto che «ha sempre negato di essere stato in forza alla Goldman quando la banca di Wall Street organizzò la truffa per truccare i libri contabili greci in collusione col governo di Atene». E invece, dice Barnard, alla Goldman lui c’era, eccome: e ne dirigeva proprio gli affari europei.

E’ stato lui, Mario Draghi, a “inventarsi” un trilione di euro, in piena agonia dell’Eurozona, per regalarlo alle banche, praticamente senza condizioni. E tutto questo, dopo aver chiuso i rubinetti della Bce per far collassare il governo Berlusconi e consegnare l’Italia all’uomo del super-potere, Mario Monti. Manovra orchestrata dai maxi-speculatori, gli inventori della più spaventosa truffa planetaria, quella dei “derivati”(*), «astrusi prodotti finanziari del tutto comprensibili a non più di 200 individui nel mondo». Ma il “derivato dei derivati”, aggiunge Barnard, è proprio la crisi finanziaria 2007-2012, innescata dal virus dei titoli fasulli spacciati da Joseph Cassano, boss finanziario della City londinese. Il flagello dei “derivati” si è abbattuto su una situazione già catastrofica, provocata dalla bolla speculativa immobiliare americana dei mutui subprime, infettando quasi tutte le maggiori banche del mondo. Fino all’attuale “spirale della deflazione economica imposta”, la famigerata austerity, che ora i “golpisti” – sempre loro – usano per depredare a sangue interi Stati europei.

I “derivati”, dice Barnard, sono vere e proprie armi di distruzione di massa, visto che questi “Frankenstein-assets” vagano per il pianeta senza più controllo né regolamentazione, per una cifra di circa 650.000 miliardi di dollari. Il primo allarme nel lontano 1994, coi miliardi-fantasma della banca d’affari Merrill Lynch. Un pozzo senza fondo, che ha travolto anche i Comuni italiani, invitati a “privatizzare” il debito. Ancora oggi, i contratti Otc (“over the counter”) sono «liberamente usati per distruggere, e lo stanno facendo gli hedge funds come quello del criminale John Paulson, che scommettono in queste ore contro l’euro». Usando i “derivati”, continua Barnard, un pugno di speculatori può affondare persino uno Stato sovrano. Può ricattarlo e sospingerlo oltre il baratro del default. Con conseguenze agghiaccianti: disoccupazione e sotto-occupazione, suicidi, morti anzitempo, abbrutimento sociale, svendita-truffa del patrimonio pubblico, usura sullo Stato. E soprattutto: perdita di democrazia, a favore dei super-profitti dei soliti speculatori, grazie anche al “fascismo finanziario” dell’Unione Europea, che oggi fa gridare allo scandalo persino il “Financial Times”, di fronte ai trattati-capestro imposti senza mai un referendum.

«Domanda: come si è arrivati a questo? Perché non lo si è evitato? Risposta: “Group of 30”». Proprio i Trenta, secondo Barnard, sono la punta di lancia dell’operazione “golpista”. Una lobby di tecnocrati eccezionali, varata nel 1978 con l’aiuto dei Rockefeller: 30 membri, a rotazione, accuratamente designati. «Sono quasi tutti uomini che hanno lavorato con la mano destra nella speculazione finanziaria, e poi con la sinistra nella regolamentazione statale». Missione: piegare le leggi ai propri voleri, naturalmente all’insaputa dei cittadini. Il “Group of 30”, scrive Eleni Tsingou nel più devastante lavoro accademico sulla super-lobby planetaria: «Questo Gruppo non solo ha legittimato il coinvolgimento del settore privato nelle politiche di Stato, ma ha anche permesso all’interesse privato di divenire il cuore delle decisioni di politica finanziaria. Questo perché molti dei suoi membri sono proprio quei politici che il Gruppo mira a convincere». Un trust di cervelli, potentissimo e imbottito di miliardi. E’ proprio il “Gruppo dei 30” a intuire le immense potenzialità dei “derivati”: sono stati loro, gli adepti della super-setta egemone, a inquinare il mondo con la peste dei titoli tossici, per riuscire infine a mettere in ginocchio interi Stati.

