mercoledì 24 aprile 2019

RISORSE :“Ti insegniamo cosa fare quando avrai un fidanzato”, per mesi stuprano una bimba di 11 anni


“Ti insegniamo cosa fare quando avrai un fidanzato”, per mesi stuprano una bimba di 11 anni

La mamma della piccola aveva affidato la bimba ai due fratelli gemelli che però per mesi l’hanno violentata in casa anche mentre nella stessa stanza dormivano altri bambini.
 25 LUGLIO 2018  11:58 di A. P.

"Vieni così ti insegniamo cosa fare quando avrai un fidanzato", così per mesi due fratelli gemelli di 31 anni hanno abusato sessualmente di una bimba di 11 anni di cui avrebbero dovuto prendersi cura mentre la mamma della piccola  andava al lavoro. È la terribile storia di violenza che vede come vittima una bimba di Bolton, nel Nord Ovest dell'Inghilterra, e venuta a galla solo quando la piccola ha raccontato tutto ai suoi insegnanti di scuola facendo partire le indagini che poi hanno portato all'arresto di Steven e Stanley Muchemwa. Tutto infatti avveniva all'interno di mura domestiche spesso anche mentre nella stessa stanza dormivano altri bambini.


La vittima ha raccontato in tribunale, alla Bolton Crown Court,  che la prima volta che Steven la stava stuprando, Stanley è entrato nella stanza e non ha fatto nulla per fermare il gemello anzi, ha iniziato anche lui a violentare la ragazzina e avrebbe, lei aveva solo 10 anni. I due fratelli avrebbero poi  continuato a violentarla durante le vacanze estive scolastiche dopo che aveva compiuto 11 anni. Durante gli abusi i due hanno minacciato la piccola dicendole che si sarebbe messa nei guai se avesse raccontato a qualcuno cosa le era stato fatto. Con una decisione coraggiosa però la 11enne ha deciso di rivelare tutto agli insegnanti. Quando polizia e servizi sociali hanno interpellato la madre , la donna è rimasta sconcertata: no aveva mai sospettato di nulla ed era stata lei stesa ad affidare ai due fratelli la figlia. I due fratelli Steven e Stanley, che inizialmente si erano dichiarati non colpevoli delle accuse, hanno messo parzialmente  le violenze e sono stati condannati rispettivamente a 14 e 15 anni di reclusione.

lunedì 22 aprile 2019

L'investigazione scientifica sulle scie chimiche e bibliografia

Vale la pena investigare scientificamente e scie chimiche? E se ne vale la pena, come va eseguita tale investigazione?

In questo articolo cercherò di rispondere a queste domande.
Come forse non tutti sanno, nel corso degli ultimi anni la questione delle scie chimiche è arrivata in Parlamento. Non solo in quello Italiano, ma anche in quello Europeo, nel Parlamento Greco e nel Consiglio Regionale della Sardegna [1], [2], [3].
Qualche giorno fa ho letto il testo dell’interrogazione parlamentare sulle scie chimiche presentata dal Senatore Nieddu il 13 giugno 2006 e la relativa risposta del Ministro Pecoraro Scanio del 13 Novembre 2006 [4].
In tale interrogazione il senatore Nieddu dice, riassumendo, che sui cieli della Sardegna sono state notate da parte della popolazione residente, creando una forte preoccupazione, scie conseguenti ad un intenso traffico di aerei non identificati i quali percorrono rotte non convenzionali. Queste scie, ricorda il senatore, generano una sorta di reticolati, che non si dissipano subito ma che si allargano e lentamente si espandono formando un manto nuvoloso.
Come ha risposto il Ministro Pecoraro Scanio a tale interrogazione? il Ministro dice, in sintesi, che dall’esame della letteratura specifica e dal contenuto dei siti specializzati non è possibile dimostrare l’esistenza delle scie chimiche. Il ministro ricorda che tali siti in particolare risultano carenti da un punto di vista scientifico. L’interpretazione più plausibile del fenomeno, conclude, e che i presunti episodi di scie chimiche siano in realtà comuni scie di condensazione che sono durate più a lungo ed hanno assunto forma peculiare per effetto delle condizioni metrologiche.*
Vediamo di discutere questa risposta.

