domenica 31 marzo 2019

Arrestato l’avvocato che contestava i giudici di Agrigento


La vicenda di Giuseppe Arnone accusato di calunnia, diffamazione e lesioni. Il legale avrebbe violato le restrizioni, pubblicando sui suoi profili social alcuni capitoli del suo libro “storie comiche di otto importanti e pessimi magistrati”
La Digos lo ha arrestato eseguendo l’ordinanza di revoca dell’affidamento in prova ai servizi sociali mentre si trovava nel tribunale di Agrigento per ragioni professionali: si sono aperte così le porte del carcere per l’avvocato siciliano Giuseppe Arnone. Quando ha visto comparire i militari, il legale avrebbe gridato e provato a resistere all’arresto.
Arnone era stato condannato complessivamente a 3 anni e 5 mesi di reclusione per i reati di diffamazione, calunnia (ai danni di una giudice, Sara Marino) e un caso di lesioni. Aveva però ottenuto di scontare la pena attraverso una misura alternativa, alla quale dovevano seguire le prescrizioni indicate dal tribunale di Sorveglianza: il divieto «di inviare mail e Pec, comunicare tramite mailing list, accedere a forum e chat, utilizzare facebook e piattaforme web, anche per interposta persona; diffondere volantini o apporre striscioni riportanti immagini o affermazioni diffamatorie, calunniose o moleste nei confronti di soggetti pubblici o privati, ovvero lesive della reputazione e onorabilità delle istituzioni Repubblicane; realizzare pubblicazioni (libri, articoli di stampa, opuscoli, volantini, striscioni)».
L’avvocato, però, avrebbe violato ripetutamente queste condizioni, pubblicando sui suoi profili sui social network alcuni capitoli del suo nuovo libro, dal titolo “Storie comiche di otto importanti e pessimi magistrati”. Due giorni fa, poi era stato visto volantinare davanti al tribunale la copertina del libro, come parte della sua campagna elettorale per l’elezione al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Agrigento: «Negli ampi e articolati volantini – come scrivono i giudici di sorveglianza- Arnone riproduce la copertina di un suo libro, asseritamente di prossima pubblicazione, intitolato “Storie comiche di otto importanti pessimi magistrati”, riportandone ampi stralci dove prende di mira in particolare due magistrati in servizio presso il Palazzo di giustizia, Salvatore Vella, definito “calunniatore”, e Alessandra Vella, ritenuti inequivocabilmente responsabili in concorso di una grave condotta illecita perpetrata nei suoi confronti e della Giustizia in genere per la quale è prendente procedimento penale a Caltanissetta».
L’ordinanza del tribunale di sorveglianza è scattata dopo che, per tre volte, era stata rigettata la richiesta di revoca dell’affidamento in prova ai servizi sociali avanzata dal procuratore Luigi Patronaggio.
Per i giudici di sorveglianza, Arnone «instaurando un’unilaterale interlocuzione con gli utenti che frequentano il Palazzo di giustizia, attribuendo malefatte a soggetti pubblici o privati con modalità deliberatamente sensazionalistiche al fine di metterli alla gogna, utilizzando toni di scherno e di sfida nei confronti di magistrati che ci lavorano, mostrandone pure le effigi fotografiche, ha palesemente violato il decoro e l’onorabilità delle istituzioni». Inoltre, ha dimostrato «una palesata mancanza di affidabilità e anzi la dichiarata volontà di continuare a porre in essere, anche a breve, in sostanziale spregio delle prescrizioni e delle numerose diffide, condotte analoghe e quelle appena descritte». Da qui la necessità di un «provvedimento urgente di sospensione della misura».
Diversa la versione del suo difensore, Daniela Principato: «L’opinione pubblica deve sapere che lo scorso marzo 2018, un anno addietro, era stata tolta all’avvocato Arnone la possibilità di comunicare tout- court, doveva stare in silenzio! La relativa ordinanza è stata annullata dalla corte di cassazione il 20 novembre 2018, perché lesiva di diritti costituzionali. lo scorso febbraio 2019, con un’ordinanza nuova, gli veniva restituita la libertà di parola, anche di tenere comizi e interviste televisive, fare volantinaggio e scrivere libri. a fronte di tutto ciò oggi per questi stessi motivi viene riarrestato, con la sospensione del provvedimento di affidamento in prova».
Arnone è un volto noto nella città dei templi: ambientalista e più volte candidato sindaco, l’avvocato era stato arrestato nel 2016 per una presunta estorsione ai danni di una collega, misura cautelare poi revocata dal Tribunale del Riesame. Arnone è stato poi al centro delle cronache locali per essersi reso protagonista di manifestazioni di protesta eclatanti, con maxi manifesti raffiguranti i suoi avversari e numerosi esposti nei confronti dei vertici del tribunale di Agrigento. Ieri, dopo le operazioni di notifica dell’ordinanza, è stato trasferito in carcere.

