Musico Guerriero

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lunedì 18 febbraio 2019

Risorse e giudici : Profughi spacciano droga ai minori: niente carcere, solo obbligo di firma



Erano già stati arrestati a ottobre 2018 i due giovani profughi nigeriani finiti in carcere alcuni giorni fa per spaccio a Darfo Boario Terme.

I due, che hanno 21 e 27 anni e che hanno presentato la domanda di asilo (bastava presentarla per passare da clandestino a richiedente asilo) erano stati oggetto di numerose segnalazioni perchè avvistati a spacciare stupefacenti in alcuni giardini della zona (anche a minorenni). I carabinieri di Darfo li hanno colti in flagranza di reato.

Durante la perquisizione i due spacciatori custodivano nelle tasche una quindicina di grammi di hashish e marjuana. Prima di esser perquisiti, però, i due avevano cercato di fuggire e di opporre resistenza ai militari.

In seguito all’identificazione i due nigeriani sono stati arrestati per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio di droga e resistenza e violenza a pubblico ufficiale.

Il giudice ha convalidato l’arresto ma li ha liberati: per loro è scattato solo l’obbligo di firma.
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L’esposizione al glifosato aumenta il rischio di cancro fino al 41%


Da uno studio americano niente di nuovo: l’esposizione al glifosato aumenta il rischio di cancro fino al 41% – E questo lo sapevano anche in Commissione Europea quando ne hanno rinnovato l’autorizzazione per altri cinque anni…



Glifosato

Da uno studio americano niente di nuovo: l’esposizione al glifosato aumenta il rischio di cancro fino al 41% – E questo lo sapevano anche in Commissione Europea quando ne hanno rinnovato l’autorizzazione per altri cinque anni…

Il glifosato è cancerogeno e questo lo sappiamo da un pezzo – La commissione Europea, però, a novembre 2017 ne ha rinnovato l’autorizzazione per altri cinque anni, e ciò soprattutto per le insistenze della Germania che ha altissimi interessi dopo la fusione Bayer-Monsanto. Rinnovo con 18 voti favorevoli, 9 contrari (tra cui Italia e Francia) e un paese astenuto.
Il vergognoso voto che sancisce il diritto alle multinazionali di speculare sulla pelle della Gente…!
Ora un nuovo studio ne ribadisce la pericolosità. Ma niente di nuovo, cose che già si sapevano… Il glifosato è cancerogeno!
Da GreenMe:
L’esposizione al glifosato aumenta il rischio di cancro fino al 41%, i risultati dello studio
Secondo una nuova analisi americana, elevate esposizioni ai pesticidiaumentano il rischio di sviluppare un tipo di tumore che colpisce il sistema linfatico
Il glifosato è l’erbicida sistemico ad ampio spettro più utilizzato al mondo. Su di esso c’è oramai una letteratura infinita e da anni si susseguono studi su studi che arrivano quasi sempre allo stesso punto: il pesticida più famoso al mondo è potenzialmente cancerogeno, tra l’altro indicato come tale dallo stesso Iarc.
E ora una revisione rafforza le certezze sinora acquisite e conferma il collegamento tra esposizione al glifosato e aumento del rischio di tumori. Lo studio si concentra in particolare sul pericolo di contrarre il linfoma non-Hodgkin (LNH), un tumore che colpisce il sistema linfatico.
L’esposizione al pesticida, in buona sostanza, farebbe aumentare del 41% il rischio di sviluppare il linfoma non-Hodgkin. L’evidenza “supporta un legame convincente” tra l’esposizione agli erbicidi a base di glifosato e l’aumento del rischio per linfoma non-Hodgkin, hanno concluso gli autori, anche se affermano che le specifiche stime del rischio numerico devono essere interpretate con cautela.
Le scoperte degli scienziati statunitensi contraddicono le garanzie di sicurezza dell’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (EPA) sull’erbicida, che sosteneva la non cancerogenità del prodotto, e giungono a proporre una regolamentazione in diversi paesi e a considerare la possibilità di limitare l’uso di prodotti a base di glifosato in agricoltura.
Monsanto e il suo proprietario tedesco Bayer affrontano più di 9mila azioni legali negli Stati Uniti inoltrate da persone affette da LNH, eppure sostiene ancora che non esiste una ricerca scientifica legittima che mostri un’associazione definitiva tra glifosato e LNH o qualsiasi altro tipo di cancro.
Ma di fatto, se non dovesse esistere una vera connessione tra la sostanza chimica e il cancro, perché anche solo gli individui altamente esposti sviluppano il cancro a tassi significativi?
Insieme, tutte le meta-analisi condotte fino ad oggi, inclusa quest’ultima, riportano costantemente alla stessa scoperta chiave: l’esposizione all’erbicida è da associare a un aumentato del rischio di un tumore, a a partire dal linfoma non-Hodgkin.
Da parte sua, Monsanto continua a parlare di mere “manipolazioni statistiche”. Ma a quanto pare, il tempo e le continue analisi scientifiche non le daranno mai ragione.
Pubblicato da Musico Guerriero alle 23:50 Nessun commento:
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Ancora lei la Bonino!!!Secondo lei l Islam non è un problema!