Il concetto di fondo di tale risposta è che l’esistenza delle scie chimiche non può essere dimostrata in base all’esame della letteratura di riferimento.


Per comprendere tale concetto, dobbiamo avere chiaro come si fa a dimostrare un fenomeno in ambito scientifico. Un fenomeno dimostrato scientificamente e' un fenomeno descritto da uno o più ricercatori, la cui descrizione è stata esaminata e ritenuta corretta da altri ricercatori esperti della materia. Di norma tale processo avviene con la pubblicazione dei risultati della ricerca su un giornale scientifico. Un ricercatore raccoglie dei dati e li riassume in un articolo che propone a una rivista scientifica. L’editor della rivista valuta in primo luogo se l’articolo è idoneo per quella rivista. Se lo ritiene idoneo, lo invia a 2 o 3 esperti della materia che, anonimamente (in certi casi solo se lo desiderano) e senza essere pagati, giudicano il lavoro. Questi esperti, o referee, evidenziano errori, incongruenze ed esprimono alla fine un giudizio di idoneità o meno per la pubblicazione, suggerendo talvolta ulteriori esperimenti o prove da fare per validare il risultato proposto dal ricercatore.

Un ricercatore, tuttavia, può decidere di pubblicare i propri risultati o le proprie teorie su un libro o anche su un sito internet, senza passare per una rivista scientifica. Se le teorie del ricercatore risultano fondate, forti e inconfutabili, la comunità scientifica le accetterà. Si veda il caso del matematico russo Grigory Perelman che ignorando le più prestigiose riviste del settore, aveva preferito presentare su Internet la sua soluzione alla congettura di Poincarè, uno dei problemi matematici più difficili che da cent’anni resisteva a qualsiasi tentativo di soluzione [5].

D'altro canto, un articolo pubblicato su una rivista con referaggio non implica che esso sia un dogma. E' successo che un articolo sia stato “ritirato” dopo la pubblicazione su una prestigiosa rivista scientifica perché un lettore attento si era accorto di incongruenze nella ricerca.

Ad ogni modo, una pubblicazione su una rivista scientifica con referaggio ha il suo indiscutibile peso.


Quindi, riguardo alla carenza scientifica, intesa come assenza di pubblicazioni con articoli sottoposti a referaggio, il Ministro ha ragione: gli articoli pubblicati sui siti specializzati in scie chimiche non subiscono il processo di referaggio anonimo testé descritto, e nelle riviste scientifiche dove gli articoli sono invece sottoposti a tale referaggio, non troviamo lavori che descrivono il fenomeno delle scie chimiche. Se ad esempio mettiamo la parola chemtrails (scie chimiche in lingua inglese) nel motore di ricerca della banca dati scientifica PubMed [6] non troviamo nessuna entry, a differenza della parola contrails (scie di condensa) che riporta tre articoli sull'argomento. Se ripetiamo la stessa ricerca nella banca dati Web Of Science [7] troviamo una entry per la parola chemtrails, un articolo dal titolo “Chemtrails conspiracy” [8], e 206 entries per contrails.


Tuttavia, il fatto che un fenomeno non sia ancora stato descritto in un giornale scientifico non significa assolutamente che quel fenomeno non sia reale. Può essere che nessuno abbia tentato di dimostrarlo o può essere che qualcuno lo abbia dimostrato ma non abbia presentato tale dimostrazione ad alcun giornale (vedi il caso del matematico russo).
Di conseguenza, la mancanza di pubblicazioni scientifiche sulle scie chimiche non implica affatto che esse non esistano. A conferma di ciò, il Ministro dice che l'esistenza delle scie non può essere dimostrata, non che esse non esistano.
Risulta quindi chiaro che nella questione scie chimiche il problema di fondo è quello di dimostrare scientificamente che le scie chimiche esistono. Produrre cioè delle prove che vengano accettate dalla comunità scientifica.


Nella risposta del Ministro, comunque, non si considera la possibilità che lo Stato si prenda l'onere di dimostrare se le scie chimiche esistano o meno.