Nel 1993, racconta Barnard, il gruppo pubblicò il primo manuale d’uso sui “derivati”, destinato ai controllori statali, europei e americani, delle transazioni finanziarie: non sapevano come maneggiare quei titoli, quindi accolsero con favore lo studio del gruppo e l’ignoranza tolse loro ogni potere di contrastarne le pericolose conclusioni. Primo: i “derivati” sono indispensabili perché “rappresentano nuovi modi di capire, misurare e gestire il rischio finanziario”. Ovvero: «Gli strumenti più “rischiogeni” della storia della finanza avrebbero, secondo loro, ridotto il rischio». Poi: si sottolineava che “la chiave per l’uso dei “derivati” è l’autoregolamentazione”, visto che “le regole statali intrusive e basate sulla legge ne rovinerebbero l’elasticità e impedirebbero l’innovazione in finanza”. Ergo: si prega di non disturbare il manovratore. E i controllori? «Per evitare di apparire ignoranti che brancolavano nel buio si aggrapparono alle raccomandazioni del Gruppo, sia in Usa che in Europa, sospinti in modo decisivo proprio dai loro colleghi senior che erano membri di spicco di questa lobby».

Ma il “Group of 30” osò anche di più, continua Barnard: la super-lobby scrisse che i controllori avrebbero dovuto “aiutare a rimuovere le incertezze legali dei regolamenti in vigore”, e fornire un trattamento fiscale favorevole ai “derivati”. «L’intero lavoro era stato abbondantemente oliato con i fondi della mega-banca speculativa JP Morgan». Eppure, «nonostante la sfacciataggine di quelle righe – osserva Barnard – tre fra i maggiori organi di controllo del mondo, il Comitato di Basilea, il Congresso degli Stati Uniti e la Federal Reserve Usa, trovarono l’idea dell’autoregolamentazione accettabile». Di più: «Gettarono il loro peso contro i pochi controllori ed economisti che già allora suonavano le campane d’allarme», tra questi un prestigioso portavoce della Modern Money Theory come William Black. Al che, si mossero due delle più potenti lobby finanziarie anglosassoni: l’Iif di Washington (Institute for International Finance) e la Liba di Londra (Investment Banking Association): i due colossi «buttarono sul tavolo della trattativa le loro proposte per l’autoregolamentazione della trasparenza sui “derivati”, a pieno sostegno del “Group of 30”».

Per dare un’idea agli scettici del complotto, aggiunge Barnard, basta ricordare che proprio la Iif è la lobby che, poche settimane fa, ha dato gli ordini nella trattativa suicida della povera Grecia verso la trappola del secondo “bailout”. E dire che l’occasione per capire e controllare la distruttività dei “derivati” Otc si era presentata già all’inizio degli anni ’90: ma il “Group of 30” fu il primario attore nell’annullamento di ogni tentativo di portare questi killer sotto il controllo pubblico, con le conseguenze che sappiamo: crimini globali. Utile riflettere, dice Barnard, su «cosa questi mostri hanno fatto alla vita di centinaia di milioni di famiglie, a milioni di aziende e alle democrazie dei maggiori paesi occidentali, per non parlare degli orrori nel Terzo Mondo e sull’ambiente». Oggi, in pratica, «viviamo tutti su un ordigno termonucleare finanziario fuori controllo che si chiama 650.000 miliardi di “Frankenstein-Derivatives” in grado di far fallire il pianeta». Apriamo gli occhi: «Nessuna democrazia ha un senso, quando tutta la ricchezza è nelle mani di queste lobby senza pietà, a cui tutti i politici devono rispondere a bacchetta, invece che ai propri elettori».

E tanto per non far nomi, Paolo Barnard avverte che il “Gruppo dei 30” è fatto di persone in carne e ossa, ovviamente potentissime. Come gli americani Paul Volcker e Gerald Corrigan, passati dalla Fed a gruppi come Chase Manhattan Bank, Goldman Sachs, Morgan Stanley. Ci sono gli inglesi come lord Richardson of Duntisbourne (Banca Centrale d’Inghilterra, Lloyds Bank), l’ex ministro Geoffrey Bell, dirigente anche di Schroders, e lo stesso Mervyn King, governatore della Banca Centrale d’Inghilterra. Se dominano gli esponenti della finanza anglosassone come gli statunitensi William McDonough (Dipartimento di Stato e First National Bank of Chicago) e Lawrence Summers (Segretario del Tesoro Usa, fedele del Bilderberg) non manca il resto del mondo: l’israeliano Jacob Frenkel (Banca Centrale d’Israele e Merrill Lynch), il giapponese Toyoo Gyohten (Ministero delle Finanze del Giappone, dirigente della Banca di Tokyo), il brasiliano Arminio Fraga Neto (Banca Centrale del Brasile, Solomon Brothers Ny, Soros Management Fund), l’iberico Guillermo de la Dehesa (Banca Centrale di Spagna e ministro delle finanze, nonché banchiere del Banco Santander Central Hispanico e di Goldman Sachs).

