ECCO L'IMPIEGATO C.A.F. CHE HA DATO INFORMAZIONI SU COME FRODARE E RAGGIRARE LE REGOLE SUL REDDITO DI CITTADINANZA. SI CHIAMA SANDRO RUSSO ED È UN CONSIGLIERE COMUNALE "PD"
Non
è stata una serata fortunata per il topo d’appartamento tunisino
arrestato dai carabinieri due notti fa a Sanremo. Il magrebino, dopo una
lunga serie di tentativi di furto, è stato infatti notato da un
cittadino che ha poi avvertito i militari. Le prove del tunisino sono
iniziate verso le 3 di notte quando, nella parte alta di via Zaffiro
Massa, ha tentato invano di forzare la serratura di due automobili. Non
riuscendo nel tentativo, si sarebbe allora diretto verso un ponteggio allestito per delle ristrutturazioni e, utilizzandolo come una scale, avrebbe cercato di entrare in alcuni appartamenti.
Tre le abitazioni nelle quali ha provato ad accedere senza successo,
nonostante l’uso di strumenti da scasso. Probabilmente affranto dalla
sua incapacità, si è quindi dedicato a rovistare fra i mobili presenti
nei balconi. A questo punto però la sua presenza è stata notata da
un cittadino che, prontamente, ha avvertito i militari. All’arrivo della
pattuglia dell’aliquota radiomobile, il magrebino si è dato alla fuga,
durata solo pochi istanti. L’uomo, fermato dagli agenti, è stato
trovato in possesso di attrezzi da scasso e indumenti femminili,
probabilmente appena rubati; per questo motivo, dopo appena poche ore di
camera di sicurezza, è stato giudicato per direttissima: l’unica porta
che è riuscito ad aprire è stata quella del carcere.
Spari a un ragazzo, chiami il 118, dici che sta male, poi dici che sta bene e metti giù.
Il ragazzo urla per un’ora, lo sentono addirittura i vicini di casa.
Alla fine richiami i soccorsi, dici che è solo in preda al panico, si è
ferito con il pettine. L’ambulanza parte in codice verde, tranquilla.
Arrivi al posto di primo soccorso, ammetti l’evidenza, gli hai sparato,
ma chiedi al medico di non far risultare il colpo d’arma da fuoco
perché ti creerebbe problemi sul lavoro.
Il ragazzo muore.
Sei
seduto davanti al pubblico ministero che ti sta interrogando, dici che
il ragazzo stava facendo la doccia, tu sei entrato, hai preso la
pistola, lui ti ha detto che bella fammela vedere, la pistola ti è
scivolata ed è partito un colpo. Il magistrato ti interrompe e ti dice
non scherziamo, guardi questo video che hanno fatto i carabinieri di
nascosto in caserma, la vede? è sua figlia, la sente? sta dicendo che ha
visto lei che gli puntava la pistola. Allora tu parli con il tuo
avvocato e dici sì è vero, gli ho sparato, ma pensavo che la pistola
fosse scarica.
Hai commesso un reato? No, per la giustizia italiana hai fatto una cazzata.
Questa è la Giustizia che questo paese riserva ad un ragazzo di 20anni. 20anni per Dio.
Vergognatevi, vergognatevi tutti.
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News |
“Omicidio Vannini, inaccettabile la frase del giudice alla mamma”
Dopo la condanna a 5 anni per
Antonio Ciontoli per l’omicidio del fidanzato della figlia, Marco
Vannini, anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede interviene
nella polemica per la frase del presidente della Corte detta in aula
alla madre Marina e a tutta la famiglia di Marco: “Se volete andare a
farvi un giro a Perugia ditelo”. Aumentano anche le proteste per la
riduzione della pena da 14 a 5 anni: su Change.org la petizione perché
venga riesaminato il caso ha già superato le 180mila firme
“È inaccettabile che un magistrato interrompa la
lettura della sentenza per dire ‘se volete andarvi a fare un giro a
Perugia ditelo’. Sono indignato”. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, commenta così con un video sulla sua pagina Facebook quanto successo in aula martedì 29 gennaio alla lettura della condanna a 5 anni di carcere per Antonio Ciontoli per l’omicidio di Marco Vannini, morto
a 20 anni a Ladispoli, vicino Roma. I familiari della vittima si erano
scagliati contro la decisione della Corte d’Appello di ridurre la pena per Ciontoli, che era stato condannato in primo grado a 14 anni.“Questa
sentenza non è stata pronunciata nel nome del popolo italiano, non
certo nel mio. Vergogna!”, ha urlato la madre di Marco, Marina Conte. Il
magistrato ha risposto, interrompendo la lettura della disposizione
della sentenza, facendo allusione a una possibile denuncia per le offese che stava ricevendo (Perugia sarebbe il foro competente per questa).