Come mai? Da cosa dipende questa scelta?

Il decidere se investigare scientificamente o meno sul fenomeno scie chimiche dipende essenzialmente, come per ogni scelta, da una valutazione del rapporto rischi/benefici che tale scelta comporta.

Nel caso delle scie chimiche, l'effettuare ricerche scientifiche vuol dire rischiare di spendere soldi e tempo per niente nel caso si dimostri che le scie chimiche non esistano, ma vuol dire anche “salvare” popolazione e pianeta nel caso le scie chimiche esistano. Se vogliamo, possiamo considerare anche un altro elemento da aggiungere ai rischi che l'investigazione comporta: investigare su un argomento come le scie chimiche vuole dire andare incontro a scherno e derisione, e a possibile perdita di credibilità e di status, visto lo scenario da fantascienza, difficilmente accettabile, che la teoria delle scie chimiche prospetta.
Non effettuare ricerche scientifiche sulle scie chimiche vuole dire invece rischiare di non fare nulla per bloccare il lento avvelenamento della popolazione e lo sconvolgimento climatico prospettati dalla teoria delle scie chimiche, nel caso in cui le scie chimiche esistano davvero, ma vuol dire anche non “buttare via” soldi e tempo ed evitare di fare una pessima figura nel caso che le scie chimiche non esistano.

La relazione rischi-benefici/investigazione-non investigazione è riassunta nella seguente figura.


Ora, il rischio di non fare niente per tutelare la salute del pianeta e della popolazione è ovviamente un rischio terribile. Il rapporto rischio beneficio è quindi molto più alto nella scelta di non effettuare indagini scientifiche.

Tuttavia tale rischio non ha pesato nella scelta del Ministero** . Perché?


Evidentemente perché la possibilità che le scie chimiche esistano è stata ritenuta una non-possibilità o una eventualità remotissima. Se escludiamo che le scie chimiche possano esistere, azzeriamo istantaneamente il rischio principale, e così la scelta è presto fatta.

Ma tale assunzione è giusta? Siamo sicuri che le scie chimiche non esistano?

Al momento quello che sappiamo è che nessuno ha pubblicato su giornali scientifici prove della loro esistenza, che è altra cosa. Quindi, a mio avviso, non possiamo escludere la possibilità che le scie chimiche esistano. E se non possiamo escludere tale possibilità, decidendo di non investigare sulle scie chimiche ci assumiamo un rischio molto alto.
In base a queste considerazioni, la cosa a mio avviso più giusta da fare è quindi investigare.


Per questo motivo, molte persone nel mondo hanno deciso di investire un po' del loro tempo libero e qualche soldino per verificare se c'è qualcosa di vero nella teoria delle scie chimiche.


Vediamo ora di discutere come andrebbe effettuata la ricerca scientifica sulle scie chimiche.

E' già stato raccolto molto materiale che proverebbe l'esistenza delle scie chimiche e altro ne può essere raccolto se il fenomeno continuerà. Come dovrebbe essere utilizzato tale materiale?

Alla luce di quanto detto sin'ora, risulta chiaro che pubblicare indagini scientifiche senza che esse siano sottoposte a referaggio, anche se serie e ben fondate, non produrrà risultati utilizzabili in sede di confronto politico. Come abbiamo visto, in sede governativa contano le pubblicazioni scientifiche.

Bisogna anche considerare che una indagine pubblicata su una rivista scientifica non deve più essere dimostrata. Ha già superato questo passaggio, che spesso non è un passaggio indolore. Una indagine senza referaggio deve invece essere necessariamente giudicata, e non sappiamo quale sarà il giudizio. Utilizzare quindi in un ipotetico confronto sull'esistenza delle scie chimiche una prova che potrebbe essere ritenuta non valida, è un rischio.

Infine, proporre una ricerca ai referee presenta ulteriori vantaggi: permette di riconoscere eventuali errori di cui non si era tenuto conto e di ricevere importanti consigli.