Risorse: Mafia nigeriana, arresti in Francia e Germania ed Italia!

Mafia nigeriana, 10 arresti. Salvini: "No tolleranza per i delinquenti"

Dieci latitanti nigeriani accusati di far parte di una mafia transnazionale chiamata "Vikings" sono stati fermati in Francia e Germania su mandato di arresto della Procura di Catania. Salvini: "Nessuna tolleranza per i delinquenti"



Sessanta giorni. Tanto è durata la latitanza di 10 nigeriani accusati di far parte di un'organizzazione criminale transnazionale e arrestati in Francia e Germania dalla Polizia di Stato in esecuzione dell'ordinanza di misura cautelare emessa a gennaio dal gip di Catania.
I fermati, tutti tra i 25 e i 29 anni e accusati di associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo, farebbero parte di un gruppo della mafia nigeriana di matrice cultista denominata "Vikings" o "Supreme Vikings Confraternity" (SVC) con base operativa al Cara di Mineo.
Una vera e propria associazione criminale radicata in Nigeria e diffusa in vari Stati europei ed extraeuropei, con una struttura gerarchica e ruoli ben definiti. L'organizzazione, detta anche "Norsemen della Nigeria", è stata sgominata su iniziativa del Tribunale di Catania che, lo scorso 26 gennaio, aveva spiccato un mandato di arresto europeo. Soddisfazione è stata espressa dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini: "Una decina di latitanti nigeriani sono stati arrestati in Francia e Germania dalla Polizia di Stato, in collaborazione con le autorità francesi e tedesche. Erano ricercati con l'accusa di associazione mafiosa, violenza sessuale, traffico di droga. Operavano a Catania e, secondo le accuse, avevano la base operativa nel Cara di Mineo che ora stiamo progressivamente svuotando. Grazie a investigatori e Forze dell'Ordine, nessuna tolleranza per mafiosi e delinquenti".
L'operazione della Polizia di Stato arriva a due mesi dalla maxiretata al Cara con cui la Squadra mobile di Catania, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia dcatanese, aveva già arrestato 19 nigeriani per associazione a delinquere di stampo mafioso con l'aggravante dell'associazione armata; associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti; detenzione, trasporto e cessione di sostanza stupefacente, con l'aggravante del metodo mafioso e al fine di agevolare l'attività dell'associazione di tipo mafioso "Viking"; violenza sessuale aggravata. Il centro di accoglienza di Mineo, in passato, è arrivato a ospitare fino a 5 mila migranti. Con il passare del tempo il numero degli ospiti è andato via via diminuendo e oggi, dopo il trasferimento coatto di una cinquantina di ospiti compiuto il 27 marzo, se ne contano 610. Ma Salvini vuole portarli a zero.