Bonino: “Ma quale terrorismo islamico, l’unico pericolo in Italia è la xenofobia!”


Secondo la radicale, che praticava aborti con una pompa per le biciclette, le violenze da parte degli immigrati non esistono ma sono invenzioni di Salvini!!!!


La xenofobia, secondo la signora diventata famosa per una foto che la ritrae mentre pratica degli aborti utilizzando una pompa per biciclette, è un prodotto del nazionalismo, non dell’immigrazione e offre dei capri espiatori alla rabbia popolare: “L’etnonazionalismo di Salvini, antieuropeo e xenofobo, è una ideologia potente, non nuova nell’Europa di ieri e di oggi, che fomenta e cavalca l’inquietudine; non è un prodotto dell’inquietudine. La xenofobia è più forte nelle aree del paese in cui ci sono meno stranieri, non di più. Questo non vale solo in Italia”. Quindi, secondo la Bonino, non ci sono violenze da parte degli immigrati ma son tutte invenzioni di quel razzista di Salvini.
La Bonino, amica di George Soros, ha poi affermato che l’immigrazione avrebbe una motivazione demografica e economica, non politica, in quanto secondo lei non esisterebbe nessun Grande Vecchio che manovra per realizzare quello che coloro che lei chiama xenofobi definiscono ‘sostituzione dei popoli’: “Nel 1950 l’Africa aveva meno della metà degli abitanti dell’Europa. Nel 2050 ne avrà il triplo. La scommessa è riuscire a assicurare la continuità del nostro modello civile, politico e economico: una scommessa che si può vincere non ‘contro’ gli stranieri che abitano e abiteranno sul nostro territorio, ma solo ‘con’ loro”, ha concluso la Bonino. Più Europa, ma con più immigrati.
Qualcuno deve cambiare spacciatore 
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Pubblicato da Musico Guerriero alle 23:47 Nessun commento:
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L'Italia in mano alla mafia nigeriana!



Inchiesta sulla nuova criminalità, violenta e pericolosa, che sfrutta i migranti arrivati sui barconi


L'immagine può contenere: una o più persone e testo

– Credits: ANSA / UFFICIO STAMPA POLIZIA DI STATO


Il «culto», o, per capirci, la cosca emergente sono i Black Cats: i Gatti neri. Hanno tatuato il felino su una spalla e le profonde cicatrici sull’addome sono il risultato del rituale di affiliazione. Sono l’evoluzione della mafia nigeriana, una delle «più pericolose, aggressive e pervasive tra le mafie transnazionali» come l’ha definita l’ex procuratore antimafia Franco Roberti. I Gatti neri, che vestono di giallo e di verde, sulla dorsale adriatica hanno in mano lo spaccio di droga, la prostituzione soprattutto minorile e la tratta delle bianche: italiane tossicodipendenti adescate con le dosi e poi segregate negli appartamenti. Ne affittano a centinaia, ora li comprano anche, soprattutto nelle zone terremotate, investono in attività commerciali e prestano a usura.

I Black Cats sono una derivazione «colta» dei Black Axe, la più aggressiva tra le mafie nere e hanno la loro cattedrale in Campania sulla costa domiziana a Castelvolturno: 20 mila italiani e 25 mila clandestini africani in un labirinto dove c’è una sola legge, la violenza.