Quindi, se riteniamo di avere prove che dimostrino la veridicità della teoria delle scie chimiche e vogliamo che la questione sia presa in considerazione a livello politico, è necessario che le nostre ricerche vengano pubblicate in riviste scientifiche sottoposte a referaggio anonimo. In questo modo esse assumeranno un aspetto che le renderà ancora più forti: l'ufficialità.

Tali ricerche dovranno presentare dati relativi ad osservazioni di fenomeni anomali nelle scie, aerei, nuvole, acqua piovane, terreni, ed essere condotte con metodo (osservazioni ripetute, controlli positivi e negativi, analisi della letteratura del settore). Alcune riviste a cui inviare manoscritti relativi a prove della esistenza delle scie chimiche potrebbero essere ad esempio: Journal of Aircraft, The international Journal of Meteorology, Journal of Climate, Journal of the Atmospheric Sciences.

Un'impresa impossibile? Forse, ma bisogna tentare.




Vediamo infine a cosa può portare questa investigazione scientifica.




Le ricerche potrebbero anche non portare a niente. Potrebbe risultare impossibile dimostrare scientificamente l'esistenza delle scie chimiche e si rimarrebbe nel dubbio per sempre.




Oppure, potrebbe venir dimostrato che ci sono aerei che passano sulle città spargendo porcherie di tipo chimico-biologico. Immagino che a quel punto verrebbero presentate nuove interrogazioni parlamentari, questa volta ricche di pubblicazioni scientifiche referate. Lo Stato si renderebbe conto dell'operazione di irrorazione in atto e, ovviamente, la bloccherebbe, impedendo con ogni mezzo agli aerei chimici di sorvolare le irrorare e città. Immagino che verrebbero anche tirate le orecchie a spruzzatori e mandanti.




Se invece venisse dimostrato che le scie chimiche non esistono, non succederebbe proprio niente di male. Anzi, per quel che mi riguarda, durante le ricerche sulle scie chimiche ho imparato tante cose interessanti su argomenti complessi e affascinanti come nuvole, aerei, fenomeni atmosferici, per cui se anche si dimostrasse la non esistenza delle scie, io avrei comunque guadagnato qualcosa in termini di nuove conoscenze.




Per concludere, è importante, per il bene di tutti, investigare scientificamente sulle scie chimiche allo scopo di verificare se esse esistono. Se verrà dimostrato che le scie chimiche esistono, i risultati delle ricerche andranno pubblicati su riviste scientifiche sottoposte a referaggio, affinché tali risultati possano essere utilizzati in sede politica come prove degli avvenuti sorvoli chimici .

Un’interrogazione parlamentare che riporti dati di anomalie nei cieli pubblicati su riviste scientifiche nazionali o internazionali sottoposte a referaggio anonimo non potrebbe, necessariamente, ricevere la stessa risposta che ha avuto la lodevole interrogazione del senatore Nieddu.


*Il Comitato regionale di sensibilizzazione sulle scie chimiche di Nuoro (http://www.sciesardegna.it/) ha pubblicato una replica alla risposta del Ministro (http://www.sciesardegna.it/docs/061124rispcom.pdf).


**Anche la risposta della Commissione Europea all'interrogazione scritta di Erik Meijer (GUE/NGL) non prevede interventi per verificare se le scie chimiche esistono [2].


Bibliografia[1] Perché tanti interventi istituzionali, politici e mediatici, italiani ed europei sulle Scie Chimiche aeree?[2]http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2007-2455+0+DOC+XML+V0//IT[3] http://sciechimiche-zret.blogspot.com/2007/08/unione-europea-interrogazione.html[4] http://www.sciesardegna.it/docs/060613iparl.pdf[5] http://www2.polito.it/didattica/polymath/htmlS/info/NOTIZIE/Perelman/Perelman.htm[6] http://www.pubmed.org/[7] http://scientific.thomson.com/products/wos[8] Hanson D. Chemtrails conspiracy (2005). Chemical & Engineering News. 83 (15), 64-64 . N.B. Questo articolo non risulta presente nel database della rivista Chemical & Engineering News. Nella rivista, a firma Hanson D, sono presenti vari articoli ma non l'articolo citato da Web Of Science.
Fonte: http://sciemilano.blogspot.com/
I terremoti artificiali secondo l’ingegner Pierre Grésillaud




 Iterremoti artificiali

Nell’ articolo “Armes sismiques, l’hypothese de codas”, pubblicato sull’edizione francese di Nexus, l’ingegnere Pierre Grésillaud si chiede se l’uomo sia capace di causare dei terremoti su bersagli precisi. Pur non addivenendo a conclusioni apodittiche, l’autore ritiene che alquanti sismi di questi ultimi decenni possano essere di matrice artificiale.