A essere indignati per la condanna non sono solo i familiari di Marco. Dalla rabbia che è dilagata sul web è nata una petizione su Change.org (clicca qui per partecipare alla petizione che ha già raccolto 180mila firme), indirizzata al ministro della Giustizia, in cui si chiede che venga riesaminato il caso e data una giusta pena ai colpevoli. L’accusa aveva chiesto 14 anni di reclusione per omicidio volontario in concorso per tutta la famiglia Ciontoli per l’uccisione di Marco Vannini, convinta del
“coinvolgimento di tutti i familiari in questo episodio": "Questi
soggetti hanno perso il lume della ragione, e nessuno ha detto che era
stato esploso un colpo d’arma da fuoco. Forse Marco si poteva salvare”. Noi de Le Iene con Giulio Golia abbiamo ripercorso tutte le contraddizioni e i misteri che ancora avvolgono quanto accaduto nella notte del 17 maggio 2015
Sul caso è intervenuta anche Elisabetta Trenta,
ministro della Difesa, con un post su Facebook. “Non posso entrare nei
meriti della sentenza giudiziaria, poiché esula dalle mie competenze e
prerogative, ma una cosa la posso fare: il mio impegno, il mio
massimo impegno, fin quando sarò io a guidare il Ministero della Difesa,
affinché al signor Ciontoli non sia concesso il reintegro in Forza
Armata. Ho già in questo senso dato disposizioni alle
competenti articolazioni della Difesa”. Antonio Ciontoli è infatti
sottufficiale della Marina distaccato ai servizi segreti.
Marco Vannini, come vi abbiamo raccontato nel servizio di Giulio Golia del 13 maggio 2018, che vi riproponiamo integralmente qui sotto, è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco mentre si trovava a casa della fidanzata.
Il padre della ragazza, Antonio Ciontoli, avrebbe sparato a Marco
colpendolo al braccio. La pallottola ha poi attraversato torace, polmone
destro e cuore conficcandosi in una costola. In casa, quella
sera, erano presenti, oltre ad Antonio e Martina, anche Federico,
fratello di Martina, e la sua fidanzata Viola Giorgini (assolta e non coinvolta nella richiesta dell’accusa in Appello). La sentenza di primo grado del 18 aprile scorso aveva condannato a 14 anni solo Antonio Ciontoli per omicidio volontario, mentre
la moglie, il figlio e l’altra figlia, allora fidanzata con Vannini,
sono stati condannati a 3 anni per omicidio colposo. Con Giulio Golia
abbiamo ripercorso le versioni della famiglia Ciontoli e evidenziato le
contraddizioni che emergono dalle loro dichiarazioni. Mentre a distanza di tre anni i genitori di Marco sono ancora alla ricerca di una verità su cosa sia accaduto quella notte.
Secondo la versione che era stata data dai Ciontoli durante
l’interrogatorio dell’ottobre 2015, Marco alle 23.20 si trovava nella
vasca da bagno quando Antonio avrebbe tirato fuori due pistole per
fargliele vedere. “Mi aveva chiesto più volte di vederle”, dice il
sottufficiale. Secondo la prima versione data da Antonio il
colpo sarebbe partito per sbaglio nel riprendere l’arma che gli stava
per scivolare. Ma la pm non crede a questa versione.
Del resto dalle intercettazioni ambientali in caserma il giorno della tragedia, emerge un altro racconto dei fatti. “Io ho visto quando papà gli ha puntato la pistola”, dice Martina al
fratello. “Gli ha detto: ‘Vedi di puntarla di là’ e papà gli ha detto
‘ti sparo’. Papà ha detto ‘è uno scherzo’ e lui ha detto ‘non si scherza
così’”.