I Black Cats hanno la loro centrale operativa a Padova e lì, a Cadoneghe, il 22 novembre scorso la Squadra mobile ha arrestato il capo dei capi, Fred Iyamu. Lo chiamano «Gran Ibaka». Ci sono arrivati con un’inchiesta partita a Cagliari dove hanno arrestato altri 15 nigeriani. La sua storia è comune a molti mafiosi neri. È arrivato nel 2006 col barcone. Si è sposato a Cadoneghe con una ragazza pugliese, ha ottenuto il permesso e ha sostituito al vertice della mafia il capo dei capi in Italia Osahenagharu Uwagboe, detto Sixco, arrestato nel 2016 a Zivio vicino a Verona. E, ancora, nella città del Santo nel corso dell’operazione che ha acceso la polemica tra l’allora procuratore di Torino Antonio Spataro e Matteo Salvini, accusato dal magistrato di aver favorito i nigeriani annunciando prematuramente l’arresto di 15 pericolosissimi componenti dei Black Axe il 5 dicembre del 2018, sono state messe le manette a Edoseghe Terry, un don (cioè un capo), a Ezuma Christian Onya e a una maman, che gestisce le prostitute, Franca Udeh.

Da Padova la mafia nera ha cominciato una nuova espansione, ma nessuno ne parla per evitare che passi l’idea che con l’immigrazione clandestina importiamo anche la malavita più pericolosa. A definirla così è il procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci. Dopo un’operazione condotta a Ballarò, il quartiere di Palermo concesso ai neri da Cosa nostra, che ha portato alle prime condanne per 416 bis di nigeriani, Aguici ha detto: «Questa mafia è più violenta di quella palermitana». Nelle carte del processo per l’uccisione e lo squartamento di Pamela Mastropietro, la ragazza romana ammazzata il 30 gennaio del 2018 a Macerata, che si apre adesso in corte d’Assise, ci sono le rivelazioni di un pentito che indica in Innocent Oseghale - 30enne nigeriano arrivato anche lui come profugo, accusato dell’omicidio e dello scempio del cadavere della ragazza - l’uomo di collegamento tra Castelvolturno e Padova. Oseghale sarebbe stato incaricato di reclutare tra nigeriani e ghanesi nuovi affiliati, di organizzare lo spaccio e la tratta delle bianche. Pamela Mastropietro - il cui corpo è stato sezionato in 24 pezzi (manca il collo) abbandonati in due trolley in una strada di periferia - sarebbe stata uccisa perché si è rifiutata di prostituirsi. I verbali del pentito sono puntualissimi.

Il procuratore capo di Macerata Giovanni Giorgio ne fa uno dei pilastri dell’accusa contro Oseghale, ma le dichiarazioni di questo collaboratore non valgono l’etichetta di antimafia. Il testimone V.M., ora recluso nel carcere di Pescara, che ha consentito anche lo smantellamento di molte ’ndrine resterà privo di qualsiasi protezione e così la sua famiglia.

V.M. è stato preciso nel dire: «Oseghale ha sull’addome i segni dell’iniziazione, mi ha detto che se testimonio che Pamela è morta di overdose mi fa avere 100 mila euro da Castelvolturno perché a loro i soldi non mancano». Nessuno ha controllato, in compenso la figlia di V.M. è stata minacciata da alcuni nigeriani e la moglie vive nascosta, alla fame. Se un collaboratore di giustizia parla dei nigeriani c’è da stare attenti: ci sono in gioco le politiche dell’accoglienza.

Esiste però il «Buscetta dei neri». È il primo pentito dall’interno di Black Axe. Austine Johnbull al sostituto procuratore di Palermo Gaspare Spedale ha dettato a partire dalla primavera del 2016 migliaia di pagine raccontando tutto: dai riti di iniziazione a come e perché la mafia nigeriana composta da Black Axe, Black Cats, Vikings e Supreme Eye, che tra loro osservano una tregua armata, ha scelto l’Italia come trampolino per la diffusione in Europa, facendo di Castelvolturno la base di arrivo ed espansione. Ha raccontato come soprattutto i Black Axe abbiano stretto solidi legami con Cosa nostra e ha rivelato che quelle che appaiono come risse tra immigrati sono invece regolamenti di conti mafiosi: a partire dalla rivolta del 2010 nel ghetto di Rosarno, dove a organizzare il caporalato sono i mafiosi nigeriani che schiavizzano gli altri clandestini. Johnbull ha confermato che il capo dei capi in Italia era Sixco che a Verona nel 2013 organizzò la festa dei «culti». Era il segnale partito da Benin City, in Nigeria, dominio dei Black Axe, che si tornava all’azione. Nel 2009 i capi africani dopo le mattanze tra nigeriani del 2006 e 2007 tra Padova e Torino (il codice di Supreme Eye prevede di uccidere 15 membri della banda rivale per ogni proprio affiliato ammazzato) ordinarono di mettere in sonno l’organizzazione. Poi cominciò la trattativa con Cosa nostra e con le altre mafie nostrane che vendono la droga ai nigeriani e hanno appaltato loro lo spaccio e la prostituzione.