Grésillaud scrive: ” Già nel 1988, gli Armeni si interrogarono sulle cause del terribile sommovimento tellurico che devastò Erevan, capitale dell’Armenia, allorché quel paese, che apparteneva ancora all’U.R.S.S. conobbe delle tensioni con Mosca, in un periodo in cui i Sovietici compivano operazioni militari.

Terremoti Artificiali – Tutti ricordano anche il catastrofico evento tettonico di Sumatra del 26 dicembre 2004: l’energia sprigionatasi generò un enorme tsunami; anche allora si sospettò una genesi non naturale. Infatti un precedente terremoto di magnitudo Richter pari ad 8, occorse sull’altro lato della faglia appartenente alla placca neo-zelandese, non distante dalle Isole Macquerie, il 23 dicembre 2004. Stranamente, il fenomeno passò inosservato agli occhi dei sismologhi che lo considerarono una mera coincidenza temporale. L’anno precedente, il 26 dicembre 2003, si era verificato il distruttivo sisma di Bam, in Iran, di magnitudo, 6,5, il cui ipocentro ebbe la malvagia idea di trovarsi 3 km sotto la città.

Bisogna rammentare anche la terribile scossa che devastò una parte della provincia cinese del Sichuan il 12 maggio 2008. Di magnitudo 8, causò 80.000 morti e stravolse totalmente i luoghi colpiti.

Indizi di un sisma artificiale sono i seguenti:
Vicinanza dell’epicentro a zone che non erano state mai interessate da sommovimenti di notevole magnitudo
Centri di ricerca sotterranei a qualche decina di chilometri (come a L’Aquila, n.d.t.)
Fenomeni atmosferici prima del sisma
Distribuzione asimmetrica delle repliche (scosse di assestamento) attorno all’epicentro e lungo la faglia principale
Anomalie rilevabili nei sistemi di misurazione relativi alla magnetometria ionosferica di H.A.A.R.P.

Il sisma che colpì il Cile il 27 febbraio 2010, di magnitudo 8,8, era stato preceduto da un terremoto 7,7 con epicentro a sud del Giappone, nelle Isole Ryukyu, arcipelago dove è ubicata la base statunitense di Okinawa”.

Fonte: Pierre Grésillaud, “Armes sismiques, l’hypothese des codas”, in Nexus n.68, mai-juine, 2010 – Si ringrazia il gentilissimo Dottor Gianni Ginatta per la segnalazione.

Strage in Sri Lanka ma i giornalisti dicono che riportare il nome di Hashim è “islamofobia”.

Più di 200 persone sono morte nelle esplosioni avvenute in tre hotel di lusso e tre chiese cristiane di Colombo, la più grande città dello Sri Lanka. Altre due esplosioni sono avvenute in altri siti.
Uno degli attentatori dello Shrangri La Hotel è stato identificato come l’estremista Zahran Hashim.
In ogni modo il giornalista Saif Khalid ha detto che riportare il nome di Hashim è “islamofobia”.

ISLAM

Al-Jazeera Journalist Claims Reporting Name of Alleged Sri Lanka Suicide Bomber is “Islamophobic”

Bizarre defense of radical Islam following horrific bombings.
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Al-Jazeera journalist Saif Khalid claims that reporting the name of one of the alleged suicide bombers in Sri Lanka is “Islamophobic”.
Over 200 people have died after explosions rocked three luxury hotels in the nation’s largest city, Colombo, and three packed Catholic churches. Two additional attacks took place at other sites.
One of the alleged suicide bombers behind the attack on the Shangri La hotel has been identified as Islamic extremist Zahran Hashim.
However, Al-Jazeera journalist Saif Khalid suggested that even reporting Hashim’s name was “Islamophobic.”
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Qatar state media is already calling accurate reporting on the attack "Islamophobia".