Alcuni membri del “Group of 30” hanno legato il proprio nome a famosissimi disastri: è il caso dell’ex ministro argentino dell’economia, Domingo Cavallo, padre della catastrofe che travolse il paese latinoamericano e “diligente allievo” del super-clan, i cui esponenti sono specializzati nel doppio incarico: Bundesbank e Dresdner Bank per il tedesco Gerd Hausler, Banca Centrale di Francia e Bnp Paribas per il transalpino Jacques de Larosière. Oltre a quello di Draghi, fra gli italiani spicca il nome dell’ex ministro prodiano Tommaso Padoa-Schioppa, quello dei “bamboccioni”, membro del Bilderberg come il francese Jean-Claude Trichet, già ministro delle finanze a Parigi e poi a capo della Bce. Conflitti d’interesse permanenti: chi lavora per la speculazione è chiamato anche a presiedere le autorità europee di controllo sulla finanza. E’ il caso del tedesco Axel Weber: Bundesbank, poi Ubs, quindi “European Systemic Risk Board” e “Financial Stability Board”.

Grottesco, annota Barnard: uno che lavora per il profitto speculativo con la super-lobby che ha scatenato il peggior rischio sistemico della storia della finanza mondiale, poi siede anche fra i funzionari che valutano il rischio sistemico in Europa, dichiarando di vigilare sulle crisi. Altro controllore, l’inglese Adair Turner, presidente della Financial Services Authority della Gran Bretagna, l’istituto nazionale deputato a controllare l’industria dei servizi finanziari. Eppure: «Eccolo a busta paga della super-banca speculativa Merrill Lynch Europe come vice-presidente, e in bella mostra al “Group of 30”», dopo aver anche fatto parte, a Londra, delle commissioni per le pensioni e per i salari minimi. Un altro controllore, il tedesco Gerd Häusler (Global Financial Stability Report e Financial Stability Forum) ce lo ritroviamo come direttore dell’Institute of International Finance di Washington, altro deregolamentatore dei “derivati”. Membro del “Group of 30”, Häusler compare anche a New York nell’agguerrita agenzia Lazard, che nel caso-Grecia «faceva il doppio gioco», come consulente sia degli “investitori-strangolatori”, sia del governo di Papademos.

Questi, dice Barnard, sono gli uomini che hanno creato le leggi-capestro che oggi dissanguano la nostra economia e confiscano la nostra sovranità: «Stiamo parlando del sistema che ha messo in ginocchio l’economia del mondo in meno di un decennio». E’ il super-potere che, anche in Italia, ha minato il futuro dei nostri bambini, regalandoci le immense sofferenze di cui ormai sono pieni ogni giorno i titoli del giornali, con buona pace di qualsiasi residua democrazia reale. «Questo è il “Group of 30”, la lobby che ha aiutato in modo decisivo a causare questo allucinante scenario, questo livello di crimine internazionale», conclude Barnard: «Trenta individui a rotazione, ma solo trenta, col nostro Draghi in prima fila. Roba da far apparire Goldfinger un patetico principiante».