La Dia nella relazione antimafia del primo semestre del 2018 conferma che le cosche nere comandano in almeno sette regioni - Lazio, Campania, Calabria, Piemonte, Puglia, Sicilia e Veneto - dove trattano da pari a pari con la malavita italiana e ci sono otto città che sono i loro capisaldi: Torino, Verona, Bologna, Roma, Napoli, Palermo, Bari, Caserta. Ma i pentiti e le tante operazioni di polizia (gli arresti hanno passato i 300 nel solo 2018) rivelano che anche Padova, Macerata e Ferrara sono entrate a far parte di questo elenco e che in Sardegna, a Cagliari in particolare, c’è un forte radicamento dei Supreme Eye, mentre in Lombardia cominciano a farsi vedere i colletti bianchi della mafia nera nel bresciano, nell’hinterland milanese e nella bergamasca.

A Capriate San Gervasio, dove si stanno facendo strada i Vikings, è stato arrestato un mese fa Anthony Leonard Iezedomni, ritenuto una sorta di «capo mandamento». È la mappa del crimine d’importazione che ha un volume d’affari impressionante: un pusher viene stipendiato 2 mila euro al mese, una prostituta deve rendere almeno 500 euro al giorno, un «baseball cap» incassa non meno di 200 euro al giorno. I soldi vengono versati al don che è il boss locale, il quale a sua volta li versa all’head zone, il «capo zona», che lo compensa con 10 mila euro mensili.

Stando alle ultime indagini la mafia nera avrebbe messo in piedi un altro orribile mercato: il traffico di organi. La «clinica» degli espianti è a Castelvolturno: è lì che deportano i minori non accompagnati? Ne sono scomparsi 15 mila di quelli arrivati con i barconi. A Castelvolturno un rene varrebbe 60 mila euro, le cornee 10 mila, il midollo 15 mila. Il cuore, volendo, si paga 250 mila euro e non è la finzione shakespeariana di Shylock. Su questi orrori a Lago Patria, una frazione di Giugliano, sta indagando l’Fbi statunitense insieme al Servizio centrale operativo, alla Polizia postale e ai carabinieri. Pare certo che il traffico di organi sia gestito sul darknet (il terzo livello, quello oscuro, di internet) da un cartello tra camorra e mafia nera. Per questo a Castelvolturno sta arrivando l’esercito: 200 uomini. È un territorio totalmente in mano alla mafia nera, che ha sfrattato i Casalesi, recluta nei centri di accoglienza «cavie» e prostitute, e che deve essere riconquistato allo Stato.

Le ragazze le comprano in Nigeria poi via Libia e - anche a bordo delle navi delle Ong - arrivano in Italia. Le maman le radunano a Castelvolturno: le ricattano con riti vudù o ju ju e le smistano a tutti i centri dell’organizzazione. Questa attraverso le prostitute controlla il territorio - hanno l’obbligo di riferire al don - ed espande lo spaccio. Se qualche ragazza si rifiuta, fa la fine di Pamela Mastropietro: fare a pezzi i cadaveri è il rituale di vendetta previsto dallo ju ju. Quante sono? Almeno 50 mila, di cui la metà minorenni, e incassano non meno di 38 milioni di euro al mese. La riprova che i centri di accoglienza dei migranti sono i luoghi di reclutamento si è avuta con l’ultima retata al Cara di Mineo, il più grande d’Europa, smantellato in questi giorni. Ospitava nella piana di Catania 4 mila immigrati. Lì, il 27 gennaio scorso sono stati arrestati 19 nigeriani affiliati ai Vikings: avevano organizzato sia il mercato della droga sia quello della prostituzione. A dimostrazione che gli arrivi dalla Nigeria sono un’emergenza nell’emergenza migranti.