In case it was unclear, "Islamophobia" is now simply a term used to shut down and shame any criticism of Islamic Supremacy.
1,033 people are talking about this
“Indian media’s blatant Islamophobia at display,” tweeted Khalid.
Al-Jazeera is owned by the the government of Qatar and routinely promotes pro-Islamist perspectives, including the Muslim Brotherhood.
Hashim’s extremist lectures were also freely available on YouTube, leading Imam Mohamad Tawhidi to criticize the Google-owned video platform, which recently severely restricted Tommy Robinson’s presence.
“Makes you wonder why YT never banned him for his terrorist ideology,” remarked Tawhidi.
The terrorist behind one of the bombings in Sri Lanka was an Islamist Extremist Imam and preacher by the name of Moulvi Zahran Hashim (with many lectures online and YouTube - makes you wonder why YT never banned him for his terrorist ideology). Anyway, here’s part of the report:
16.8K people are talking about this

SUMMIT.NEWS

domenica 21 aprile 2019

Baciare i piedi dei nemici non è scritturale!

L'immagine può contenere: 6 persone, persone in piedi e spazio all'apertoL'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta e spazio al chiusoL'immagine può contenere: una o più personeL'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, matrimonio e scarpeL'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, persone seduteL'immagine può contenere: una o più persone

IL BICARBONATO AL POSTO DEI CHEMIOTERAPICI

- Vecchio articolo di Repubblica.it, poi misteriosamente scomparso...
I farmaci antiacidità, gli inibitori della pompa protonica e persino il bicarbonato, potrebbero sostituire la chemioterapia. E' un nuovo filone a cui si stanno dedicando diversi scienziati, perché questi prodotti potrebbero essere efficaci, senza effetti collaterali e con costi molti più bassi. A fare il punto della situazione sono stati gli scienziati dell'Istituto superiore di sanità (Iss), in occasione del primo simposio dell'International society for proton dynamics in cancer (Ispdc).
Questa nuova terapia si basa su un approccio diverso da quello adoperato finora, perché parte dall'assunto che i tumori sono acidi. "L'acidità è un meccanismo che il cancro usa per isolarsi da tutto il resto, farmaci compresi - spiega Stefano Fais, presidente Ispdc e membro del dipartimento del farmaco dell'Iss -. Ma le cellule tumorali, per difendersi a loro volta da questo ambiente acido, fanno iperfunzionare le pompe protoniche che pompano protoni H+. Se si bloccano queste pompe, la cellula tumorale rimane disarmata di fronte all'acidità, e finisce per morire autodigerendosi".
Usando quindi degli antiacidi, anche generici, come gli inibitori della pompa protonica, generalmente adoperati per le ulcere gastriche si potrebbe curare il cancro. "A differenza dei chemioterapici - continua Fais - questi farmaci non hanno effetti collaterali e hanno dei costi molto più bassi. Basti pensare che quelli usati con la target therapy, che provocano tossicità e resistenza nel paziente, costano 50-60mila euro l'anno a malato. Con questa terapia invece il costo annuale sarebbe di circa 600 euro con il generico, e di 1200 con quelli di marca. Ma le industrie farmaceutiche al momento non sono molto interessate a questo tipo di approccio". Nonostante ciò, l'Iss è riuscito a far partire i primi due trial clinici del genere in Italia: uno presso l'Istituto dei tumori di Milano per il melanoma su circa 30 pazienti, e l'altro presso l'università di Siena per l'osteosarcoma su 80 pazienti.
"I risultati sono molto incoraggianti - prosegue Fais - perché questi farmaci, associati ai chemioterapici, hanno migliorato la risposta del paziente alla terapia, anche nei casi in cui non funzionava più, o di metastasi o recidive. Ma i dati devono essere confermati su un numero più ampio di pazienti e serve il supporto delle case farmaceutiche". Lo stesso tipo di approccio è stato utilizzato anche presso la Fudan University di Shangai per il cancro al seno, mentre al Cancer Center di Tampa in Florida si sta sperimentando l'impiego del bicarbonato assunto per bocca. A Tokyo invece l'università di Edobashi sta studiando sui sarcomi una vecchia molecola, l'arancio di acridina, che si concentra negli organuli acidi della cellula e dopo uno stimolo luminoso ai raggi X si trasforma in un composto altamente tossico per le cellule tumorali. "Ma la vera svolta - conclude Fais - sarà se avremo l'approvazione per uno studio clinico in cui useremo solo con gli inibitori della pompa protonica, senza chemioterapici. Così dimostreremo la loro efficacia e la possibilità di usarli come alternativa alla chemioterapia".