E le contraddizioni non finiscono qui. Durante l’interrogatorio Antonio dice alla pm di non aver armato il cane della pistola
(operazione necessaria per poter far partire il colpo). Come ha
spiegato a Giulio Golia un esperto in balistica forense, per sparare
senza armare il cane l’arma sarebbe dovuta essere in doppia azione. Ma
dalla perizia balistica sulla pistola è emerso che l’arma di Antonio
aveva un difetto e non funzionava in doppia azione. L’unica alternativa
rimanente quindi è che l’uomo abbia scarrellato per armare il
cane. Quando la pm lo fa notare ad Antonio, lui cambia versione. “Ho preso l’arma convinto che fosse scarica solo che praticamente… vabbè l’arma non mi stava scappando. L’ho
presa, l’ho impugnata. L’ho scarrellata per scherzo. Ho fatto finta di
sparare e invece… c’erano i proiettili all’interno della pistola. E mi è partito il colpo”. Anche secondo questa versione, i Ciontoli sostengono di non essersi accorti che fosse partito il colpo.
Durante l’interrogatorio del 2015, Antonio riferisce infatti di aver
pensato che il colpo che si era sentito fosse stato solo ad aria
compressa. Ma in aula, il 26 ottobre 2017, tira fuori un’altra
versione e alla domanda se si fosse reso conto che era partito il colpo
risponde di sì. Dopo il servizio del 13 maggio gli avvocati
della famiglia Ciontoli ci hanno contattato per sottolineare che gli
audio degli interrogatori sono superati dal dibattimento, ovvero
soprattutto dalla succitata ammissione del 2017 di Antonio
Ciontoli. Giulio Golia ha risposto punto per punto alle loro
osservazioni, sottolineando come giornalisticamente tutta la storia
delle tentate ricostruzioni dell'accaduto sia comunque rivelante.
Sono circa le 23.20 quando viene sparato il colpo. Il 118 verrà chiamato solo 20 minuti dopo, quando
il ragazzo viene portato dai Ciontoli in camera da letto di Antonio,
dove viene asciugato e vestito. Sono le 23:41 e Federico chiama il 118.
“C’è un ragazzo che si è sentito male. Di botto è diventato bianco, non
respira più. Probabilmente uno scherzo, si è spaventato tantissimo e non
respira più”. Poi interviene la madre, si sentono urla in sottofondo e
la chiamata viene annullata.
Ma le condizioni di Marco peggiorano e, stando alla prima versione
dei Ciontoli, a questo punto a Federico sorge il dubbio che il colpo
fosse effettivamente partito e va a cercare il bossolo in bagno. Solo
quando Federico rientra nella stanza e dice a tutti di aver trovato il
bossolo, la famiglia si sarebbe resa conto che era stato esploso il
proiettile. A questo punto Antonio richiama il 118 ma non dice che si tratta di un colpo di arma da fuoco.
Sono passati 40 minuti dallo sparo e in sottofondo, nelle registrazioni
della telefonata, si sentono le urla strazianti di Marco. “Un infortunio in vasca, è caduto e si è bucato un pochino con un pettine”,
è la versione di Antonio al 118. Solamente una volta arrivati al centro
di primo intervento l’uomo confessa al medico cosa fosse realmente
accaduto. Alle 3.10 di notte, dopo ore di agonia, Marco muore. https://www.iene.mediaset.it/2019/news/omicidio-marco-vannini-condanna-antonio-ciontoli-frase-giudice_293414.shtml?fbclid=IwAR0eIH7Fkx3aEdOkAHOKU2JszsV6-Abghf4aS0fq2MjnDNpNKgbj7tW-AcI
Sea Watch ha perso il ricorso alla Cedu: l'Italia dovrà fornire assistenza ai migranti, ma non dovrà farli sbarcare
Le richieste e le denunce dellaOngfiniscono in un buco nell'acqua. O quasi.
Stamattinaera trapelata la notiziadella decisione della Sea Watch di ricorrere allaCorte dei diritti dell'uomocontro l'Italia per essersi rifiutata di ricevere i 47 migranti a bordo della nave. L'accusa è quella di aver "violato i diritti fondamentali delle persone soccorse". Ma la corte di Strasburco, pur chiedendo a Roma di "fornire a tutti i richiedenti adeguate cure mediche, cibo, acqua e forniture di base", non ha accolto le richieste della Ong. Niente sbarco, l'Italia non è obbligata a far approdare sulle proprie coste gli immigrati.