Gay ! Papà” gay fracassa il cranio della bimba di 18 mesi adottata: ergastolo


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Ha ucciso la figlia di 18 mesi facendole sbattere la testa contro la parete, per poi lasciarla agonizzare quattro giorni prima di chiamare i soccorsi. L’autopsia aveva riscontrato tre emorragie cerebrali, una emoraggia retinale, fratture multiple al cranio e diverse costole rotte. Matthew Scully-Hicksè stato riconosciuto colpevole di aver ucciso Elsie, la bambina adottata insieme con il marito Craig, e ora dovrà scontare l’ergastolo. È accaduto nel Galles e il fatto ha sconvolto l’intera Gran Bretagna, rompendo per una volta l’idilliaca retorica sull’amore che circonda le famiglie gay. I fatti sono avvenuti lo scorso maggio, ma non era la prima volta che la piccola subiva abusi.
Elsie, infatti, era già stata portata in ospedale quattro volte per fratture ed abrasioni (in un caso la piccola si ruppe una gamba, in un’altra circostanza l’uomo l’avrebbe buttata giù dalle scale) ma i medici avevano sempre creduto alla versione dei genitori. Non solo: i servizi sociali di Vale of Glamorgan, su cui è ora partita un’inchiesta, avevano nel frattempo approvato l’adozione definitiva, solo due settimane prima del decesso della bambina, evidentemente senza fare troppe domande su quelle continue visite in ospedale. Un lassismo troppo eclatante per non essere motivato da ragioni anche ideologiche e da pregiudizi buonisti. “L’ha scossa e l’ha sbattuta contro una superficie dura oppure ha usato un oggetto contundente per colpirla alla testa”, ha detto il pubblico ministero. I vicini di casa hanno testimoniato che contro la piccola venivano lanciati ad alta voce insulti di ogni genere.
In alcuni sms inviati al marito, che lavora fuori casa durante la settimana, l’imputato descrive la figlia così: “Sinceramente è Satana vestito da bambina. Si è appena scolata mezza bottiglia di latte e ora strilla che ne vuole ancora”, “Si sveglia ogni notte ad intervalli regolari, vuole soltanto il ciuccio e attenzione, è una vera e propria diva”. Uno stress frequente, in chi ha una bambina molto piccola, ma che in questo caso è andato evidentemente a rompere una voglia di paternità che era solo astratta e “politica”.L’uomo aveva lasciato il lavoro per stare a casa con Elsie e un altro bambino adottato, la cui identità è tenuta nascosta per motivi di privacy.

sabato 30 marzo 2019

La base era il Cara di Mineo Mafia nigeriana, dieci gli arrestati




Intercettati in Francia e Germania su mandato della Procura di Catania.
ROMA - Una decina di cittadini nigeriani, tutti latitanti in Italia e considerati appartenenti ad un'organizzazione criminale che per diverso tempo ha operato in Sicilia, sono stati arrestati in Francia e Germania dalla Polizia in collaborazione con le forze di polizia francesi e tedesche. Il soggetto ritenuto a capo dell'organizzazione, Happy Uwaya, e un'altra persona, sono stati arrestati a Parigi, mentre gli altri sono stati bloccati a Nancy, Marsiglia, Nizza e, in Germania, a Ratisbona. I nigeriani sono tutti destinatari di un mandato di arresto europeo in seguito all'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catania il 26 gennaio scorso perche' ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di droga, violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo. Secondo le indagini della squadra mobile di Catania e dello Sco apparterrebbero ad un'organizzazione criminale nigeriana diffusa in vari paesi europei ed extraeuropei, di matrice cultista chiamata 'Vkings' o 'Supreme Vikings Confraternity'. I dieci avrebbero tutti fatto parte della cellula siciliana che operava a Catania e nella provincia e aveva la base nel Cara di Mineo. Nel centro, stando alle indagini, piu' volte ci sarebbero stati degli scontri con altri gruppi per mantenere il predominio tra le comunita' straniere. Dal Viminale il ministro dell'Interno Matteo Salvini fa sapere: "Grazie a investigatori e forze dell'ordine, nessuna tolleranza per mafiosi e delinquenti".

Stuprata diciottenne a Torino: possiamo dire che è stato uno straniero?


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L’ennesimo fatto di cronaca avvenuto a Torino ha avuto come protagonista un immigrato irregolare (si può ancora dire clandestino?), già destinatario di un decreto di espulsione.

Nella settimana in cui il tentativo di strage, fortunatamente non riuscita, da parte di un senegalese, ha occupato le pagine di cronaca nazionale, ecco che un secondo episodio, meno vistoso, ma altrettanto grave, getta più di un dubbio sul livello di sicurezza delle città italiane.

Uno stupro in pieno centro a Torino

Dubbi che crescono nel momento in cui si scopre che il tentato stupro non è avvenuto in una remota periferia di Torino, bensì in pieno centro, nel Parco del Valentino, a pochi passi da Piazza Vittorio Veneto e dalla Chiesa della Gran Madre. All’uscita di una discoteca, il Life, una coppia di ragazzi appena maggiorenni si è appartata in una panchina.
Un trentenne della Guinea si è avvicinato ai due, minacciando il ragazzo con una bottiglia rotta. Il ragazzo è corso a cercare aiuto all’interno della discoteca, riuscendo a chiamare una volante dei Carabinieri. Le forze dell’ordine arrivate tempestivamente sono riuscite a interrompere il tentativo di stupro del guineano ai danni della ragazza.