Dal 2014 a oggi sono state circa 70 mila le domande di asilo presentate, un quinto di minorenni, soprattutto ragazze. In Italia i nigeriani sarebbero poco meno di 110 mila e in carcere, dove un detenuto su tre è straniero (dati 2017), ne sono reclusi 1.125. Nel 2017 hanno compiuto 12.387 reati: uno su cinque di quelli commessi da stranieri. Dentro c’è di tutto: importazione dell’eroina gialla con gli ovulatori (i corrieri che ingoiano gli ovuli, sono soprattutto donne pagate 3 mila euro a viaggio), spaccio di coca, hashish e marijuana, sfruttamento degli accattoni, prostituzione, traffico di clandestini e, ora, anche la vendita di organi. È un’escalation impressionate di cui pochissimi parlano. Perché? La risposta forse sta ancora nelle carte del processo Mastropietro. Dalla Questura di Fermo l’11 luglio 2016 arrivò una segnalazione che non ebbe seguito. Un italiano, in una lite, aveva ucciso Emmanuel Chidi Nhamidi e il 10 luglio si tennero i funerali. C’erano la presidente della Camera Laura Boldrini, il ministro Elena Boschi, l’ex ministro Cécyle Kyenge, l’eurodeputato Pd David Sassoli tutti a esecrare il vile attentato razzista. Dietro il governo italiano sedevano in Duomo dei nigeriani vestiti di rosso e di nero.

Quell’informativa afferma: «Sono Black Axe con le loro insegne per rendere omaggio al morto che era forse affiliato alla mafia nigeriana». Se si dà peso a una tale informativa allora un po’ di retorica antirazzista e buonista viene meno. Ora però cominciano a parlare le sentenze. L’11 gennaio di un anno fa il Gup di Torino - la città con più nigeriani, un feudo della mafia nera - ha condannato per associazione mafiosa 21 affiliati ai «culti» Eye e Maphite. Nelle motivazioni il giudice Stefano Sala scrive: «Tra gli immigrati appena sbarcati vengono reclutati i corrieri della droga... I moduli operativi delle associazioni criminali nigeriane sono stati trasferiti in Italia in coincidenza con i flussi migratori massivi cui assistiamo in questi anni». Sarà per questo che i professionisti dell’antimafia su quella nera tacciono?















Animalisti: “Nigeriani sacrificano gatti per riti voodoo”






La mafia nigeriana costringerebbe le ‘proprie’ ragazze arrivate sui barconi, dedite alla prostituzione, a riti ancestrali che si richiamano alla magia nera e che prevederebbero il sacrificio di animali, in particolare galline e gatti che vengono sgozzati: il sangue viene poi fatto bere ed il cuore fatto mangiare alle malcapitate che sono cosi sottomesse a queste folli stregonerie. L’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente denunciò mesi fa l’uso di questi riti nella zona di Porta Palazzo a Torino dove presente una forte comunità nigeriana e dove le “maman” le sacerdotesse di questi riti compiono riti sacrificali di sottomissione cosi come avviene nelle campagne di San Vito di Gaggiano e nella zona di Castelvolturno.

“I riti sacrificali per quanto riguarda gli animali sono molto semplici, le galline vengono bardate con dei nastrini colorati e poi sgozzate nelle vasche da bagno o comunque in catini dove il sangue viene raccolto e poi fatto bere alle adepte da sottomettere alla magia nera cosi facendo secondo queste credenze la donna si immedesima nella gallina,nella cui testa vengono poi inseriti degli spilli che sono il vero cuore del rito,per i gatti la situazione è diversa, dopo essere stati uccisi e sezionati ai mici viene tolto il cuore che viene poi fatto mangiare crudo in piccole porzioni alle sottomesse- ci dice Lorenzo Croce presidente nazionale di AIDAA- si tratta di riti abbastanza comuni in Africa ma che qui fanno accapponare la pelle e per le quali non stiamo predisponendo un nuovo dossier da inviare alle procure delle nove città sopracitate dopo le denunce gia inviate nei mesi scorsi a Torino”.