Nella sentenza, la Corte dei diritti dell'uomo invita il Belpaese a "prendere tutte le misure necessarie" per fornire i soccorsi necessari alla permanenza sulla nave di migranti e per i minori non accompagnati chiede di "fornire adeguata tutela legale". Inoltre, l'Italia dovrà tenere regolarmente informata la Corte sugli sviluppi delle condizioni dei richiedenti asilo, ma non sarà costretta a farli sbarcare. Un punto a favore diSalvinie del governo, fermo nel tenere chiusi i porti. E un duro colpo perSea Watche buonisti vari che da ore chiedono lo sbarco immediato dei 47 clandestini.
Il ricorso di Sea Watch
Secondo l'Ong, "un'operazione di soccorso in mare, secondo il diritto internazionale, si dichiara conclusa solo con lo sbarco in un porto sicuro, che deve essere garantito nel più breve tempo possibile". Un fatto che "non può essere subordinato ad alcuna negoziazione tra Stati in merito a una eventuale redistribuzione delle persone soccorse, o per qualunque altro motivo". E visto che la Libia non può essere considerata un porto sicuro di sbarco, allora per Sea Watch dovrebbe essere Roma a farsene carico.
L'Ong aveva posto a giudizio dellaCorte di Strasburgo"la condotta del Governo italiano e delle amministrazioni coinvolte in questa vicenda". Impedire ai migranti di scendere è, secondo Sea Watch, una "forma di illegittima e informale detenzione di fatto, in chiara violazione di quanto stabilito dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione Europea per i Diritti dell'Uomo sull'inviolabilità della libertà personale". "La Sea-Watch 3 - si legge nella nota - non è stata autorizzata fin dalla giornata del 25 gennaio a lasciare il 'punto di fonda' nel quale è ancorata e tutte le persone a bordo sono di fatto trattenute sulla nave in condizioni igieniche e di salute psico-fisica che si stanno deteriorando velocemente".
Nel loro ricorso alla Corte, l'Ong era stata chiara: quanto già fatto dall'Italia, ovvero aver offerto generi di prima necessità, non può essere considerata "misura sufficiente a porre termine alla violazione dei diritti delle persone a bordo". L'unica soluzione, dicono, è quella dello sbarco per tutti imigranti,sia minorenni che maggiorenni.
Peccato che laCorte dei diritti di Strasburgonon la pensi così. E, rigettando il ricorso dell'Ong, abbia detto no allo sbarco.
E SALVINI ora chiede l'IMMUNITA' PARLAMENTARE....
Se ha la coscienza apposto dove sta il PROBLEMA ???
...............NO KOMMENT !!!!!!!!!!!! ...............
Con la legge SEVERINO votata pure dalla LEGA, se uno sbaglia, cade dalla carica Ministeriale, e se ne ritorna a casa...Ma con l'IMMUNITA' PARLAMENTARE diventa INATTACCABILE....
IL BERLUSCA tiene per le P......E...il SALVINI....ahahahah
Il ministro dell’Interno: «Il processo non va fatto, ma io rifarei tutto. Ho agito sempre nell’interesse superiore del Paese e nel pieno rispetto del mio mandato»
E' un processo politico, i magistrati che lo accusano sono tutti iscritti a magistratura democratica e sono quelli che liberano gli scafisti, Salvini fa bene a tutelarsi perché ci sono magistrati che tendono a colpire chiunque abbia un'ideologia sgradita a loro, per cui gli italiani stanno assistendo ad un penoso paradosso di un gruppo di giudici che tenta di far cadere un governo eletto democraticamente , e ciò avviene da parte di una magistratura i cui membri non sono stati eletti da nessuno ma si comporta come una casta che è diventata uno stato nello stato, che fa e disfa le leggi a suo piacimento. Ritengo che ciò possa mettere in pericolo la democrazia. Non sono a favore di Salvini ma non mi piace che i giudici abbiano uno strapotere, perché ritengo che sia pericoloso, e molti italiani iniziano a pensare la stessa cosa e ad averne paura.