Spaccio e criminalità sotto il naso dell’amministrazione comunale

Il clandestino è ora in manette, ma per quanto riusciranno a tenerlo dentro? Sull’irregolare pesa già infatti un decreto di espulsione, probabilmente risultato di crimini già commessi, ma comunque rimasto inspiegabilmente inattuato finora. Fine a se stesso il commento del vicepremier Matteo Salvini su Facebook:
Colpa di Salvini che è troppo cattivo… #tolleranzazero.
Parole che dovrebbero trasformarsi in fatti, ma che si scontrano con una realtà di costante lassismo da parte delle amministrazione comunali, prima interfaccia istituzionale per il cittadino comune.
Chiunque abbia una conoscenza minima della zona del Parco del Valentino sa bene che parte dell’area che costeggia l’angolo tra Corso Vittorio Emanuele II e Corso Massimo D’Azeglio è sotto il completo controllo di bande di pusher (nordafricani e subsahariani). Com’è possibile che l’amministrazione comunale non garantisca un presidio costante di forze dell’ordine  in quell’area? Com’è possibile che nel capoluogo sabaudo sopravvivano per anni zone franche, ove la legalità sembra non esistere, come le ex palazzine del Moi, da dove, peraltro, sembra provenire il guineano? Domande che si perdono tra i banchi di consigli comunali ingiustamente dedicati ai tornelli da apporre a linee tramviarie e mercatini rionali da organizzare.
Infine un’ultima riflessione va riservata ai soliti giornali mainstream. Nel raccontare la notizia del tentativo di stupro, infatti, La Stampa omette nel titolo e nelle righe successive di specificare la natura clandestina del reo, la cui provenienza geografica emerge solo all’interno del corpo dell’articolo. Una modalità discutibile di raccontare i fatti, considerato che il decreto di espulsione pendente sul guineano e la sua presenza irregolare nel territorio italiano sono aspetti imprescindibili per una completa comprensione della realtà.

Ettore Majorana. Esiste la macchina che produce energia gratuita ed illimitata


Ettore Majorana. Esiste la macchina che produce energia gratuita ed illimitata, elimina le scorie radioattive e i rifiuti del pianeta

«Ettore Majorana aveva doni che era il solo al mondo a possedere.»
– Enrico Fermi



Ettore Majorana non sarebbe morto suicida, né tanto meno sarebbe fuggito in Venezuela. Lo scienziato scomparso nel nulla il 27 marzo del 1938 a poco più di 31 anni, mentre era docente di Fisica teorica presso l’università di Napoli, non si sarebbe mai mosso dall’Italia. Per essere più precisi, avrebbe chiesto e ottenuto di essere ospitato in un convento del Sud Italia, dove sarebbe rimasto fino alla fine dei suoi giorni.




Filmati sconvolgenti, scottanti documenti e testimonianze dirette rivelano le evidenze straordinarie che confermano l’esistenza di una macchina in grado di produrre energia gratuita e illimitata, la famosa free-energy, di un raggio capace di vaporizzare la materia, tutto all’interno di un intrigo internazionale.








A rivelare questa nuova verità su uno dei più grandi geni che l’Italia abbia mai avuto, è Rolando Pelizza, l’uomo che da sempre sostiene di essere stato l’allievo di Majorana e di averlo aiutato a costruire una macchina in grado di annichilire la materia, producendo quantità infinite di energia a costo zero.


«Dal 1° maggio 1958 al 26 febbraio 1964 sono stato allievo di Ettore Majorana – racconta Rolando Pelizza – e negli anni successivi sono stato suo collaboratore nella realizzazione del progetto di costruzione della macchina produttrice di antiparticelle. Posso affermare senza tema di smentita che Ettore Majorana non è morto nel 1938: l’ho conosciuto e frequentato e mi ha insegnato la “sua matematica” e la “sua fisica” e poi mi ha accompagnato con i suoi insegnamenti per molti anni. Per onestà intellettuale, voglio affermare che la paternità dello studio che sta alla base della macchina è opera esclusiva di Majorana».






La lettera di Majorana scritta dopo la sua “morte”


Rolando Pelizza in diversi video mostra una lettera scritta da Ettore Majorana dopo la “presunta morte”. La firma dello scienziato è stata fatta analizzare da un’esperta di grafologia che ha confermato l’originalità e l’autenticità dell’autore. Ecco il testo:


«Caro Rolando,
Ti ricordi il nostro primo incontro, avvenuto il 1° maggio 1958? Ne è passato di tempo. Oggi si può dire terminato il periodo delle mie lezioni. Ti promuovo a pieni voti, sia in fisica sia in matematica. Come ben sai, quanto hai appreso va molto oltre le attuali conoscenze; per tanto non misurarti con nessuno, perché potresti scoprirti. Anche se qualcuno conoscendoti, ti provocherà, tu ascolta e fingi di non capire; so bene che questo sarà molto difficile, ma credimi: se, dopo aver sentito quello che ti dirò, accetterai di realizzare la macchina, dovrai fare questo e molto di più. Ora sei sicuramente pronto per affrontare il compito di realizzare la macchina; conosci perfettamente ogni particolare, hai appreso dettagliatamente la formula necessaria per il funzionamento della stessa; ora ti consegno disegni e dati per il montaggio. Solo una cosa ti chiedo: devi essere molto prudente. Disegni e dati non sono tanto importanti; la formula, invece, va ben custodita. Per nessun motivo deve cadere in mano di altre persone: sarebbe la fine, di sicuro».Ettore Majorana insieme ad Enrico Fermi e “i ragazzi di via Panisperna”


Ettore Majorana, allievo di Fermi ed Heisenberg (famoso per il “principio di indeterminazione”), aveva scoperto i segreti della materia e sapeva i rischi che ne sarebbero conseguiti per l’umanità se usati per scopi sbagliati. Inoltre si dissociò dai ragazzi di via Panisperna che stavano mettendo le basi per la bomba atomica dato che furono proprio loro i primi a bombardare alcuni nuclei di uranio con dei neutroni, praticando per la prima volta la “fissione nucleare”.


I video della macchina di Majorana


Sulla piattaforma di un forte in alta montagna, Rolando Pelizza nel 1976 con un esperimento videotrasmesso mostra ad alcuni conoscenti come sia capace di annichilire una roccia mediante una piccola macchina e afferma di utilizzare dell’antimateria.


Ne nascono esperimenti e laboriose trattative con dei Governi (U.S.A., Italia, Belgio e la stessa NATO) e l’interesse di questi per quell’invenzione che il nostro protagonista non vuole cedere temendo che possa essere utilizzata per fini bellici; da qui tutta una campagna di stampa di disinformazione e di depistaggio su di lui.


Nei molti esperimenti eseguiti, Pelizza ottiene non solo la possibilità di distruggere elementi con questa macchina, – il cui uso pacifico è la distruzione dei rifiuti e delle scorie radioattive – ma soprattutto di poter ottenere grandi quantità di energia praticamente a costo zero. Nei successivi esperimenti, Pelizza cerca piena conferma della terza fase indicatagli dal suo maestro: la trasformazione della materia.

Il cavallo di Troia: Le moschee, ma chi le finanzia???