Suor EUGENIA BONETTI

Suor EUGENIA BONETTI, la suora VICINA ADDIRITTURA AI CENTRI SOCIALI, VICINA ALLE SCANDALOSE FEMMINISTE ABORTISTE, LA SUORA CHE HA DICHIARATO DI AVER FORNITO UN PASSAPORTO IN BIANCO A BEN 4000. PROSTITUTE NIGERIANE, PERMETTENDO LORO DI RESTARE IN ITALIA, PROPRIO LEI È STATA SCELTA DA FRANCESCO PER DIRIGERE LE MEDITAZIONI DELLA VIA CRUCIS 2019 AL COLOSSEO. 
IN NON POCHI PUNTI SI TRATTA DI UNA STRUMENTALIZZAZIONE IDEOLOGICA DI UNA FUNZIONE RELIGIOSA, PER FARE PROPAGANDA POLITICA A FAVORE DELLA IMMIGRAZIONE CLANDESTINA E ILLEGALE E, OVVIAMENTE, ANCORA UNA VOLTA CONTRO LA MANO FERMA DI SALVINI PER TUTELARCI DA QUESTA FOLLE INVASIONE ILLEGALE. IN VATICANO - DI FATTO - AGISCONO SEMPRE PIÙ ABUSIVAMENTE COME UN "APPARATO POLITICO" NON ONESTO (CFR. .note di Benedetto XVI). ---- HANNO PERSO LA TESTA. --- CONVIENE NON SEGUIRLA. E VEDERE ALTRO. --- LA VERA FEDE, ANCORA UNA VOLTA È CALPESTATA E OFFESA.
(N.d.R. = la suora (?) Eugenia si è anche rifiutata di aiutare gli inquirenti nel processo di Macerata, dove un affiliato ad Ascia Nera, la mafia nigeriana, ha dissanguato una ragazzina per OSCURI. RITI. TRIBALI = N.d.R)

Islam : Ecco cosa pensa un islamico : La nostra religione è primordiale, la croce appartiene alla pattumiera della storia".

Un musulmano afferma di essere al di sopra della legge australiana e dice: "La nostra religione è primordiale, la croce appartiene alla pattumiera della storia".
Cosa pensate circa le probabilità che Mustapha Kara-Ali diventi un membro fedele, produttivo e patriottico della società australiana?
Quanti altri musulmani in Australia pensano come lui?
Ma tali domande non possono nemmeno essere poste.
Sono di fatto "islamofobiche" e riflettono peggio sull'interrogante che sull'argomento della domanda.
E così l'Australia, e il resto dell'Occidente, si muovono fiduciosi in avanti nel futuro multiculturale, fischiando nell'oscurità.

Mustapha and Diaa Kara-Ali charged with contempt of court for clearing land

Two Muslim brothers who claim their faith meant they were exempt from Australian law have laughed in court as they were fined $100,000.

Benedict Brook@BenedictBrook
news.com.auApril 19, 20199:10am



Muslim brothers charged with contempt of court (ABC)


Two Muslim brothers who claim Australian law does not apply to them have been fined $100,000 for contempt of court.




Mustapha and Diaa Kara-Ali reportedly laughed when the judge handed down the punishment today in Sydney’s Land and Environment Court, after they were compelled to appear for felling trees on a northwest Sydney property without council permission.

The brothers had tried to argue that the Islamic organisation they ran, Diwan Al Dawla, was exempt from Australian law on religious grounds.