Note:
(*) Il derivato in finanza è un titolo che deriva il proprio valore da un altro asset finanziario oppure da un indice (ad esempio, azioni, indici finanziari, valute, tassi d'interesse o anche materie prime), che è definito sottostante. Gli utilizzi principali degli strumenti derivati sono la copertura da un rischio finanziario (detta hedging), l'arbitraggio (ossia l'acquisto di un prodotto in un mercato e la sua vendita in un altro mercato) e la speculazione. Le variabili alla base della quotazione dei titoli derivati sono dette attività sottostanti e possono avere diversa natura: può trattarsi di azioni, di obbligazioni(**), indici finanziari, di commodity come il petrolio o anche di un altro derivato, ma esistono derivati basati sulle più diverse variabili, perfino sulla quantità di neve caduta in una determinata zona, o sulle precipitazioni in genere. I derivati sono oggetto di contrattazione in molti mercati finanziari, e soprattutto in mercati al di fuori dei centri borsistici ufficiali, ossia in mercati alternativi alle borse vere e proprie, detti OTC, over the counter: si tratta di mercati creati da istituzioni finanziarie e da professionisti tramite reti telematiche e che, di solito, non sono regolamentati.

(**) L’obbligazione in ambito finanziario è un titolo di debito emesso da società o enti pubblici che attribuisce al suo possessore, alla scadenza, il diritto al rimborso del capitale prestato all'emittente, più un interesse su tale somma. Si può considerare dunque l'obbligazione a tutti gli effetti come una forma di investimento da parte del detentore sotto forma di strumento finanziario. Un'obbligazione tipica sono ad esempio i titoli di Stato. Scopo di un'emissione obbligazionaria è il reperimento di liquidità da parte dell'emittente. Rispetto all'azione è considerata in genere una forma di investimento a rischio finanziario inferiore in quanto non soggetta a quotazione sul mercato azionario e con il tasso di interesse tipicamente fisso alla stipula del contratto di vendita. Di solito il rimborso del capitale al possessore del titolo di credito da parte dell'emittente avviene alla scadenza al valore nominale e in un'unica soluzione, mentre gli interessi sono liquidati periodicamente (trimestralmente, semestralmente o annualmente). L'interesse corrisposto periodicamente è detto cedola perché in passato per riscuoterlo si doveva staccare il tagliando numerato unito al certificato che rappresentava l'obbligazione. Se l'emittente non paga una cedola (così come se è insolvente nei confronti delle banche o di creditori commerciali), un singolo obbligazionista può presentare istanza di fallimento ove ne sussistano i requisiti.

Ragusa, violenza sessuale sulla compagna e sua figlia di 12 anni: arrestato. “Sempre ubriaco. Abusi anche davanti ai bambini”


Ragusa, violenza sessuale sulla compagna e sua figlia di 12 anni: arrestato. “Sempre ubriaco. Abusi anche davanti ai bambini”


La polizia è intervenuta pochi giorni fa su richiesta della donna. Quando gli agenti sono arrivati a casa, l'uomo la stava picchiando. Un neonato, anche lui figlio della donna, è illeso . 30 Maggio 2019
 


Tornava a casa ubriaco e pretendeva di fare sesso. Se la compagna rifiutava, lui la violentava. E quando restava solo con la figlia di lei, abusava anche della bambina, di 12 anni. Per questo un uomo di 39 anni, di origini nigeriane, è stato arrestato dalla Squadra mobile di Ragusa, coordinata dal vicequestore aggiunto Antonino Ciavola. L’accusa è di violenza sessuale su minore e tentata violenza sessuale ai danni della compagna. La polizia è intervenuta pochi giorni fa su richiesta della donna. Quando i poliziotti sono arrivati a casa, l’uomo la stava picchiando. Un neonato, anche lui figlio della donna, è illeso.

“Quando la donna è stata accolta ed ascoltata dalle donne della Squadra mobile era psicologicamente devastata”, raccontano gli inquirenti. “Violenze inaudite subite ogni qualvolta il compagno si ubriacava e pretendeva di avere rapporti sessuali con lei anche in presenza dei bambini. La donna si rifiutava perché c’erano i piccoli e lui la violentava o tentava di farlo picchiandola in ogni occasione”. Violenze che accadevano quotidianamente, anche più volte al giorno. La madre e i due figli si trovano sotto protezione. A 48 ore dalla denuncia il gip ha emesso una misura cautelare nei suoi confronti.