Moschee, centri culturali, scuole coraniche. Il 5 per mille e la questuadei fratelli musulmani in Italia bastano sì e no a mantenerli attivi e in buona salute. Per l’acquisto o l’edificazione di nuove strutture, invece, l’aiuto economico spesso arriva da Organizzazioni non governative estere. Controllare la tracciabilità delle risorse è quasi impossibile.
Ne sa qualcosa il consigliere regionale umbro della Lega Valerio Mancini: dopo aver studiato i bilanci del Centro culturale islamico che sta costruendo una grande moschea a Umbertide, nel cuore dell’Umbria, su un terreno inizialmente destinato ad attività per disabili, ha presentato un esposto in Procura. «Non c’è trasparenza». E ha denunciato di aver trovato nei conti solo donazioni in contanti, per grosse cifre e sempre nei momenti cruciali legati all’edificazione del luogo di culto. Lo stesso è accaduto qualche mese prima a Prato, dove la comunità islamica ha acquistato un immobile per 460 mila euro. Questa volta a chiedere chiarezza è stato il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli: «Facciano sapere i nomi di chi ha versato i soldi».
Spesso invece le comunità si riuniscono in garage, cantine e retrobottega di negozi trasformati per l’occasione in musalla, la sala per le preghiere. Anche in quel caso parlare di trasparenza è impossibile. Pure perché viene tutto gestito in modo piuttosto «casalingo»: dalle figure che guidano la preghiera e che, almeno il venerdì, tengono la khutba, il sermone, a improvvisati imam che assumono il ruolo senza aver seguito percorsi religiosi.
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Tra associazioni, centri studi e moschee, di luoghi di culto se ne contano oltre 1.200 in Italia. E il dato è in continuo aggiornamento. Come quello che arriva regolarmente al ministero dell’Interno sulle moschee a rischio radicalizzazione. Nell’elenco ci sono sempre quella di piazza Mercato a Napoli, di viale Jenner a Milano e di Centocelle a Roma. La segnalazione più recente, invece, arriva da Sarno, in provincia di Salerno. Lì la moschea è censita come associazione culturale Abu Bakr As Saddiq e si trova in pieno centro. Ogni venerdì, come sottolineano gli investigatori della Digos, fa il pieno di fedeli provenienti dall’hinterland vesuviano. In Campania diventa un caso di destinazione d’uso. E quindi è stato chiesto ai Comuni di Salerno, Angri, Battipaglia, Bellizzi, Castelnuovo Cilento, Eboli, Matinella, Scafati e San Valentino Torio, se gli ambienti usati per la preghiera dai musulmani siano mai stati oggetto di contestazione per il loro utilizzo e se siano registrati in categorie catastali che non consentano l’uso che se ne fa.
Ufficialmente sono quasi tutti centri studi, tra i tanti presenti sul territorio italiano, con maggiore concentrazione in Emilia, a Novara e Venezia. Solo a Bologna, infatti, se ne contano 18 sistemati in garage o scantinati, e frequentati, secondo le stime, da almeno 44 mila fedeli nell’area metropolitana e da circa 25 mila in città.
I loro documenti contabili hanno un unico denominatore: i fondi per il sostentamento arrivano dalla Zakat, la carità: in occasione della festa Eid Al-Fitr, ogni buon musulmano deve versare una quota. A quella donazione annuale, elargita da circa un milione di musulmani in Italia, si aggiunge la Sadaqa, ossia un’elemosina non obbligatoria, offerta dai fedeli tutti i venerdì, dopo la preghiera, nella propria moschea. E, così, i luoghi di culto più grandi, come la moschea di Milano, riescono a mettere insieme anche 600 mila euro l’anno. E a queste cifre si aggiunge il sostegno estero. Si parla di somme ingenti, vicine ai 42 milioni di euro.
Come ricostruito dal quotidiano la Verità, ci sono Paesi interessati a finanziare progetti di islamizzazione in Italia: Marocco, Turchia e Arabia Saudita. Riad, capitale dell’Arabia Saudita, cerca da tempo di conquistare il mercato delle moschee italiane. A tal punto che gli sceicchi sauditi, tramite alcune Ong, si propongono come il primo partner per i musulmani in Italia. Questo aspetto ha chiaramente anche una finalità politica: avere sul territorio moschee pagate dai sauditi equivale a controllare i centri di propagazione di una specifica confessione islamica.
A Palermo ricordano tutti una visita di Zamil Al Zamil, lo sceicco del Bahrain che atterrò nel 2012 a Palermo per annunciare investimenti per 2 miliardi di euro in città. In cambio chiese la costruzione di un luogo di culto. Ovviamente, durante la visita, il ricchissimo consigliere di amministrazione di diverse banche islamiche fece tappa alla moschea di Palermo e lasciò un abbondante contributo. Sette anni dopo, le relazioni tra il generoso uomo d’affari e la comunità musulmana palermitana si sono ulteriormente saldate. Non si hanno invece notizia degli investimenti annunciati in città.
Investimenti sono arrivati a Ravenna, dove la seconda moschea più grande d’Italia è stata finanziata con 800 mila euro arrivati dal Qatar. A dispensare fondi è la Qatar charity, Ong governativa molto ricca il cui nome è legato alla ricostruzione in tempi record della moschea di Mirandola, danneggiata dal sisma.
Izzeddin Elzir, presidente dell’Ucoii, l’Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia, in un’intervista a Repubblica ha riconosciuto l’esistenza di un piano di finanziamento per la costruzione di centri islamici in Italia: circa 25 milioni di euro in tre anni, a partire dal 2017, per 43 centri previsti. Ovvio che in questa operazione il Qatar è lo sponsor ufficiale. E, oltre a quella di Ravenna, ha già portato a termine le strutture per le moschee di Catania, Piacenza, Colle Val d’Elsa, Vicenza e Saronno. E chi non rientra nelle grazie della Qatar charity?
Qua e là in Italia c’è traccia del sostegno di altre organizzazioni: la Lega musulmana mondiale, la World islamic call society libica, il ministero degli Affari religiosi del Kuwait, conta 54 società in 60 Paesi. C’è anche l’Arabia Saudita a investire ufficialmente nelle grandi moschee delle capitali europee, tra cui Roma. Le ricche famiglie finanziano, invece, centri culturali, tramite contatti diretti. Come è facile immaginare, anche in questo caso la tracciabilità delle operazioni non è mai del tutto trasparente.