They failed in their bid and were fined $100,000 for what a judge called a “flagrant” breach of a court order in relation to construction works to build a Muslim religious centre on their rural property in Colo.

They and their business were convicted on 12 charges of contempt of court.

A furious Mustapha Kara-Ali left the Court on Thursday saying: “Our religion is prime, the cross belongs in the dustbin of history.”

In his written judgment, Justice Terence Sheahan said the pair had ignored orders to appear in court and only turned up after being arrested. Mustapha had said attending court could lead to “hit squads” pursuing him.

“The Holy Koran considers justice a supreme virtue, and I assure the defendants that this court pursues that virtue in every case it deals with, just as the Holy Koran requires of its adherents,” the judge said.

Diaa was the sole director of Southern Chariot Stud Pty Ltd, which owned the property on Sydney’s rural fringe.

The brothers began building a religious site next to the Colo River and felled trees until Hawkesbury City Council intervened mid-2018, ordering them to stop the unauthorised works.


Mustapha Kara-Ali outside court where he was fined for land clearing. He had claimed Australian law did not apply to his organisation.Source:Channel 9

RELIGIOUSLY UNACCEPTABLE

The brothers failed to stop construction work on the property, which eventually included four flagpoles, a boat ramp, a wall and gates. Construction work had also begun on a series of buildings.

In September, Mustapha told the council he had an issue with the “religious symbolism of court”.

Specifically, he objected to the St George Cross on both the Australian and NSW coat of arms which, he said, harked back to the Crusades, a series of medieval religious wars between Muslim and Christian forces.

“How can it be that I’m expected to be loyal to the religious symbols of another religion, because such symbols are given coercive force?” he said in a submission last year justifying why he would not attend court.

“To be present at an adjudicating court that upholds the religious symbols of the crusades is religiously unacceptable.”

He said a religious association such as Diwan Al Dawla can “choose to not comply with state laws” in matters of religious practice.

“We believe that the NSW court’s upholding of religious symbols that represent the Crusader wars of the medieval period encourages and incites religious violence against us by a group of hit squads who share the desire to uphold their own religious symbols which they consider to be official over ours,” he said.

At one point Mustapha said a severed pig’s head had been dumped outside the gates, which was proof of a “hit squad” attack.

The court did acquiesce to the brothers’ request that the matter be sent to mediation so they could avoid being in a courtroom where the symbols they perceived as religious were present.

But, Judge Sheahan said “regrettably the follow-up proved to be to no avail” and the matter ended up back in court.


The brothers argued that the NSW coat of arms, which appears in courts in the state, was an anti-Muslim religious symbol. Picture: Damian ShawSource:News Corp Australia

CURIOUS

When they still didn’t turn up of court, the pair were arrested and compelled to appear.

In his published decision, Justice Sheahan noted that in 2017 the Australian National Imams Council published advice on the judicial process and the participation of Muslims.

This stated that “Muslims in Australia must comply with the laws of that country”.

But Mustapha rejected the advice saying: “That document belongs in the trash bin. I don’t subscribe to the council and they are not worthy of being called ‘Imams’ … that council does not represent me or my religion. They are hypocrites”.

The judge replied: “If that’s your position that’s fine, but the court subscribes to the document and the court subscribes to the principles in that document.”

Justice Sheahan also noted that Muslims who take out Australian citizenship make a specific promise to “uphold and obey” the laws of Australia.

He said he acknowledged the “sincerity” of the followers of Diwan Al Dawla but said the court “does not seek to interfere with their religious commitments and practices, as such”.

He dismissed Mustapha’s assertion that he had a “basic religious freedom” to disregard planning laws or the court.

In his ruling, Justice Sheahan also said he found it “curious” the men were adamant the law did not apply to them but they were willing to take advantage of the legal system when it came to the “tax status” and “privileges” of their religious organisation.

The pair laughed as they were fined, 9 News reported.

Between them and the organisation, the court imposed fines totalling more than $100,000 relating to four contempt of court charges each.

If they are not paid by the end of June, each of them will have $2000 added to their bill each month until the fine is settled.

They will also have to show how they will rehabilitate the site.