Da notare che molti antropologi ed esperti hanno visto anche nel brutale omicidio di Pamela un sacrificio umano, tipico di alcune zone dell’Africa da cui provengono i migranti.

Tornando agli animali, i sacrifici verrebbero fatti dalle cosiddette ‘maman’, le nigeriane arrivate con i barconi che le prostitute nigeriane. Solitamente sono loro stesse ex prostitute.

L’utilizzo dei sacrifici animali rientrerebbe nei rituali utilizzati dalla mafia nigeriana.

Inoltre, secondo diverse testimonianze, la stessa organizzazione criminale sarebbe coinvolta nell’utilizzo dei sacrifici umani e del cannibalismo rituale:
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domenica 17 febbraio 2019



Abdelbassat Karouache di 39 anni, in Italia dal 2001, nel 2016 ha ricongiunto tutta la famiglia: moglie e 2 figli. Pochi mesi dopo, ha scoperto di non riuscire a pagare l’affitto di 388 euro al mese, oltre alle utenze, perché, dice, “lavoro come operaio metalmeccanico soltanto per 8 mesi all’anno e i soldi non bastavano più”. Così, ora, ha deciso di portare tutti davanti alla chiesa e aspettare una casa. Ovviamente a a spese degli italiani.
Accade a Mestre.
Furbo. Porta la famiglia in Italia così poi si becca la casa popolare con la scusa dei ‘bambini’.
E’ sempre più evidente quali sono i costi sociali dell’immigrazione. Come è possibile che chi lavora solo 8 mesi l’anno e non è in grado di mantenere la famiglia possa portarla in Italia con i ricongiungimenti familiari?
Non è tempo di abrogare questa stupida legge che ci sta rendendo minoranza nelle nostre città, e che ‘loro’ utilizzano per parassitare il nostro stato sociale?
L’immigrazione deve essere solo per lavoro. Stop.
Non riesci a mantenerti in Italia e non sei italiano? Significa che non ci puoi stare, torni a casa. Ma, soprattutto, non fai venire moglie e figli! E stupidi noi che glielo lasciamo fare.
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Nella base degli anarchici la Polizia ha trovato attrezzatura per gli scontri con le Forze dell’Ordine

 


Caschi e parastinchi pronti per le manifestazioni. Li hanno trovati gli uomini della digos in un solaio dell’Asilo occupato, sgomberato una settimana fa e ancora presidiato dalle forze dell’ordine in attesa che gli operai finiscano di blindare l’ex scuola materna. Nascosto in una botola del solaio, sopra la cucina, la polizia ha trovato 27 caschi e un’ottantina tra parastinchi e protezioni. “E’ un armamentario noto – commenta il questore di Torino, Francesco Messina – Quello era un luogo dove non si pensava solo a realizzare proteste sociali, ma la protesta sociale era il punto di partenza per altri scopi”.
Da ieri pomeriggio si è comunque ridotto il presidio che fino a qualche giorno controllava tutti gli incroci intorno a via Alessandria per impedire che gli anarchici potessero avvicinarsi all’Asilo con l’intenzione di rioccuparla. Resta blindata solo via Alessandria.
“Il luogo è stato messo in sicurezza e le attività continuano – spiega Messina – e questo è il motivo per cui abbiamo dovuto far presidiare i luoghi con una forza adeguata per prevenire la minaccia di chi potrebbe cercare di riprendere l’Asilo. Chiediamo scusa per il disagio ma è un’esigenza di messa in sicurezza. I lavori impediranno che lo stabile possa essere rioccupato.”

Il questore ha commentato anche i proclami degli anarchici che annunciano nuove possibili occupazioni e manifestazioni per protestare contro l’occupazione dell’asilo. “Credo che ci sarà ancora da gestire per un periodo di tempo questa movimentazione che non comprendo dal punto di vista della violenza eccessiva, ma ritengo che sia comprensibile che dopo 24 anni probabilmente ci sia questa difficoltà a digerire questo cambiamento irreversibile”.

Intanto un comitato di cittadini ha scritto una lettera pubblica al questore e alla circoscrizione per ringraziare dello sgombero dell’Asilo. (repubblica.it)
Pubblicato da Musico Guerriero alle 10:33 Nessun commento:
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Ricordando Martina

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