Perchè ha capito che con certe persone la lealtà e onestà non conta . Alcuni lo vogliono abbattere solo perchè vi rode che abbiate perso le elezioni. Voi volete usare la magistratura deviata per abbattere il vostro nemico. , Tu parli di legge!!! avete deputati e senatori che hanno derubato italiani e risparmiatori e Unicef , avete soggetti che si sono fatti costruire un aereo da 180 milioni , straziato il nostro paese e la classe operaia e permesso i bombardamenti alla Libia e nessun giudice ha detto nulla , hanno trovato Oseghale con le mani sporche di sangue e gli volevano affibbiare solo spaccio di droga e ancora starnazzate . Dove erano i magistrati allora ?? Quegli stessi magistrati che hanno permesso ad una oca di chiedere a piu' riprese la cessione di sovranità , cosa peraltro vietata dalla Costituzione e dal Codice Penale... Avete avuto un premier massone figlio di massoni con centinaia di denunce e nessun Pm lo indaga , hanno permesso l' ingresso di stupratori , accoltellatori, rapinatori e macellai che ogni giorno compiono misfatti e molti di loro sono stati liberati con la scusa che erano profughi e si da il caso che gli stessi magistrati che accusano Salvini sono quelli che hanno liberato due tassisti del mare . Siete diventati cosi ciechi e faziosi da non rendervi conto di nulla pur difendere ladri parassiti e traditori
Ancora un’aggressione di un immigrato irregolare nei confronti di una
donna. Stavolta è accaduto in pieno giorno in una delle zone più
frequentate di Roma, la stazione Ostiense. Ha
avvicinato una 50enne romana, che stava percorrendo il sottopasso della
stazione ferroviaria Ostiense a Roma, con una scusa l’ha bloccata con le
spalle al muro e ha iniziato ad abusare di lei. Il nuovo gravissimo
fatto è accaduto ieri pomeriggio e la scena è stata notata da un
passante che per primo è intervenuto, per fortuna armato di spray
urticante, facendo allontanare il 24enne ivoriano. Sul
posto, allertata dalle urla della donna, è intervenuta subito una
pattuglia composta da militari dell’Esercito italiano, impegnati
nell’operazione ”Strade Sicure” a guida Brigata Sassari, insieme ai
carabinieri della stazione Roma Garbatella in servizio presso la
stazione ferroviaria Ostiense. L’aggressore, un cittadino della Costa d’Avorio
di 24 anni, irregolare sul territorio nazionale, con precedenti e senza
fissa dimora, è stato arrestato per violenza sessuale. Non si capisce
perché l’uomo circolasse ancora impunemente sul territorio italiano.
L’uomo è stato portato nel carcere di Regina Coeli. La vittima, visitata
dai sanitari dell’ospedale Cto Alesini, è stata dimessa con prognosi di
15 giorni per un forte stato di agitazione e un trauma a un ginocchio. Roma, donna abusata da un ivoriano alla stazione Ostiense: salvata da un passante
La pattuglia composta da militari dell’Esercito Italiano impegnati
nell’operazione “Strade Sicure” a guida Brigata “Sassari” e Carabinieri
della Stazione Roma Garbatella, in servizio presso la stazione
ferroviaria “Ostiense”, ha arrestato un cittadino della Costa d’Avorio
di 24 anni, irregolare sul territorio nazionale, con precedenti e senza
fissa dimora, per violenza sessuale.
L’uomo, ieri pomeriggio,
ha avvicinato una 50enne romana, che stava percorrendo il sottopasso
della stazione ferroviaria; con una scusa l’ha bloccata con le spalle al
muro e ha iniziato ad abusare di lei. La scena è stata notata da un
passante che per primo è intervenuto, armato di spray urticante, facendo
allontanare il 24enne. Successivamente, allertati dalle urla della
donna, è immediatamente intervenuta la pattuglia mista, composta da
Carabinieri e militari dell’Esercito, appartenenti al 5° reggimento
“Lancieri di Novara” sotto il comando della Brigata “Sassari”, che è
riuscita a bloccare l’aggressore. Condotto presso la caserma dei
Carabinieri di Roma Garbatella, il 24enne è stato arrestato e tradotto
presso il carcere di Regina Coeli. La vittima, visitata dai sanitari
dell’ospedale “C.T.O. Alesini”, è stata dimessa con prognosi di 15
giorni per un forte stato di agitazione e un trauma ad un ginocchio.
Liliana Segre: "Oggi con i migranti, come ieri con gli ebrei, è tragica l'indifferenza"
La senatrice a vita torna a parlare del dramma della Shoah, confrontandolo con la tragedia migranti: "Respinti come me e mio padre, ebrei a varcare la frontiera nella notte e nella neve"