Durante l’interrogatorio della donna, la bambina di 12 anni ha chiesto di parlare alla poliziotta e anche lei ha raccontato di essere stata violentata dal compagno della madre, quando rimaneva sola in casa con lui. “La piccola ha detto che se il coraggio lo aveva trovato la mamma, era giusto che anche lei raccontasse la verità”, hanno spiegato gli investigatori. L’uomo e la donna, entrambi nigeriani, si erano conosciuti in una struttura di accoglienza per richiedenti asilo della Sicilia dopo essere sbarcati in tempi diversi. La donna era arrivata in Italia insieme ai due figli, la 12enne e il neonato. All’inizio, lui era stato gentile e premuroso, e così era nata una relazione. Lasciato il centro d’accoglienza, erano andati a vivere a Ragusa. Lei accudiva i figli, lui chiedeva l’elemosina vicino ai supermercati. Dopo qualche tempo sono iniziati i primi maltrattamenti, finiti poi nelle violenze sessuale per le quali adesso l’uomo è in carcere.

mercoledì 29 maggio 2019

Un polizioto denuncia!!!!!!!!!!!!!!!!

Bruno Ilario Rullo Salve. mi chiamo RULLO BRUNO, EX assistente capo della polizia di stato, ex sindacalista di polizia. QUELLO CHE MI E' ACCADUTO SULLA MIA PERSONA È INCREDIBILE E VERGOGNOSO IN UNA NAZIONE COME L'ITALIA. PER AVER SEGNALATO E DENUNCIATO IRREGOLARITÀ ALL'INTERNO DELLA POLIZIA DI STATO(DOCUMENTI ALLA MANO DOCUMENTABILI, REGISTRAZIONI AUDIO E VIDEO) MI SONO STATI NOTIFICATI UNA COSA COME 11 SANZIONI DISCIPLINARI, 4 PROPOSTE DI SOSPENSIONE-DESTITUZIONE, 1 PROCEDIMENTO DI TRASFERIMENTO PER INCOMPATIBILITÀ. UN MASSACRO VERO E PROPRIO CHE STA PORTANDO LA MIA SALUTE A PERDERE COLPI E MI STO AMMALANDO..

SABATO 20 APRILE 2019 MI HANNO NOTIFICATO LA DESTITUZIONE DAL SERVIZIO(LICENZIAMENTO) IN MODO INGIUSTO E VERGOGNOSO.

HO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE SEGNALATO DISSERVIZI, IRREGOLARITA', ILLEGALITÀ DI RILEVANZA PENALE, DA MARZO 2017 FINO A APRILE 2019 SONO STATO VITTIMA DI MOBBING, SONO STATO AGGREDITO DA POLIZIOTTI CHE NONOSTANTE CON STAMPELLE E UN GINOCCHIO LESIONATO, MI HANNO AGGREDITO FISICAMENTE OBBLIGANDOMI A FIRMARE UN PROVVEDIMENTO DI SOSPENSIONE. HO PRESENTATO 2 DENUNCE ALLA PROCURA DI PALERMO E STANNO ANDANDO AVANTI.

LA COSA PIÙ GRAVE È CHE NELLE SETTIMANE SCORSE HO TENTATO PIU VOLTE DI SUICIDARMI PERCHÉ STANCO DI TUTTO QUESTO, NON HO CONDANNE E MAI FATTO NULLA A LIVELLP PENALE, AVEVO DECISO DI TOGLIERMI LA VITA E FARLA FINITA; SOLO I MIEO LEGALI E MIO FIGLIO MI HANNO AIUTATO A FERMARMI E A NON COMMETTERE QUESTO GESTO ESTREMO.

SONO STANCO E STANCO DI VIVERE IN QUESTE CONDIZIONI.

IL MIO RECAPITO TELEFONICO È 3512306851.

SPERO POSSIATE AIUTARMI E FARE LUCE E CHIAREZZA SU QUESTA SITUAZIONE INCREDIBILE E IGNOBILE.

POLIZIOTTO-SINDACALISTA SCOMODO CHE HANNO CERCATO DI IMBAVAGLIARE ED ELIMINARE.

NON SO ANCORA QUANTO DURERO' E SE CONTINUERÀ QUESTA SITUAZIONE CREDO PROPRIO DI FARLA FINITA. INGIUSTIZIA E ATTACCHI VILI RICEVUTI SOLO PER AVER FATTO IL MIO DOVERE.

DA UN MESE SONO IN CURA DA UNO PSICOLOGO. MA STO MALISSIMO E NON È GIUSTO TUTTO QUESTO

CELL. 3512306851